Franciacorta Vintage Collection Dosage Zéro Noir 2005 Cà del Bosco

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero
Fascia di prezzo: più di 50 €

Giudizio:
10


DosageZeroNoir1

Complessità e alta progettualità per una bollicina “intellettuale” come poche

Ricordo bene, sono passati solo otto mesi, ma é come se fosse trascorsa una vita intera e nella mia testa fossero avvenute mille trasformazioni, o meglio nuove consapevolezze e scelte, perché nella vita arriva il momento in cui si aprono gli occhi e cadono le illusioni, la prima volta che degustai, ma che dico, bevvi golosamente e gioiosamente, questo vino.

Lo ricordo bene non solo perché il giorno dopo, 15 ottobre, sarei partito per un’indimenticabile tre giorni in Champagne, ma perché la presentazione di questo vino d’eccezione, meglio un Franciacorta d’eccezione, un Franciacorta riserva, (che non chiamerò cuvée de prestige perché non sono un provinciale e perché io non amo fare confusioni tra la Champagne e qualsiasi altra zona vinicola italiana e mondiale), fu un evento memorabile.
Con tanto di visite al vigneto in elicottero, spuntino sfizioso con vista lago, pranzo “griffato” in cantina con tripudio di tartufi e tanta allegria e in ognuno degli invitati quell’inconfessabile soddisfazione per aver fatto parte e contribuito anche noi, con la nostra modesta e trascurabile presenza, a quello che chi l’aveva organizzato voleva fortemente fosse un evento.

elicotteroCàdelBosco

Fu la classica “presentazione spettacolo”, fatta senza risparmio di energie e di pecunia, in stile Cà del Bosco, perché è di uno speciale millesimato della maison regina della Franciacorta tutta che sto per parlarvi, dove, evento nell’evento, era il ritorno della casa erbuschese ad uno stile di vino, tutto particolare, di cui era stata fatta una fiammeggiante e memorabile prova molti anni addietro, con un Blanc de Noir, credo portasse il millesimo 1980, commercializzato nel 1998, letteralmente da paura, tanto era buono.

BrutPinotnero1980

Ed inedito, a quei livelli qualitativi stellari, per gli scenari italiani, dove ad esempio una Maison direttamente concorrente, come griffe, della Cà del Bosco, la Ferrari di Trento, a questa tipologia rischiosa e impegnativa si sarebbe avvicinata solo molti anni dopo, con il Trento Doc Perlé Noir, ma non con gli stessi esiti trionfali dello Chardonnay di montagna celebrato come Giulio Ferrari Riserva del Fondatore.

MitorajCàdelBosco

E così lo scorso 14 ottobre eccoci, io ci ero già stato anni prima con il proprietario, ma in jeep, su alla Vigna Belvedere, a 466 metri di altezza, alta sul Lago d’Iseo, uno spettacolo di assoluta bellezza, con le vigne coltivate come giardini ed uno scenario luxe calme et volupté, mancavano solo le statue del grande scultore polacco Igor Mitoraj che fanno bella mostra di sé a poca distanza dalla pista per elicotteri davanti alla cantina ad Erbusco, a toccare con mano, ad ammirare il terroir dove era nato quel vino speciale.

MaurizioZanellaCdb

Un Franciacorta frutto della perizia tecnica di quello che oggi, insieme a Mattia Vezzola proprietario della Costaripa di Moniga sul Garda, è il più grande chef de cave della Franciacorta, Stefano Capelli, e dell’ambiziosa tenacia del deus ex machina di Cà del Bosco, che nonostante i propri molteplici impegni internazionali, dove va “in giro a cercare di vendere a trenta dollari. A dire “questa bottiglia è italiana e costa come Moët & Chandon”, e gli impegni istituzionali come presidente del Consorzio della zona spumantica bresciana, riesce a dedicare ancora tanto tempo ed energie alla sua creatura.

StefanoCapelli

E produrre vini – Cuvée Prestige a parte, di cui rispetto le logiche commerciali ma non mi fa impazzire di certo e non sceglierei mai al ristorante stellato o in un wine bar per fare la figura di quello che sa scegliere il brand ed il prodotto à la page, cult e modaiolo – che reputo, l’ho scritto tante volte in trentun anni che bazzico questa cantina e pensavo di conoscere bene il suo “Maradona”, straordinari esempi di genialità e inventività enoica italiana ed europea, prima che franciacortina.

Bando alle digressioni personali, e ai ricordi (e ai rimpianti) che lasciano il tempo che trovano e non fregano più di tanto alla gente: cos’ha di tanto speciale questo Vintage Collection Dosage Zéro Noir che Cà del Bosco ha iniziato a commercializzare a fine 2014 con un’infilata di tre millesimi, 2005, 2004 e 2001?
CàdelBosco-logo

Direi innanzitutto l’essere nata in un posto speciale, quel vigneto Belvedere dove tanti anni fa si fecero sperimentazioni viticole con un’uva bianca locale, l’Erbamatt, vigneto che fu origine di un bianco stranissimo ma niente male come l’Elfo (prodotto se ricordo bene in 4 versioni diverse, con presenza o meno di Sauvignon), un vigneto i cui suoli hanno un’origine geologica tutta particolare, perché solo una parte della tenuta, quella situata a nord est, “fu toccata dal ghiacciaio. Al suo ritiro, i connotati di questo suolo subirono un cambiamento profondo che ne determino una nuova tipicità. Su questo versante, infatti, rimasero i detriti rilasciati dai ghiacci: sassi tondeggianti divenuti caratteristici di questo territorio”. E questa situazione geologica si concretizza in un suolo morenico, adatto al conseguimento di maturazioni più spinte e un suolo autoctono, più profondo e a matrice argillosa, favorevole alla conservazione dell’acidità e allo sviluppo di aromi più fini e floreali”.

Su questo terreno speciale, 4,5 ettari di vigna, nel 1991 furono messi a dimora Chardonnay e Pinot nero e da quest’uva croce e delizia, da cloni poco produttivi, nasce il Blanc de Noir denominato Dosage Zéro Noir, da uve situate nella parte di vigna meglio esposta a sud e riparata dai venti freddi e dotata del migliore potenziale di maturazione. Oggi la conduzione di questo vigneto segue il protocollo biologico.

DosageZeroNoir-foto

E poi la specialità di questo Blanc de Noir denominato Dosage Zéro Noir a parte le modalità di lavoro in cantina e di affinamento – sul sito Internet aziendale vi potete leggere la minuziosa scheda tecnica – è dato dalla lunghissima permanenza sui lieviti delle tre annate commercializzate (ad un prezzo quasi da mutuo, ma credo che siano soldi, tanti, ben spesi, molto di più dei 4,25 euro o dei 6,90 richiesti per taluni Franciacorta “da battaglia dei poveri”), che sono 8 anni e 6 mesi per il 2005, 9 anni e sei mesi per il 2004, 12 anni e sei mesi per il 2001. Il duo Capelli-Zanella ritiene che “per raggiungere la sua massima espressione qualitativa e sviluppare il caratteristico profilo aromatico al Dosage Zéro Noir servono almeno 8 anni di affinamento. Un Franciacorta nobilitato dalla classificazione “Riserva” “.

E inoltre “per conferire più longevità a questo Franciacorta, ed evitare shock ossidativi e aggiunte di solfiti, il dégorgement avviene in assenza di ossigeno, utilizzando un sistema unico al mondo, ideato e brevettato da Ca’ del Bosco. Questa tecnica rende i nostri Franciacorta più puri e più gradevoli. Affinchè questo “blanc de noir” possa esprimersi con grande personalità e trasmettere la tipicità del terroir da cui è nato, abbiamo scelto di non aggiungere alcuna liqueur alla sboccatura, quindi di non dosare il vino. Ogni bottiglia confezionata viene marcata in modo univoco, per garantirne la tracciabilità”.
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E così un sabato sera, il 23, di fine maggio, la mia Musa ed io abbiamo deciso di non bere il solito Champagne, che pure tanto ci piace e quando ne stappiamo una bottiglia non succede mai e poi mai che ne resti qualche goccia in bottiglia.., ma di sacrificare l’esemplare n°53 (il lotto lo potete vedere nella foto della retroetichetta) del più giovane del trio di Dosage Zéro Noir (il 2004 l’avevamo già “seccato” un paio di mesi fa in compagnia della giovane e bella redattrice del Cucchiaio d’argento e del suo compagno), il 2005.

RetroetichettaNoirDosageZéro

Questo dopo aver testato, molto positivamente, e aver apprezzato alla grande un altro Franciacorta, un Brut Nature 2011 con sboccatura gennaio 2015, di cui vi parlerò – poiché sono “nemico della Franciacorta” o un traditore, come mi definisce qualche pirla o terrei atteggiamenti “da banderuola che va dove tira il vento” come sostiene qualcuno un po’ in confusione – nel corso della settimana.

Sarebbe lunghissimo, intrecciando le note di degustazione Sue e le mie, redatte in silenzio autonomamente e poi messe a confronto, salvo scoprire che avevamo avuto grossomodo le stesse impressioni, salvo l’essere andata Lei, come sempre accade, più in profondità e con intuizioni geniali, anche relative agli abbinamenti a tavola, raccontarvi questo capolavoro, ché tale lo è, di progettazione e realizzazione.

DosageZeroNoir3

Un Franciacorta complesso, dialettico, ricco di sfumature e un po’ concettoso (ritratto perfetto del suo creatore), che ti conquista più intellettualmente che “di pancia” o di cuore, che ammiri come un’opera d’arte mirabile, come un manufatto di alta ingegneria enoica, come un modo ben riuscito di tradurre in vino le ambizioni e le visioni di chi l’ha progettato e realizzato, tessera del mosaico dopo tessera.

Non si può del resto non rimanere ammirati, come lo siamo rimasti noi, dal colore paglierino dorato brillante e dallo spettacolo vivacissimo, scoppiettante, del perlage finissimo, di energia incontenibile nel bicchiere, danzante e saltellante, una meraviglia già di per sé.

FranciacortaExpo

Ed è impossibile non rimanere soggiogati dal monumento di complessità e ricchezza di sfumature, le più incredibili, del bouquet, pardon, tavolozza aromatica, che non appena versato questo Franciacorta riserva 2005 scatena, unendo profondità a freschezza, salinità ad aromi quasi tropicali. Lamponi e ciliegia in evidenza, e poi tanta frutta tostata, mandorle e noci brasiliane, e ancora cioccolato bianco, frutta esotica, mango, ananas, cocco, quindi pompelmo e cedro, e un qualcosa che progressivamente si svela e che appare più che caffè sotto la specie dell’italianissimo cappuccino e della mou. Insieme ad un filo di créme brulée, pan brioche, burro e crema pasticcera, a comporre un insieme largo, pieno, spallatissimo, eppure fresco.

L’attacco in bocca conferma questo impianto importante, un gusto largo, succoso, avvolgente, di grande stoffa, con una bolla croccantissima eppur setosa, ciliegie e lamponi stratiformi, una vena di mandorla e poi un qualcosa che solo inizialmente potresti scambiare per una presenza di legno (ma Capelli sa lavorare e non fa, a differenza di altri chef de cave o aspiranti tali, vini legnosi, stucchevoli, gnucchi, pesanti…), ma che si rivela essere invece il bastoncino di liquirizia, non quella nera, ma il bastoncino legnoso.

DosageZeroNoir2

Il retrogusto è lunghissimo, richiama ancora melone e pesca noce, con una profondità, una persistenza, una larghezza, una tessitura da grandissimo vino. Anzi un grandissimo Franciacorta, che non ha bisogno di confronti e paragoni con vini, grandissimi e diversissimi, di altre zone dalle quali anche Cà del Bosco ed i suoi responsabili hanno imparato tutto. Terre e terroir unici che bisognerebbe rispettare, senza chiamarle inutilmente in causa, senza tirarle, come fa qualcuno in Franciacorta, per la giacchetta, con atteggiamento piuttosto provinciale, che dimostra una certa insicurezza.

Quanto agli abbinamenti, lascio la parola a Lei, che pure è autrice di larga parte delle notazioni organolettiche che vi ho proposto, perché di “bollicine” ne sa più di me. E ne sa davvero tanto. Anche se ci sono personaggi, e peggio per la loro dabbenaggine boriosa, che non l’hanno capito… Che non ci sono arrivati a capirlo… O non hanno voluto.

Eleganza

Lei vede bene questo Franciacorta Riserva Dosage Zéro Noir 2005, molto progettuale e molto intellettuale, su preparazioni di pesce in umido, su tonno rosso, ma anche su vitello tonnato, preparazioni a base di carni bianche come coniglio, faraona, tacchino, su una paella con coniglio e granchi, su un salame ben stagionato (come quelli che producono nella loro azienda agricola i Bariselli di Le Solive) e Parmigiano Reggiano di 36 e più mesi di stagionatura.

Ma la morte sua, Lei dice, e come non crederle?, è una scaloppa di foie gras, ad un foie gras preparato alla grande, come sanno fare in certi ristoranti in giro per l’Europa, e di fronte alla quale, come dinnanzi ad una bella quantità di caviale Beluga, lei sorride ingenua e torna felice e leggera come una bambina…

Believeinmiracles

Perché un grande vino riesce a fare anche questi miracoli…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

25 commenti

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25 commenti

  1. franciacortino

    maggio 24, 2015 alle 2:21 pm

    il solito Ziliani, che prima spara a zero sulla Franciacorta poi cerca di farsi perdonare suonando i violini per un vino di quell’azienda del Presidente del Consorzio che ha attaccato anche se era suo amico.
    Ormai questo suo atteggiamento lo conosciamo e non serve a nulla. Lei ormai è una persona sgradita in Franciacorta e la consideriamo ormai al servizio di altre zone spumantistiche. Scommettiamo che tra qualche mese diventa improvvisamente un supporter del Prosecco così come ora lo è dello Champagne?

    • Per Bacco

      maggio 24, 2015 alle 2:59 pm

      Gentile franciacortino,
      credo…..visto che finalmente ho capito la strada giusta, di cosa scrive Ziliani….. Lei gli dovrebbe fare delle scuse invece di attaccarlo con dei commenti superficiali e stupidi.
      Ho capito che sono persone in malafede come VOI a non gradirlo.
      Dalle mie letture su questo blog…..anch’io ho avuto certe perplessità. Ora mi é tutto chiaro.
      Lui non premia i produttori, ma il prodotto. E non guarda in faccia a nessuno
      Si sente dal tono del suo intervento che Lei non ha un prodotto valido. Saluti

  2. Gloria

    maggio 24, 2015 alle 2:24 pm

    complimenti Ziliani, un bellissimo articolo, un racconto così vivo di quel Franciacorta che viene voglia di andare a comprarlo e stapparlo.
    E complimenti alla sua Musa, che degusta benissimo e propone abbinamenti con sapienza da sommelière.
    Io fossi Zanella, con cui so che ultimamente c’è stato qualche misunderstanding, le telefonerei e le direi “amici come prima Franco, grazie”.
    Mi faccia sapere se questo mio augurio, questo bel gesto da gentiluomini, si avvererà come spero
    Bravo Ziliani, averne di giornalisti liberi e senza peli sulla lingua come lei!

    • redazione

      maggio 24, 2015 alle 3:13 pm

      troppo gentile Gloria, ma se riceverò davvero quella telefonata non ne parlerò qui, perché discrezione m’imporrà, anche in quel caso, il silenzio.
      Le questioni tra amici, ché tale io considero il deus ex machina di Cà del Bosco, sono questioni private e delicate. E non si devono esporre in piazza.
      E la mia piccola querelle con Zanella é una questione con il vecchio amico Maurizio Zanella, non con il Presidente del Consorzio Franciacorta… 🙂

  3. produttorediFranciacorta

    maggio 24, 2015 alle 2:31 pm

    mi perdonerà se scelgo l’anonimato, ma tira un’aria strana in Franciacorta.
    Così strana che si può arrivare a scrivere, tra i commenti di questo bellissimo blog, che seguo sempre, che lei è un nemico della Franciacorta e che ha dichiarato guerra a questa terra.
    Sono un produttore di Franciacorta e qualche volta lei ha scritto bene delle mie bollicine e qualche volta meno. O non ne ha scritto perché assaggiandole non le sono piaciute.
    Voglio rendere omaggio al suo lavoro, alla sua fiducia nella nostra avventura franciacortina, a quanto ha fatto e farà per noi e la nostra terra.
    Anche criticandoci ferocemente, come ha fatto negli ultimi mesi – ma aveva ragione ca..o!, come si fa a svendere a certi prezzi? E basta con ‘sti confronti con lo Champagne cui facciamo tanta pubblicità gratuita. Siamo Franciacorta, con orgoglio! – ma dedicandoci una quantità tale di articoli che nessun giornalista italiano ha fatto.
    E colgo l’occasione per ringraziarla che ogni tanto ricorda un nostro caro amico che ci ha lasciato troppo presto, Francesco Arrigoni, uno che per la Franciacorta ha fatto tantissimo. E che manca tanto a noi come a lei che gli è stato amico.
    Continui così e non abbia paura e torni in Franciacorta quando vuole che è sempre benvenuto.
    Un abbraccio sincero

  4. Per Bacco

    maggio 24, 2015 alle 2:31 pm

    Caro Ziliani,
    finalmente per me un giorno di pausa e finalmente posso leggerla. Durante la settimana di intenso lavoro, non mi é permesso di farlo sempre.
    Oggi mi ha sorpreso di nuovo con il suo articolo. Sinceramente, avevo avuto una strana idea di qualche suo schieramento contro la Franciacorta o qualche personaggio della Franciacorta.
    Ho sbagliato. Per quello che ho letto poco fa. Lei e’ un vero giornalista-cronista e dedica il tempo a tutto quello che vale la pena di mettere in evidenza…..Che piaccia o no.
    Mi ha fatto venire la voglia di assaggiare questo vino per vedere se sono d’accordo sui suoi giudizi e quelli della sua la misteriosa Lei.
    Evito le domande personali….ma questa Lei esiste davvero? Forse é una brillante fantasia, invenzione di uno scrittore (tutta legittima) per attirare anche la curiosità femminile? 🙂
    Ovviamente non insisto su questo. Vorrei solo congratularmi (questa volta sinceramente) per come scrive sui vini che sono da apprezzare.
    Grazie e alla prossima, che non vedo l’ora 🙂

    • redazione

      maggio 24, 2015 alle 3:11 pm

      Gentile Perbacco, grazie per le sue parole di apprezzamento e di stima nei miei confronti.
      Quanto a quella persona che nei miei post io spesso chiamo in causa e descrivo come “la mia Lei” o “la mia Musa”, mi permetta di appellarmi alla discrezione, al mio dovere di essere un gentiluomo e di non rispondere dicendole se questa persona stupenda esista veramente o sia “licenza d’autore”, inventata, per stuzzicare un po’ la curiosità di persone intelligenti e spiritose come lei.
      Io solo so come stiano le cose e credo che voi come lettori siate divertiti e non annoiati da questa mia trovata, dal raccontarvi di uno Ziliani che é meno “cattivo” e polemico di come posso apparire nei miei post, ma che é umano, troppo umano, e cui può capitare di essere profondamente innamorato.
      E così invece de ‘o sordato ‘nnammurato eccovi, a voi decidere se sia reale oppure no, ‘o Ziliani ‘nnammurato… 🙂

      • vinxxe

        maggio 27, 2015 alle 2:16 pm

        spero vivamente, per il fegato di Ziliani, che la musa sia reale. perche’ se tutte le bottiglie se le “secca” da solo andiamo male 😀

        • redazione

          maggio 27, 2015 alle 2:35 pm

          la ringrazio per le preoccupazioni per il mio fegato, molto gentile.
          Ha ragione a preoccuparsi, perché la Musa era una mia invenzione, una licenza d’artista, macché da banale e noioso cronista del vino, che cercava di vivacizzare il racconto dei vini incuriosendo il lettore. E le lettrici
          Me la sono sognata, quella Musa, ho immaginato che fosse vera, l’ho adorata, mi sono fidato ciecamente di lei, l’ho ascoltata, perché condividevo in toto le sue analisi organolettiche, le sue intuizioni, spesso folgoranti e geniali, dettate da un intuito e da un’intelligenza puramente femminile…
          Poi mi sono risvegliato e ho scoperto, ed é stato duro farlo, che l’avevo solo sognata. E che le bottiglie, anche degli Champagne più preziosi, quelli da condividere e “vivere” in due, dovevo provarle, e berle da solo.
          O al massimo trovando un “complice” in qualche amico ristoratore. Uomo….

  5. Marco

    maggio 24, 2015 alle 3:21 pm

    Solo per specificarle che il pinot nero di cui scrive era un 1980 sboccatura 1996. Qualora volesse venire da me a riassaggiarlo sarei ben lieto di averla come ospite.

    • redazione

      maggio 24, 2015 alle 4:28 pm

      Grazie Marco, quando e dove ci vediamo per bere insieme quella cosa strepitosissima? mi scriva a francoziliani@yahoo.it così ci mettiamo d’accordo. Grazie!

  6. Per Bacco

    maggio 25, 2015 alle 4:47 pm

    Sono di nuovo in viaggio e aspettando un aereo ho seguito i commenti.
    Ma per bacco! Nessuno si va vivo!!!!!
    Un tipico atteggiamento da coniglio.
    Non voglio credere che i GRANDI produttori di FRANCIACORTA sono cosi’.
    Chi tace…….si sente colpevole.
    A presto e tanti saluti.

  7. franciacortino

    maggio 26, 2015 alle 9:27 am

    ehi sior,chè a ngà de laurà e non n’gha mia tep da perd con el blog del so amis Ziliani. E poi l’é un qu’an sa fida pieu, l’é diventà el più critic dei critic de la nostra bela terra. L’é mia un amis a scrif dei vi’ che costa poc.
    Sarà mia el Zilià a dimm qual’é el pres giust per i nost vi!
    Ziliani fatti i cassi to’!

    • redazione

      maggio 26, 2015 alle 9:39 am

      all’ignorante franciacortino che risponde in bresà ricordo che mi “facci i cassi miei” raccontando non solo la splendente Franciacorta di Expo, anzi quella non la racconto proprio visto che alle Expo Vanity Fair non ci sono andato, ma anche le pagine alte, le belle situazioni e le belle persone e le contraddizioni. Che non posso far finta di non vedere nascondendo la testa sotto la sabbia. Il mio dovere é raccontare. Con l’illusione che raccontando alcune situazioni io aiuti questa zona che amo a crescere

  8. Claudio

    maggio 27, 2015 alle 3:10 pm

    Bellissimo racconto e grande vino, spero di riuscire ad assaggiarlo.
    Una cosa però a mio avviso grida vendetta: l’abbinamento con il foie gras. Il foie gras è dolce, rischia di far sembrare il Franciacorta (per di più in una versione senza dosaggio e senza zuccheri) di un amaro quasi insopportabile. Anche adesso solo scrivendone mi si rizzano i peli delle braccia al pensiero di una simile cacofonia.
    Al foie gras abbiniamoci per favore un bel sauternes come si è sempre fatto e lasciamo per una volta da parte le altrimenti duttilissime (negli abbinamenti) bollicine

    • redazione

      maggio 27, 2015 alle 3:16 pm

      credo che abbia ragione. Era la Musa di cui avevo sognato l’esistenza che aveva suggerito questo abbinamento… Io su quel Franciacorta super abbinerei, senza tante balle, un gran salame ben stagionato. Per il foie gras, io provinciale, io non vado poi nemmeno particolarmente matto….
      Grazie per il “bellissimo racconto”, grazie di cuore…

  9. the economist

    maggio 28, 2015 alle 9:19 am

    per gli eno-economisti segnalo l’articolo di ieri sul quotidiano locale Bresciaoggi con i dati di bilancio 2014 della Cà del Bosco. Compresa la notizia dell’acquisto da parte dell’azienda di nuovi 19 ettari vitati.

    • redazione

      maggio 28, 2015 alle 9:32 am

      evviva! Un’azienda viva e in grande salute. Non posso che esserne felice frequentando questa cantina simbolo della Franciacorta dal lontano 1984…

  10. Luigi

    maggio 31, 2015 alle 2:15 pm

    Grazie Sig. Ziliani. Grande articolo. Lei ha una capacita’ unica di “trascinare il lettore nel bicchiere” .
    Quando rientro in Italia, faro’ un gita in Azienda o in Enoteca per vedere quali sensazioni mi suscita questa bottiglia di Dosage Zéro Noir.
    Ancora, grande articolo e sensazioni.

    PS. Da consumatore bergamasco di Franciacorta (ma non solo) la battaglia anti-FC che Le e’ stata etichettata e’ davvero becera.

    • redazione

      maggio 31, 2015 alle 3:30 pm

      grazie Luigi, troppo gentile.. 🙂
      Penso che le piacerà anche l’articolo che sto scrivendo e pubblicherò domani…
      p.s.
      quanto all’etichetta di anti-franciacortista che qualcuno, improvvidamente, mi ha dato, sono certo di riuscire a farlo ricredere entro giugno.
      E poi potrebbero esserci delle sorprese, non esclusa la chiusura di questo blog.
      Ma una chiusura preceduta da un paio di post molto illuminanti…

  11. Paola

    giugno 1, 2015 alle 1:06 pm

    mi scusi Ziliani ma lei rispondendo a Luigi ha lasciato cadere questa frase: “E poi potrebbero esserci delle sorprese, non esclusa la chiusura di questo blog”.
    Sta scherzando?
    Sta davvero pensando di chiudere Lemillebolleblog?
    Ma è diventato matto? Per quale motivo dovrebbe chiudere un wine blog di successo e di riferimento come questo?
    E chi ci consiglierebbe poi le bollicine giuste da scegliere? E chi ci racconterebbe che in Franciacorta non è tutto oro quello che luccica, che c’è il Franciacorta formato Expo, ma anche quello da 4,25 euro sullo scaffale?
    Per favore ritorni in sé e non faccia stupidaggini e vada avanti con questo blog, glielo ordino! 🙂

    • redazione

      giugno 2, 2015 alle 11:35 am

      Ho aspettato a risponderle Paola, perché in questi giorni sto valutando molte cose. Anche l’ipotesi che ho lasciato cadere tra le righe, l’ipotetica chiusura di questo blog, che in fondo ha già raggiunto il suo obiettivo: abituare molti italiani appassionati di bollicine, a non accontentarsi della generica, banale, volgare, definizione di “spumanti”, ma a chiamarli con il loro nome, che siano Trento, Franciacorta, Oltrepò Pavese, Prosecco Doc o Conegliano Valdobbiadene Docg, Alta Langa. E pure Champagne e Cava.
      Questo blog ha indubbiamente aiutato a formarsi un orgoglio e una consapevolezza bollicinara, ha consigliato in questi anni di attività tante buone bottiglie, l’ha fatto con slancio, entusiasmo e passione, in assoluta libertà e buona fede.
      Questo blog ha cavalcato battaglie difficili, ha fatto polemiche, ha detto bravo a chi meritava di sentirsi dire bravo e ha tirato le orecchie a chi, secondo il sottoscritto, si era meritato un rimprovero e un rilievo critico.
      E’ stato un lavoro lungo e difficile, conducendo il quale mi sono fatto tanti amici, voi lettori, ai quali non smetterò mai di dire grazie per il consenso che mi avete dato, con un crescente e documentabile – dati Google Analytics – numero di visite e visitatori, e qualche detrattore, tra produttori e consorzi. Anche potenti.
      Forse é il tempo che torni a dedicarmi con più tempo ed energie a Vino al vino e a nuove avventure bloggettare (se tutto va bene in autunno – inverno mi manifesterò con un paio di altri blog specializzati ed inediti).
      Ma sarete voi, esclusivamente voi, cari lettori, in questo mese di giugno, a decidere se Lemillebolleblog dovrà chiudere i battenti, tirare giù la cler, come diciamo a Milano, o continuare. Con rinnovato impegno e qualche nuova idea che avrei in mente e forse mi terrò per me….
      Un abbraccio e buon 2 giugno a tutti!

  12. Luigi

    giugno 3, 2015 alle 6:29 am

    Questo blog almeno per me e’ stato molto educativo; inoltre ho seguito ed apprezzato i suoi consigli. Alcuni articoli di “cronaca” mi sono piaciuti molto altri meno, ma nell’insieme questo blog e’ eccezionale.
    Dal pdv tecnico e’ il blog che apro senza problemi o lungaggini dalla Cina…Le posso assicurare che non e’ poco.
    Leggo molto volentieri vinoalvino (amante del Nebbiolo in quasi tutte le sue forme) quindi colgo positivamente il Suo desiderio di dedicare piu’ tempo al sito.
    In bocca al lupo per Le nuove idee…ci tenga informati

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