Neblù Rosé Brut metodo classico Les Crêtes

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Prëmetta
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
8.5


etichettaNeblu

Bollicine di montagna, la finezza ci guadagna! Miracoli della Prëmetta

E’ un’autentica chicca, un vino unico ed inimitabile quello che voglio presentarvi oggi, un Brut rosé metodo classico VSQ (c’è vitalità e spesso tanta qualità anche al di fuori delle denominazioni, soprattutto di quelle più pretenziose…), che viene, ma basta portarlo al naso per capirne subito la provenienza, anche senza essere o atteggiarsi a fenomeni della sommellerie…, dalla montagna. Da uno dei posti più belli d’Italia, uno di quelli che per tanti motivi e tanti ricordi, indelebili, più mi stanno nel core, uno di quelli che regalano vini assolutamente identitari e irripetibili altrove, ovvero la Vallée d’Aoste.

In questa terra bellissima, patria di varietà autoctone uniche (o dall’origine in comune con le terre oltre frontiera) come il Fumin, la Petite Arvine, il Prié blanc, il Cornalin, il Petit rouge, il Mayolet, il Vien de Nus, è nata nel 1989 ad Aymavilles, sede anche di una delle sei attive cantine sociali valdostane, l’azienda vitivinicola Les Crêtes creata dal fraterno amico Costantino Charrère ed è oggi gestita dalla sua famiglia che, proprietaria di uno storico mulino ad acqua del ’700 e delle antiche cantine di Via Moulins, si occupa, da cinque generazioni, di produzioni agroalimentari di alta qualità.

Il mio incontro con Costantino, uno degli uomini più eleganti che abbia conosciuto, un vero signore dal fisico da ex maestro di sci e da atleta, insuperato past president della Fivi, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, risale proprio in quegli anni, per merito di un comune, straordinario amico di cui a fine giugno ricorrono, come volano gli anni!, i cinque anni dalla prematura scomparsa. Parlo di un uomo cui ho voluto bene come a poche altre persone al mondo e che è stato un fratello maggiore per me, Gianni Bortolotti e che mi manca, ci manca, tanto.

Bortolotti-fotoGiuliani

Ricordo che “il Bortolo” mi portò da Costantino non solo per salutarlo, ma con un preciso intento, criticare l’amico vigneron, che già tante emozioni ci aveva regalato con le antiche edizioni del suo mitico Vin de la Sabla, perché aveva piantato un sacco di ettari di Chardonnay in una terra che lui, ed io, avremmo voluto consacrata unicamente alle varietà autoctone.
CharrereIo-Fermariello

La storia dimostrò poi che Gianni ed io avemmo clamorosamente torto e che Costantino (qui sopra con chi scrive, nella splendida foto di Mauro Fermariello) aveva visto giusto, regalandoci con lo Chardonnay Printannier e con la Cuvée Bois, alcune delle più esaltanti interpretazioni di questo vitigno supremo d’Italia tutta. Poi Les Crêtes sono cresciute, a Costantino e alla sua bellissima moglie si sono affiancate le figlie e oggi questa realtà vitivinicola esemplare comprende 25 ettari posti lungo l’asse orografico della Dora Baltea nei comuni di Saint Pierre, Aymavilles, Gressan, Sarre, Aosta e Saint Christophe, per una produzione annua complessiva intorno alle 230.000 bottiglie, con la parte di vigneti più ampia che si sviluppa “nella zona “Les Crêtes” di Aymavilles, dove la panoramica collina del Côteau la Tour offre la sua torre medievale, abitata sino al secolo scorso da un eremita del villaggio, oggi simbolo dell’azienda. Essa è ben visibile alla sinistra dell’uscita del casello Aosta ovest, arrivando da Torino”.

Gli Charrère si dilettano, con meritato successo, sia con varietà autoctone (Petit Rouge, Fumin, Petite Arvine, Gros Rouge, Cornalin, Mayolet, Prëmetta) che internazionali (Pinot Noir, Chardonnay, Syrah) e anche se le varietà “forestiere” danno ottimi risultati è sui cépage du terroir che si ottengono a mio avviso i vini più straordinari.

PremettaCretes

Da qualche anno, mi ricordo le discussioni a proposito con Gianni B., il suo moderato entusiasmo (lui era, se possibile, più critico e tranchant, scettico e feroce e “rompi…” del sottoscritto), Costantino si è impegnato particolarmente su una varietà autoctona a bacca rossa veramente unica, Prëmetta, a proposito della quale riporto le parole che compaiono sul sito Internet di Les Crêtes: “ceppo autoctono valdostano della famiglia dei “Prié”, è coltivato in Valle d’Aosta, da tempo immemorabile, nella varietà “Prié Rouge”, vinificata in rosso. Nel 2.005, la nostra azienda, avviando una sperimentazione, in collaborazione con l’Institut Agricole Régional di Aosta, ha incominciato a vinificarne le uve in V.S.Q. metodo classico, con interessanti risultati. Gli esiti della spumantizzazione offrono un prodotto particolare ed unico nel genere, stimolandoci a proseguire nella strada della ricerca intrapresa”.

Da questa varietà, allevata da 500 a 650 metri di altezza su terreno morenico, sciolto, sabbioso, in pendenza, con esposizione a sud, nord, est e ovest, un mezzo ettaro di vigna allevata a Guyot, con 7500 piedi per ettaro, filari a ritocchino, resa di 10.000 Kg/Ha, vinificazione con macerazione a freddo e fermentazione a temperatura controllata (18- 20 °C. ). Spumantizzazione secondo metodo classico con permanenza di 10 mesi “sur Lies”.

E a questo punto devo dire una verità. Le primissime prove furono di vinificazione in purezza della Prëmetta, poi l’acidità tagliente ed il carattere particolarissimo del vino ottenuto, tale da renderlo agréable solo a Costantino, me (che quanto ad acidità non scherzo) e alla buonanima del Bortolotti, indussero la Maison di Aymavilles ad apportare una “correzione” in corsa, ovvero a pensare il vino Neblù con una parte, consistente, anche di Pinot nero. E dall’annata 2015 la cuvée sarà la seguente: Prëmetta 40%, Pinot nero 50%, Chardonnay 10%. Con una permanenza sui lieviti portata a 24 mesi.

CretesNeblu

Io, in attesa di questa nuova composizione della cuvée e non sapendo né leggere né scrivere, mi sono accontentato – trovando complicità nella mia Lei, cui ho proposto il vino senza dirle nulla, né da quale zona venisse, né con quali uve fosse prodotto – di gustare la versione del Neblù metodo classico Rosé con sboccatura 2013, trovando un vino (che già ricordavo buono e intrigante) di sorprendente qualità.

Colore rosa appassita, rosa antica, melograno scarico, perlage finissimo, ruscelleggiante (un torrente di montagna ovviamente) e inarrestabile nel bicchiere, e un naso freschissimo, che è mineralità, sale, pietra, freschezza purissima, aria di neve, e poi apre ad agrumi come pompelmo, pesca bianca, ananas, un tocco di ribes e lampone, a fiori di alti pascoli, bucaneve, con una leggera vena salmastra e ostricosa che richiama – è Lei che lo dice e potete crederle, il maestoso Granchio Reale o King Crab o granchio di Kamtchatka, di provenienza dalla penisola Russa della Kamchatka, ovvero il più maestoso fra i granchi che popolano i mari freddi. E poi sfumature che richiamano il muschio di bosco.

E che meraviglia, che rivelazione, che folgorazione (così ancora Lei) il primo sorso, con quel carattere secchissimo, profondo, salato, essenziale minerale, quell’andamento scattante e pieno di energia, quel gusto affilato e persistente, lungo e salato, una sorta di pietra, con attorno striature di ribes e mirtillo, una vena di mandorla sotto sale, e quella persistenza infinita, con una salivazione continua, un continuo riequilibrarsi del palato e un perentorio richiamare altro vino.

conchigliame

Abbinamenti d’obbligo, oltre che al già citato granchio di Kamtchatka, a ostriche, salmone, crostacei, trote di torrente e, l’idea è mia, al meraviglioso Lardo di Arnad. Soprattutto quello del Salumificio Maison Bertolin di Arnad, reso grande da un altro amico del cuore, Rinaldo, che forse in cielo, insieme a Gianni Bortolotti, brinda alla grandezza di Costantino e alla nostra antica, eterna amicizia…

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org

 

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