I boss della Champagne si sono forse messi a vendere Prosecco?

Otempora

Sugli scaffali dei supermercati inglesi Prosecco a braccetto con Veuve Clicquot

E’ sempre utile e divertente la lettura dell’ottimo blog collettivo, a cinque mani, scritto in francese ed in inglese, Les5duvin, che vede tra i principali animatori il mio amico e collega franco-belga Hervé Lalau, alias Chroniques vineuses.

In un articolo firmato dall’ottimo collega Jim Budd, autore anche delle foto che trovate sotto, dedicato all’edizione di Les Grandes Tablées de Saumur-Champigny dopo aver parlato dei vini locali, dei Saumur-Champigny appunto, l’autore cambia completamente registro e documentandolo con delle immagini eloquenti ci documenta come la Prosecco-mania in UK – a proposito, come documenta l’ottimo Trentino wine blog, “La domanda in Usa ed Europa è esplosa negli ultimi mesi (più 26%), produttori in difficoltà. C’è chi è disposto a pagare ai viticoltori anche 2,60 euro al litro contro 1,30 di mercato” – produca effetti incredibili.

L’autore, con strepitosa ironia, dice di essere stupefatto dalla quantità di Prosecco che sembrerebbe essere prodotto dalla Veuve Clicquot, che ha sempre creduto essere una Maison de Champagne parte del potente gruppo LVMH. Questo stupore è dato dalla perfetta contiguità sugli scaffali di molti supermercati britannici di bottiglie di Prosecco con le bottiglie della celeberrima bottiglia di Champagne dal colore oro arancio.

ProseccoClicquot1

Da cui l’autore deduce che Veuve Clicquot si sia orientata verso il mercato del Prosecco a causa della sua crescente popolarità. Secondo un recente studio di mercato il Prosecco risulterebbe essere il vino maggiormente scelto per i brindisi in occasioni di matrimoni. Secondo questo studio di Laithwaite’s, che ovviamente vende la sua bella gamma di Prosecco, venduti a prezzi ben più cari di determinati Franciacorta Docg, che in Italia vengono tranquillamente e volgarmente svenduti a 2,99 euro, come ho documentato, oggi un 63% di coppie festeggia il giorno più importante della vita (ma chi ci crede!) brindando a Prosecco contro un 8%, di buongustai, che brinda a Champagne.

Conclusioni a parte sulla triste evoluzione, non solo economica, ma morale ed etica degli inglesi e sul degrado dell’istituto del matrimonio (scommettiamo che larga parte di quei “marriage” andranno rapidamente a ramengo, “benedetti” come sono dal brindisi con un vino del genere?) , e prendendo per buoni gli studi, forse un pochino interessati?, di to Laithwaite’s, secondo la quale le vendite di “Italian fizz” (e questa sarebbe la chiarezza e la competenza degli inglesi? Parlare di “Italian fizz” senza precisare di che ca..o di bollicine si tratti?), sarebbero cresciute del 25% negli ultimi 18 mesi, portando le vendite di Champagne per matrimoni ai livelli del 2013, resta il fatto che questa contiguità sugli scaffali dei supermercati inglesi di quella che il giornalista inglese definisce “an array of yellow/gold/orange labelled Prosecco”, una sfilata di Prosecco dalla furbesca etichetta giallo-arancio, porta a confondere Prosecco con Champagne. Pardon, Veuve Clicquot.

MionettoClicquot

Però, la stessa Maison francese che accetta senza colpo ferire questo strano caso di cose, questa confusione che porta parte del consumatore britannico, quello più pirla, a prendere i Prosechin con etichetta simil Veuve Clicquot per veri Veuve Clicquot (perché escludere che anche nella “perfida Albione” ci possano essere coglioni del genere? Ci sono dappertutto…), non ha esitato a far scrivere una ridicola e vergognosa lettera da parte di un proprio avvocato ad un piccolo produttore artigiano campano, l’ottimo Ciro Picariello sostenendo che l’etichetta del suo Brut contadino poteva essere confusa per l’etichetta di uno Champagne Veuve Clicquot e invitando implicitamente il piccolo produttore, spaventato dalla lettera del legale di tanta potenza, a cambiarla.
La conclusione, la morale, se di morale si può parlare, di questa storia che esprime perfettamente la deriva dei costumi e delle abitudini di consumo in questa merdosa epoca di crisi, non solo economica, la voglio lasciare al collega britannico: “Moral of the story: Ciro should have called their sparkling wine Prosecco and presumably VC wouldn’t have said anything”.

PicarielloClicquot

Ovvero: se Picariello avesse chiamato il proprio spumante Prosecco molto probabilmente Veuve Clicquot non avrebbe avuto nulla da eccepire….

Poteri forti e cane non mangia cane?

canenonmangia

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

9 commenti

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9 commenti

  1. Gugge

    agosto 19, 2015 alle 11:36 pm

    I prosecco che fanno a Vidor danno 4 giri di pista a molti franciacortino di 3a pigiata.

    • Giovanni

      agosto 20, 2015 alle 6:59 pm

      Scusi ma il suo ragionamento non torna: se lei ritiene che i prosecco che fanno a Vidor siano di qualità dovrebbe confrontarli ai Franciacorta di qualità e non a quelli di “3a pigiata” come invece fa. Confrontiamo i prosecco di qualità con i Franciacorta di qualità, e poi i prosecco di “3a pigiata” con i Franciacorta di “3a pigiata”…vincerà sempre la Franciacorta. Sa perchè? Perchè il disciplinare di produzione del Franciacorta tutela la qualità ed è, perlomeno se seguito, garanzia di qualità per il prodotto finale.

  2. Gugge

    agosto 21, 2015 alle 10:07 am

    egr giovanni vi sono tanti di quei Franciacorta brut e saten che dargli di terza spremitura e’ un complimento, per quanto sono amari e sovradosati.

    Trovo il Prosecco, di alcuni produttori di Vidor, nettamente migliori e piu’ piacevoli al palato, con una sapidita’ non raggiungibile in Franciacorta.

    non e’ che prosecco e’ tutta merda e Franciacorta e’ tutta bolla…
    Imho
    Gugge

    • redazione

      agosto 21, 2015 alle 10:28 am

      al mio palato suona meglio sempre e comunque un Franciacorta, a meno che non siano quelli schifosi (in tutti i sensi) da 2,90 euro sullo scaffale o da prezzi poco più alti, piuttosto che un qualsiasi prosechin. Questione di gusto

  3. Giovanni

    agosto 21, 2015 alle 5:44 pm

    Volevo soltanto sottolineare che facendo confronti sarebbe opportuno seguire una logica, confrontando prodotti in qualche modo “similari”, per qualità e per alcune comuni caratteristiche….
    Parliamo di sapidità? Confrontiamo un prosecco di Vidor e un produttore qualsiasi della zona del Monte Orfano. Penso che in questo caso il confronto avrebbe un senso. Sull’esito…de gustibus!

    • redazione

      agosto 21, 2015 alle 5:49 pm

      a mio avviso la degustazione comparativa tra un Prosecco di Vidor e un qualsiasi metodo classico, sia Franciacorta o Trento o Alta Langa, é insensata, provinciale e velleitaria come una degustazione comparativa tra Franciacorta e Champagne. Ovviamente senza alcun riferimento a degustazioni del genere messe in scena, ad esempio allo scorso Vinitaly, quest’anno…

  4. Luca

    agosto 23, 2015 alle 8:08 am

    Secondo me il confronto tra Prosecco e Franciacorta non esiste proprio, in quanto il primo è fatto col metodo Charmat (a parte qualche piccolissima eccezione), il secondo con il metodo classico. Di conseguenza, il confronto sarebbe tra due prodotti non omogenei, un po’ come mele con pere…

  5. Pingback: 2015 Prospects for Loire Vintage – weather figures from Tours + gracie Franco! | Les 5 du Vin

  6. Mahee Ferlini

    aprile 20, 2016 alle 6:07 pm

    Sono dei vini di difficile comparazioni (metodo Charmat/metodo classico). Diciamo che un buon vino rimane sempre un buon vino!

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