La Franciacorta a Expo 2015: un produttore franciacortino ci racconta

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Giorgio Vezzoli delle Quattro Terre inviato speciale per Lemillebolleblog 

Io all’Expo, dove non ho ancora messo piede, e non so se prima della sua chiusura qualcuno o qualcosa (magari lo Spirito Santo) mi convincerà ad andarci, però prendo atto che tantissime persone ci vanno per mille motivi. Alcuni dopo esserci stati ne tornano folgorati, altri delusi, altri con un misto dei due sentimenti. Prendo atto che Expo è qualcosa che sta facendo discutere e che lascerà, nel bene o nel male, un segno in questo anno difficile e cruciale e di svolta che è il 2015.

Anche il mondo del vino è presente ad Expo e preferisco sospendere, mi sforzo di essere oggettivo e anglosassone, ogni commento. Tra le zone vinicole più presenti è una zona vinicola che notoriamente nel cor mi sta come sanno tutti, anche coloro che magari mi accusano, sbagliando di grosso, di essere diventato un “anti-franciacortino”, come se un Franco Ziliani lo possa mai essere senza rinnegare se stesso e la propria storia. E tanti ricordi bellissimi che fanno parte della mia vita di cronista enoico di lungo corso e di uomo.
Franciacortalogo_EXPO
La Franciacorta, il Consorzio Franciacorta, il da me talvolta discusso Cda del Consorzio, del quale pure fanno parte, oltre a persone che ormai mi vedono come la sabbia negli occhi, amici e persone che mi stimano, hanno investito molto, anche economicamente, come immagine, su Expo. E la presidiano. E a turno tanti produttori vanno a visitarla. Magari anche per andare a vedere se l’ingente investimento fatto valesse la pena.

Uno dei produttori che è stato nei giorni scorsi ad Expo è una persona che non conosco personalmente, nella cui cantina non ho ancora messo piede, ma i cui Franciacorta apprezzo convintamente, tanto che ne ho scritto due volte su questo blog, del Satèn qui, e del Dosaggio Zero 2009 qui. Parlo di Giorgio Vezzoli della cantina Quattro Terre di Corte Franca la cui presenza a Expo ho intercettato via Twitter (un posto dove la mia Musa, che non si sa se esista o meno, mi dice che sono presente per tentare di “cuccare”, ma che invece presidio per curiosità e perché a volte si intrecciano delle discussioni interessanti e perché esterno le mie idee di cittadino italiano un po’ “incazzato”), qualche giorno fa.

QuattroTerreDosaggioZero

Ed è così nata, al volo, l’idea di proporgli di scrivere le sue impressioni sulla visita ad Expo per questo blog. Vezzoli ha simpaticamente accettato, ed ecco le sue riflessioni, molto interessanti, vivaci, ben scritte. Con un acume e un senso critico tali che mi rammarico che personaggi come Giorgio Vezzoli non abbiano trovato posto nel Cda del Consorzio.

Io magari resto ancora della mia idea su Expo, ma qualche incrinatura alla mia monolitica contrarietà le parole di questo bravo franciacortino le sta provocando… Buona lettura e grazie Giorgio!

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Gentile Sig. Ziliani, fedele alla promessa fattale, senza alcuna ambizione cronistica e con un discreto ritardo, le scrivo le mie personali impressioni al termine delle poche ore passate a EXPO la scorsa settimana.

Premetto che, al di là dell’orgoglio legato all’investitura del Franciacorta come Official Sparkling Wine di EXPO 2015, negli scorsi mesi ho avuto più di un dubbio relativo all’evento in sé. Mi sembrava che tutto fosse troppo gonfiato, troppo finto, troppo in ritardo. E in effetti la mia personale percezione, anche dopo aver visitato la manifestazione, su questi tre punti non è poi variata in maniera così sensibile. Un po’ gonfiato e un po’ finto forse era inevitabile che lo fosse. Sul ritardo (a parte il padiglione della Lombardia, ancora in fase di rifinitura, e qualche altro dettaglio qui e là) è invece meglio di quanto temessi, ma probabilmente questo è dovuto alla diabolicità con cui l’ente organizzatore ha introdotto all’ultimo momento la variabile “operai Bresciani e Bergamaschi” per recuperare il tempo perduto in mesi di cincischiamenti.

Arrivo agli ingressi all’orario di apertura. Solite code e soliti controlli terminati i quali decido di dedicare la prima ora e mezza alla visita dei padiglioni dei vari paesi.

Un volta entrati è difficile non farsi coinvolgere dal fascino della situazione. Come quando si guarda un film di fantascienza e dopo alcuni minuti non si presta più attenzione alle incongruenze logiche e alle leggi fisiche violate. Si abbassano le difese, si abbassa il livello di dubbiosità e ci si lascia sostanzialmente trascinare. L’impressione quindi è quella di essere in un enorme parco tematico dove il tema è l’alimentazione. Un parco che tenta di rappresentare il mondo intero anche attraverso architetture talvolta di una bellezza devastante. All’interno dei padiglioni, invece, il tipo di esperienza è abbastanza variabile: c’è chi propone la scontata sequenza di video promo-esplicativi che ci illustrano come il paese in questione sia il migliore del globo terracqueo dal punto di vista agricolo con tanto di sperticato elogio a Sua Maestà per le sue innovazioni agricole (fa niente se le organizzazioni per i diritti umani ci dicono che è un criminale) e c’è per fortuna anche chi ha avuto la felice idea di proporre un percorso interattivo/esperienziale per mostrarci la propria offerta in termini di alimenti. Inutile dire che le code per questi ultimi padiglioni sono molto toste, e per molto toste intendo oltre i 60 minuti, specialmente nel fine settimana.

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Ma veniamo alla ragione della mia visita

Il Consorzio Franciacorta, insieme al titolo di Sparkling Wine ufficiale, ha in concessione un spazio nel quale è stato a tempo di record costruito un Winebar dove i vini di tutti i consorziati aderenti, a rotazione, vengono messi in mescita con una frequenza giustamente correlata alla dimensione del consorziato. Oggi è il turno di uno dei miei vini, per l’esattezza il Dosaggio Zero Millesimato del quale lei aveva avuto modo di parlare tempo fa sul suo blog, e sono curioso di vedere il contesto nel quale viene servito.

Sono circa le undici e trenta quando arrivo nello spazio Franciacorta.

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La posizione del Winebar è a dir poco clamorosa, circa a metà del Decumano. Impossibile non notarlo, impossibile per un visitatore non passarci di fronte almeno cinque/sei volte durante una giornata a EXPO. Impossibile poi non apprezzare il fatto che si tratti di uno spazio commerciale (forse l’unico affacciato sul Decumano) che propone un’offerta enogastronomica di alto livello in un’atmosfera rilassata. Con un solo passo, dal fiume di persone che scorre lungo il Decumano, ci si sposta tra le viti e sotto il pergolato. E si respira. Ci si può sedere e magari ordinare un bicchiere di Franciacorta (ce ne sono sempre cinque tipologie in mescita). Per uno come me, che odia la ressa e le code, è un momento di vero sollievo. Riassumendo: ottima offerta enogastronomica, ambiente curato e rilassante, visibilità eccezionale.
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E’ quindi inevitabile che già poco prima di mezzogiorno il flusso all’interno dello spazio Franciacorta diventi importante. I ragazzi addetti alla mescita hanno un bel da fare mentre i clienti si alternano, chi in piedi al bancone, chi seduto a uno dei lunghi tavoli in legno chiaro sotto il pergolato.

Ordino un bicchiere di Franciacorta e scambio due parole con una coppia di ragazzi canadesi che contrariamente alle mia aspettative conosce i vini del nostro territorio ed è piacevolmente colpita dal fatto di poterli assaggiare senza dover uscire lungo il perimetro di EXPO o farsi mezzora di coda per entrare in un padiglione. Non posso che essere d’accordo. Entrambi stanno bevendo il Rosé di un’altra delle aziende in mescita oggi. Entrambi ne sono piacevolmente colpiti. Consultano la mappa e pianificano la loro prossima tappa, mi salutano e se ne vanno.
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Si sono fatte le 13 e io ho una certa fame. Mi siedo e ordino qualcosa da mangiare insieme a un bicchiere di Dosaggio Zero. Sono stato a lungo scettico nei confronti del ruolo del Franciacorta all’interno di EXPO e devo umilmente ammettere che mi sbagliavo. Preciso, ancora non sono convinto fino in fondo che averlo come unico vino servito alle delegazioni internazionali in arrivo possa tradursi, almeno per la mia realtà, in un generatore di opportunità.
Mi devo invece totalmente ricredere su come il titolo di Sparkling Wine ufficiale, oggettivizzato in un punto fisico al centro della manifestazione, sia invece straordinariamente qualificante per i nostri vini, per il territorio e per le singole aziende. Il visitatore, anche quello più distratto, non può non imbattersi con lo sguardo in quell’edificio rosso amaranto con la F merlata. Se ragionassimo esclusivamente in termini di esposizione e di riconoscibilità (quella che i tecnici chiamano brand awareness) ci sarebbe già da essere soddisfatti ma c’è in realtà molto altro che EXPO può portare nei prossimi mesi, in particolare, mi auguro, in termini di incoming dei visitatori direttamente in Franciacorta. Staremo a vedere.

Devo comunque levarmi il cappello di fronte al lavoro fatto dal Consorzio, certamente reso possibile dallo sforzo economico dei suoi soci, dal punto di vista della promozione e della comunicazione, negli anni di presidenza di Maurizio Zanella.
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Nel frattempo arriva la mia ordinazione. Fotografo il piatto e il bicchiere con la prospettiva di pubblicare il tutto sui social tra poco. Mentre mangio scambio due parole con una signora di Venezia seduta accanto a me. Ha ordinato il mio vino e mi dice che conosce la mia cantina (segue mio stupore fino a quando non riusciamo a risalire al ristorante nel quale l’ha bevuto). La invito a venirmi a trovare in azienda la prossima volta che passa in zona.

Sono quasi le 14 quando mi alzo. Lungo il decumano la densità di visitatori è più che raddoppiata ma si cammina comunque abbastanza agevolmente. Vorrei visitare qualche altro padiglione ma tutte le code si sono moltiplicate. A occhio ci varrà almeno mezzora per accedere al padiglione degli Stati Uniti; quello del Giappone espone addirittura un drammatico cartello “Tempo di attesa: 1 ora e 30 minuti”; quello del Brasile ha una fila che praticamente lo circonda.

Decido di andarmene. Il sabato è chiaramente un giorno straordinario per avere il proprio vino in mescita ma è il giorno peggiore per visitare la manifestazione.

Tornerò. Sicuramente non in un giorno del fine settimana.

Prima di uscire mi ricordo della foto scattata al Winebar e la posto su Twitter. Lei la vede, legge il tweet, mi risponde che sarebbe interessato ad avere le mie impressioni sulla giornata ed eccomi qui, qualche giorno dopo, a scriverle.

FranciacortaExpo

La saluto Signor Ziliani. Spero di non essere risultato noioso. So bene della sua quasi repulsione per l’evento in sé. Nessuna pretesa quindi né di farle cambiare idea né di incuriosirla. Le mie sono solo le impressioni di chi, arrivato ai cancelli d’ingresso con molte perplessità, è uscito dalla manifestazione con la voglia di tornarci.

Non appena si trova in zona passi a trovarmi in cantina. Sarà il benvenuto. Alla fine mi risulta sempre abbastanza imbarazzante dialogare virtualmente con chi non conosco di persona.

Buon lavoro e a presto. Con stima.

Giorgio Vezzoli

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

9 commenti

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9 commenti

  1. stefania

    maggio 30, 2015 alle 10:23 pm

    La domanda resta: il gioco (cioè l’enorme investimento) vale la candela?

    • redazione

      maggio 31, 2015 alle 10:34 am

      scusi Stefania, aspetti che ci penso… Ha gentilmente una domanda di riserva? 🙂

  2. alessandro

    maggio 31, 2015 alle 6:41 pm

    Nutrire il pianeta, energia per la vita…… già.

  3. Giancarlo

    giugno 1, 2015 alle 1:11 pm

    leggo solo ora questo post e voglio innanzitutto complimentarmi con Giorgio Vezzoli per la brillantezza e la simpatia del suo reportage, scritto in maniera molto brillante e spiritosa.
    E poi un bravo a Ziliani che sebbene sia dichiaratamente anti-Expo (un giorno poi magari ci spiegherà perché) ha ospitato un contributo a favore della rassegna universale scritto da un produttore franciacortino.
    Questo è il giornalismo che mi piace e spero che questo blog continui nel suo percorso vivace di informazione utile, di notizie, commenti, sempre indipendenti e autorevoli.
    Perché lei sarà anche un rompi.. ma è sempre una bella penna Ziliani, e uno sulla cui indipendenza di giudizio possiamo essere (abbastanza 🙂 ) sicuri

    • alessandro

      giugno 2, 2015 alle 12:14 am

      Mi scusi, Giancarlo, ma non trovo niente di esaltante nel reportage di una operazione commerciale nel contesto Expo. Al contrario, mi sembra che se lo scopo è quello di vendere bottiglie di vino, bastava Vinitaly. Expo non è – non dovrebbe essere – una fiera di prodotti, un mercato, una maxi sagra con angoli più eleganti rispetto ad altri. Ripeto il tema: nutrire il pianeta, energia per la vita. Con tutto il rispetto per il Franciacorta e i suoi produttori, se si pensa di nutrire il pianeta a colpi di calici di Franciacorta siamo messi malissimo. Il discorso non è solo per il Franciacorta: mi pare che tutta l’esibizione sia per scopi commerciali quindi non se ne vede assolutamente il senso. Almeno si chiamasse con un altro tipo di banalità esempio “biodiversità nella globalizzazione” ci sarebeb da farsi venire conati mentali ma avrebbe un senso maggiore. Expo finirà e saremo ancora a chiderci come si fa a nutrire il pianeta e a dare energia alla vita con le mele della Svizzera e uno spiedo di caimano.

  4. Giancarlo

    giugno 2, 2015 alle 11:22 am

    Alessandro, lei riesce ad essere più disfattista e anti-expo di Ziliani!
    Trovo molto valide le sue osservazioni quando dice: “se lo scopo è quello di vendere bottiglie di vino, bastava Vinitaly. Expo non è – non dovrebbe essere – una fiera di prodotti, un mercato, una maxi sagra con angoli più eleganti rispetto ad altri”.
    Expo avrebbe dovuto essere un’altra e più nobile cosa di quella che Ziliani ha chiamato Vinitaly Vanity Fair, ma mi sa che per qualcuno si sta rivelando una vetrina sfolgorante pagata con i soldi degli associati…
    Ma queste sono cattiverie e non vorrei mettere in difficoltà Ziliani e farlo apparire, agli occhi di chi è in malafede, ancora più “anti-franciacortino” di quanto in realtà NON sia.
    Quanto all’intervento del produttore, mi dia ascolta, lo rilegga, è pieno di senso critico e meno trionfalistico di quanto possa apparire superficialmente

  5. alessandro

    giugno 2, 2015 alle 11:52 pm

    Sono sicuramente più anti Expo di Ziliani… anzi: si figuri che sono anche anti Vinitaly! 🙂

  6. Pingback: Ma che c’azzecca l’Assemblea nazionale del PD con le tematiche del food oggetto dell’Expo? | Blog di Vino al Vino

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