Trento Doc: se i trentini si svegliano, non ce n’è per nessuno….

TrentoDocincittà-Milano

Ottimi riscontri da una bella degustazione di 67 campioni di bollicine “di montagna”…

L’avevo annunciata, settimana scorsa, la mia due giorni trentina, con l’obiettivo di un’ampia degustazione, ovviamente alla cieca (e a chi solleva qualche dubbio in merito il mio invito, molto amichevole, di andare a bere Prosecco…) della denominazione forse più simbolica del vasto universo vinicolo della terra del Concilio, ovvero il Trento Doc, con la quale in questi quasi primi cinque anni di vita di questo blog ci sono state baruffe e carezze, dialoghi e incomprensioni, manco io parlassi polacco e loro cinese…

Lo scorso anno, al termine di una degustazione di 61 campioni, avevo definito quella bollicinara trentina una denominazione in buona salute, quest’anno, dopo che i campioni degustati, con l’impeccabile assistenza del simpatico e competente sommelier (A.I.S., ça va sans dire…), Antonio Falzolgher (chiedere a lui se ho degustato a bottiglie coperte oppure no..), sono stati ben 67, e fino ai primi 44 mi ha fatto compagnia il carissimo amico e collega Tiziano Bianchi, alias Trentino Sky wine e altre cose, devo sintetizzare il mio giudizio in poche parole: se i trentini del Trento Doc si svegliano e riescono finalmente a fare sistema e lavorare con concordia non ce n’è per nessuno.

E

Perché, come dicevo in una pausa della degustazione, quando ho avuto il piacere e l’onore di ricevere una visita importante, quella del Presidente dell’Istituto Trento Doc, che è anche il potentissimo, e bravissimo, direttore di quella “piccola cantina” che è Cavit, ovvero Enrico Zanoni, che giusto tre anni fa intervistai in tre parti, leggete la prima qui, qui la seconda e qui la terza, il livello medio dei vini si é ancora elevato.
E al mio assaggio mancava uno dei più buoni in assoluto, l’823 di quel grande vignaiolo che è su ai Ronchi di Ala, agli oltre ottocento metri del suo magnifico Maso Michei, Giuseppe Tognotti (ritratto nella foto qui sotto), uno che fa vini, fermi o con le bollicine, metodo classico senza compromessi, che mi fanno andare fuori di testa.
E mancavano all’appello, per loro legittima scelta che rispetto ma non capisco, i vini di i vini di Cantina di Isera, Conti Bossi Fedrigotti/Masi, Fondazione Edmund Mach Istituto San Michele, Methius, Pedrotti, Viticoltori in Avio, Zanotelli Elio, nonché, ma guarda te!, Rotari, se il Trento Doc ingrana la marcia giusta chi lo ferma più?

TrentoDoc2015 001

Perché la Franciacorta ed il Franciacorta Docg sono state e ancora sono una cosa strepitosa, un fantastico successo imprenditoriale e commerciale, ma i terroir, soprattutto i vigneti di alta collina e di montagna, e la freschezza dello Chardonnay che cresce in Trentino, se li possono sognare. Come pure la quantità di Pinot nero dell’Oltrepò Pavese.
E finora hanno avuto strada spianata, con la vera e propria concorrenza solo di una Maison storica come Ferrari (quella che quando viene la Merkel ad Expo riesce a farla sedere a tavola a bere un suo Trento Doc e non un Docg bresciano…), soprattutto perché i trentini dormivano, litigavano, prendevano tempo, dovevano risolvere trecento problemi, reali o pseudo, che i franciacortini con il loro pragmatismo lombardo e la loro libertà dal laccio del cosiddetto pensiero unico e debole cooperativo-consociativo tardo democristiano di sinistra, avrebbero invece risolto in breve tempo. Decidendo e operando.

TrentoDocRemuageitaliano

Ora, così mi ha detto Zanoni e io gli credo, innanzitutto perché non è trentino, ma lombardo come me…, e perché è una persona seria (più di tanti politici locali, che vendono sempre fumo e poco arrosto, ne ho avuto la riprova venerdì sera ad un convegno cui sono intervenuto a Sabbionara di Avio…), le cose sono cambiate, l’Istituto del Trento Doc è oggi più operativo che in passatom ha rotto l’inerzia e ha coinvolto maggiormente gli associati, che coprono con i loro contributi, aumentati secondo una delibera di una recente assemblea, i costi operativi (in più c’è il contributo di Mamma Provincia e del calderone del Consorzio vini, sito Internet aggiornato al gennaio 2015…), e i risultati, dal punto di vista qualitativo, meno da quello della comunicazione e promozione e circolazione dei vini (recentemente in tre ristoranti della zona del Verdicchio dei Castelli di Jesi ho trovato in carta sei-sette Franciacorta, ma di Trento Doc c’era solo Ferrari…), si fanno vedere.
Provincia-autonomaTrento

E così, proposti dalle seguenti aziende, che ringrazio sentitamente per la loro disponibilità, Abate Nero, Altemasi Cavit, Balter, Bellaveder, Borgo dei Posseri, Cantina Aldeno, Cantina Mori Zugna, Cantina Rotaliana di Mezzolombardo, Cantina Sociale di Trento, Cantina di Tablino, Cantine Monfort, Cembra Cantine di Montagna, Cesarini Sforza, Concilio vini, Conti Wallenburg, Endrizzi, Ferrari, Gajerhof, Letrari, Madonna delle Vittorie, Maso Martis, Moser Francesco, Opera vitivinicola in Val di Cembra, Pisoni, Revì, San Michale, Simoncelli, Tonini, Vivallis, Zeni Roberto, ho potuto degustare 67 Trento Doc dal livello medio mai trovato così alto in passato.

TrentoDoc2015 019

Cosa mi è piaciuto particolarmente? Tanta roba direi, con l’eccezione dei Rosé, che se non fosse per i campioni di Revì, Letrari (finalmente un Rosé all’altezza del nome della Maison di Rovereto..), Ferrari e soprattutto Endrizzi, ormai il Pian Castello è un classico della tipologia, sarebbero anonimi, banali, dolciastri, senza nerbo e carattere, ognuno, vedi foto sopra, con un colore diverso dall’altro, in maniera clamorosa.

TrentoDoc2015 078

Vincitrice morale di questa mia degustazione è un’azienda storica, che ha proposto in assaggio diversi vini, svariati dei quali mi hanno convinto senza se e senza ma. Parlo dell’Extra Brut e del Brut non millesimato, dell’Abate nero Domini 2008 e 2009, della Riserva dell’Abate 2007 di Abate Nero (i cui vini potete trovare sull’enoteca on line specializzata Spumeggiando), dove opera un vero conoscitore delle bollicine come Luciano Lunelli. Molto bene, come sempre, i vini del grande leone, Leonello e della sua degna figlia Lucia, Letrari, parlo del Brut 2012, del Letrari Brut riserva 2009, del 976 Riserva del Fondatore 2005, del del Dosaggio Zero 2012, del Rosé 4 + 4.

TrentoDoc2015 013

E molto bene, anche se i campioni in degustazione non hanno raggiunto lo splendore fiammeggiante del Giulio Ferrari 1996 che ho bevuto la sera prima della degustazione a cena con il vecchio caro amico e felice plurinonno, Mauro Lunelli (bottiglia e persona da applausi) i vini di casa Ferrari, con un plauso speciale per il Giulio Ferrari 2004, il Perlé 2009, il Perlé Rosé 2009. Notizia, mi è per la prima volta sostanzialmente piaciuto, anche senza entusiasmarmi il controverso e dialettico Extra Brut Perlé Noir (Pinot noir in purezza) in versione 2008.

TrentoDoc2015 070

Poi, in ordine sparso, mi sono piaciuti il 600Uno non millesimato di Concilio Vini, il Redor Brut non millesimato della Cantina Rotaliana, il Tananai 2011 di Borgo dei Posseri, il Trento Brut riserva 2010 di Bellaveder, il Brut Morus 2011 di Cantina Mori Colli Zugna, l’Altinum Extra Brut riserva 2009 e l’Altinum Brut della Cantina di Aldeno, il Brut riserva 2010 Pian Castello di Endrizzi.

TrentoDoc2015 040

E poi il sorprendente Tridentum Brut 2009 con sboccatura 2015 di Cesarini Sforza (oh, yes!), la cuvée del Conte Fondatore 2008 di Wallenburg, il Redor Riserva 2008 della Cantina Rotaliana, Maso Martis Brut riserva 2008, il Brut millesimato 2008 di Giorgio Zeni (da seguire!), il Nature 2011 di Marco Tonini, l’Antares 2010 della Cantina di Toblino, l’Altemasi 2010, l’Altemasi Pas Dosé 2007 di Cavit, il Nature Dosaggio zero 2011 di Pisoni, il Dosaggio Zero 2011 di Revì, il Siris Brut non millesimato di Gaierhof, il Pas Dosé riserva 2009 di Balter.

TrentoDoc2015 080

Questi quelli che mi sono piaciuti maggiormente, ma anche gli altri, a parte qualche delusione, tipo il Maso nero riserva 2009 di Roberto Zeni, o l’Altemasi riserva Graal 2007 di Cavit, o il Rosé di Balter, non mi sono dispiaciuti affatto.

TrentoDoc2015 056

Lo ribadisco e lo ripeto, senza per questo aver indossato la casacca (semmai ne esistesse una) del Trento Doc, così come in passato non ho indossato né mi accingo ad indossare ora casacche di altre zone lombarde. Se i trentini del Trento Doc prendono consapevolezza del loro potenziale, con tutto lo Chardonnay di cui dispongono e delle varietà di terreno e soprattutto altimetriche e con la freschezza e sapidità di cui sono dotate le loro basi, davvero l’attuale predominio franciacortino (dove peraltro prima o poi si risveglieranno dall’ubriacatura da Expo e ricominceranno a lavorare sulle cose serie, visto che hanno vari problemi tecnici e commerciali e promozionali da affrontare: auguri all’annunciatissimo prossimo presidente del Consorzio Vittorio Moretti, mister Bellavista!) rischia di essere messo in crisi.

Sonnitranquilli

Ma poiché con i trentini, come con gli amici oltrepadani, tutto è possibile, il meglio, ma purtroppo più spesso anche il peggio, credo che in Franciacorta possano ancora dormire, ma non per molto, sonni tranquilli. Perché il Trento Doc, pur con i tempi e le procedure elefantiache tipiche dell’universo vitivinicolo e agricolo di questa regione bellissima, si sta svegliando, si è svegliato. E, sono pronto a scommettere, non mancherà di farsi sentire….
A tutto vantaggio dei consumatori appassionati di bollicine metodo classico di qualità, una tipologia della quale nessuno può pensare, anche se si diletta in pubbliche relazioni e spende tanti soldi, né può illudersi, di avere l’appannaggio…

________________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org

9 commenti

Condividi

9 commenti

  1. Gesualdo

    settembre 7, 2015 alle 1:24 pm

    scusi Ziliani, solo una piccola curiosità: Pojer e Sandri non erano in degustazione? li ho sempre considerati dei maestri e pionieri e i loro spumanti sono ottimi

    • redazione

      settembre 7, 2015 alle 1:52 pm

      Pojer e Sandri non producono Trento Doc, come pure Cesconi e altri, e quindi non potevo avere i loro vini, che ben conosco, in degustazione

  2. Diego

    settembre 7, 2015 alle 3:52 pm

    Si parla di questi prodotti, trentini come quelli franciacortini, da un punto di vista organolettico che è quello di pertinenza della degustazione ma l’aspetto commerciale cioè il prezzo? La fascia di prezzo in cui questi metodo classico insistono non preclude forse loro una veramente efficace penetrazione nel mercato? La mia sensazione è che posizionandosi nella fascia di prezzo mediana tra un proseccco e uno champagne non può che emergere la griffe tipo Ferrari, Bellavista, Ca del Bosco e pochi altri mentre i rimanenti annaspano prestando il fianco a derive ribassiste spesso denunciate su questo blog. E’ una percezione errata la mia o c’è un reale problema commerciale?

  3. Michele

    settembre 9, 2015 alle 2:41 pm

    Ziliani ma la coerenza secondo lei dove sta di casa ?
    Fino a qualche tempo fa solo franciacorta e i trentini incapaci. Ora, dopo qualche sgarbo e qualche porta in faccia, trentini maestri e franciacortini ladri e vigliacchi……
    ….. per non parlare dell’oltrepo….. riso in cagnone e ora allegra bicchierata…..
    Ma ci prende per i fondelli? …. o proprio non ragiona più ? …. basta che sia polemica, sempre ovunque e su ogni argomento ?
    Peccato. I suoi articoli sul vino sono sempre stati interassanti e istruttivi, ora siamo a zelig!

    • redazione

      settembre 9, 2015 alle 3:01 pm

      vede Michele, di un’ipotetico Zelig é protagonista lei, non io.
      Io ho sempre scritto dei vari protagonisti del metodo classico italiano, parlando bene di Franciacorta quando c’era da parlare bene e criticando quando c’era da criticare. Oggi trovo più elementi di critica, nell’analisi della denominazione Franciacorta e delle sue azioni promozionali, di quanto trovi elementi positivi. Però di Franciacorta, di quelli validi, continuo a scrivere.
      Nell’archivio di Lemillebolleblog, l’archivio a differenza da lei non mente, riporta dati inconfutabili, troverà molti articoli favorevoli sui Trento Doc, intesi come vini (tenga conto che in Franciacorta imbottigliano in 100 nel Trento Doc 40), articoli positivi sui vini che mi piacciono, e molti articoli
      negativi sul Trento Doc e suoi suoi errori dal punto di vista promozionale e comunicazionale.
      Non é colpa mia, ma merito dei trentini, che non blandisco, perché non é mio carattere e perché loro hanno altre logiche, se nelle degustazioni di Trento Doc che periodicamente faccio in questo periodo e di cui ho scritto sul blog, quest’anno ho trovato un livello qualitativo in forte crescita e una presa di coscienza, finalmente!, delle possibilità finora poco utilizzate.
      Lato Oltrepò Pavese, lo sanno anche i sassi che sono sempre stato, da milanese, un innamorato deluso dell’Oltrepò, ma sempre innamorato e sempre animato dalla speranza che quella terra bellissima – ieri ci sono stato dalle 10 alle 20 ed ero meravigliato, ammirato commosso dallo spettacolo delle colline vitate, dai panorami, dagli scorci, roba che in Franciacorta assolutamente si sognano.. – rinascesse.
      Ora riscontro quella possibilità e da cronista indipendente e libero, senza padrini né padroni, ne prendo atto e ne scrivo
      Per i fondelli credo si prenda lei da solo raccontando, su comando di chi? ad uso e consumo di chi?, una versione dei fatti che non corrisponde al vero.
      Se non mi vuole leggere faccia pure, é padrone di farlo, ma non racconti balle, s’il vous plait…
      p.s.
      a proposito di Franciacorta: nessuna “porta in faccia”, qualche sgarbo, che non mi sarei abituato, quello sì… E di questa cosa credo che qualcuno si pentirà…

  4. Pingback: TRENTO DOC, vai che vai bene! | TRENTINO WINE

  5. Pingback: TRENTO DOC, vai che vai bene! – 2 | TRENTINO WINE

  6. Pingback: Cronache trentine (dal sottosuolo) | TRENTINO WINE

  7. Pingback: Trento Doc Tridentum Brut 2009 Cesarini Sforza | Il Prosecco

Lascia un commento

Connect with Facebook