Franciacorta Brut non millesimato e Brut millesimato 2011 Vezzoli

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
8

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
8.5


VezzoliBrutsa

Questa è il/la Franciacorta che mi piace!

Dai, lo so benissimo che il Vezzoli, il buon Giuseppe, è un “dannato” milanista (cosa che in Franciacorta, e a livello di Consorzio Franciacorta sembra essere una conditio sine qua non per far parte del Cda…), che le sue idee sulla Franciacorta, intesa come territorio e come denominazione, sono alquanto bizzarre. E che se fosse per lui, se per improbabile volontà dei produttori, che giustamente gli preferiscono altri Personaggi, diventasse presidente del Consorzio, verrebbe limitato l’ambito della Docg ad Erbusco e dintorni e verrebbe esclusa una zona a suo avviso (suo, non mio) di marginale importanza come l’ottima area del Monte Orfano. Mentre il sottoscritto, se per assurdo, impossibile caso, fosse scelto dai produttori franciacortini come presidente escluderebbe semmai Capriolo, la cui vocazione alla produzione di Franciacorta di qualità è tutta da dimostrare (io la vedo meglio come zona da spumanti vsq, magari da mettere sullo scaffale a 9,40 euro…).

Montorfano

Però, anche se il mio coetaneo, classe 1956 come me e come altre persone, Giuseppe Vezzoli è un po’ originale (e Bacco ce lo conservi) e ogni volta che scrivo dei suoi vini, quelli della sua azienda, quelli dei suoi figli targati Sullali oppure quelli, creati con altri soci erbuschesi, a marchio Derbusco Cives, su questo blog si scatena una canea di commentatori privi di senno (zakk e gentaglia del genere), nessuno, salvo gli imbecilli, può negare che sappia il fatto suo. Che sappia usare il cervello, come ha dimostrato con questo intervento (e, mi raccontano voci amiche, con altri fatti nel “segreto” del Cda del Consorzio..) e produca vini che ogni volta che li degusto (anzi, li bevo) mi convincono in pieno. Senza se ne ma. Più di altri di aziende molto blasonate – e blandite, chissà come e perché, dalle varie guide. Più di altri che sullo scaffale hanno prezzi più elevati. Più di altri che quando se ne stappa una bottiglia, questa rischia di rimanere semi piena…

Con i Franciacorta Docg di Giuseppe Vezzoli vini di cui ho scritto ad esempio qui e poi ancora qui, il consumatore che sceglie Franciacorta, che sceglie un territorio, un’identità vinicola e non solo una griffe, può stare sicuro di non prendere “sole”. Può essere certo di bere metodo classico con i controfiocchi, vini che rappresentano al meglio la grandezza di questa zona. Che c’è, nonostante alcune contraddizioni e problemi di crescita, nonostante un ingiustificato provare a mostrare i muscoli a “competitors” ai quali i numeri della Franciacorta, 15-16 milioni di bottiglie, comprese anche quelle, una minoranza, ma esistente, innegabile, che finiscono sugli scaffali a prezzi ridicoli e offensivi, prezzi non da Franciacorta ma da prosechin, fanno il solletico… Numeri che non tarpano le ali alle legittime ambizioni di questa zona vinicola, simbolo del vino di qualità lombardo.
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Queste parole, impegnative, che firmo, sottoscrivo, confermo, per le quali metto la mia faccia, mettendo sul piatto un’esperienza di 25 anni almeno di assaggi delle “bollicine” di questa zona, nascono non dalla simpatia, che non nego, per Vezzoli. O come può pensare qualche perfetto cretino (non mancano, ci sono anche in Franciacorta come altrove) perché Vezzoli mi abbia “comprato”. Magari offrendomi una cena, com’è accaduto lo scorso martedì 9, quando dopo la visita in cantina con degustazione mi ha portato in zona alto Lago d’Iseo, a Vello di Marone, a conoscere l’eccellente cucina di Giorgio Arrighini nel suo accogliente Ristorante ai Frati (che, se vi fidate della mia esperienza e del mio gusto, vi consiglio fortemente di visitare, per i piatti, la scelta dei vini, la personalità del ristoratore, il fascino dell’ambiente).

Giuseppe

Giuseppe Vezzoli è per me un produttore franciacortino esemplare perché alle parole fa seguire i fatti, perché la sua idea di Franciacorta è quella che piace a me. E quella che piace, credo, agli appassionati che vogliono davvero bene alla Franciacorta, che credono che i migliori Franciacorta Docg siano realmente vini dotati di una loro precisa personalità e che per rivendicarla non debbano per forza sostenere di essere l’equivalente italiano di una storica zona vinicola francese. Perché quando lo si dice, o lo si scrive, viene automaticamente messo a nudo un provincialismo di fondo, un’insicurezza drammatica nei propri mezzi. Perché Le Franciacorta et basta!, direbbero, se mai su un giornale prestigioso come Le Monde decidesse di dedicare un articolo alla zona vinicola bresciana, i francesi. Che quanto ad orgoglio, grandeur viticole, consapevolezza nei propri mezzi fanno tuttora scuola al mondo intero…

E quindi, se la prendano pure i provocatori in servizio permanente effettivo e che vadano tranquillamente dove li mandava un cantante toscano in una nota canzone, eccomi nuovamente a scrivere bene, come si merita, dei Franciacorta di Vezzoli (prodotti insieme a sua moglie e ai suoi figli Jessica e Dario) partendo dal Brut base non millesimato, da uve del 2011, con sboccatura marzo 2015, prodotto, come tutti gli altri vini di Vezzoli, come ricorda in questo articolo Angelo Peretti, con “il metodo che prevede che per il dosaggio del vino non si aggiunga vino, ma mosto. Solo uva, nient’altro che uva”. Un Brut con un dosaggio di zuccheri contenuto in 3-4 grammi litro massimo, colore paglierino oro brillante, perlage sottile e fine, naso fresco e incisivo, intensamente agrumato, che mi ha colpito per la sua integrità, per i profumi nitidi, fragranti, di ananas, agrumi, fiori bianchi, nocciola, un gusto vivo, succoso, di bella immediatezza e vivacità, ricco di sale, equilibrato, bella coda lunga e viva.

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E voglio proseguire, rinviandovi per altri vini che ho assaggiato e trovato assolutamente di mio gusto, ad un altro articolo, con il Brut millesimato 2011, tiraggio dell’aprile 2012, sboccatura del gennaio 2015, che dovrete attendere però sino ad ottobre-novembre, quando andrà in commercio, ma che già ora mi sembra formidabile, colore paglierino di media intensità brillante, pieno di riflessi, vivo, perlage fine e continuo, naso incisivo, fine, salato decisamente minerale, anche questo sorprendente per integrità e purezza, tutto giocato su toni bianchi, ananas, agrumi, fiori bianchi, pesca bianca, mandorla e pietra e sale, pieno di energia al gusto, scattante, con bolla croccante e non aggressiva, acidità presente e ben bilanciata, grande nerbo, coda lunga, piacevolezza a volontà.

Millesimato2011

Uno di quei Franciacorta, come il Dosaggio Zero 2010, l’Extra Brut 2009, il fantastico Vendemmia Zero Pas Dosé (sono solo 4000 bottiglie, una cuvée di tre annate, 2007, 2008 e 2009, vi suggerisco di non perdervelo) di cui vorrei fosse piena la Franciacorta. E bravo l’erbuschese del 1956 Giuseppe Vezzoli!

lefranciacorta

p.s.

Mi dicono che Le Monde, o per l’esattezza il suo supplemento “Le Monde des vins” di domenica 14 giugno abbia effettivamente pubblicato un articolo, a firma Philippe Ridet, dal titolo “Le franciacorta et basta!”, dedicato alla Franciacorta ed in particolare ad una delle sue aziende più note, quella guidata dall’attuale Presidente del Consorzio. Nell’intervista il Presidente e patron della “maison du bois”, osserva testualmente: “le champagne et le franciacorta n’ont rien à voir. Nous avons 250 ans d’histoire de moins que vous. Mais nous n’avons pas pour autant moins de dignité“.

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E bravo Maurizio Zanella, difensore dell’orgoglio franciacortino, uno che non accetterebbe mai di fare un confronto tra i Franciacorta prodotti dal Consorzio di cui sarà presidente fino al termine di Expo 2015, e quegli Champagne, che lui adora e studia, con i quali, dice, i Franciacorta non hanno nulla in comune. Bravo, Monsieur le Président!

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

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