Champagne Brut Blanc de Noirs 2008 Philipponnat

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir
Fascia di prezzo: più di 50 €

Giudizio:
10


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Anche l’Avvocato l’avrebbe trovato meraviglioso…

Ricordo benissimo la prima volta che bevvi un bicchiere, allora si usava ancora l’orribile e inutile flûte, di Champagne della Maison di Mareuil sur Aÿ universalmente nota come Philipponnat. Era il 1983, in Italia anche se c’erano dei governi eletti in libere elezioni (all’epoca ci consentivano ancora di andare a votare non come ora che con mille scuse impediscono ai cittadini di esprimersi…), ed eravamo in regime di repubblica presidenziale, regnava un monarca elegante. Uno con la caratteristica erre moscia e l’orologio portato, con un vezzo singolare, sopra il polsino della camicia, uno che Vittorio Feltri, commemorandolo dieci anni dopo la sua morte, ha icasticamente definito “passato alla storia come re d’Italia non tanto per ciò che ha dato al Paese, quanto per ciò che ha avuto”, anzi “più che un imprenditore un prenditore”, uno che a noi italiani è costato, non lui personalmente, ma la sua celebre fabbrica, ora più americana che italiana, la Fiat, un sacco di palanche.

Brigaterosse

Ma che c’entra Giovanni Agnelli, perché è dell’”Avvocato” per antonomasia che sto parlando, con Philipponnat? C’entra, perché in quegli anni Ottanta che appaiono meravigliosi al confronto con gli anni squallidi che stiamo vivendo, ma che meravigliosi non furono, segnati com’erano dal furore ideologico e dal terrorismo brigatista di marca comunista, imitare Agnelli, adularlo, prenderlo come punto di riferimento, come magister e arbiter elegantiae (beh, elegante, anche se talvolta in maniera stravagante, Agnelli indubbiamente lo era…), era inevitabile. E quindi fare qualcosa che in qualche modo fosse riconducibile ad Agnelli o ricordasse, anche se lontanamente, l’avvocato, era garanzia di successo e dava tono.

Agnelli

Si sa come nascono le leggende metropolitane, per caso, oppure per gioco. Anche se non si è avuta mai certezza che questa voce corrispondesse a verità, sebbene uno come Carlo Rossella, che di “alta società” e di Vip se ne intende, ha ancora di recente accreditato questo flatus vocis in un articolo, in quei primi anni Ottanta, quando la nouvelle cuisine imperava anche in Italia ed un numero crescente di ristoranti à la page scoprivano il gusto di curare carte dei vini ricche di proposte, si diffuse il boatos che il Philipponnat e precisamente una cuvée pregiata e costosa come il mitico Clos des Goisses fosse la preferita dal maestro di stile di Torino, bere quello Champagne e ordinarlo al ristorante, per chi se lo poteva permettere, beninteso, divenne un must, un segno distintivo.

Lui, lo storico importatore italiano di Philipponnat, il simpaticissimo Pepi Mongiardino da Genova, alias Moon Import, tuttora importatore di una scelta di vini da andare fuori di testa, non lo ammetterà mai, ma fu forse lui, con una geniale trovata di marketing, ad avere la pensata dello Champagne preferito dall’Avvocato e le richieste e le vendite ne trassero ovviamente una forte spinta.

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E così in quel 1983, per me cruciale, perché incontrai per la prima volta Gino Veronelli in via Sudorno 44 a Bergamo, e perché Baldassarre Molossi, mitico direttore della Gazzetta di Parma alla cui terza pagina cui collaboravo da due anni, decise che sarei diventato un cronista eno-gastronomico (che gli Dei la benedicano indimenticabile Direttore!) eccomi per la prima di tante volte in un ristorante leggendario come l’Ambasciata di Quistello dei fratelli Francesco e Romano Tamani per un’intervista. In questo posto, fastoso come un teatro barocco, dove veramente tutto era possibile e dove accanto a oggetti e vasi preziosi, tappeti a profusione e grandi bottiglie e quadri d’autore faceva bella mostra, nell’angolo vicino alle toilette, una vetrinetta con la biancheria intima prodotta da una nota griffe di lingerie, Francesco Tamani m’introdusse al mistero gaudioso di Philipponnat.

Da allora, anche se non sono certo “billionaire” come l’avvocato Agnelli o come il ruspante Briatore, non ho mai smesso, quando mi è stato possibile farlo, bere cuvée di questa Maison posta “nel cuore dei Premier e Grand Cru”, proprietaria di 20 ettari “dei più bei vigneti di Pinot Noir sul territorio di Mareuil, Aÿ, Mutigny e Avenay, tutti magnificamente esposti a sud e inseriti sulla craie pura, e degli antichi e celeberrimi vigneti del “Clos des Goisses” e del “Lèon”.

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Una Maison, annota Charles Philipponnat, dove le “vinificazioni sono le più naturali possibili. Pensiamo che la buona enologia debba essere molto poco interventistica. Le temperature di fermentazione sono fresche, ma non troppo basse, in modo da conservare un’espressione aromatica naturale. La fermentazione malolattica è condotta a termine, salvo per i vini molto potenti, come il Clos des Goisses. I nostri dosaggi sono sempre bassi, in modo che lo zucchero non possa mascherare l’equilibrio tra freschezza e vinosità”.

Non sono Agnelli e il Clos de Goisses non lo bevo dall’ottobre dell’anno scorso, quando lo gustai, in magnum, nel corso di una bellissima cena di gala a Reims nell’ambito del Concours Européen des Ambassadeurs du Champagne, ma una bottiglia delle altre cuvées, più “normali”, se tali si possono definire i capolavori di questa Maison esemplare, quando capita me le concedo, soprattutto se posso condividerla con la mia Musa, che di Champagne, come di qualsiasi altra cosa, ne capisce e ne sa più di me.

E la scorsa settimana, reduce da una quattro giorni verdicchiesca in quel di Jesi e un paio di giorni prima di salire a Trento per una ricca trentodoccata, ho deciso che fosse la sera giusta per stappare un Philipponnat, ed esattamente un Brut Blanc de Noirs, 100% Pinot noir, 100% assemblage de première presse, 100% premiers et grands crus, provenienti dalla Montagna di Reims e dalle vigne di proprietà a Mareuil-sur-Ay, vendemmia 2008, tirage giugno 2009 e dégorgement agosto 2014, con dosage contenuto lodevolmente in 4,5 grammi litro (tutte notizie puntualmente fornite in retro-etichetta, cosa alquanto rara purtroppo in Champagne).

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Uno Champagne elaborato con “vinificazione tradizionale, fermentazione malolattica parziale per i vini in vasca e senza malolattica per i vini in botte. Dosage extra-brut (4,25 g/l) per mantenere l’equilibrio tra freschezza e vinosità e per non mascherare il carattere del vino e la sua purezza. Invecchiamento da 5 a 7 anni per ottenere una maggior complessità del vino e per far risaltare gli aromi secondari e terziari, marcati dall’invecchiamento prolungato sui lieviti”.

Noi quella sera l’abbiamo abbinato a due piatti a base di funghi tutt’altro che memorabili, privi di profumo e non proprio saporitissimi (capita anche questo quando si mangia al ristorante, di mangiare banalmente anche in posti dove teoricamente si dovrebbe stare bene…); voi abbinatelo a quello che volete, questo vino è un classico che sta bene su tutto, pesce, crostacei, primi con verdure o, appunto con funghi, o pesce, da solo mentre si conversa o ci si prepara ad “incontri ravvicinati del terzo tipo”…, però, da qualsiasi lato lo si prenda, lo si squadri, lo si giudichi, questo Brut Blanc de Noirs 2008, che anche l’Avvocato sono certo avrebbe approvato, esce alla grandissima e mette d’accordo anche l’assaggiatore, ma che dico, il bevitore più tignoso.

Philipponnat 003

E’ un vino che esalta la grandezza e l’unicità del miglior Pinot noir, colore paglierino oro, con sfumature che richiamano la paglia, perlage sottilissimo e continuo nell’ampio calice Riedel, e un naso ampio, ben secco, intenso, ricco di toni e semitoni olfattivi, che richiamano la mandorla non tostata, l’ananas, la pesca noce, il mallo di noce, il miele, frutta esotica come la papaya, pan brioche e un tocco di crema pasticcera, una leggera vena esotica che richiama il cocco e la noce brasiliana, e poi un filo di ciliegia e ribes, a costruire un insieme affascinante e di immediata presa.

craie

La bocca è scattante, secca al punto giusto, ma si apre subito ampia e carnosa, succosa, con grande avvolgenza e un nerbo salato e minerale che ti fa cogliere il “morso” della craie, che ha profondità e dinamismo, perfetto equilibrio, suadenza, persistenza lunga e croccante, finale di bocca ricco di energia e una piacevolezza vinosa, anche grazie al dosaggio degli zuccheri intelligentemente calibrato, meravigliosa.

Uno Champagne di superiore eleganza, di quella eleganza che, così dice la leggenda, e così tramandano i suoi cantori, era il segno distintivo che costituiva il fascino e caratterizzava lo stile del quasi re di Italia, l’avvocato Giovanni Agnelli

Eleganza

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org

13 commenti

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13 commenti

  1. Giuliana

    settembre 9, 2015 alle 8:57 am

    standing ovation Ziliani, questo suo articolo, un racconto e una testimonianza di vita e di amore per il vino è un piccolo capolavoro. Tanto di cappello

    • redazione

      settembre 9, 2015 alle 9:03 am

      troppa grazia Sant’Antonio…
      credo che sia un articolo venuto bene, dove ho messo tante emozioni e tanti ricordi…

  2. Roberta

    settembre 9, 2015 alle 9:02 am

    Lemillebolleblog, il blog che se non esistesse bisognerebbe inventare!

    • redazione

      settembre 9, 2015 alle 9:04 am

      e invece, grazie all’idea brillante di un noto produttore franciacortino, che mi spinse a crearlo, questo blog, che a novembre celebrerà i primi cinque anni di vita in ottima salute, esiste e continuerà a raccontare il mondo delle bollicine…
      Grazie a voi tutti, cari lettori…

  3. Marco

    settembre 9, 2015 alle 9:26 am

    Ne ho prese 6 bottiglie che mi arriveranno ad ottobre! Dopo questo articolo ne prenderò altre 24! Da notare il fatto che questo sia il primo esemplare di 100% pinot noir dell’azienda! Quindi se è così buono meritano un doppio applauso!

    • redazione

      settembre 9, 2015 alle 1:01 pm

      sono felice di convincere un franciacortino illuminato a comprare un grande Champagne. Bravo Marco!!!

  4. Lino - C.

    settembre 9, 2015 alle 1:00 pm

    toglie le parole,ma da desiderio d’incontro…..
    Me l’avevi anticipato,non vorrei ripetermi,ma…

    Chapeau

  5. redazione

    settembre 9, 2015 alle 1:55 pm

    Pepi Mongiardino, cui non scappa nulla, ci tiene a documentare che lui non si é inventato quella geniale trovata di marketing che é stata quella di raccontare che Philipponnat era lo Champagne preferito dell’Avvocato Agnelli e mi ha prontamente inviato una documentazione che attesta che la notizia era vera e non farina del suo sacco.
    Chapeau Pepi!

  6. redazione

    settembre 9, 2015 alle 1:55 pm

    la pagina é tratta da questo libro, La storia sono loro, di Giovanni Minoli, grande giornalista Rai

  7. Luigi

    settembre 9, 2015 alle 5:38 pm

    Che articolo! Che Emozione! Sig Ziliani questi articoli sono un ode Al Vino.
    A Dicembre quando saro’ a Bergamo Le estendero’ un invito a cena. Sarebbe bello incontrarla. Sia gentile con i suoi lettori e metta un link per fare un acquisto on line…:). E se qualcuno pensa male e/o rosica …problemi suoi.

  8. Luigi

    settembre 9, 2015 alle 6:03 pm

    Grazie! Ho appena acquistato Le ultime 2.

  9. michele

    settembre 9, 2015 alle 9:38 pm

    io amo questo champagne

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