Champagne Nec Plus Ultra 2003 Bruno Paillard

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir
Fascia di prezzo: più di 50 €

Giudizio:
9.5


BrunoPaillardNPU2003 015

L’uva si libera della sostanza carnosa per diventare puro spirito, inafferrabile, libero e vivo

Devo una risposta agli amici che dopo il mio articolo, non entusiasta come al solito, sul Brut Blanc de Blancs Grand Cru di Michel Fallon, m’hanno detto: “ma come Franco, ora ti metti a criticare anche gli Champagne?”. E hanno aggiunto: “possibile che basti un passaggio in legno per non farti apprezzare un vino che tutti hanno definito un piccolo capolavoro?”.

Rispondo molto semplicemente. Anche lo Champagne, sebbene sia mio oggetto di culto da sempre, non può essere alieno da critiche e distinguo. Capisco che criticare uno Champagne, invece di un Franciacorta, faccia più rumore o susciti meraviglia, ma se c’è qualcosa che non mi garba in un méthode champenoise francese, perché dovrei tacere o far finta di nulla?

E poi, aggiungo, la mia non è una vera e propria idiosincrasia all’uso del legno nella fermentazione e nell’affinamento delle basi di Champagne, perché Krug a parte, ci sono un sacco di vins de Champagne che adoro nonostante abbiano conosciuto un passage en fût de chêne, è solo questione di savoir faire, di equilibrio, di senso della misura, d’ispirazione… Di classe…

Non voglio pertanto lasciare dubbi in merito e a pochi giorni dalla sua presentazione a Milano, in un grand hotel che sarà anche elegantissimo e luxury, ma mi è apparso di una freddezza raggelante come quella di una camera mortuaria, per di più con la bizzarria di un sommelier, francese, al secondo corso AIS, in servizio, che mi confessava di preferire i Franciacorta (ed in particolare quelli di un’azienda di second’ordine) agli Champagne…, voglio subito dire che giudico la Cuvée N.P.U., ovvero Nec Plus Ultra, di Bruno Paillard, di cui abbiamo degustato il millesimo 2003 (che è uscito prima del 2002, dégorgiato sei mesi orsono, ma assolutamente non ancora pronto e dopo la rinuncia, dolorosa, ad uscire con un N.P.U. 2000), un vero chef d’oeuvre.

Nonostante “la fermentation a été conduite en petits fûts de chêne dans lesquels les vins ont passé leurs premiers 10 mois“, e nonostante produrre una cuvée de prestige in un’annata caratterizzata dalla “canicule” e che portò ad accelerare l’epoca della vendemmia, che pure si svolse tra il 21 agosto e il 7 settembre, potesse apparire una follia, la sfida è vinta.

BrunoPaillardNPU2003 002

Rien à dire, quando si tratta di Bruno Paillard, come sempre impeccabile a Milano con il suo immancabile blazer blu, nonché fortunato padre di un’affascinante e bravissima figlia come Alice, nove volte su dieci non si sbaglia, si va sul sicuro. E ci si trova di fronte a Champagne, distribuiti dal suo socio Luca Cuzziol, che rispecchiano in pieno il claiml’élégance faite Champagne”, e che quando li degusti o hai la fortuna di berli ti illuminano dentro e ti regalano, soprattutto se alla loro presentazione sei accompagnato dal tuo Amore, attimi di ineffabile felicità.

Il nome super impegnativo di questo Champagne, ovvero Nec Plus Ultra, denota la volontà caparbia e precisa di fare il massimo per ottenere il miglior risultato possibile e non solo nelle annate che “sorridono”, come 1996, 1999, 2002, ma anche in un’annata dove era indispensabile una sorta di temerarietà e il fegato di saper sfidare le opinioni diffuse ed i luoghi comuni per provare ad ottenere un vino super.

Questa sorta di “lucida follia”, ad un personaggio, classe 1953, come Bruno Paillard, non manca di certo, persuaso com’è che “un grande Champagne non nasca solo dalla mera terra, o da una capacità di analisi o da una pura conoscenza, ma anche dall’intuizione, dalla convinzione e dall’audacia”. E per una sorta di sfida, prima di tutti verso se stesso che verso gli altri, che questo Nec Plus Ultra 2003 (solo 4200 bottiglie, costo, non voglio nemmeno pensarci, il 1999 lo si può trovare su Internet intorno ai 140 euro) nasce, e le parole di Paillard per raccontarne la sua genesi sono a metà tra la poesia e l’epica antica: “la realtà della natura in quell’anno fu così dura che le uve si liberarono della loro sostanza carnosa per diventare puro spirito, inafferrabile, libero e vivo”.

Gabriel Fauré, Pavane op. 50

Per Paillard “questo vino è una sorta di sopravvissuto: alle gelate storiche di inizio aprile 2003 (tra il 7 e l’11 aprile temperature sino a meno 11 gradi, con un impatto notevole sul 40% dei vigneti), a ben otto grandinate, verificatesi tra il 13 maggio e il 3 luglio, alla lunga canicola che tutti ricordiamo. Un sopravvissuto anche – ostacolo ulteriore – alla “idea generale” così diffusa già all’epoca della vendemmia, di celebrare o seppellire un millesimo”. Una sciocchezza, perché, Bruno Paillard ama ripetere, siamo consapevoli “che il tempo non rispetta quello che viene fatto senza tener conto di lui”.

I will survive

Pertanto questa “sfida” di N.P.U. 2003 richiese una selezione ancora più feroce e severa non solo dei singoli grappoli, ma, a monte, dei villaggi e delle parcelles di vigneto di cui utilizzare le uve. E dai solo 17 classificati Grand Cru, la selezione si restrinse a quattro soli: Oger e Chouilly per gli Chardonnay e Verzenay et Mailly per i Pinot noir. Tutti cru collocati il più possibile a nord, per preservare, nel grande caldo dell’annata, le doti di freschezza indispensabili.

BrunoPaillardNPU2003 013

Fatta questa scelta, il resto è venuto di conserva, come stile aziendale prevede: unicamente mosto fiore nella spremitura e poi – e visto il risultato finale a me la cosa non dà alcun fastidio: qui siamo davanti a grandi Champagne, non a Franciacorta presuntuosi… – fermentazione in barrique (non nuove mi diceva a Milano Bruno Paillard, “non voglio estrarre note di legno!”) nelle quali i vini hanno sostato per i primi dieci mesi. Una sfida ulteriore, in un millesimo così sensibile all’ossidazione, eppure, nota quasi poetica, “la respirazione consentita dal legno riconciliò il vino con se stesso”…

Nel luglio del 2004 l’assemblaggio dei vini provenienti da “14 fûts”, metà Chardonnay e metà Pinot noir, e poi dopo l’imbottigliamento un “élevage” lunghissimo, qualcosa come 10 anni, un’eternità senza fretta e senza costrizioni, quasi una sospensione del tempo, in una sorta di scoperta del fascino e della bellezza della lentezza, in un elogio della lentezza, e il consueto dosaggio moto ridotto, tre grammi e mezzo per litro, tale da renderlo veramente un Extra Brut.

E infine, dopo quasi 12 anni dalla raccolta delle uve eccoci, a Milano, purtroppo servito in bicchieri, quelli dell’hotel stellato, non certo indimenticabili per efficacia, e un po’ banalotti (ma tanto 9 su dieci i nuovi super ricchi che frequenteranno questo luxury hotel non faranno caso a queste cose…) il nostro Nec Plus Ultra 2003, su cui ho cercato di concentrarmi nonostante la presentazione fosse più all’insegna della simpatica rencontre entre Champagne Bruno Paillard fans, che della degustazione tecnica.

SaveWaterdrinkChampagne

Splendido il colore, un paglierino oro brillante luminoso, con una leggera sfumatura che richiama la nocciola, ed un perlage fine, sottilissimo, delicato, un’increspatura nella distesa liquida del vino, un modo elegante di smuovere le acque di un qualcosa di magico che viene da lontano e che lontano, con i sogni e la fantasia, ti porta…

Sorprendente subito, in un 2003, ma attenzione, è il N.P.U. di Bruno Paillard, non una “bollicina” qualsiasi!, la freschezza, il sale, la nota nitidamente marina e minerale, che poi apre subito a note di mandorla fresca, poi di nocciola leggermente tostata, ad accenni di noce brasiliana, e poi una striatura di miele, di albicocca secca, di ananas e di fiori bianchi, forse il caprifoglio più della zagara o fiore d’arancio dice Lei (e chi si azzarderebbe mai a contraddirla?), a costituire un insieme aereo, delicato, di grande eleganza.

nonéchampagne

Il primo sorso è la conferma di questo miracoloso, tipicamente “brunopaillardescoésprit de finesse et d’élegance, non una grande ampiezza, non una struttura muscolare, non quel frutto maturo e potente che ti aspetterei da uno Champagne figlio del solare 2003, ma leggiadria ed equilibrio perfetto di tutte le componenti, salinità, mineralità, delicatezza, con le bolle che delicatamente ti solleticano e titillano il palato, un gusto costantemente vigile e vivo, una magnifica energia e ricchezza di sapore, una coda lunga e una bella tensione e una piacevolezza di beva, una naturalezza, una facilità di farsi capire, e amare, davvero rare.

Chapeau

E la sfida è vinta, Monsieur Bruno Paillard, encore une fois vous avez gagné le pari, chapeau!

________________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org!

 

 

 

Lascia un commento

Condividi

Lascia un commento

Connect with Facebook