Trento Doc Tridentum Brut 2009 Cesarini Sforza

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8.5


TrentoDoc2015 040

Un campione, con sboccatura 2015, mi lascia, degustato alla cieca, senza parole…

Adoro le degustazioni alla cieca, chiamatele blind tasting, oppure dégustations à l’aveugle, tanto la sostanza non cambia. Le adoro perché hanno una tale forza di verità, se le si rispetta alla regola e non le si stravolge nei risultati (cosa che ho il vago sospetto facciano, visti alcuni risultati che ogni anno emergono in questo periodo, talune guide…), che se non sei un cialtrone non puoi che inchinarti dinnanzi ai loro verdetti. E le amo perché hanno il potere di sorprenderti, di rimettere in gioco convinzioni forse arrugginite, luoghi comuni, o semplicemente precedenti esperienze negative.

Io, che alla cieca amo degustare, e ogni volta mi diverto da morire a farlo, non venendo così in nessun modo condizionato dalla conoscenza delle etichette, dal fatto che, per dirla con Nietzsche, sono orgogliosamente “umano troppo umano”, e ci sono produttori, parlo delle persone, non dei vini, che mi sono clamorosamente simpatici e altri che mi stanno, altrettanto “simpaticamente”, sui…, una volta scritte le mie note di degustazione e dati, ma senza attribuire loro alcuna importanza, i miei punteggi, quando scopro le bottiglie e scopro anche di chi siano i campioni 13, 28, 45, 63, ecc… , spesso e volentieri faccio dei salti sulla sedia. Cosa che possono testimoniare le persone, collaboratori di consorzi o sommelier, che tanto gentilmente mi assistono (stappando decine di bottiglie e servendomi con ogni cura i vini nel bicchiere), che sono presenti ai miei assaggi.

Così, quando ultimamente, in quel di Trento, ho fatto il mio maxi assaggio, ricco ma non esaustivo, di Trento Doc, e ho scoperto che quel campione n°28, un millesimato 2009, cuvée composta per l’80% da Chardonnay e per il 20% da Pinot Nero, che mi era piaciuto moltissimo era nientemeno che il Tridentum Brut 2009 di Cesarini Sforza, sono rimasto sbalordito, basito e tremendamente divertito.

Mi sono sentito letteralmente crollare la terra sotto i piedi. Ma come, una delle poche certezze che mi erano rimaste nella vita, insieme alla oggrettiva pericolosità del governo Renzi e alla solare evidenza che Jorge Mario Bergoglio più che un papa sia in realtà un ex agente del Kgb, il fatto cioè che alla Cesarini Sforza di Trento non fossero più capaci (io infatti li incitavo scrivendo Cesarini Sforzati…) di fare un buon Trento Doc, tanto che ogni volta che me ne capitava uno sotto tiro, come si può vedere in questi articoli (1234) scrivevo “cattiverie”, veniva meno, di fronte alla piacevolezza, ma che dico, alla qualità indiscutibile, a prova di Ziliani, di questo millesimato 2009.

Trento Doc che presentava un plus, il fatto, attestato in retro etichetta, che si trattasse di un vino, da vigne situate da 350 a 650 metri di altezza, con sboccatura 2015, ovvero frutto di una permanenza sui lieviti superiore ai 48 mesi, che è lo standard di affinamento di questa cuvée, bensì di quasi 60 mesi.

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Nel caso di questo 2009 non posso pertanto ripetere quello che altre volte avevo scritto, ovvero “accidenti, non sono decisamente fortunato con i Trento Doc della Cesarini Sforza. Ad ogni nuova occasione d’assaggio, che sia alla cieca, oppure palese, non riesco ad entrare in sintonia con loro e capirli. Insomma non riesco a farmi emozionare e coinvolgere da loro. O forse non sono loro in grado di emozionarmi”.

E ancora “Mancano la croccantezza della bolla e l’esprit de finesse di un grande Champagne o metodo classico italiano, e appare evidente una carenza di verticalità e leggerezza. E’ la staticità a dominare”.

Mi sono trovato invece di fronte ad un Trento Doc da togliersi tanto di cappello, cuvée di Chardonnay e Pinot noir nelle percentuali già citate, provenienti da zone diverse come Masi di Pressano, Valle di Cembra, Colline di Trento e Valsugana, zone per alcune delle quali l’azienda cita la composizione dei terreni, nel caso dei Masi di Pressano terreni strutturati, franco-argillosi, profondi, ricchi di scheletro da dolomia (siltiti del Werfen). Oppure terreni poco profondi, meno strutturati, calcarei da detriti di scaglia bianca e grigia, ben drenati e nel caso della Valle di Cembra terreni sciolti fluvio-glaciali da disfacimenti di rocce porfiriche, poco strutturati, sabbiosi.

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Un bel Trento Doc mi verrebbe la tentazione di scrivere, esemplare, paradigmatico, ricco di quella freschezza e vitalità che apprezzo nei veri, non quelli spacciati come tali da una vulgata propagandistica che lascia il tempo che trova e fa più danni che portare vantaggi, Trento Doc di montagna, che nelle mie note di degustazione ho così descritto: “paglierino scarico, direi piuttosto verdolino brillante, con perlage sottile e continuo. Naso molto fresco e agrumato, con fiori bianchi in evidenza, tocchi di crema pasticcera e miele e una bella vena salata che continua in bocca con energia, palato ben secco, notevole dinamismo allungo e verticalità, con una notevole freschezza da vino di montagna. Nerbo sottile ma preciso, ottimo equilibrio e un’innegabile piacevolezza, da metodo classico che può reggere tranquillamente, grazie alla sua vitalità, una vasta gamma di abbinamenti.

Molto buono, non c’è che dire, ma, accidentaccio, se si mette a lavorare bene, pardon, a fare vini che riescono a piacere anche al sottoscritto, persino Cesarini Sforza, perbacco, con chi me la potrò prendere in Trentino. Con la solita Rotari, che evita accuratamente e un po’ conigliescamente di presentare campioni dei suoi vini alle mie degustazioni?

Non c’é più niente da fare…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

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