Champagne Amour de Deutz Rosé 2006

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir
Fascia di prezzo: più di 50 €

Giudizio:
10


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Perché un Rosé con le “bollicine” o è finezza ed eleganza o non è nulla…

Esiste tuttora una notevole confusione, nell’Italia dei vini in rosa con le bollicine, su cosa debba essere esattamente un Rosé degno di questo nome. In qualsiasi contesto io degusti, si tratti di Trento Doc, di Oltrepò Pavese Docg, di Alta Langa Docg (al cui interno vi segnalo, come paradigmatico, l’ottimo Rösa Giulio Cocchi) di Franciacorta Docg, i Rosé metodo classico lasciano quasi sempre, con rarissime eccezioni, a desiderare. Appaiono dei vorrei ma non posso e non perché i produttori siano degli asini (sbagliano i Rosé anche fior fior di produttori titolati) ma perché non hanno chiaro il concetto di cosa debba veramente essere, sia che si lavori con il Pinot nero in purezza o con percentuali variabili di Chardonnay (ovviamente non chiamo in causa, perché sono altra cosa, i Rosé prodotti con altre uve che non siano queste due canoniche), un Rosé.

Vier Letze Lieder

Sicuramente, e mi piace arrivare al nocciolo del discorso facendo (da appassionato della Grande Musica, che è e resta soltanto la musica classica, ovvero quel percorso di civiltà fatto dall’Europa dall’epoca della musica medioevale e rinascimentale sino ai Vier Letze Lieder di e alle Metamorphosen di Richard Strauss) qualche esempio musicale, un grande Rosé non sarà mai simbolicamente rappresentato da un

Concerto per piano di Listz

o da un

Concerto per piano di Rachmaninoff

e nemmeno dal seppur meraviglioso

Primo Concerto di Chopin

o dall’ineffabile, potente

Primo Concerto di Brahms

Quel mix di eleganza, raffinatezza, di attenuata potenza, ricca e carnosa ma fine, quel “Joyau d’élegance, subtil et séducteur” (gioiello di eleganza, sottile e seduttore), quell’essere ancora un vino con le bollicine che occhieggia ad un rosso, ovviamente ad un grande Gevrey-Chambertin o ad un Barolo di Castiglione Falletto, non ad un taglio bordolese o, orrore, ad un Super Tuscan, io lo ritrovo solo in Francia, in quella regione che è resterà per mille anni ancora modello inimitabile di leggiadria ed eleganza, la Champagne.

Ed il suo suggello lo ritrovo musicalmente rappresentato dalle

Suite per Orchestra di Jean Philippe Rameau

dai Concerts Royaux di François Couperin

E spostandomi nel mondo austro tedesco, nella sottile malinconia di un capolavoro come

Adagio della Sonata per pianoforte D 958

o nell’

Allegretto ineffabile del secondo dei Klavierstücke Impromptus D 946 di Franz Schubert

Oppure, e non è un caso che questa suprema Maison l’abbia scelta come musica che accompagna discretamente i visitatori del proprio raffinatissimo sito Internet, nel bellissimo

Adagio del Concerto in D minore di Georg Philipp Telemann

E difatti, se mi chiedete cosa sia per me oggi la quintessenza di un grande Rosé metodo classico, ovvero di un grande Champagne Rosé, non posso che chiamare in causa, ed è un piacere, perché adoro questa Maison ed il suo stile inimitabile, Deutz, presieduta da quel gentiluomo di Fabrice Rosset, che in Deutz ha passato qualcosa come 40 anni della propria vita sino a salirne ai vertici, e precisamente del fratello di quella cosa strepitoserrima (non si può dire? Io lo dico egualmente) di cui ho scritto qui mesi fa, ovvero ad un vino, e qui è d’obbligo citare uno informato conoscitore di Champagne come Alberto Lupetti.

FabriceRosset

Che su questo Champagne che sto per magnificarvi, ovverosia l’Amour de Deutz Rosé 2006, ci snocciola dettagliatamente che è stato “tirato per la prima volta nel 2005, ma con una formula singolare. Personalmente – ma credo proprio che sia così per tutti … – se penso a una versione in rosa dell’Amour, ipotizzo una forte base di Chardonnay (90, anche 95%) con l’aggiunta di un tocco di Pinot Noir in rosso, giusto?

Beh, non è affatto così: la bottiglia è quella trasparente dell’Amour blanc, certo, l’habillage è una versione ancora più elegante di quello che già conosciamo, ma l’assemblage è ben diverso e fortemente legato non allo Chardonnay, ma al Pinot Noir, anche se non come nel precedente William Rosé, beninteso. Nel caso, le uve nere provengono da Aÿ, Bouzy e Verzenay, mentre le bianche da Avize, Choully e Villers-Marmery (il villaggio Premier Cru della parte est della Montagne, tradizionalmente impiegato anche nell’Amour bianco). Ancora più selezionate le uve da vinificare in rosso: sono frutto esclusivamente dei migliori lieux-dits di proprietà di Aÿ (“La Pelle”) e Mareuil (“Cumaine” e “Charmont”)”.

Difatti, dice Lupetti, “l’annata 2002 è stata l’ultima che ha visto la versione rosa proprio del William ed è stato lo stesso presidente della maison, Fabrice Rosset, a spiegarmi questa inaspettata decisione. Mi ha confessato che il William è uno champagne potente e complesso, per questo difficile, quindi non per tutti; pertanto, non aveva senso continuare a seguire questa filosofia con addirittura due cuvée… Meglio, invece, dar vita a un nuovo rosé (al fianco degli ottimi sans année e millésime…) sul versante dell’Amour, usufruendo pure del vantaggio della fortissima immagine di questo raffinato blanc de blancs. Quindi c’è stata una sorta di staffetta tra il classico stile Deutz e il suo nuovo simbolo in tutto il mondo, fatto di nobiltà ed eleganza”.

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Eleganza è proprio la parola giusta, e questa quintessenza dei migliori Chardonnay e Pinot noir, per l’esattezza 55% Pinot Noir, di cui l’8% in rosso, 45% Chardonnay, viene definita dalla Maison stessa con quelle parole che ho scelto in avvio come sinonimo di Rosé, ovvero “Joyau d’élegance, subtil et séducteur”, una “cuvée, riche et charneuse, se fera la complice des grands moments d’émotion”.

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Ed è stata davvero un’emozione, un’emozione intensa e indimenticabile gustare questo Champagne d’eccezione, questo capolavoro di armonia, impreziosito da un packaging di finezza inarrivabile, dal cofanetto rosa, al velo, al bijou-muselet specialmente creato da Pascal Morabito e dal Presidente Rosset, che rappresenta l’amorino delicato che figura stilizzato in etichetta, centellinandolo in una giornata solare d’estate trascorsa in compagnia del mio Amore, l’Amour di Ziliani, in un posto tranquillo e isolato, immersi nell’incanto di un giardino fiorito.

In quella situazione privilegiata, dove felicità e serenità splendevano e le miserie del mondo erano lontane, ho avuto l’ennesima conferma che un Rosé o è finezza ed eleganza o non é. Con buona pace di altri, che magari credendo di essere dei padreterni, interpretano i Rosé italici con le bollicine sotto forma di vinoni potenti ed estrattivi dal colore simile a quello di un Montepulciano Cerasuolo, ma che di eleganza non hanno nessuna traccia. E di importante hanno solo il prezzo, decisamente elevato.

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Intendiamoci, questo Amour de Deutz Rosé 2006 costa ancora più caro di certi fenomeni, diciamo che su Internet, qui ad esempio, viene via a 140 euro, ma signori miei, ci troviamo innanzitutto di fronte ad uno Champagne di una Maison storica, ad una cuvée de prestige, ad un vino di rara bellezza (e tenete conto che Rosset non ha esitato a non commercializzare 15 mila bottiglie del millesimo precedente, il 2005, perché l’evoluzione del vino non l’aveva convinto…), e non a qualche sfoggio muscolare espressione di una zona che, notate bene, si chiama Francia-corta, e se fosse davvero una cosa importante come lo Champagne si chiamerebbe Francia-lunga… E ognuno di quegli euro richiesti, per un vino tutto luxe calme et volupté, è giusto e meritatissimo…

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Una meraviglia, e subito un confronto serrato per tentare di definirlo, il colore, con l’intuizione geniale di Lei di paragonarlo, vedete foto, alla polpa di una succosa pesca dell’isola dove ci trovavamo, perlage sottilissimo e continuo, e poi un trionfo di mandorle, pesca noce bianca, un tocco di pasticceria e di zucchero filato, di burro, e poi ribes e lampone, a costituire un insieme fragrante, aereo, delicato, dal nitore assoluto, meravigliosamente accennato e definito in un ogni singolo dettaglio eppure capace di comporre un’assoluta sinfonia aromatica.

Armonia

La prima impressione, al gusto, è poi quella di un equilibrio assoluto, di un’armonia perfetta e compiuta, di delicatezza e profondità, con un basso armonico rappresentato dalla componente fruttata, piccoli frutti rossi di bosco, a consentire lo scatenarsi delle variazioni in forma di sale e di pietra, di gesso, con il palato solleticato e accarezzato appena dalle bollicine, e un’acidità perfettamente bilanciata, un dosaggio di zuccheri contenuto e ragionevole in questo contesto (8 grammi?), a dare piacevolezza estrema, dolcezza d’espressione, finezza, vita e gioia ad ogni sorso, fino alla fine gloriosa (un Exultate Jubilate mozartiano?) della bottiglia.

Exultate Jubilate

Perché uno Champagne, un metodo classico Rosé o è finezza ed eleganza o non è nulla…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

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