Champagne Tsarine Rosè Tsarine Chanoine Frères

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero, Pinot Meunier
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8.5


TsarineChampagne 006

Due premesse indispensabili : innanzitutto perdonate la qualità delle foto della bottiglia che non sono granché e che ho scattato un po’ alla garibaldina e di corsa. In secondo luogo persuadetevi di non trovarvi di fronte ad una bottiglia di qualche Trento Doc o Franciacorta Docg che pretende di darsi tono e importanza adottando contenitori dalla foggia particolare che spesso scade nel kitsch, ma, incredibile ma vero, ad una vera e propria bouteille de Champagne. Uno Champagne dal nome flamboyant, che si ricollega alla storia e alla leggenda della mitica denominazione francese, e che evoca lontane epoche di imperatori, di corti reali e di zar.

Come si chiama dunque questo Rosé, una cuvée composta per il 34% da Chardonnay, 33% da Pinot Noir e 33% da Pinot Meunier? Si chiama Tsarine, e come ci racconta il comunicato stampa emesso dall’importatore di questa linea di Champagne, la Fratelli Branca Distillerie, la storica azienda milanese che quest’anno compie 170 anni, si tratta di un “omaggio alla Russia degli zar, principale mercato estero dello Champagne nel 1700 e 1800”.

E questa collezione di vini, chiamata Tsarine (zarina), ha espressamente previsto l’adozione di bottiglie che si ispirano a quel periodo della Russia zarista, o meglio, come leggo sul sito Internet della collezione, espressione della storica Maison Chanoine Frères, la seconda più antica Maison della Champagne, fondata nel lontano 1730, alla particolare atmosfera dei lunghi corridoi dei palazzi di San Pietroburgo, quando “la moda parigina era oggetto di tutte le attenzioni e si discuteva con passione delle grandi opere del secolo dei Lumi, dell’Illuminismo”.

AnnaIvanovna

Un’epoca nel corso della quale “l’alta società russa si affeziona e appassionata alla cultura francese ed in particolare allo Champagne. Introdotto a corte dall’imperatrice Anna Ivanovna, ovvero Anna Prima di Russia, lo Champagne divenne rapidamente l’invitato d’onore di tutti i banchetti, in particolare alla tavola di Caterina II e dei più grandi nobili dell’Impero”.

La famiglia Chanoine era una delle più antiche famiglie di Epernay e nel 1730, sotto il regno di Louis XV, Jacques-Louis et Jean-Baptiste Chanoine crearono la loro Maison de commerce de vins de Champagne con la ragione sociale di Chanoine Frères e nello stesso anno ricevettero l’autorizzazione dalla municipalità di Epernay di scavarvi la prima “cave à Champagne”.

Tornando ai nostri tempi, prima di occuparci dello Champagne c’è ancora una piccola parte di scatola cinese da ricostruire, ovvero spiegare che Tsarine é un marchio della Chanoine Frères, società che a sua volta fa parte del più grande Groupe Lanson-BCC, ovvero un gruppo composto da sette Maison produttrici di Champagne, creato e diretto da famiglie champenoises. Le sette Maison sono Lanson e Chanoine Frères a Reims, Boizel, Burtin (proprietaria del marchio Besserat de Bellefon) e De Venoge a Epernay, Philipponnat a Mareuil sur Aÿ e Alexandre Bonnet a Les Riceys.

La Fratelli Branca Distillerie, che tra le tante cose distribuisce in Italia anche i brand del gruppo francese Rémy-Cointreau, ha pensato di introdurre in Italia – e l’ha fatto in un’occasione cultural-mondana, un concerto straordinario dell’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi che si è tenuto domenica 13 settembre presso il teatro alla Scala di Milano, con la Russia al centro del concerto, con tre celebri brani di Rimskij – Korsakov, Musorsgkij – Ravel, e con un’Ouverture del concerto, quanto mai significativa, Una sposa per lo Zar, opera di Rimskij – Korsakov, tre prodotti della gamma Tsarine. Che per gli appassionati di queste cose hanno ottenuto la medaglia d’argento nel 2014 all’International Wine & Spirit Competition con le versioni Premium Cuvée Brut e Rosè.

Una sposa per lo zar

I tre vini disponibili ora in Italia sono gli Champagne Tsarine Premium Cuvée Brut, Tsarine Rosè e Tsarine Premier Cru Brut Millesime 2009.

Io ho cominciato ad assaggiare il Rosé, nel quale, secondo Isabelle Tellier, chef de caves degli champagne Tsarine, “Le Pinot Noir construit notre assemblage, le Meunier l’arrondit en arômes fruités et le Chardonnay lui apporte finesse et élégance. L’équilibre parfait… Tel est l’esprit des assemblages Tsarine“. In altre parole il Pinot nero funziona da struttura della cuvée, il Pinot Meunier ne arrotonda gli spigoli e conferisce aromi fruttati e lo Chardonnay porta un contributo di finezza ed eleganza. Uno Champagne Rosé che viene proposto a 35 euro nella boutique on line del sito Internet dedicato.

A costo di deludere i nostalgici dell’epoca zarista e di passare per un pericoloso bolscevico (cosa che non sarò mai: bolscevico, pericoloso chissà…), devo dire che pur essendo un convinto champagnista e un patito dei Rosé, questo Tsarine Rosé non mi ha entusiasmato o quantomeno non mi ha convinto fino in fondo.

Non per colpa della bottiglia, che la Maison definisce “ flacon exclusif aux courbes élancées“ che richiamerebbero “l’architecture des grands monuments russes“, e che a me come si sarà capito non garba granché, ma, e purtroppo non dispongo di dati tecnici a conforto della mia tesi (sul sito di Tsarine di fiches techniques manco l’ombra), del mio gusto e palato, secondo i quali questo Brut presenta un dosaggio degli zuccheri troppo elevato. Sicuramente non inferiore ai 9 grammi per litro, se non di più, il che non è esattamente il massimo per un patito del Nature e del Dosage Zero (o quanto meno Extra Brut) come chi scrive.

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Bello sicuramente il colore, un fragola di bosco squillante, luminoso, e sottile e continuo il gioco del perlage nel bicchiere, e subito molto sul frutto l’impatto olfattivo, con fragole, ribes, lamponi in evidenza, e una notevole vinosità, con una vena floreale di buona freschezza e ampiezza, decisamente succosa e una vena di mandorla e confetto che emerge progressivamente.

Decisamente piena, carnosa, di buon corpo e sostanza la bocca, con frutta rossa matura in evidenza, una notevole ampiezza resa più nervosa e viva da una acidità calibrata e da una vena salata e leggermente minerale, apprezzabile la profondità e la consistenza e tecnicamente ineccepibile l’equilibrio, tutto a vantaggio della piacevolezza di beva, ma un po’ troppo rotondo, piacione, morbido l’insieme per un gusto, il mio, che tende ad apprezzare sempre più i vini, e gli Champagne, più secchi ed incisivi.

Ma se voi preferite un gusto più fruttato e minore spigolosità andate tranquilli, che anche se non siete zar o principesse, regine e imperatori, ma semplici borghesi del nostro difficile tempo, questo Rosé farà sicuramente al caso vostro…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
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