Franciacorta Pas Dosé Récemment dégorgé 2006 Cavalleri

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: più di 50 €

Giudizio:
10


2015-05-08 17.09.02
Come era logico prevedere, i miei ultimi post, molto tranquilli, molto cronistici, molto ligi ad un mio personale senso del dovere, dove ho raccontato, da vecchio, inossidabile, convinto amico della Franciacorta e del Franciacorta Docg, che nonostante gli splendori non tutto va bene madama la marchesa nella zona vinicola bresciana, che ci sono delle contraddizioni, delle scelte discutibili, degli errori, delle intollerabili indulgenze, dei nascondimenti di testa sotto la sabbia, che un cronista, se degno di questo nome, tanto più se amico della Franciacorta, non può ignorare, hanno fatto discutere.

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E come raccontavo in questo post, dove vi ho segnalato un Franciacorta vero, un Franciacorta orgogliosamente contadino ma della serie serie scarpe grosse cervello fino (e piacevolezza a prova di bomba), qualcuno, forse un po’ in confusione o preso da un ego ipertrofico (ancora più grande del mio, il che é preoccupante…), mi ha accusato di “slealtà”, di tenere un “atteggiamento da “bandierina” che va dove tira il vento”.
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In cosa consista la mia “slealtà” ed il mio atteggiarmi a “bandierina” qualcuno magari un giorno me lo spiegherà, se non è troppo impegnato con le luci ed i lustrini dell’Expo, su cui la zona vinicola bresciana ha investito molto, in immagine e in soldi – “il budget straordinario relativo a Expo 2015 è di 1.530.000”- con il consenso ufficiale di tutti.
Non una voce contraria, così mi hanno raccontato, si è levata nella recente assemblea dei soci, peraltro non molto frequentata, tantissime le deleghe…, che ha riconfermato “fino al 16 dicembre 2015 Maurizio Zanella alla guida del Consorzio Franciacorta e le cariche precedenti, i vice Presidenti Maddalena Bersi Serlini, Silvano Brescianini e l’intero Consiglio di Amministrazione”, anche se poi ci sono produttori, molto “coerenti”, che al telefono con me parlano in un certo modo, dicono che non si può andare avanti così, che bisogna cambiare, poi in assemblea tutti a cuccia. Allineati e coperti…
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Mi piacerebbe davvero scoprire in che cosa io sarei stato sleale, nello scrivere di Franciacorta, squallidi anche dal punto di vista organolettico, svenduti a 4,25 euro? Nel denunciare una brutta deriva che coinvolge una MINORANZA di produttori, ma comunque produttori che sputtanano l’immagine e la credibilità della MAGGIORANZA costituita da quelli seri? Nel ricordare, a chi dovrebbe saperlo, che in Franciacorta un produttore aderente al Consorzio non dovrebbe produrre spumanti Charmat? Che ci sono produttori importanti, uno che entrerà nel prossimo Cda, il simpatico Loris Biatta delle Marchesine, (se ricordo bene è interista come me: ma lo sanno gli altri del Cda, tutti o quasi milanisti?) che accanto ai Franciacorta producono anche dei VSQ?

Bene, se scrivere queste cose, da cronista indipendente, vuol dire essere sleale, nei confronti dei seguaci del non vedo non sento non parlo (e non scrivo) io sono orgoglioso di essere “sleale” ma di essere leale nei confronti dei lettori ai quali mi rivolgo, non avendo mai fatto dell’embedded wine journalism, ma del giornalismo intellettualmente onesto. Libero, che fa opinione, fa discutere e non scorre come acqua sul vetro. Come le parole di tanta stampa di regime. Conformista e un po’ lecca…

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E pertanto eserciterò la mia “slealtà”, in attesa di raccontarvi di una serie di Champagne da urlo, che non sarò tanto provinciale da paragonare o mettere a confronto con dei Franciacorta, che ultimamente non solo ho degustato, ma bevuto con grande gioia insieme al mio amore, che la Franciacorta ama, ma quando può scegliere chissà perché preferisce bere Champagne (che provinciale!), scrivendo… di un Franciacorta.

Un vino splendente prodotto da un’azienda storica, ed esemplare, alcuni vini della quale possiamo trovare anche nella grande distribuzione, (dove ci sono ormai tanti Franciacorta proposti a prezzi correttissimi, non sottocosto come fanno alcuni… ), io ricordo di averlo visto da Auchan a Bergamo. Dove l’azienda é presente al di là della propria volontà, grazie a misteriose “triangolazioni” cui si cerca inutilmente di venire a capo.
Un Franciacorta Docg che ha sempre dato lustro alla gloriosa denominazione Franciacorta, perché Giovanni Cavalleri, è della Cavalleri di Erbusco che parlo, è stato un grandissimo, indimenticabile, signorile, leale, uomo di parola, uomo tutto d’un pezzo, uomo vero, presidente del Consorzio Franciacorta, una persona stupenda, che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui posso dire, senza millantare, di essere stato amico.

Cavalleri

Scomparso prematuramente Giovanni, quasi dieci anni fa, il 7 novembre 2005, (ma il suo ricordo rimane indelebile in ognuno che abbia avuto la fortuna di conoscerlo…) l’azienda Cavalleri non ha sbandato di un solo millimetro ed è andata avanti, mostrando la via, dando esempio, produttivo, etico, di correttezza, con la guida della figlia che da più tempo e con più vigore l’aveva affiancato, quella Giulia, donna con gli attributi, che conosco e di cui sono amico dal lontano 1987.

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E accanto a Giulia sono cresciuti e si sono fatti sempre più le ossa, insieme al collaudatissimo staff tecnico, enologico, agronomico, commerciale (un saluto, inevitabile, al vecchio caro amico Aldo “Pagnù” Pagnoni), due ragazzi, Diletta, figlia di Giulia e Francesco, figlio di Maria, sorella di Giulia. Ragazzi tosti, il secondo entrerà nel nuovo Cda del Consorzio Franciacorta, Diletta ha sempre più spazio, perché la mamma ha scelto finalmente di godersi la vita (ecco perché non ha voluto entrare nel Cda del Consorzio…) che assicurano un futuro luminoso a questa meravigliosa azienda agricola erbuschese, sulla cui storia potete trovare notizie in questo mio articolo.

GiuliaCavalleri

E’ una gioia per me potervi parlare di Franciacorta, cosa che, con il permesso o meno di qualcuno, continuerò a fare, perché non sono afflitto da snobismo antifranciacortino, atteggiamento che aborro, cogliendo l’occasione offerta da un assaggio, ma che dico assaggio, da una sana bevuta, un magnum, seccato in due, fatto venerdì sera.

Merito della mia Lei, che quando sono andato a trovarla, lei ama farmi delle sorprese, a volte belle, a volte ve le raccomando…, mi ha detto a bruciapelo: “in frigo c’è un magnum. Dimmi tu se è ancora buono o è ossidato”.

In verità lei, l’adorabile “canaglia”, il magnum l’aveva già aperto, l’aveva provato prima che arrivassi io, sapeva benissimo, perché di vino ne capisce eccome, che il vino, un Franciacorta Pas Dosé millesimato Récemment dégorgé 2006 proprio di Cavalleri, non solo era buono, ma fantastico, in splendida forma. Tanto più se si considerava la scritta che figurava in etichetta e retroetichetta: “dégorgement 2011”.

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Avete letto bene, “dégorgement”, non sboccatura – roba che se si accorge qualcuno, ci organizza sopra, ma poi dice che lui non c’entra e non ne sapeva nulla, che la cosa non figurava nei programmi ufficiali, quindi non è esistita, e se è esistita lui non era stato avvertito, lui era ufficiosamente contrario – un provincialissimo (un altro? E basta, che palle!) confronto sfida Franciacorta vs. Champagne. Dove qualche Franciacorta in particolare, perché oggettivamente è gran buono, fa un figurone della madonna…
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Ma bando agli scherzi – altrimenti dopo le accuse di slealtà mi beccherò l’accusa di mangiare i bambini, di essere amico dell’Isis e magari, non sia mai, rubentino o peggio ancora, bilanista – perché questo Pas Dosé 2006, prodotto in un ristretto numero di esemplari, come mi ha raccontato al telefono Aldo Pagnoni, non sorpreso più di tanto del mio entusiasmo, perché recentemente anche Marina Bersani (un cognome che mi dice qualcosa, e che mi è mille volte più simpatico di un brutto cognome: Renzi) dell’Enoteca Archer di Modena (via Cesare Battisti 54, tel. 059237656) era rimasta molto positivamente impressionata, è una cosa serissima. Molto più seria di una certa Franciacorta, che la serietà e la coerenza sembra considerarle come un optional, tanto più se si considera che la sboccatura risale a quattro anni orsono.

Innanzitutto il colore, che Lei ha definito tassativamente “color Cavalleri”, ed in effetti spesso gli Chardonnay, soprattutto quelli che compongono vini capolavoro come questo, leggete le note tecniche:

  • Prima annata di produzione: 2006
  • Numero di bottiglie prodotte: 11.500 da 0,75 lt e 980 Magnum da 1,5 lt
  • Vitigni: Chardonnay
  • Vigneti: Chiosino, Favento, Seradina, Seradina Sotto
  • Periodo di vendemmia: Ultima settimana di Agosto.
  • Produzione media in vigna: 60 quintali/ettaro
  • Resa di vinificazione: 45% (45 lt di vino da ogni quintale di uva)
  • Cuvée: Chardonnay (100%) della vendemmia 2006, fermentato in acciaio per l’80% e per il 20% in barrique.
  • Tiraggio: 15 maggio 2007
  • Affinamento sui lieviti: 4 anni
  • Remuage: Manuale di 4 settimane
  • Degorgement: 12 gennaio 2011.

E le note analitiche:

  • Alcool: 13% vol
  • Zuccheri: 2 gr/lt
  • Acidità totale: 7,7 gr/lt
  • pH: 3,07
  • Solforosa libera: 10 mg/lt
  • Solforosa totale: 60 mg/lt
  • Estratto secco: 21,2 gr/lt

sono uno spettacolo già per gli occhi, un paglierino oro squillante, pieno di luce, multiriflesso, indomito, dal perlage finissimo e danzante nel bicchiere, nuvolette in forma di valzer, distrattamente ondeggianti nel calice, secondo un loro disegno capriccioso e divertito.

Erbusco

Poi questo calice d’oro perlinato te lo porti al naso e immediatamente scopri che non sei a Reims, Epernay, Avize, Mesnil-sur-Oger, ma sei ad Erbusco, nelle meravigliose vigne Chiosino, Favento, Seradina, Seradina sotto, dove lo Chardonnay regala tesori di complessità e freschezza, una solarità tutta franciacortista, inimitabile e unica, tutta ananas, pompelmo, miele d’acacia, meringa, frutta gialla ben matura, pesca noce su tutto, e poi frutta secca, noce soprattutto, a volontà, a strati, a comporre un insieme, fruttato e floreale, perché ci sono anche i fiori bianchi, gli agrumi, di una meravigliosa e inebriante ricchezza e densità.
Eppure fresco, vivo, elegante, suadente, senza ostentazioni, senza inutili pose da primi della classe, tipo “io sono stato all’Expo e tu no…”, fine come sanno esserlo solo i vini di caratura superiore. Che hanno conosciuto una fermentazione di una piccola parte, il 20% in questo caso, in legno, ma di legno non rivelano nessuna traccia.

E poi la bocca, che l’è mia straca se la sa mia de… Franciacorta buono, dico parafrasando un detto bergamasco e ricordando un altro grande amico della Maison Cavalleri, un collega galantuomo che ci ha lasciati troppo presto, Francesco “Franz” Arrigoni e che probabilmente si trova nel cielo dei giusti insieme a Giovanni Cavalleri e dirà “ma sempre a rompere le palle Zilioni?”, con la o, come diceva spesso lui, scherzando con il suo volto incorniciato da barba da eternamente ragazzo e i suoi occhi azzurri da buono…

Arrigoni

Una bocca da inchinarsi caro Franz, viva, croccante, larga, di grande ampiezza e struttura, succosa, godibile, energica ed energetica, eppure dotata di una freschezza, di un dinamismo, di una pulizia, di un equilibrio e di un’armonia di tutte le componenti, di una piacevolezza, di una classe, da lasciarti senza fiato, fresco sul palato, sapido, in grado di chiamare sorso dopo sorso, di farsi bere e poi bere e poi bere. Tanto da lasciare “el pintun”, il magnum, perfettamente vuoto. Meravigliosamente e gioiosamente vuoto.

Un capolavoro. Un segno scintillante ed esemplare di quella Franciacorta che amo e alla quale ho dedicato tanti anni della mia attività professionale, della mia scrittura, della mia passione, e che richiamerò sempre, con amore, al proprio impegno fondativo, alla propria missione di essere bandiera del migliore metodo classico italiano. Senza compromessi, come amava dire Veronelli.

schienadritta

Che mi diano pure, se vogliono prendere in giro se stessi, dello sleale” o della “bandierina” che va dove tira il vento”: io franciacortista sono e resto forse più di quelli che, tacciandomi di cose tanto assurde, non riescono a ferirmi. E tanto meno mi spezzano o mi abbattono. Perché io non “faccio lo Ziliani”. Franco Ziliani (il giornalista libero, non il geniale inventore della Franciacorta, al quale m’inchino) sono nato e resto. “Io comunque io, comunque vada, sia molto in alto che nella strada“. Con orgoglio. A testa alta…

Io-giugno2009-scettico

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

16 commenti

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16 commenti

  1. Riccardo

    maggio 11, 2015 alle 11:05 am

    Un solo appunto: si scrive bbilanista.

  2. redazione

    maggio 12, 2015 alle 8:51 pm

    credo che il suo enotecaro sia degno di lei. Sciocchezze commenta lei, sciocchezze, quelle che lei riferisce qui, dice lui.

  3. gigione

    maggio 13, 2015 alle 8:54 am

    La ringrazio per la sua educazione. Provvederò a cancellare il suo blog dai miei preferiti. Cordialità

    • redazione

      maggio 14, 2015 alle 8:47 am

      evviva! Fuori dalle palle, stappiamo Champagne!

      • benux

        maggio 14, 2015 alle 10:44 am

        anche ieri sera champagne per festeggiare la Rubentus?

        Saluti

        • redazione

          maggio 14, 2015 alle 11:33 am

          no, grandi Barolo, avevo portato un Franciacorta cosiddetto “top de gamme”: non siamo riusciti a finire mezza bottiglia in quattro. Uno dei vini più presuntuosi e inutili della storia della Franciacorta tutta.
          E quello vorrebbe essere un vino importante. Vino da vip per l’Expo…

          • bevo_eno

            maggio 14, 2015 alle 11:58 am

            ci può dare indizi (meglio ancora se nome e cantina) su questo vino che non le è piaciuto così evitiamo di buttare quattrini???

          • redazione

            maggio 14, 2015 alle 12:36 pm

            é uno dei Franciacorta in assoluto più cari, e non é prodotto da Cà del Bosco, che viaggia sempre e comunque su un altro pianeta. a voi indovinare quale possa essere questa sciocca riserva personalizzata e super costosa.
            Se qualcuno avrà da dire porterò le testimonianze di un signor produttore di Barolo, di due bravissimi colleghi stranieri, la mia e quella del patron dell’eccellente ristorante, che ama i Franciacorta e ne ha qualcuno in cantina: tutti non siamo riusciti ad andare oltre il primo bicchiere, anzi, io non l’ho nemmeno finito….
            E produttori come questi vorrebbero misurarsi con lo Champagne?
            Prima tornino a scuola e poi tra vent’anni ne parliamo…

          • marco

            maggio 14, 2015 alle 10:00 pm

            Buonasera,
            visto che ha iniziato Lei il discorso langhe, cosa ne pensa del Nebbione (che dovrebbe aver assaggiato oggi) ?
            Grazie

          • redazione

            maggio 15, 2015 alle 9:00 am

            il Nebbione di Rivetto che ho assaggiato oggi mi é piaciuto moltissimo. Molto presto su questo blog 🙂

          • bevo_eno

            maggio 15, 2015 alle 9:26 am

            allora credo lei stia parlando del bellavista vittorio moretti

          • redazione

            maggio 15, 2015 alle 11:23 am

            todo es possible 🙂 diciamo che il packaging, il cofanetto, il libretto allegato, in più lingue, erano molto curati e laccati…

  4. Giorgio Giorgi

    maggio 14, 2015 alle 1:00 pm

    ehi, non porterà mica il nome di un futuro presidente del Consorzio, il suo Franciacorta da buttare, vero?

  5. Gianluca

    maggio 14, 2015 alle 7:00 pm

    Attento Franco, non credo che una bottiglia così cattiva sia possibile per un Franciacorta di una importante anche se sconosciuta casa. I tappi degli Spumanti sono brutte bestie perché anche senza causare odore/sapore di TCA (nel qual caso si buttano e basta)possono rovinare il contenuto di una bottiglia. Ti suggerisco di provare un’ altra bottiglia delle stesso prodotto e solo dopo tirare le conclusioni. Ogni bottiglia di Metodo Classico è un mondo a sé, può succedere di tutto finché il tappo a fungo di agglomerato più rondelle non sarà sostituito da qualcosa di più razionale.

    • redazione

      maggio 15, 2015 alle 9:01 am

      caro Gianluca, non era un problema di tappo, ma di presunzione 🙂

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