Oltrepò Pavese Metodo classico Conte Vistarino 1865 millesimato 2009

Denominazione: Oltrepò Pavese Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8


1865Vistarino

Questo l’Oltrepò Pavese che mi piace!

Qui c’è qualcosa che non mi torna, qui sento puzza (beh, non è difficile con questo caldo atroce che rischia di incendiare fior di boschi), di bruciato. Nel giro di pochi giorni, a me che passo per essere uno dei più tenaci critici dell’Oltrepò Pavese vinicolo (lo critico perché amo quella terra, perché sono convinto da sempre che potrebbe essere la leader assoluta, Valtellina del Nebbiolo di montagna a parte, dei vini di qualità lombardi), mi è capitato di “scontrarmi” con vini oltrepadani e non trovare nulla o quasi nulla da dire. Dapprima sabato, in quella cosa indescrivibile, a metà tra le cosa seria e impegnata e assolutamente da visitare e la kermesse da sagra di paese, da food Gardaland e da Disneyland dell’alimentare, che è Expo 2015, mi è capitato, in un contesto ridicolo che non voglio nemmeno nominare, di condurre, insieme all’amico direttore del Consorzio Emanuele Bottiroli, una degustazione di sei vini oltrepadani.

Avevo qualche perplessità sulla scelta, sulla carta qualche vino non mi entusiasmava, o forse ero condizionato dal fatto di dover parlare in una cornice che non sentivo di certo amica (ma alla quale voglio fare ritorno, per dedicare il tempo che merita alla visita di questo padiglione semplice e suggestivo di un Paese orgoglioso e libero che mi è entrato nel cuore) ma poi quando ho cominciato, dapprima con due “bollicine”, scoprendo che erano niente male, anzi buone e ho continuato imbattendomi in un Riesling renano 2007 da urlo e in una buona Bonarda busciante, in un onestissimo e ben fatto Oltrepò Pavese Rosso 2010 (costo inferiore ai 5 euro) e poi in un Pinot nero che in passato mi aveva fatto inca…volare per la mania dell’affascinante produttrice di esagerare con il legno, ma che ora trovavo succoso, elegante, equilibrato, godibile, ed elegante come lei, mi sono detto, “hai visto Franco, forse cominciano ad imparare, forse ci sarà da divertirsi nei prossimi anni!”.

E, cosa più importante, era stato l’entusiasmo convinto del pubblico, tanti giovani, tanti volti desiderosi di capire, di sapere qualcosa di più, capaci di intuizioni folgoranti e di ingenuità deliziose, a persuadermi che la giornata, a parte qualche piccola cialtroneria di contorno, non era stata spesa male, che era valsa la pena andare fino ad Expo e condurre questa degustazione oltrepadana.

Questo sabato, poi martedì, degustazione già programmata da tempo e più volte spostata causa miei impegni, mi sono recato direttamente in terra oltrepadana, a Torrazza Coste, presso il Centro di ricerca e formazione servizi della vite e del vino, ovvero Riccagioia, dove ha sede il Consorzio tutela vini, e nonostante i 35 gradi all’esterno mi sono sciroppato allegramente una sessantina di vini.

La stragrande maggioranza bollicine metodo classico, poi un’infilata di Bonarda, di Pinot nero e qualche altro rosso, purtroppo con l’assenza, ovvia, dei vini degli ancora dissidenti e transfughi (che volete scommettere presto torneranno?) dal Consorzio del Distretto del vino di qualità, bei nomi come Bruno Verdi, Picchioni, Anteo, Bisi, Cà di Frara, Fiamberti, Manuelina, Piccolo Bacco dei Quaroni, Travaglino, Marchese Adorno, Quaquarini. E altri minori.

E sapete cosa devo dirvi? Che mi sono divertito un sacco e ho trovato parecchi vini che mi hanno convinto. Senza se e senza ma. Trionfatore, prevedibile, dei miei assaggi, quel marchio di riferimento assoluto, quella garanzia di qualità che è ormai Monsupello, ma molte buone notizie mi sono arrivate dai vini di Tenuta Il Bosco, Isimbarda, Berté e Cordini, La Piotta, Cà Tessitori, Ruiz De Cardenas, per citare solo i primi.

E poi, guarda te, sono rimasto colpito da un paio di vini, da uno in particolare, prodotti da una gentildonna dagli occhi belli. Una che basta guardarla, e io l’ho fatto diverse volte in passato, e si rimane (avendo consapevolezza chiara della differenza d’età e di lignaggio, io attempato proletario, lei contessina, felicissimamente sposata) letteralmente scioccati.

OttaviaVistarino

Sto parlando della contessa Ottavia Giorgi di Vistarino, la cui splendida tenuta vanta una storia antichissima, perché fu proprio un suo avo, ovvero il Conte Carlo Giorgi di Vistarino ad impiantare nella seconda metà del 1800, a Rocca de’ Giorgi, diversi ettari di cloni francesi di Pinot Nero, barbatelle che fu il primo ad importare, producendo il primo metodo classico italiano nel lontano 1865.

E il nome della cuvée in oggetto, 95% Pinot nero con un 5% di Chardonnay, Conte Vistarino 1865, rende omaggio all’anno in cui il Conte Carlo Vistarino iniziò a produrre il primo Metodo Classico italiano. La produzione non raggiunge le diecimila bottiglie, da vigne di oltre trent’anni e parte del vino fermenta in barrique. L’affinamento sui lieviti si protrae, inutile dirlo, per 65 mesi.

E fin qui andrebbe tutto bene, se non leggessi nella scheda tecnica che accanto all’enologo Giacomo Barbero opera anche un personaggio di cui non ho alcuna stima e che considero una delle iatture della storia dell’enologia italiana, Beppe Caviola, il winemaker prediletto di quella specie di barolisti che tentarono di uccidere il sacro Barolo, non riuscendoci, noti come “Barolo boys”.

Caviola a parte – chiederò ad Ottavia quale sia stato il suo modesto contributo alla realizzazione del Conte Vistarino 1865 – il vino mi ha convinto in pieno, perché pur essendo un millesimato con lunga permanenza sui lieviti ha perfetto bilanciamento, non è “gnucco” e pesante, come arrivano ad essere non solo molte “bollicine” oltrepadane, ma taluni presuntuosi metodo classico di altra zona vinicola lombarda lungamente lasciati sur lie, ma si fa bere, meglio se a tavola, e magari in un ristorante fantastico come l’Albergo Ristorante Selvatico di Rivanazzano, vicino a Salice Terme, dove martedì ho pranzato splendidamente, gustando il Pinot nero Brumano del mio amico De Cardenas, con grande piacevolezza.

Le mie note di degustazione parlano chiaro: colore paglierino di media intensità, brillante e luminoso, perlage sottile, naso molto agrumato, con pompelmo in evidenza, poi ananas e fiori bianchi e una vena pietrosa. Bocca fresca e viva, con una bella tensione, gusto ben salato, ottimo equilibrio grande piacevolezza con verticalità e sale e finale lungo e teso e ricco di sapore.

Questo, amici miei, l’Oltrepò Pavese che amo!

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org

8 commenti

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8 commenti

  1. silvana

    luglio 15, 2015 alle 9:31 pm

    Capisco poco di questi vini – ammesso che capisca qualcosa di altri vini, ma sono tra quelli che aspettavano il commento di ritorno relativo alla degustazione (ma che orribile parola: non se ne può adottare un sinonimo?)avvenuta a Expo. Come mai questo trasloco? Ed è un trasloco o una prova generale? Mi sembra che entrambi i blog stiano mutando ‘tone of voice’.
    Di vino magari non so molto, ma di ‘tone of voice’ sarei un’esperta …
    Stai forse cercando, come gallinella irrequieta, il luogo perfetto per depositare l’uovo? E che uovo sarà: uovo Parisi?, come quelli che trovavo alle Logge quando Gianni Brunelli, mi raccontava la storia della sua vita? O un uovo a due tuorli …

    • silvana

      luglio 15, 2015 alle 9:35 pm

      Lo aspettavo su Vinoalvino (mi scuso, mi era rimasto nella penna …)

  2. Antonio Achilli

    luglio 15, 2015 alle 9:37 pm

    Carissimo Sig Ziliani vorrei sapere se è possibile cosa le fa pensare che noi “dissidenti “……come lei cia chiamato. ….torneremo presto nel Consorzio ? In attesa di una sua risposta la saluto cordialmente Antonio Achilli. .Quando vorrà sarà sempre il benvenuto in Azienda.

    • redazione

      luglio 15, 2015 alle 11:32 pm

      caro amico, la mia é solo una speranza, espressa a mezza voce. Non ha senso che una parte dei produttori stia nel Consorzio, e una parte, altrettanto rappresentativa, se ne stia fuori. Pensateci, per favore…

    • redazione

      luglio 16, 2015 alle 8:45 am

      Caro Achilli, invio all’attenzione sua e dei suoi colleghi un appello ai dissidenti “distrettuali” del Distretto vini di qualità Oltrepò Pavese http://oltrepòpavese.com/ : ci state ad organizzarmi un incontro con voi dove possa degustare, come ho fatto con quelle delle aziende aderenti al Consorzio, le vostre bollicine metodo classico? Ci state a fare una lunga chiacchierata con me per vedere se troviamo una soluzione giusta nell’interesse esclusivo dell’Oltrepò Pavese e magari si trova il modo giusto di riportarvi nell’alveo del Consorzio?
      Io sono disponibile, e voi?

  3. Nicola

    luglio 22, 2015 alle 2:40 pm

  4. Pingback: Domanda: ma quelli del Distretto del vino di qualità dell’Oltrepò Pavese sanno dire solo di no? | Blog di Vino al Vino

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