Arturo Bersano millesimato 2011 Brut metodo classico Bersano

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
8


Bersano 004

Il ritorno alla grande di una storica azienda vinicola piemontese

Ottime notizie dal Piemonte: una storica casa vinicola è tornata agli antichi splendori! La mitica Bersano di Nizza Monferrato, che nacque negli anni Venti del secolo scorso quando Giuseppe Bersano acquisì dai Conti della Cremosina l’omonima cantina con vigneti, e poi si sviluppò quando il figlio maggiore, il grande Arturo Bersano, nel 1935 lasciò perdere l’attività di avvocato per dedicarsi alla propria azienda agricola e vinicola, dando vita negli anni Sessanta alla Bersano Vigneti, ovvero l’azienda agricola della Bersano vini, è tornata alla grande. Forte di 230 ettari vitati, di uno staff tecnico e manageriale di prim’ordine (le famiglie Massimelli e Soave), di una volontà tenace di ritornare a recitare il ruolo da protagonista che le compete.

La riprova di questo ritorno l’avevo già avuto a maggio ad Alba, nel corso di Nebbiolo Prima, degustando una mirabolante versione del Barolo riserva 2005, da vigne in Serralunga d’Alba, e ne ho avuto folgorante conferma giovedì sera a Milano, grazie ad una verticale di cinque meravigliose annate di Barolo, 2010, 2000, 1996, 1974 e 1958, svoltasi presso la suggestiva Enoteca Duomo 21, ad un tiro di schioppo dalla Mia Bela Madunina, verticale impreziosita dalla presenza di un grande sommelier francese, nonché produttore, Philippe Nusswitz, Meilleur Sommelier de France 1986 che ha riconosciuto la grandezza e l’unicità del Nebbiolo e del Barolo che ne nasce.

Serata splendida che nemmeno la professionalità piuttosto “zoppicante” di una certa sommelière, che dicono essere “un fenomeno”, ma che secondo me dovrebbe tornare all’asilo, che non è riuscita a cogliere il nettissimo sentore di tappo nella prima bottiglia del magnifico 1996 che ci ha tranquillamente servito come se fosse a posto, mentre non lo era (fantastica invece la seconda bottiglia servita su indicazione di uno dei proprietari e mia…), è riuscita a rovinare.

Ma che ci azzecca il Barolo (il Barolo va bene ovunque e comunque, anche a fine giugno, anche con 26 gradi, anche se qualche sommelière non sa cosa sia o non lo capisce… E il Barolo, anche se vecchio, non c’entra nulla nella liqueur di un’Alta Langa serio, e quando lo si usa, é solo per un’ennesima stupida farinettata…) si dirà a questo punto qualcuno con Lemillebolleblog?

Niente paura, non voglio parlarvi qui, lo farò su Vino al vino, di quei fantastici Barolo, ma voglio rimanere nel mondo delle bollicine perché prima della degustazione nebbiolesca ho fatto un felicissimo incontro, una retrouvaille direbbero i francesi, con un altro vino targato Bersano, con un metodo classico che un tempo era un punto di riferimento, tanto che nel 1988 Antonio Piccinardi e Gianni Sassi selezionarono l’allora riserva 1985 nel loro aureo Champagne & Spumanti. 100 champenois, volume di grande formato edito da Mondadori. La cui lettura consiglio alla sommelière, che un po’ di cultura e di storia non fanno mai male…

All’epoca la cuvée era composta da uve Pinot grigio e Pinot nero “allevate nei vigneti delle valli alte dell’Oltrepò Pavese”, ora il Pinot grigio è sparito ed è rimasto il Pinot nero, sempre fornito da storici conferenti oltrepadani, e ci troviamo di fronte ad un Blanc de Noir, ad un metodo classico, affinato 30 mesi sui lieviti, che si chiama ancora, come un tempo, Arturo Bersano.

Bersano 005

La versione 2011, con sboccatura 2014, che ho assaggiato in magnum, ma che dico assaggiato, ne ho gustati tre bicchieri, con il consenso di Philippe Nusswitz, mi ha convinto, anche se, detto con franchezza, l’avrei preferita magari un po’ più secca, con un minore dosaggio di zuccheri, (penso che siamo intorno agli 8 grammi, vero Roberto Morosinotto?) e mi è piaciuta perché il vino è buono, godibile, si fa bere benissimo, e pur essendo di fatto un Oltrepò Pavese non è gnucco, pesante, noioso e monocorde come tanti metodo classico oltrepadani, perché è elegante, ben fatto.

E ha un solo, clamoroso, difetto, si presenta come Talento, ovvero tenendo in vita un’esperienza di denominazione collettiva dei metodo classico che è morta, defunta, in completa putrefazione. Basta visitare il sito Internet dell’Istituto, non aggiornato da illo tempore, per capire, che Talento riposa in pace, amen.

Questo piccolo problemino a parte, il vino (sono curioso di provare presto anche il Rosé) è buono, pulito e giusto, colore paglierino scarico brillante e luminoso, perlage finissimo e continuo, naso molto fine, elegante, fragrante, con note di fiori bianchi, nocciola, pesca bianca, agrumi, crosta di pane, ananas in evidenza, un attacco in bocca vivo e nervoso, di salda energia, uno sviluppo largo e profondo, una buona ricchezza di frutto, acidità ben calibrata, una bella sapidità e un’interessante persistenza, con una piacevolezza davvero notevole.

E brava la Bersano, bentornata sul palcoscenico della qualità, nel posto, in primo piano, che le spetta!

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org

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