Champagne Brut Rosé de Saignée Fleury

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
9


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Un grande Champagne, un grande Rosé, un grande Rosé de Saignée, che potrete tranquillamente abbinare, se arriveranno sulla vostra tavola, persino a cacciagione e selvaggina, ad anatra, oca, ad un tacchino ripieno, a fagiano e pernice. Più che a preparazioni, seppure prelibate, a base di pesce.

Uno Champagne, 100% Pinot nero, ottenuto con la tecnica che prevede una breve macerazione delle uve prima della pressatura, e che conferisce un particolare colore, intenso, che richiama il melograno, e una salda struttura ai vini, che arriva da un’area particolare, ovvero la Côte des Bar posta nella Champagne meridionale a sud della Vallée de la Seine, a 150 km circa a sud di Epernay e non molto lontana dalla Bourgogne. Una terra conosciuta non solo per il suo Pinot noir particolarmente carnoso, ma perché è soprattutto qui che alcuni vignerons coltivano altre varietà come Arbane, Petit Meslier e Pinot blanc che caratterizzano alcune loro cuvée.

Il nostro vigneron, bisognerebbe più correttamente dire tutta la famiglia Fleury, che ha la propria cave a Courteron e larga parte dei 15 ettari (qualcosa hanno anche a Buxeil), dislocati su coteaux argilo calcaire (in questi 15 ettari il Pinot noir domina per l’85%, e c’è una piccola parte anche dei due altri Pinot), si chiama Jean Pierre Fleury e sviluppando quanto avevano creato suo nonno Emile e suo padre Robert, ha voluto dare una svolta lungamente meditata all’azienda diventando nel lontano 1989 il primo produttore di Champagne biodinamico. Ma già nel 1970 era stato scelto di usare concimi organici e non chimici, di diserbare a mano invece di ricorrere ad erbicidi, scegliendo la biodinamica come “metodo che apre alla comprensione della natura profonda della pianta, dell’animale, dell’uomo e del rapporto tra loro”.

E la filosofia che illustra l’agire dei Fleury, perché anche Jeanne Sébastien sta seguendo le orme del padre, è perfettamente spiegata nella sezione “biodinamica” di un semplice ma esaustivo sito Internet.

Una produzione contenuta in 200 mila bottiglie, ottenuta dagli ettari di proprietà e acquistando uve, ovviamente condotte in biodinamica da altri 8 ettari, da produttori partner.

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Il Rosé de Saignée che voglio caldamente consigliarvi (sul nuovo blog Rosé Wine Blog vi consiglio invece rosati, con le bollicine e non, italiane) viene da vigne di vent’anni, ha la doppia certificazione Ecocert e Demeter ed è uno Champagne assolutamente gastronomico (che io eviterei di abbinare però, come fanno spesso in Francia, ad una torta con i frutti rossi, anche se non particolarmente dolce), ed è un vino affascinante già dal colore delicatissimo, fragolina di bosco, cerasuolo scarico, melograno, perlage finissimo e continuo, assai vivace nel bicchiere, e intrigante quando si passa alla fase aromatica, una vera e propria tavolozza di sfumature di profumo, ribes, lampone, pompelmo rosa, rosa appassita, pesca bianca, un ricordo di mandarino e di pera abate, di ratafià che compone un insieme elegantissimo, di assoluta raffinatezza.

Al gusto colpisce per l’attacco soave e carezzevole, per la temperata vinosità nonostante la struttura salda, per la vena lunga e croccante, la perfetta succosità che rende il gusto vivo, fresco e ben teso.

Una meraviglia d’integrità, un vero gioiello per chi ama gli Champagne Rosé di carattere.

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