Franciacorta Zero 2011 Contadi Castaldi

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8.5


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Difficili, a volte, le cose, quando un’azienda importante possiede un’azienda gemella nella stessa identica zona di produzione. La scelta di affiancare ad una realtà già esistente e ben funzionante, dall’identità ben focalizzata, una nuova realtà, può corrispondere a tante logiche, e spesso riesce a tramutarsi in un successo, ma pone sempre, comunque vadano le cose, alcune problematiche.

In primo luogo la seconda azienda non deve mai essere vista come la “sorella minore” della prima, ma come un’altra cosa dotata di propria personalità, e deve proporre, trattandosi di vini, vini che senza essere in contraddizione con le scelte stilistiche della prima azienda riescano a differenziarsene in maniera “soft”.

E’ un problema avere due aziende vinicole in Chianti, in Friuli o in Piemonte, ed è un problema ancora più complesso, a meno che un’azienda sia sul Monte Orfano e l’altra ad Erbusco e dintorni, avere due aziende in Franciacorta. Dove esiste una certa omogeneità stilistica tra le “bollicine”, a meno di non avere la possibilità di approvvigionarsi di uve che arrivino dalle diverse aree.

Le difficoltà sono innegabili e diventano più complesse se la “casa madre” che ha generato una seconda azienda corrisponde al nome di una delle storiche aziende leader di Franciacorta, di una di quelle considerate di riferimento, parlo della Bellavista, e anche se il personaggio che ha voluto non “lasciare ma raddoppiare” (poi, come se non bastasse, ha pensato bene di impegnarsi anche in Maremma…), corrisponde al nome del vulcanico Vittorio Moretti.

Nonostante ciò la Contadi Castaldi di Adro, la storia del cui recupero e passaggio da Fornace Biasca è molto ben raccontata in tutti i dettagli, anche quelli “romantici”, nel dinamico sito Internet, passin passino è cresciuta e ha raggiunto e punta a superarli mediante ulteriori programmi di sviluppo, quota 900 mila bottiglie.

Evidentemente risolvendo brillantemente ogni problema identitario rispetto a Bellavista e sviluppando uno stile di vini che non definirei più semplici, ma più appealing, di più immediato approccio, più in grado di comunicare ad un pubblico più giovane e magari meno “attrezzato” verso il metodo classico rispetto alle più complesse cuvée per tanti anni firmate da Mattia Vezzola a Bellavista.

Anche in Contadi Castaldi, proprio come nella “major” di Erbusco, una bottiglia speciale, attentamente e tecnicamente studiata, e una gamma ricca di sei Franciacorta dove spiccano ben due Satèn, il millesimato e il Soul Satèn millesimato, che trascorre qualcosa come 60 mesi sui lieviti in luogo dei 30-36 della versione “normale”. E difatti il Satèn, un’importante produzione di Satèn, il vino più morbido e cremoso della gamma dei Franciacorta, è stato, senza togliere nulla agli altri vini, una delle chiavi di successo dell’azienda e ne è stato forse il simbolo, l’elemento di riferimento.

Tutto questo lungo discorso, tolto tanto di cappello a chi è riuscito a dar vita a due aziende di notevoli dimensioni nella stessa zona impedendo che una “cannibalizzasse” o pestasse i piedi all’altra, per manifestare il mio apprezzamento per un altro Franciacorta di Contadi Castaldi, che mi ha molto positivamente colpito per il suo stile quando l’ho recentemente degustato. E che mi ha spiazzato facendomi pensare che prima o poi dovrò mettere piede nella grande cantina ex fornace di Adro al solo scopo di capire meglio cosa sia oggi questa realtà e dove intenda arrivare.

Franciacorta2015ExtraBrut 111

Una cosa è certa: un’azienda che riesce a proporsi con un vino quale il Franciacorta Zero 2011 merita attenzione e considerazione.

Cosa sia lo dice chiaramente il nome un Dosaggio zero composto in maniera paritaria da Chardonnay e Pinot nero (con una particolare meticolosa selezione di queste uve), da viti di 15 anni d’età, le cui basi di affinato per sette mesi, parte in acciaio e parte in legno, e poi trascorrono da 36 a 40 mesi sui lieviti.

Il risultato, il vino che ho degustato aveva come data di sboccatura l’aprile di quest’anno, è un Franciacorta che mi ha colpito per la sua tensione ed il suo dinamismo, per il saper essere complesso, dotato di un corpo saldo, ma al tempo stesso fresco e piacevole e facilmente decodificabile. Colore paglierino media intensità, perlage sottile e di bella continuità, mostra subito una notevole fragranza floreale, una spiccata eleganza, con una varietà di sfumature a comporre un insieme variegato, meringa, nocciola fresca, noce, piccoli frutti di bosco, agrumi, grande sapidità, per un gusto ben teso, nervoso, di bella vivacità e nerbo salato, largo e strutturato, minerale e con acidità ben bilanciata finale lungo teso e vivo e ottima continuità naso bocca.

Complimenti!

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