Franciacorta Riserva Pas Dosé QDE 2006 Il Mosnel

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
10


RiservaMosnel2006
Ancora fantastico, integro, vivacissimo a tre anni dalla sboccatura!

Non sono andato al Vinitaly, come avevo originariamente previsto, ormai l’ho raccontato in maniera dettagliata, anche rispondendo agli attacchi, non sempre intelligenti o onesti, che a causa del racconto di questa scelta mi sono arrivati.

Però, anche restandomene a casa, ho ugualmente reso omaggio, a modo mio, senza tentare l’assalto all’affollatissimo Padiglione Lombardia, che ospitava, insieme ad altre zone vinicole lombarde, la Franciacorta, a questa zona vinicola che ho nel cuore, che cerco di raccontare ormai da tanti anni. La prima volta trent’anni fa, con questa intervista, che rileggo sorridendo di talune mie ingenuità dettate dall’inesperienza. Poi via via più consapevole del particolare fenomeno, vinicolo, economico, culturale – una vera unione di passioni – al quale mi trovavo di fronte e alla cui crescita assistevo spettatore sempre più entusiasta, in articoli come questo, scritto per la veronelliana Etichetta 26 anni fa. Una vita… Credo ben spesa.

E così, anche se magari qualcuno, di fronte a recenti articoli come questo o questo o questo, può arrivare a pensare, sbagliando, che io mi accanisca, che sia diventato improvvisamente, da amico che ero (e che sono e resterò sempre) un “avversario” della Franciacorta, io continuerò a raccontare le cose che vedo. A scrivere bene, quando ne avrò (e ne ho avuti tantissimi, in questi anni) motivi, di questa zona che in poco più di 50 anni di storia ha fatto miracoli e quello che nessun’altra zona vinicola italiana in un periodo così breve ha fatto. E ad esprimere le mie critiche, motivate e surrogate da fatti e circostanze e non prevenute, quando riterrò – io non faccio sconti a nessuno – ce ne siano i motivi.

Niente Vinitaly dunque, niente affollate code o inspiegabili blocchi (dovuti, lo so bene, al troppo afflusso, al troppo entusiasmo) davanti alle scale mobili che conducevano al Padiglione Lombardia dove era presente una bella rappresentanza di produttori franciacortini.
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Il mio omaggio, privato e personale, alla Franciacorta, l’ho consumato a Bergamo, insieme alla mia Lei, che la Franciacorta ben conosce e ama (come una vera professionista, anche se è solo una grande appassionata..), stappando insieme, e trovando spettacolarmente buona, una bottiglia che avevo pescato una settimana prima in cantina e che avevo deciso di stappare (sicuro di un esito comunque positivo) per vedere in quali condizioni fosse.

Non un Franciacorta normale, non certo un vino da 3,99 euro sullo scaffale o da 7 euro scarsi, ma un Franciacorta riserva, di una riserva speciale e di una grande annata, il 2006, prodotto da un’azienda esemplare, di cui ho già scritto su questo blog e in precedenza, era il dicembre 2009, su Vino al vino, quindi, procedendo a ritroso nel tempo, nel febbraio 2005 qui, nel marzo 2000 (15 anni fa…) ancora qui, e nel 1999 sempre qui, per rimanere solo ai miei tanti articoli dedicati a questa azienda che sono riuscito a rintracciare in Rete.

Un grande vino, il Franciacorta Riserva Pas Dosé QDE 2006, di cui avevo già scritto quasi due anni e mezzo fa, nel novembre 2012, in un post al quale vi rinvio, per tutte le notizie utili sull’azienda, sul vino, sulla particolare etichetta, scelta ogni due anni nell’ambito del Premio il Mosnel “Questione di Etichetta”, promosso dall’azienda agricola Il Mosnel di Camignone di Passirano, 40 ettari vitati circa e uno spazio indiscutibile nella storia della Franciacorta e del Franciacorta, dalla fondazione da parte di Emanuela Barboglio, sino ad oggi quando la sua eredità è stata raccolta dai figli Giulio e Lucia Barzanò.

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Era difatti il lontano 1968 quando Il Mosnel delineò la sua piena vocazione vitivinicola e vennero piantati i primi vigneti con la neonata DOC Franciacorta e in oltre quarant’anni l’azienda ha continuato a crescere e svilupparsi e qualificarsi anche grazie ad iniziative di sicuro impegno culturale come il Premio QdE. Nel novembre di tre anni fa salutavo il vincitore dell’edizione 2012 del Premio, scelto dalla giuria in un lotto di partecipanti selezionati dalla ADI, ovvero la designer milanese Laura Ferrario, creativa dello Studio Ferrariodesign, la cui etichetta ha vestito il Franciacorta Docg Pas Dosé “QdE” Riserva 2006, proposto in edizione numerata e limitata: 4.000 bottiglie da 0,75 litri, 400 magnum e 100 Jeroboam.

Perché dunque tornare a scrivere del campione segnato con il numero 0037 di queste sole 4000 bottiglie prodotte? Innanzitutto perché il vino era, l’abbiamo trovato, fantastico, degno coronamento di un pomeriggio bellissimo anche senza andare (ma perché continuate ad andarci, cari amici franciacortini? Non vi converrebbe forse, anche se alcuni pensano che andarci sia “irrinunciabile” pensare a soluzioni diverse, a restarne fuori e proporre un’alternativa più a vostra misura?) a Verona. E perché l’abbiamo, Lei ed io, trovato spettacolare, esemplare, in grado di illustrare la grandezza di una denominazione, anche se la precisa dizione in contro-etichetta informava che la sboccatura era nientemeno che di tre anni fa, aprile 2012.
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Che grandi metodo classico, francesi o italiani, poco conta, possano avere una loro splendida vita ed uno sviluppo armonico anche a distanza di anni dalla fase cruciale del dégorgement, è una convinzione (nulla di particolarmente geniale: in Champagne lo dicono e lo dimostrano da secoli…) che ho maturato nel tempo. E la cui evidenza ho verificato anche imbattendomi in ottime “bollicine”, con qualche annetto sulle spalle, franciacortine. Ma, ogni volta, è una meraviglia vedere quale vitalità possa avere un vino di classe ottenuto con la tecnica della rifermentazione in bottiglia quando dall’epoca della sboccatura sono trascorsi uno o più anni.

Una vitalità e una vita tutti particolari, che si traducono nello sviluppo di una personalità e di una complessità tutti speciali. Così è accaduto nel caso della mia fortunatissima – perché il tappo aveva tenuto meravigliosamente bene – bottiglia di Franciacorta Riserva Pas Dosé QDE 2006 Il Mosnel, che ci è piaciuto senza sé ne ma, e che mi sento, sintetizzando le nostre impressioni, di descrivere in questi termini.

Colore paglierino oro brillante, luminoso, ricco di riflessi, perlage sottile e continuo, sia nel bicchiere normale che nel “calice Franciacorta” d’ordinanza utilizzato. Bouquet ricco, complesso, variegato, con note di fiori bianchi e agrumi in evidenza, sfumature di mela, pera, mandorla fresca, crema pasticcera, cioccolato bianco, miele millefiori, un leggerissimo e quasi impercettibile tocco di vaniglia, a comporre un insieme di superiore eleganza, freschezza, fragranza, cui il sale e la pietra – segno distintivo di tutte le cuvées del Mosnel – danno suggello e timbro particolare.

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E bella la bocca, con un attacco diretto, incisivo, salato, volitivo, nervoso, con una bolla ben croccante sul palato e non aggressiva e incredibilmente sapida, e uno sviluppo continuo, verticale, profondo, con allungo deciso e ben teso, e una freschezza, una piacevolezza di beva, un equilibrio, davvero da…

…Non da quello che penserebbe qualcuno, tirando in ballo incongruamente il secolare e insuperabile modello francese, che è altra cosa, bensì, inutile dirlo, ça va sans dire, da Franciacorta. Da grande Franciacorta, esempio e modello e vanto di tutta la denominazione…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

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