Pinot 64 Metodo Classico Brut Pinot Nero VSQ Calatroni

Denominazione: Oltrepò Pavese Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
8


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Si è molto discusso, e l’ha fatto anche un osservatore attento come Francesco Beghi, che è collaboratore di una guida e direttamente voce in capitolo, ma altresì persona equilibrata e corretta, del peso e del valore, oggi a fine 2015, che avrebbero i massimi punteggi attribuiti dalle varie guide annunciati in occasione delle recenti presentazioni delle edizioni 2016.

E si è discusso dei massimi punteggi attribuiti da una guida in particolare, che ha quasi trent’anni di percorso e avventure varie alle spalle, ai vini di quella regione che ultimamente sta – finalmente! – facendo discutere di sé, e non solo per motivi negativi, chiamata Oltrepò Pavese.

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Sette i vini premiati, di cui due Pinot nero vinificati in rosso e ben cinque metodo classico (contro i nove toccati ai Franciacorta Docg e i sette finiti ai Trento Doc. E qui si potrebbe aprire un lungo discorso sui rapporti di forza esistenti tra le principali zone e denominazioni del metodo classico italiano e sulle valutazioni dell’operato di quelle denominazioni che emergono in base ai massimi punteggi assegnati da quella guida…) e uno in particolare ha fatto per certi versi discutere o sorpreso.
Magari non sotto forma di articoli, ma nelle discussioni che s’innescano in quello strano “bar sport” che è Facebook, dove spesso si perde (lo dico anche per me stesso) il senso della misura e si favorisce una dimensione “rusticana” del discutere che non è sempre senso di lucidità o di fair play. E si é discusso di questi sette vini premiati nelle chiacchiere telefoniche e non tra amici e addetti ai lavori.

La sorpresa è venuta, tra le bollicine metodo classico premiate, non da un Oltrepò Pavese Docg, ma da un Vsq – e qualcuno, anche qualche produttore di gran pregio, dovrà prima o poi spiegarmi perché disponendo di una Docg si preferisce presentarsi come semplice Vsq – come il Pinot 64 Metodo Classico Brut Pinot Nero VSQ di Calatroni.

Innanzitutto però due parole sull’azienda, che nelle mie degustazioni alla cieca di metodo classico oltrepadani, quella del novembre 2014, e quella della scorsa estate, ma anche quella particolare dello scorso marzo, quando fui ospite dei ragazzi di Wine Not Italy che erano riusciti a portare in terra oltrepadana nientemeno che il celebre wine writer britannico Tom Stevenson, mi aveva sempre colpito con qualche vino, tanto che mi era sembrato doveroso citarla tra le positive sorprese.

L’Azienda Agricola Calatroni, come si può leggere sul sito Internet aziendale, “nasce nel 1964, quando Luigi Calatroni, spinto dal termine del suo contratto di mezzadria, decide di acquistare il vigneto del suo ex datore di lavoro. Negli anni successivi l’azienda si ingrandisce e si sviluppa sotto la guida di Fausto e Marisa Calatroni: arrivata alla terza generazione di vitivinicoltori, l’azienda coniuga oggi l’esperienza della tradizione con le moderne tecniche enologiche e agronomiche che i giovani fratelli Cristian (34 anni) e Stefano (29 anni) hanno apportato con professionalità e passione”.

I vigneti di proprietà si trovano nel comune di Montecalvo Versiggia a un’altitudine compresa tra i 180 e i 320 metri di altezza, e non va dimenticato che Montecalvo Versiggia “spicca nel territorio come primo comune dell’Oltrepò per la produzione di questo vitigno: ben i 2/3 della sua superficie vitata sono dedicati alla produzione di Pinot nero”. Questa vocazione è sancita da terreni con abbondante presenza di calcare.

La gamma delle bollicine di Calatroni comprende due metodo classico e uno Charmat e inoltre va ricordato che uno dei due giovani Calatroni, Cristian, è impegnato con Erik Dogliotti (Castagnole delle Lanze), Paolo Stella (Costigliole d’Asti) e Federico Scarzello (Barolo), nell’ambiziosa operazione di metodo classico piemontese, base Nebbiolo, Erpacrife, di cui ho avuto modo di scrivere qui.

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Veniamo al nostro Pinot 64. Verità mi impone di dire che l’ho assaggiato due volte, in tempi ed in condizioni diverse. L’ho riassaggiato, a bottiglia scoperta, ho tre persone che possono testimoniarlo, in quel di Casteggio, circa un mesetto fa, quando la notizia del premio ricevuto era già trapelata, ed il vino in quella occasione, la vendemmia era 2011 e la sboccatura 2015, non mi aveva particolarmente convinto, avendo trovato un naso fiacco e poco fragrante con note vegetali, una bocca corta e con poca espansione, carente di scatto e freschezza, insomma non un vino, mi era parso in quell’occasione, in cui ero reduce dall’aver degustato metodo classico di ben altra caratura, tale da giustificare un massimo riconoscimento.

Onestà intellettuale m’impone però, e questo è stato possibile grazie agli archivi delle mie degustazioni, di dire che quella bottiglia, prodotta con Pinot nero in purezza e 36 mesi di permanenza sui lieviti, anche in questo caso figlia della vendemmia 2011 e con un dosaggio fissato in 6,5 grammi di zucchero, sei mesi prima mi aveva destato ben altra impressione, dato che le mie note di degustazione di allora testualmente riportano: paglierino oro scarico brillante e luminoso, naso di bella plasticità espressiva, ampio e ben maturo, con frutta gialla, fiori secchi e fieno, note di mandorla e nocciola fresca in evidenza di bella apertura e fragranza. Elegante e cremoso in bocca forse un po’ troppo dosato per i miei gusti, ma ha bella personalità, ampio e suadente sul palato, largo pieno, persistente e lungo di bella ricchezza, con bolla cremosa e croccante e salda struttura.

Rashomon

In quella degustazione di sei mesi fa, dovendo assegnare un punteggio gli avrei dato, secondo la scala di Lemillebolleblog, 8 stelle. Nella degustazione settembrina non sarei andato oltre le 6,5-7 stelle, ad essere generoso.

E allora? Allora niente, voglio semplicemente dire che, proprio come le persone, i vini cambiano nel tempo, possono migliorare o possono peggiorare o attraversare una parabola discendente, (magari la bottiglia degustata a Casteggio non era delle più fortunate) e che la cosa paradossale è che in occasione di quella degustazione di marzo, del 16 marzo per la precisione, quel vino piacque a me, ma evidentemente non colpì più di tanto il mio illustre collega Tom Stevenson, visto che nel suo articolo sul wine tasting di quel giorno, che potete leggere qui, non ritenne opportuno citarlo tra i suoi pochi vini preferiti.
Aspetto che, torno al punto di partenza, non mancò di sottolineare in un post del suo blog ancora Francesco Beghi, che tra l’altro scrisse “naturalmente non entrerò nel merito dei giudizi sui vini, che lo hanno portato a premiare solo 11 dei 72 vini presentati”. Carenza di spazio, vista la lunga introduzione, a volte non proprio precisa, del suo articolo dedicato all’Oltrepò Pavese, oppure erano stati davvero così pochi i vini che Stevenson aveva ritenuto meritevoli di menzione?

Le tre verità

Quale la verità dunque sul livello qualitativo, percepibile all’assaggio, del Pinot 64 Metodo Classico Brut Pinot Nero VSQ Calatroni? E’ un vino meritevole di ricevere il massimo riconoscimento da una guida oppure no?

E come è possibile che quello stesso vino una volta mi possa piacere, tanto che da mesi mi ripromettevo di scriverne, e una volta arrivi a deludermi? E come può accadere che non colpisca il palato, ben più allenato e raffinato del mio, di un wine writer di esperienza internazionale come Tom Stevenson?

Non ho nessuna risposta da dare, se non rimandare al capolavoro di Akira Kurosava, quel grande film noto come

Rashomon

dove a fronte di un fatto certo, un delitto, si registrano e si presentano ben quattro versioni diverse, quattro differenti ricostruzioni.

Evidenza che ribadisce, una volta per tutte, il fascino unico, la bellezza, la soggettività, l’inafferrabilità del vino e delle sue valutazioni date da persone diverse in momenti diversi, in una cornice che non può che richiamare Pirandello ed il suo magnifico romanzo del 1926 Uno, nessuno e centomila, dove l’uomo si rende consapevole che “la realtà non è oggettiva… e perde la sua oggettività e si sgretola nell’infinito vortice del relativismo”.
Così é, se vi piace…

Azienda agricola Calatroni
Località Casa Grande, 7
27047 Montecalvo Versiggia – PV
Tel. (+39) 0385.99013
e-mail info@calatronivini.it
sito Internet www.calatronivini.com

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

3 commenti

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3 commenti

  1. doug

    ottobre 27, 2015 alle 2:13 pm

    Magari Ziliani si è accorto che Calatroni è un convinto sostenitore del distretto e quindi ha cambiato idea

    • redazione

      ottobre 27, 2015 alle 3:34 pm

      la sua osservazione é così sciocca che si commenta da sola.
      In primo luogo non ho citato il Distretto e da tempo ho smesso di citarlo polemicamente, persuaso che tutte le componenti del mondo vinicolo oltrepadano, nessuna esclusa, quindi anche il Distretto con i suoi aderenti, debbano essere coinvolte in uno sforzo paritario nella faticosa opera di rinascimento dei vini di tutta la zona.
      In secondo luogo lei non ha capito che il mio non é un articolo di critica al vino, cui peraltro ho assegnato un punteggio valido e di cui ho parlato comunque positivamente, ma una riflessione sulla soggettività e sulla non infallibilità di ogni degustazione.
      Terzo, quando ho assaggiato per la seconda volta la bottiglia in oggetto ero in compagnia, e lui può testimoniarlo, di un produttore aderente al Distretto, e le sue opinioni in merito collimavano con le mie. E lui ha visto come ci fosse dispiacere e non malafede nel verificare come, un mese fa, il vino non mi convincesse in pieno com’era accaduto in marzo.
      Quella malafede, invece, che c’é nel suo commento. Mi dispiace per lei Faravelli…
      Le persone intelligenti, e credo anche il produttore stesso, sapranno valutare diversamente il significato di questo articolo. Ne sono certo
      p.s.
      il suo commento offende e mette in dubbio la mia onestà intellettuale. Ma Internet é anche questo: tutti leoni e un po’ cialtroni dietro ad una tastiera

  2. Nicola

    ottobre 28, 2015 alle 4:45 pm

    In effetti ogni degustazione ha la sua area di soggettività.
    Ho l’impressione che man mano aumenti l’autorevolezza del degustatore, più la soggettività aumenti.
    In un certo senso è come se il gusto personale diventasse più importante della riuscita tecnica del vino.
    Posso sbagliarmi ovviamente.
    Stevenson è senz’altro bravissimo, ma ho avuto l’impressione che se un metodo classico non ha una quota maggioritaria di chardonnay, con Stevenson fa un po’ fatica ad emergere (anche qui posso sbagliarmi)

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