Osservazioni in libertà su Trento Doc bollicine sulla città

IncontroMuse
Proprio mentre l’Istituto Trento Doc ci comunicava dati positivi sul triennio 2012-2014 relativi alla crescita del Trento Doc (una crescita media del 6%, Riserve e Millesimati +13%) con 7 milioni di bottiglie vendute per un valore totale di circa 70 milioni di euro – le esportazioni corrispondono a circa il 20% del venduto, con l’Europa che rappresenta circa il 10% e America del Nord, Canada, Asia e Oceania con il restante 10%. e 8,5 milioni di bottiglie tirate nel 2014 dalle varie case spumantistiche trentine, il 26 novembre si è inaugurata, e proseguirà sino al 13 dicembre, la rassegna “Trentodoc: Bollicine sulla città”.

L’inaugurazione si è svolta nella straordinaria cornice del Muse, Museo delle Scienze di Trento, e una collaboratrice trentina di Lemillebolleblog, la sommelier Patrizia Galbiati, ci racconta, a modo suo, in maniera svagata e divertita, come sono andate le cose…

In occasione di “TRENTODOC bollicine sulla città incontri con l’eccellenza del metodo classico di montagna” qualche operatore fortunato è stato al MUSE ospite per una giornata  (dalle ore 11 alle ore 16) alla presentazione dedicata alle ultime uscite sul territorio dei Trentodoc di 37 case spumantistiche trentine con la bellezza di 102 vini (uno più uno meno… qualche Brut si è perso tra i dinosauri e le montagne…).

Ci sforziamo di raccontare non quello che si sa o si dovrebbe sapere, cerchiamo di non aprire gli argini mentali di quello che si pensa, ma di usare la comunicazione per esprimere quello che forse serve sapere di questo universo festaiolo: bollicine, luce, esuberante fragranza (a lungo trattenuta al freddo e al buio), un nettare delizioso portato al patibolo dei nostri palati da sontuosi fiori di cristallo.

Ore 11.

La fortuna di essere in un Museo è sicuramente quella che l’assaggio avviene con una certa calma e con una buona dose di silenzio anche se le sale sono aperte al pubblico; il Museo invita all’esplorazione.

Tra un Triceratopo e un Anchilosauro dislocati tra il piano -1 “storia della vita” e il piano 1 “Dai primi uomini sulle Alpi al futuro globale” assaggiamo.

Una sorprendente buona percentuale di Non Dosati (Nature, Pas Dosé) e Brut, Extra Brut, Rosé, Riserve, spesso raccontate dagli stessi produttori e si sa, in questi casi, la comunicazione e l’emozione che ne deriva è sempre vincente.

Lo chardonnay portato dalla Francia  “di nascosto” all’inizio del Novecento da Giulio Ferrari, “el Borgogna zalt” lo chiamavano qui in Trentino per distinguerlo dal bianco e dal nero, ha dato vita a una bellissima tradizione di vini della rinascita, della seconda fermentazione.

Eleganti, complessi, verticali, così bravi a raccontarci le varie realtà territoriali e climatiche che troviamo esplorando il patchwork Trentino; aziende antiche, aziende nuove.

Come sempre la coerenza, la serietà e la continuità che portano Tradizione e Innovazione a braccetto premia e si sente.

Ma la natura dà e toglie. Annate più calde o piovose penalizzano forse alcuni vini in zone con meno escursione termica ma anzitutto affezioniamoci ai cantinieri, ai vignaioli.

Nomi?

Per chi ama la potenza, i muscoli, vini da accompagnare a preparazioni anche impegnative: Maso Martis, Methius, con le loro luminose Riserve.

Se vogliamo comprendere cos’è la ricchezza liquida concediamoci il Giulio Ferrari con la sua infinita cremosità.

Se alla grande struttura si preferisce comunque l’eleganza estrema ed una più eterea ma grintosa anima, ecco Balter, il suo Brut s.a. Blanc de Blancs e soprattutto il suo Dosaggio Zero Riserva 2010; i Non Dosati di Opera, di Maso Martis, il Perlè Rosé 2008 di casa Ferrari, i Revì, il 111 Dosaggio Zero Riserva 2008 della famiglia Pedrotti,

Lavorazioni impeccabili per questi sognatori che sanno immaginare come potrà essere il loro prodotto a distanza di tanto tempo e in pieno rispetto della natura.

Assaggiamo con piacere il Paladino di Revì, Extra Brut 2010 100% chardonnay bio così nomato a difesa del territorio.

Sacrosanto avere sempre in mente la difesa del territorio e ci aiuta a non dimenticare che è anche questo che fanno i vignaioli: salvaguardia e cura del territorio.

TrentoDocbollicine2015

ore 16,30

Assaggiato tutto?

No, mezza giornata non è sufficiente ma la scarpetta di cristallo è tornata ciabatta. Però le curiosità che sono rimaste inappagate possono essere soddisfatte andando in visita dai produttori.

Tanto c’è da assaggiare ancora, spronati dalla varietà di questi Trentodoc.

Ma d’accordo la crosta di pane, le mele e gli agrumi, la nocciola, i fiori e la mineralità, il tocco balsamico, però…

“La Diversità – Come dice uno dei tormentoni pubblicitari di questo periodo – è ricchezza!

Saranno i molti assaggi personali a far comprendere al consumatore l’anima di questo Trentodoc ed a farne apprezzare le voci fuori dal coro.

Prosit!

Patrizia Galbiati

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3 commenti

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3 commenti

  1. Andrea Toselli

    dicembre 1, 2015 alle 12:11 pm

    Simpatico reportage, del tutto condivisibile, di una bella manifestazione ambientata in una location fantastica. Erano presenti prodotti veramente straordinari e molto diversi fra loro. Come Patrizia, sono stato piacevolmente sorpreso anch’io per la presenza di tanti non dosati di grande bevibilità, caratteristica di non facile realizzazione. Un sincero grazie e tanti complimenti agli organizzatori.

  2. gabriele

    dicembre 1, 2015 alle 1:46 pm

    Buon giorno Sig.Ziliani. É stata una bella giornata come dice bene la Sommelier Galbiati! Io personalmente sono rimasto affascinato dal Rosé di Endrizzi e la riserva di Pisoni, ma tutti non li ho di certo provati. Buona giornata

  3. Pingback: BOLLICINE SULLA CITTÀ, È SUCCESSO QUALCOSA? - TRENTINO WINE BLOG

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