Franciacorta Extra Brut 2010 Barboglio De Gaioncelli

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
9


ExtraBrutBarboglio
Perbacco, questa sì che è la Franciacorta che amo!

Devo fare ammenda, anche se a dire il vero non ho nulla di cui pentirmi o chiedere scusa – perché per dirla con Edith PiafNon, rien de rien, je ne regrette rien” – perché con una mia recente serie di articoli, sacrosanti, che riscriverei pari pari, leggete qui, qui, qui e ancora qui, trasudanti un’indignazione e un amore per una Franciacorta che non è quella degli “stracciaculi” para proseccari, ma è quella che vollero fortemente i Rabotti, i Cavalleri, gli Zanella, i Barzanò Barboglio, i Guido Berlucchi, gli Uberti, le Pia Berlucchi, per citare solo alcuni dei franciacortisti fondatori e pionieri della prima ora, cui questa denominazione deve tantissimo, ho accreditato un’immagine della Franciacorta parzialmente autentica.

Una Franciacorta un po’ allo sbando, per cantine piene, politiche commerciali dilettantesche o furbesche, pratiche disinvolte, per una politica di svendita, che, ho dimenticato di dirlo, ma mi sembrava assolutamente implicito, non è di tutta la Franciacorta, ma solo, per fortuna, di una infima, in tutti i sensi, parte della prestigiosa zona vinicola bresciana, la zona che ha considerato l’Expo 2015 come una grande occasione e una grande vetrina (sperem… mi ghe credi no… ).

FranciacortaItalianexcellence

Una Franciacorta sottomessa e prosecchizzante, nei prezzi, che in termini percentuali, se vogliamo calcolare quanti siano i marchi e le bottiglie commercializzate in ballo, non arriva al 7-8%. Calcoli miei fatti un po’ a naso, dovrei chiedere dati ufficiali, ma loro hanno sicuramente cose più importanti da fare, all’impegnatissimo Consorzio.

E allora, ricordando, ma mi sembrava inutile farlo, che la stragrande maggioranza delle aziende franciacortine non applicano politiche di svendita prezzi, che quando sono presenti nella Grande Distribuzione non calano le brache ma vendono a prezzo corretto, che le pecore nere che scelgono, consapevolmente o meno, di vendere a prezzi corti, a prezzi che danneggiano l’immagine e la credibilità dell’intera denominazione, sono una minoranza trascurabile, che la Franciacorta continua a godere, nonostante gli attacchi portati al suo prestigio, di un’immagine alta, voglio tornare a scrivere di Franciacorta, come si merita, in positivo.

E voglio parlare di un Franciacorta il cui recentissimo assaggio mi ha entusiasmato, prodotto da una piccola azienda di cui su questo blog ho già scritto tre volte, ovvero qui, qui e poi ancora qui.

BarboglioBachlabel

Sto parlando e non faccio che ripetermi, dei Barboglio de Gaioncelli, che hanno origini antichissime, con il capostipite, tale Alghisio de Alghisi, uomo d’arme bergamasco originario della Valseriana, che alla fine del 1200 si stabilì a Lovere mentre i successori si spostarono sul bresciano nei primi anni del 1400, acquistando immobili in Franciacorta a Timoline, Clusane ed Iseo; il 6 dicembre 1434 furono nominati cittadini bresciani.
I Barboglio, che acquisirono il suffisso De’ Gaioncelli dal XV secolo, cominciarono a produrre vino in un antico palazzo familiare nella località Colombare che oggi è frazione di Cortefranca e vantano il primato di essere stati tra i primi ad imbottigliare vini in zona.
La famiglia, dopo la morte di Carlo Claro Barboglio, oggi si é estinta e da vent’anni e più la conduzione dell’azienda è passata al nipote acquisito Guido Costa, che oggi è affiancato dal figlio Andrea, che è enologo.
ristoranteBarboglio

La superficie aziendale comprende 30 ettari vitati, di cui circa 26 sono impiantati con vitigni a bacca bianca quali chardonnay e pinot bianco, destinati sia alla vinificazione del Curtefranca bianco DOC, sia all’elaborazione di basi Franciacorta da cui si oggengono  le diverse tipologie di Franciacorta Docg: Brut, Extra Dry, Satèn ed i più recenti “Claro” Dosaggio zero millesimato ed il Rosé “Donna Alberta”.
I quattro ettari restanti presentano una selezione clonale di vitigni a bacca  rossa:  Cabernet Franc,  Merlot,  Barbera ed il Nebbiolo destinati alla produzione del Curtefranca rosso DOC e del Curtefranca Riserva “Breda”, lodevolmente prodotti all’antica con una quota di quelle uve rosse piemontesi storicamente presenti nel disciplinare dell’ex Franciacorta rosso Doc e ogi praticamente scomparse.
L’ affinamento in bottiglia delle basi Franciacorta  è di almeno  24 mesi per i prodotti base e raggiunge i 45/60 mesi per i Millesimati e parte del vino bianco e parte di quello rosso subiscono un affinamento in legni di rovere di 225 litri di capienza e vengono successivamente usati per i tagli delle diverse partite.
oscar carroponte

Reso il doveroso omaggio alla storia dell’azienda, che dal 2010, sempre presso il palazzo Barboglio, accoglie un ottimo ristorante, voglio parlarvi del vino che mi ha colpito, ovvero del Franciacorta Extra Brut 2010, che ho bevuto, in lieta compagnia, della mia Lei e dell’amico Stefano di Sebina vini scelti nel mio ristorante bergamasco “di fiducia”, Al Carroponte, del pirotecnico Oscar “sparkling” Mazzoleni.

vivedifference

Non vi sto tanto ad indorare la pillola, premetto subito che non si tratta dello stratosferico, meraviglioso, magico, elegantissimo Champagne Brut Nature 2006 di Roederer con etichetta studiata da quell’autentico genio che è Philippe Starck alla cui presentazione milanese ho partecipato, in una serata magica, ieri, ma è un Franciacorta, uvaggio calibrato di Chardonnay e Pinot nero da uve provenienti dal vigneto Casella Alta con vinificazione in legno, e affinamento di 36 mesi sui lieviti, dinnanzi al quale anche uno chef de cave straordinario come Jean-Baptiste Lecaillon si sarebbe tolto tanto di cappello.

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Elogiando la differenza di questo Franciacorta, perché nessuna confusione è possibile, la Franciacorta è Franciacorta e lo Champagne (posto su un altro pianeta) è altra cosa. Inutile dire migliore, diversa.

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E allora l’Extra Brut 2010 di Andrea Costa mi è piaciuto, ed è piaciuto molto anche a Stefano, Oscar e alla mia Regina, per il colore paglierino intenso squillante, il perlage sottile e scattante, il naso molto fragrante, complesso, ben secco, tutto miele e agrumi e mandorla, fiori bianchi, di grande freschezza e vivacità l’attacco diretto, profondo, di gran nerbo salato in bocca, con un carattere più verticale che largo, diritto, incisivo, molto persistente, pieno di sapore, energico e molto armonioso.

Perbacco, questa sì è la Franciacorta che mi piace e per la quale sono pronto a lottare!

Difference

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

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