Champagne Brut Cuvée Rare 2002 Piper Heidsieck

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: più di 50 €

Giudizio:
10


RarePiperHeidsieck
Là, tout n’est qu’ordre et beauté, Luxe, calme et volupté

Devo dirlo ai miei amici, ai miei partner tecnologici di Nt next New Target Web di darsi una mossa, di lavorare alacremente alle modifiche tecniche di questo blog che abbiamo pensato e per la realizzazione delle quali voi lettori se volete potete contribuire versando un contributo (IBAN a vostra disposizione… ).

Se proprio dobbiamo mantenere questo sistema di valutazione dei vini in stelle (da un minimo di una ad un massimo di cinque) dobbiamo per forza ripensare il tutto e raddoppiare il range a mia disposizione per le valutazioni, perché a volte capitano vini che sono mega super stellari e per loro solo cinque stelle non bastano, ce ne vogliono molte di più e occorre segnare la differenza, abissale, che intercorre tra un quattro stelle e un sette o otto.

Perché poi quando mi capita, come mi è successo ieri sera, trovandomi a festeggiare qualcosa di speciale con la mia Lei, di assolutamente nostro (e ce lo teniamo per noi) e di pubblico (ne parleremo presto su Vino al vino intanto tenetevi aggiornati qui) nel nostro ristorante preferito, ovvero Al Carroponte di Oscar “Sparkling” Mazzoleni e del suo bravissimo chef Alan Foglieni, che proprio ieri sera ha inaugurato il suo nuovo menu (vi dico solo una cosa, se ve lo perdete meritate di andare a mangiare da Eataly o da qualche sponsor multinazionale di Expo 2015) di imbatterci in una bottiglia stratosferica come questa, opera di un terroir e di un savoir faire spaziali e di uno chef de cave genio, ovvero Monsieur Régis Camus, le cinque stelle sono una bazzecola.

CocoChanelChampagne

Perché deve essere Champagne, mais oui Mesdames et Messieurs, quando si vuole sentire la grandezza bollicinara nel bicchiere (niente flûte noi le abbiamo distrutte) e il faut aller en France e non fermarsi a Trento o nella pur mirabellissima Franciacorta.

Piper-Heidsieck la Maison, storica, 2002 l’annata, memorabile, perfetta, e Rare il nome della Cuvée, che potete acquistare, c’est pas trop cher pour cette merveille, ad un prezzo di cui potete avere idea qui, ma che il mio amico Vittorio Vezzola vende, su Spumeggiando.com, a questo prezzo.

Non siamo andati subito al sodo ieri sera, prima abbiamo provato a scaldare le papille con un Sauvignon dell’Alto Adige titolatissimo, che non nomino nemmeno per quanto è stato deludente, poi abbiamo goduto urlando alla Guido Meda “l’Oltrepò Pavese c’è, il Pinot nero c’è!”, apprezzando sommamente la complessità, la struttura, non gnucca, l’importanza, e la bevibilità del Brut Nature 2002 della più bella e a me cara delle aziende oltrepadane, il Monsupello della cara famiglia Boatti (e dell’enologo e deus ex machina Marco Bertelenghi).

Ma poi quando abbiamo deciso di prendere l’ascensore e di salire nel cielo della bellezza è stato come quando Fausto Coppi e Gino Bartali, oppure Jacques Anquetil o Eddy Merckx decidevano di salire sui pedali e andare in fuga: non ce n’era per nessuno e gli altri a dieci minuti di distacco.

SuonareChampagne

Mon dieu che meraviglia, che finezza suprema, che dimostrazione di superiorità, che timbro da fuoriclasse! Presentata in un cofanetto che da solo vale un Perù ed è tutto un bijoux, e poi con un habillage e un’etichetta da Mille e una notte (avete presente l’esprit de finesse delle bottiglie del capataz del Distretto del vino di qualità Oltrepò Pavese, il secessionista Fabiano Giorgi? Bene, tutta un’altra cosa…), la bottiglia del Rare, una cuvée nata nel 1976 quando “condizioni climatiche fuori norma sconvolgono la vigna in Champagne” e prodotta solo in rarissime occasioni, cito a memoria 1976, 1988, 1998 e quindi 2002, ma so che sono 8 le annate complessivamente prodotte, è rimasta per un po’ nel secchiello del ghiaccio a miracol mostrare. Con tutti noi, Lei, l’Oscar, io, e qualche cliente del ristorante che rimirava ‘sto fenomeno e si chiedeva cosa fosse, come soggiogati dalla sua contemplazione.

Un capolavoro di bellezza opera del designer e gioielliere Arthus Bertrand, con un anello inserito nel collo della bottiglia e una foglia di vite che avvolge il flacon.

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Poi Oscar si è deciso a stapparla – ancora un po’ e io l’avrei sciabolata al grido di Viva Bacco, viva il vino, abbasso Isis! – ha versato nei bicchieri il primo goccio e qui è calato un silenzio commosso che era anche musica.

Tralasciamo il fatto che Wine Spectator nel 2013 gli abbia attribuito 97/100 (je m’en fous), che abbia preso premi e medaglie a dismisura, perché il premio più grande della sua vita Monsieur Régis Camus, il suo Rare 2002 l’ha avuto ottenendo il consenso senza se ne ma, ma con dovizia di osservazioni dei descrittori aromatici, della sua armonia, da Lei, che di “bulles” ne capisce più di qualsiasi chef de cave. Della Champagne e della Franciacorta messe assieme.

Ci è rimasto il mistero, che voi della Maison spero sarete tanto gentili da chiarirci, sul dosaggio degli zuccheri, che trattandosi di un Brut potrebbe arrivare sino a 9 grammi, e che secondo Lei sarebbe sui 7-8 grammi e per me sarebbe leggermente meno, ma per il resto questo chef d’oeuvre di un’annata capolavoro come il 2002, dove avendo i dané da spendere ci sarebbe davvero di che togliersi tutte le voglie possibili, tutte les envies de Champagne immaginabili e non, non ha avuto più misteri per noi che l’abbiamo esplorato in tutti i suoi dettagli e abbiamo, inutile dirlo, seccato la buta.

L’histoire de Piper-Heidsieck la potete leggere sul sito Internet aziendale e poi qui: “Tout commence avec Florens-Louis Heidsieck. Né en 1749, ce fils d’un pasteur protestant de Westphalie s’installe comme drapier à Reims où il tombe amoureux d’une Champenoise… et du vin de Champagne“, e qui se non capite la lingua più bella del mondo, quella di Rabelais, di Pascal, di Verlaine, Rimbaud et Prévert, di Maupassant e Paul Valery, di Louis-Ferdinand Céline ed Erick Satie, Maurice Ravel e Claude Debussy, di Edith Piaf, di Claude Monet, Edouard Manet, di Philippe Starck, di Pierre Drieu La Rochelle e Alain de Benoist e di Michel Houellebecq il profeta di Soumission, nonché, ça va sans dire, di Pierre Pèrignon, que Dieu le benisse, sono solo problemi vostri, anglofoni che non siete altro!

E tutto, à la Maison, continua, con una perfetta linearità, con qualche momento di difficoltà, prontamente superato, sino all’arrivo della “famille Descours qui prend le relais en 2011. Christopher Descours, petit-fils de Jean-Louis Descours, figure incontournable du patronat français, préside maintenant aux destinées de cette grande Maison “.

Nel frattempo per la quattordicesima volta, nel 2013, “le Chef de Cave de la Maison PIPER-HEIDSIECK est élu chef de cave champagne de l’année par le prestigieux International Wine Challenge. C’est le huitième titre pour Régis Camus. Daniel Thibault, son prédécesseur, avait obtenu six récompenses“ e l’intera gamma degli Champagne di questa mitica Maison – presto parlerò di altri – é tornata a risplendere fiammeggiante.

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Cosa è lo Champagne Rare 2002? Una cuvée elaborata “con una maggioranza, 70%, di Chardonnay della Montagne de Reims ed un complemento di Pinot noir, 30%, della stessa regione”, un assemblaggio di 17 crus che hanno maturato per sette anni nelle Caves della Maison.

Curiosando su Internet ho trovato queste meravigliose parole, piene d’orgoglio, di quella fiducia in se stessi che hanno solo i grandi uomini, quella convinzione tenace ma umile sul proprio operato che è segno di grandezza interiore, pronunciate credo da Régis Camus: “un champagne PIPER-HEIDSIECK, c’est aussi un grand vin qui se déguste pour lui-même. Avec la cuvée Brut, vous êtes sur du prêt-à-porter de luxe. Avec d’autres cuvées, vous accédez à quelque chose de plus précis, avec un or plus doré, une note d’agrumes plus confits, des côtés plus toastés. Avec PIPER-HEIDSIECK Rare, notre Cuvée de Prestige ou certains millésimes, vous entrez dans le domaine de la haute couture“.

Ovvero, uno Champagne di questa Maison é anche un grande vino che si degusta e si beve per conto proprio. Con il Brut siete già sul piano del prêt-à-porter di lusso, con altre cuvées avete accesso a qualcosa di più preciso, con un oro più dorato, una nota di agrumi più canditi, con degli aspetti più tostati. Con il Rare, la nostre Cuvée de Prestige, o con certi millesimati, entrate nel regno dell’alta moda”. E questo Rare 2002 è davvero sinonimo di ricchezza e generosità. Qualche grande degustatore francese ha sintetizzato genialmente il giudizio in tre sole parole: purezza, mineralità ed eleganza. Altri hanno parlato di “mosaico di sapori”.

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Io inchinandomi al suo splendente palmarès

GOLD MEDAL MONDIAL DE BRUXELLES 2013

GOLD MEDAL DECANTER WORLD WINE AWARDS 2013

GOLD MEDAL INTERNATIONAL WINE AND SPIRIT COMPETITION 2013

97/100 HUON HOOKE 2013

94/100 WINE ENTHUSIAST 2012

SPARKLING WINE TROPHY HONG KONG INTERNATIONAL WINE
AND SPIRITS COMPETITION 2012

GOLD MEDAL CHAMPAGNE MASTERS 2012

provo a definirlo, seppure faticando a trovare le parole, oro paglierino brillante, pieno di luce, con perlage finissimo e delicato.

E per continuare mi verrebbe la tentazione di evocare le parole, magiche, di un altro francese che adoro, la suadente, evocativa Invitation au voyage di Charles Baudelaire laddove scrive che ”Là, tout n’est qu’ordre et beauté, Luxe, calme et volupté”, verso intraducibile se si vuole rispettarne la musicalità, l’armonia.

Ecco, proprio l’armonia, perfetta, delicata, compiuta, sferica, scintillante, il tema conduttore, la cifra stilistica di questo Champagne Rare 2002, un naso ricco di suggestioni continue, di note di mandorla e nocciola fresche, appena staccate dalla pianta, e poi pera, pesca noce, ed un progressivo trionfo del gelsomino, di note leggermente balsamiche, e quindi degli agrumi, pompelmo e mandarino su tutto. Il tutto con fiumi di sale, mineralità, accenni salmastri (vino da ostriche come pochi altri), iodati, e con un quid che richiama la frutta esotica, il mango.
ElegieCelloFauré

Ma anche la meringa, un qualcosa di pan brioche, un filo di miele a comporre una tavolozza ampia come un quadro di Paul Cézanne, melodiosa come la Pavane di Gabriel Fauré, la sua Elégie per violoncello e orchestra che è stupenda nella versione di Anna Grondalska e della Szymanowski School of Music Symphony Orchestra, ma meravigliosa se affidata al violoncello supremo, indimenticabile, assoluto di Jacqueline Du Pré sorretta da Gerald Moore il pianista accompagnatore più grande di sempre.

E la stessa eleganza, sobria, raffinata, malinconica ma non frigida, à la Goffredo Parise, una volta portato alla bocca il vino, suadente, carezzevole, tutto trine e merletti e gioco di farfalline sul palato, ampio e voluttuoso, finissimo, profondo, largo e vivo, freschissimo, delicato, sereno, dotato di una tensione espressiva delicata, di una setosità preziosa, di un’energia, anzi, di una force tranquille, per dirla con François Mitterrand. Ma regale come sapeva esserlo solo Valery Giscard d’Estaing.

cuoreuomo

Un vino di una serenità e di una bellezza, di un’eleganza da lasciare senza fiato. E da farti palpitare il cuore come riusciva a fare ad un altro francese grandissimo, Paul Eluard, la sua Amoureuse:

”Elle est debout sur mes paupières
Et ses cheveux sont dans les miens,
Elle a la forme de mes mains,
Elle a la couleur de mes yeux,
Elle s’engloutit dans mon ombre
Comme une pierre sur le ciel.

Elle a toujours les yeux ouverts
Et ne me laisse pas dormir.
Ses rêves en pleine lumière
Font s’évaporer les soleils
Me font rire, pleurer et rire,
Parler sans avoir rien à dire”…..

Vive l’amour et vive le Champagne ! Et vive la vie!

OnestiGroup è il distributore esclusivo per l’italia del Rare 2002 e di tutta la gamma della Maison Piper-Heidsieck http://www.onestigroup.com/

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

5 commenti

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5 commenti

  1. Zakk

    aprile 23, 2015 alle 7:57 am

    Ziliani, nessun bsogno di aggiornare il sistema di valutazione a 5 stele, basterebbe usarle in modo più moderato quando parla di bollicie italiane.
    Oppure suggerisca un indice moltiplicatore quando giudica uno champagne come questo.

    • redazione

      aprile 23, 2015 alle 8:04 am

      Pensi al suo blog zakk che al mio e al sistema di valutazioni so badare da solo senza i suoi indesiderati suggerimenti

  2. Marco Bertelegni

    aprile 23, 2015 alle 3:41 pm

    Grazie Franco per il superlativo elogio, oggi le bolle oltrepadane sono cresciute, ma in riferimento alla grande annata 2002 penso in effetti che Monsupello e Carlo Boatti abbiano fatto un capolavoro. A me è rimasto l’onore di averlo sboccato a dicembre 2012.

  3. Luca Verga

    aprile 27, 2015 alle 11:16 am

    Monsupello Brut Nature 2002, un elogio e un privilegio di averlo bevuto di recente.
    Non si tratta solo di vil pecunia, ma credo che poter bere così bene ad un prezzo così contenuto dia la possibilità a chiunque di poter apprezzare prodotti meno rinomati ma dal equiparabile prestigio di blasonati metodi classici.

  4. massimo

    giugno 10, 2016 alle 10:32 am

    poi mi chiedo ,dici che ha preso 97
    ma la media è 94
    poi tieni conto che su wine spectator
    tutti i Bellavista non prendono più di 90(tranne il Moretti,costoso e particolare che prende 92)

    quindi se wine spectator è oggettivo lo deve essere sempre e boccia sonoramente i nostri migliori franciacorta

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