Vittorio Moretti: Franciacorta è la “Champagne” d’Italia: niente storie!

MorettiBellavista
Intervista-conversazione con il futuro (e quasi sicuro) nuovo Presidente del Consorzio Franciacorta

Tra qualche mese, a maggio esattamente, dopo un doppio mandato, 2009-2012 e 2012-2015, Maurizio Zanella lascerà la carica di Presidente del Consorzio Franciacorta e si dovrà procedere all’elezione di un nuovo Presidente. Esclusa l’ipotesi, che pure è stata considerata e proposta da qualche illuminato, di cambiare lo Statuto del Consorzio e consentire un nuovo mandato zanelliano – fosse per me, lo nominerei presidente a vita… – e assolutamente (e giustamente) non considerata l’idea, meno balzana di quanto possa sembrare, di eleggere un Presidente super partes quale sarei stato io, i pour parler ed i rumors dicono che i papabili alla carica prestigiosa (e impegnativa) sarebbero due, ovvero, partiamo dal più maturo, Vittorio Moretti, grande imprenditore di cento cose e non solo vinicole, nonché patron della Bellavista di Erbusco, ed Emanuele Rabotti, figlio d’arte (suo padre Paolo fu il primo, grandissimo, presidente del Consorzio nel lontano 1990) e patron della Monte Rossa di Bornato. Tertium non datur.

PaoloRabotti

Ho pensato fosse cosa utile incontrare i due “contendenti” (non chiedetemi per chi “tifi”, non lo rivelerei nemmeno sotto tortura…) e consentire loro di raccontarsi e di delineare la loro idea presente e soprattutto futura, della Franciacorta. Comincio con Vittorio Moretti, premettendo, rileggendola bene, che non si tratta di una normale intervista, lunga e articolata, ma di un’intervista-dialogo, imposta, suo malgrado, al paziente Moretti da un intervistatore molto interventista e non incline solo ad ascoltare, ma a dire, e a chiare lettere, la sua. Chiamandomi Franco Ziliani penso di poter avere voce in capitolo per farlo, no?

Caro Moretti, Bellavista ha una sua storia importante e sono passati quasi 40 anni, 38 anni, dalla sua fondazione nel 1977. Quali pensieri?

Innanzitutto che non avrei mai pensato di riuscire a creare un’azienda di questo tipo. Sono contentissimo di quel che è successo. Quando sono andato nel 1977in Champagne tre volte e ho vissuto quella realtà straordinaria ho pensato che le cose potessero realizzarsi anche qui da noi così’ e mi sono impegnato e sono riuscito a fare tante cose. Siamo riusciti fare un Franciacorta che è lo Champagne italiano, non ci sono storie. Io ho dato un contributo modesto, però siamo ugualmente riusciti a fare il Golf di Franciacorta (con un fondamentale ruolo dell’indimenticabile amico Giovanni Cavalleri. Ndr), a fare l’Albereta a portare Gualtiero Marchesi e noi abbiamo fatto il nostro lavoro con il vino, con Mattia Vezzola impegnato a fare e poi fare conoscere il vino. E poi il concetto dell’emulazione ha contagiato positivamente tanti e porta avanti tutto. Sono molto contento: allora vedevo lo Champagne e pensavo “poveretti noi bresciani” e oggi siamo diventati più ricchi, abbiamo tracciato una storia, con qualcosa di buono che ci rende merito.

Marchesi-Ziliani-Rotary

In Champagne si parla della Franciacorta, e con rispetto, l’ho visto lo scorso ottobre durante il mio ultimo viaggio là lo scorso ottobre. Gli fate il solletico come numeri, ma vi guardano con grande rispetto.

Un nostro collaboratore, Marco Simonit è stato arruolato da Roederer per la gestione dei vigneti. Quando mai sarebbe successo anni fa?

Ed il percorso lungo della Franciacorta come lo vede.?

Penso che l’attuale presidente, Maurizio Zanella, abbia fatto un percorso straordinario e realizzato quello che gli avevamo consigliato, ad esempio aprire all’estero in maniera notevole. E’ da anni che battevo su questo tasti e negli ultimi anni ci si sono dedicati e hanno creato una rete importante sull’estero, che è da sviluppare ulteriormente. Le basi sono messe bene. Fuori abbiamo agenzie molto quotate e preparate e collaboratori validi, in Giappone, Stati Uniti (dove di recente è partito un blog Franciacorta in inglese curato da un notissimo wine blogger), UK. E’ stato fatto un bellissimo lavoro. Il Consorzio ha tutte le possibilità per crescere e fare tantissime cose e tante ne ha fatte.

ZANELLA

Del Consorzio parleremo: quest’anno pare ci siano delle scadenze e debbano eleggere un nuovo Presidente. A meno che eleggano me, io sono disponibile e sarei di certo un ottimo presidente, si parla anche della sua candidatura… Si dice che stia studiando da Presidente…

E’ tutto da vedere. Io sono sempre stato del parere che al Consorzio ci vorrebbe un presidente che sia super partes e fuori dai giochi, poi si è deciso diversamente ma io sono rimasto del mio parere

… però in nessuna denominazione italiana c’è un presidente non produttore o non coinvolto nell’attività produttiva…

Si può pensare a quello che fanno in Champagne ad esempio… anche se il Comitato Interprofessionale Vins de Champagne non è un Consorzio.

E il nuovo presidente ha 42 anni e conosce perfettamente il cinese…

E’ così che bisogna fare…

Però é giusto anche che il Consorzio sia espressione della volontà dei produttori e che esprima un produttore come presidente

Se sono persone che hanno la testa sulle spalle sanno come gestirsi. Comunque se ne parlerà a tempo debito, manca ancora tempo…

Ci sarebbe anche la soluzione ipotetica di cambio dello Statuto con nomina di Zanella presidente a vita… Ma fare il presidente è una rogna, per cui si prepari…

Fare il presidente è un impegno grande. Io non ho deciso niente, sarà quello che sarà…

Sarà la volontà dei soci di chiedere alla persona individuata di prendersi un impegno pesante, dispendioso, faticoso, che porta comunque critiche qualsiasi cosa tu faccia…

Non è una roba strana, semplicemente chi lo farà deve avere le qualità e dovrà dedicarsi con tempo ed energie a questo impegno

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Cosa bisogna fare ora a suo avviso, a 25 anni dalla fondazione del Consorzio in Franciacorta?

Si deve continuare sulla strada tracciata, non ci sono storie, con gli stessi equilibri e le stesse idee, la stessa volontà di fare le cose bene e continuare a mantenere la rigidità del nostro disciplinare. Si può lavorare in funzione del mercato, sulle produzioni, se ne è parlato, abbiamo tante idee, ma in Franciacorta i piccoli sono cresciuti moltissimo e questa è la cosa più importante e i grandi non li hanno certo soffocati, hanno dato loro una mano…

Lo scenario è un po’ cambiato: fino a qualche fa Bellavista e Cà del Bosco erano le due grandi, ora con l’arrivo della Guido Berlucchi che ha riconvertito tutto a Franciacorta Docg siete diventate piccole… E’ un azienda più grande di voi due, non di voi due messe insieme ma quasi…

Noi abbiamo anche Contadi Castaldi: 800 mila bottiglie che si aggiungono al milione e mezzo di Bellavista e non siamo proprio piccoli. Comunque non è quello il discorso, ma penso che non dobbiamo essere noi ad assoggettarci all’entrata di Guido Berlucchi, che aveva un modo commerciale completamente diverso dal nostro, ma è la Guido Berlucchi che deve assoggettarsi alle politiche del Consorzio e delle aziende associate. Ho detto chiaramente a Franco Ziliani che il loro obiettivo era quello di rivalutare il prodotto e sono affari loro, non è che ci debba pensare il Consorzio, sono grandi abbastanza per pensare a come muoversi. Ne va della loro vita, viaggiano bene, ma a fare un ribaltone ci si mette un minuto, non si deve sbagliare nulla. E con il vino a 6.90 euro non si va benissimo.

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L’aggiorno Moretti, circolano dei Franciacorta, non quelli di Guido Berlucchi, a 3,99 euro, dispongo della foto del campione mandata da un lettore.

Ma è ancora roba dell’ex agricola Boschi, di Timoteo Metelli, perché a 3,90 nessuno può permettersi di uscire… non esiste!

Franciacorta-3.99-1

Invece esiste caro futuro Presidente…

E’ stato uno sbaglio grande del Consorzio non rilevare quelle bottiglie e non toglierle di mezzo; purtroppo siamo arrivati tardi, se n’è parlato, ma non si è riusciti a sbrogliare la matassa. Spendere dei soldi e rilevarle ed evitare che facessero danni d’immagine era da fare! Questi però sono incidenti di percorso, e io guardo molto più in là. I nostri dati come Bellavista sono straordinari: noi abbiamo cambiato la nostra immagine perché ci sentivamo vecchi e abbiamo pensato che il nostro prodotto aveva un’immagine vecchia e doveva avere più visibilità. Doveva essere un’immagine più fresca, più accessibile. Abbiamo fatto questa operazione straordinaria: se avessimo avuto altro prodotto a disposizione avremmo venduto il 40% in più. Quanto al presidente io sono il patron di Bellavista, non sono altro…

Per il momento…

Abbiamo viaggiato tutto l’anno sul 30-40% in più e poi purtroppo dato che il prodotto non c’era siamo scesi al 17 per cento in più che è comunque un exploit di tutto rispetto, dovuto solo al fatto che non riuscivamo ad accontentare la domanda. Vuol dire che se uno ci lavora su un’azienda, se ha delle idee, può fare e fare bene. Occorre darsi da fare seriamente sull’estero e investire. Noi non abbiamo abbassato i prezzi, li abbiamo alzati. Nel 2014 ho ridotto gli sconti, naturalmente abbiamo fatto un marketing importante e l’abbiamo seguito.
BellavistaAlma

Quando le sue figlie le hanno presentato il progetto, la cuvée Alma color arancione e le altre cose legate ad un packaging aggressivo, lei come ha reagito? Non le è venuto un colpo?

Macché, sono stato entusiasta! Questa roba è partita da mia figlia Francesca e da me. Noi abbiamo deciso due anni fa, che eravamo vecchi e dovevamo rivedere l’immagine un po’ impolverata. Noi l’abbiamo detto 10 anni fa a Giacomo Bersanetti, ovvero SGA, che volevamo differenziare la gamma, ma c’è sempre stata la paura di cambiare un’etichetta classica ed elegante, pulita com’era la nostra. Del Pas Operé noi vendevamo a malapena 15 mila bottiglie, a luglio di quest’anno ne abbiamo vendute 25 mila: finita l’assegnazione. Perché i clienti han visto la differenziazione, è piaciuta l’etichetta in particolare quella azzurra. Io mi ricordo che in passato andavo in certi locali, ordinavo il Pas Operé e ti portavano la Cuvée o viceversa e a me giravano le scatole!

E’ stata una bella idea il cambiamento, forse un po’ urlata…

Il grande boom è stato prima quello dell’Alma arancione che ha trainato tutte le altre, lanciando un segnale ai consumatori giovani. Anche grazie ad un bel packaging…

Il consumatore ha davverop bisogno di spot? A me sembra che non siano cambiate solo le etichette, ma anche i vini…

E’ chiaro, ormai lavoriamo con vigne che cominciano ad avere 30-35 anni e danno certi risultati, qualcuna ha 40 anni, ho cominciato nel 75 a piantare vigne. I prodotti sono diversi, c’è tutta una elaborazione differente del prodotto: oggi l’Alma è un grande vino, di grande piacevolezza e struttura, non le manca niente… Ha avuto i tre bicchieri, per un vino di un milione di bottiglie.

E’ stato un riconoscimento non indifferente, importante per noi.

GranCuvéeRoséBellavistaIo dico che su alcuni prodotti, sul Rosé, ho trovato un cambiamento eccessivo. Io, che pure i vini di Bellavista conosco da qualche anno, diciamo dal 1988, li trovo molto cambiati, soprattutto il Rosé molto diverso da quel Rosé elegantissimo di cui scrivevo pochi anni fa. E l’ho puntualmente scritto

Vezzola ha deciso così, oggi ha più struttura, più colore…

…più legno

Lei dice? Però il discorso è diverso, volevamo dargli più struttura come vino da pasto, il rosé è vino da pasto da abbinare a certi piatti, non necessariamente è un vino femminile, perché è rosa.

Ma la Champagne insegna che i grandi rosé sono eleganti, finissimi… Invece il vostro Franciacorta Rosé attuale è più facile da approcciare, più fruttato, più diretto: il 2007 era un vino elegante per palati estremamente raffinati…

Lo stesso discorso vale anche per il nostro Satèn, quello di prima era molto più fine, ora gli abbiamo dato un ritocchino e piace un po’ di più: ci vuole un po’ di struttura in più…

MattiaRosé
Io sono sempre per l’eleganza invece, la struttura per me viene in un secondo tempo…

L’eleganza e la finezza però rimane sempre… Mattia Vezzola sa fare questo…
Ma anche sua figlia Francesca,ormai molto attiva in azienda, credo sia legata allo stile di Mattia Vezzola, Certo siete sempre rimasti Bellavista, non vi siete trasformati in un’altra azienda qualsiasi e lo stile di uno dei due più grandi chef de cave della Franciacorta (l’altro per me è Stefano Capelli di Cà del Bosco) non è acqua e quindi sua figlia ha sicuramente un maestro esemplare…
Sicuramente….
Sono 15 milioni le bottiglie attualmente prodotte nella Franciacorta: come la vede tra dieci anni, con quali margini di crescita?

StefanoCapelli

3000 ettari vitati e oltre presuppongono almeno 25 milioni di bottiglie prodotte
… che bisogna vendere e non svendere come sta facendo qualcuno…
Assolutamente , ma con se pensiamo ad un mercato estero, che praticamente al momento non esiste, dobbiamo creare un mercato estero. L’Italia non ha grandi spazi di crescita…
Ne è convinto? Io, se mi permette, penso che ci siano grandi spazi possibili di crescita in Italia, basta mettersi d’impegno e studiare operazioni di comunicazione e promozione ben mirate… C’è ancora tanto da fare sul mercato italiano
Sì, comunque anche l’Italia è in crescita, sono d’accordo.

SuonareChampagne
Ma all’estero dovete confrontarvi con Champagne, e poi sul livello delle bollicine a basso prezzo con Cava ed il Prosecco…
Sono prodotti diversi, nei mercati dove c’è un po’ di cultura la Franciacorta non ha bisogno di niente. Prendiamo il Giappone, che ha cultura, ed è il nostro primo mercato estero. E diventerà sempre più un grande mercato. Bevono vini buoni e non scelgono lo Champagne perché sono schiavi del mito, ma solo perché gli piace. Anche gli Usa stanno crescendo bene, lo abbiamo visto con Bellavista, abbiamo cambiato importatore (lo storico Neil Empson) che era vecchio anche lui, abbiamo fatto una nostra società, anzi due TMT Emozioni e TMT Usa… Sono già alcuni anni che abbiamo deciso così…

… ma non comunicate molto voi in Bellavista, la storia delle etichette l’ho scoperta per caso al Vinitaly 2014, quella del cambio d’importatore da lei ora: si vede che non mi conoscete o che non vi sono molto simpatico…

Sono cose che non abbiamo comunicato molto, pensiamo più a fare che a raccontare… Comunque non avevamo alternative: il vecchio importatore ci aveva messo ai minimi termini, 150 mila dollari appena in un mercato come gli Usa non poteva andare bene per Bellavista, da 500 mila dollari che era inizialmente. L’abbiamo presa in mano noi e in un attimo i fatturati sono tornati ad essere più che soddisfacenti. E’ chiaro che sull’estero si deve investire e poi si potrà pensare a fare soldi.
Franciacortalogo_EXPO

L’investimento sull’estero costa tanti soldi dicono alcuni produttori piccoli e medi, un po’ incavolati perché queste operazioni hanno dei costi che li toccano, ma quanti produttori aderenti al Consorzio usufruiscono di queste missioni export? Ben pochi…

Sull’estero i piccoli produttori secondo me devono accontentarsi di fare quello che fa il Consorzio, di seguire il Consorzio, che dà loro un’opportunità notevole. Bellavista è trent’anni che investe negli Stati Uniti e in Giappone, mica da ieri! Noi siamo andati quasi 30 anni fa in Giappone e abbiamo tracciato la strada. I piccoli se sapessero cosa abbiamo speso noi per investire all’estero non si lamenterebbero…

Ha ragione, ma hanno ragione anche loro, che devono fare i conti con i molti soldi che sono chiamati a spendere, di mugugnare un po’… C’è una radicata mentalità contadina o “piccolo bottegaia” che ha una sua logica e di cui il Consorzio ed il suo futuro presidente devono tenere conto…

Ma le grandi aziende aprendo la strada all’estero aprono la strada anche ai piccoli: attenzione, che se le grandi aziende si concentrano sull’estero lasciano ulteriori spazi ai piccoli sul mercato italiano.. Lasciando noi più libero il mercato italiano loro possono vendere più facilmente in casa.

Alla nascita del Consorzio nel 1990 eravate non in tanti, ma terribilmente coesi, davvero unione di passioni, oggi che vi avviate verso quota 110, è diventato tutto più difficile… anche solo conoscervi e dialogare tra di voi…

Abbiamo un buon amministratore delegato del Consorzio che regge tutte le fila e tiene abbastanza bene il gruppo e funge da raccordo e quindi tutti hanno voce in capitolo e sono parimenti rappresentati: il problema è che vogliano seguire il Consorzio, informarsi… Il Consorzio non è li’ per vendere i vini delle aziende, ha altri compiti…

FranciacortaItalianexcellence

In un quadro dove, diciamolo chiaramente, il successo della Franciacorta, innegabile, dà fastidio a tanti e allora partono, dall’esterno, ma talora anche dall’interno, critiche assurde Il successo non si perdona a nessuno… Bisogna mantenere una forte coesione tra gli associati e dialogare con tutti…

Noi abbiamo qualcosa di grande che si chiama Franciacorta e non abbiamo nulla da invidiare ai colleghi italiani del metodo classico e abbiamo un’idea del Consorzio che ha funzionato negli anni e che funzionerà anche in futuro…

Poi, caro Moretti, ci sono vini che non sono riconducibili all’ex “spazzino della Franciacorta”, alla cosiddetta riserva Boschi, che vanno sul mercato a prezzo ridicolo. C’è il problema delle uve, ce ne sono di più di quelle che servono e di conseguenza si sono abbassati i prezzi cui vengono acquistate e tanti si trovano con il cerino in mano, sono costretti a trasformare quelle uve in vini, e magri non sanno stare sul mercato e poi si trovano costretti a svendere…

Diciamo che sono due o tre anni che continuiamo a raccontare la stessa storia, questa che lei racconta, poi l’uva non basta mai… L’annata scarsa, la grandine, gira che ti rigira… Non preoccupiamoci troppo che c’è sempre qualche evento che alla fine fa sì che l’uva in più ci serva. Noi abbiamo bisogno di un po’ di uva in eccesso, perché bisogna avere le scorte, e fare le cose bene e la crescita è crescita!

E’ stato detto ai viticoltori: piantate che ci sarà sempre più mercato. E così in parecchi hanno investito, hanno piantato vigneti, hanno fatto crescere la denominazione e magari oggi si trovano con le uve sul gobbo, oppure con uve che vengono pagate loro molto meno di quel che pensassero… E magari nelle due ultime vendemmie a quei viticoltori vengono comprate molto meno uve che in passato. Molto meno uve di quel che sperassero…

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Il Consorzio deve assolutamente farsi carico di questo problema, così come ha sbagliato a non intervenire nel caso del mancato ritiro della “riserva spazzino della Franciacorta”, deve creare una cantina che accolga queste uve in eccesso, le metta in stoccaggio. E’ una cosa che è in programma già da tempo, ma non si sono create mai le condizioni. Alla fine il vino non c’era, quindi… Sono convinto che la crescita sarà importante, costante e continua e non avremo surplus di prodotto. Io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto: è la mia logica da imprenditore.

Il problema è trasmettere questa mentalità, questa logica a tutti i protagonisti della filiera Franciacorta…

Per trasmetterla occorre fare delle azioni, azioni dirette, che siano in grado di poter confermare. Il contadino guarda a quello che succede, non alle parole. Io l’ho già proposta cinque anni fa, non una cantina sociale, ma una struttura che riuscisse a fare da polmone, da “ammortizzatore sociale” enologico, ma mantenendo i prezzi alti. I prezzi delle uve devono restare alti e non devono scendere, se facciamo prendere il prezzo base ci troviamo le bottiglie a prezzo stracciato.

April 7th 2013, Franciacorta (Italy), Bellavista: Vittorio e Francesca Moretti

Allora Moretti, se accadrà che i soci le chiederanno di prendersi questo pesante fardello della presidenza, allora lei accetterà con spirito di servizio, un po’ come capita al Papa…

Non esageriamo…. Dovrò valutare attentamente…

Si dice anche che sia già tutto deciso, prima è stato presidente Zanella e quindi non può non diventarlo Moretti. Una specie di “patto del Nazareno”…

A me non risulta che sia già tutto deciso… Sicuramente sa che ho tante attività e che sono molto impegnato. Se dovrò fare qualcosa come eventuale Presidente del Consorzio, lo vorrò fare bene e basta.

Anche perché il dopo Zanella, per questo e qualsiasi altro Consorzio, sarà un dopo molto difficile… Un po’ come eleggere un Papa dopo quell’uomo immenso che è stato Karol Wojtyla… Ci vuole uno che abbia tempo, energie, voglia e carisma e si faccia ascoltare da tutti… E alla fine gira che ti rigira…

Ma ce ne sono anche altri di personaggi che potrebbero far bene da presidente….

GiuliaCavalleri

… io vedrei benissimo anche una donna, anzi due grandi donne, ma mi dicono che non sia possibile, perché una è rientrata da poco nel Consorzio e deve fare la sua trafila e la seconda diciamo che è una Signora di grande esperienza, anche se ha energie da vendere… Quindi vuole uno che tiri le fila, che sappia comunicare. L’operazione restyling di Bellavista insegna: è stata un’operazione di comunicazione innanzitutto…

PiaBerlucchi
Noi abbiamo capito che eravamo vecchi e siamo andati a Parigi a scegliere chi ragionava sulla nostra stessa lunghezza d’onda, pur continuando a collaborare con Bersanetti che è il nostro grafico. Il marketing Bersanetti non era in grado di farlo, ma poi ha collaborato con il francese che ha curato il restyling e le etichette le ha realizzate lui… E hanno lavorato insieme, un italiano e un francese, non male, no?. Lui ha seguito il dettaglio degli esecutivi: lui non è un pubblicitario, che è un altro mestiere. Ha fatto bene ed è utile che si rinnovi un po’ anche lui: questa vicenda è stata d’insegnamento anche per lui. E lui ha apprezzato il nostro discorso.

Tante persone mi hanno detto di essere rimaste scioccate, giò prima che le etichette uscissero, ma mi hanno detto che l’unica azienda che poteva fare un’operazione così era Bellavista. L’uomo che stampa le nostre etichette, Mario Tonutti, quando ha visto il materiale su cui doveva lavorare ha detto “chel là l’è matt”, però 35 anni fa quando mi disse che le etichette che gli proponevo non erano etichette da vino, ma erano “etichette da profumo”, io gli dissi : tranquillo Tonutti, e noi faremo profumo, non ti preoccupare, vedrai che riusciremo a venderle. E così è stato. E anche la bottiglia che creammo appositamente tanti anni fa è poi stata copiata a destra e manca…

BellavistaEsselunga

Nessuno ha avuto da dire in Francia su questa nuova etichetta arancione?

No, è leggermente diversa da una alla quale eventualmente potrebbe essere paragonata, piuttosto all’epoca mi contestarono la bottiglia in Champagne e noi vincemmo la causa con Krug che ci aveva contestato la bottiglia nel 1979-80. Prima di Krug era uscita Segura Viudas con quella bottiglia della Gran Reserva e Krug la copiò dagli spagnoli ma facendo causa a noi… E noi in Tribunale ricordammo che quella bottiglia degli spagnoli era uscita nei primi anni Settanta, Krug intorno al 1975 e noi nel 1980. Costò 70 milioni di lire di allora quella causa persa a Krug… perché dovette pagare le spese processuali…

Come vede le altre zone metodo classico italiane: la Franciacorta può dialogare, trovare un punto di incontro con loro? L’operazione Talento morta e sepolta, ma credo che si possano trovare momenti di intesa del metodo classico contro il potere anche mediatico del Prosecco. Loro sono fortissimi comunicano, hanno la grande stampa dalla loro…

Canisciunofesso

Vanno bene per fare gli apripista i prosecchisti, per rompere il ghiaccio, poi arriviamo noi, non c’é problema. Non bisogna mai fare i primi della classe, ma i secondi, che sanno sapientemente sfruttare il lavoro degli altri e soprattutto sono quelli che guadagnano, che non svendono. In Franciacorta non ho mai voluto fare il primo della classe, l’ho lasciato fare ad altri…. Noi facciamo i secondi, però l’azienda è nostra e noi guadagniamo tanti soldini… Siamo riusciti a fare una seconda azienda e ci siamo tolti tante soddisfazioni. Abbiamo programmi importanti con Contadi Castaldi, azienda che deve crescere e per la quale stiamo mettendo a punto un programma produzione e sviluppo di espansione destinato all’estero importante. E faremo bei numeri.

ItaliaProsecco

Vostre operazioni in Toscana: quale bilancio?

Bilancio ancora negativo, comunque da quest’anno credo che andremo a pareggio e faremo buoni numeri. Anche lì si tratta di avere un programma di marketing e di sviluppo ben fatto. E dobbiamo sviluppare e penso che riusciremo a fare un buon lavoro, senza problemi, piano piano.

Rifarerebbe oggi la stessa operazione toscana?

Petra sì, l’Albergo, la Tenuta La Badiola in collaborazione con il gruppo Alain Ducasse, no.

Marchesi è andato via dall’Albereta, chi ci andrà al posto suo? Mi candido io che non so cuocere un uovo al tegamino?

Ma come, il sostituto è già stato scelto e comunicato!…
civuolepassione

…come sempre non a me, avete un ufficio stampa molto efficiente Moretti, o al quale evidentementre sto cordialmente antipatico, vero Signora Zucchi?

Davvero non è ancora stato lì? La facciamo invitare (passato un mese, sto ancora aspettando l’invito, ma non importa…) … abbiamo scelto un cuoco giovane di 36 anni che ha avuto una discreta esperienza in giro per il mondo, anche con Ducasse, poi a Milano dove era sous chef all’Unico. Il ragazzo, Fabio Abbattista, è venuto qui, ha preso in mano la cosa, abbiamo abbassato i prezzi e stiamo facendo un lavoro bellissimo, non puntando sul “Marchesi” di oggi ma su un giovane molto serio e su una proposta giovane. La formula dei tre stelle, due stelle non tiene più, non resiste più, quei locali non esistono più. Viene portata avanti dai loro protagonisti con enormi difficoltà perché anche Da Vittorio di Bergamo sta insieme grazie al catering di lusso. Ci vuole dietro un’organizzazione giusta e loro, i Cerea, sono in tre uno più bravo dell’altro e quindi funzionano. Francesco è una macchina da guerra. Noi non abbiamo queste possibilità gestionali e quindi abbiamo ribaltato il concetto pertanto l’Albereta è diventata un bistrot, il Vistalago Bistrot

FabioAbbattista

Cosa che scopro solo oggi, grazie, efficientissimo ufficio stampa Terra Moretti!…

Nel ristorante Gualtiero Marchesi è entrato un grande bar ed è divenuto un bel bistrot. Abbiamo tenuto la stanza quella davanti alla cucina dove facciamo un piccolo ristorante, che si chiama Leone Felice ed è aperto solo la sera, tranne domenica e lunedì. E facciamo una cucina splendida, delicata, gustosa, senza fronzoli, piacevoli. Ed il bistrot, ha la giusta connotazione del bistrot, dove mangi la milanese giusta, i piatti del territorio. Poi c’è ancora il Ristorante Benessere della Spa di Henry e Dominique Chenot ed una Library Lounge. Abbiamo realizzato una terrazza davanti, abbiamo aperto le porte, e appena entri vedi il lago.

Ma come fece Marchesi a venire all’Albereta, con quali argomenti lo convinse?

Si è convinto lui, è stata una felice coincidenza. Una sera ero a cena da Marchesi con Gianni Brera il grandissimo giornalista e scrittore e con i membri della Giuria del Premio Bellavista. Marchesi era amico di Gianni e si é seduto vicino a noi e mi ha raccontato un po’ di storie. Al che gli dico: “in Franciacorta sto facendo un albergo e voglio trasformarlo in un Relais & Châteaux, dammi una mano per trovare un cuoco tuo allievo che vada bene e che in un giro di un paio d’anni possa prendere la stella Michelin”. Al che lui mi risponde: “non serve, vengo io…”. E così nacque la cosa. Lui voleva sbaraccare e andare via da Milano, da Bonvesin de la Riva: eravamo nel 1992, nel pieno di Mani Pulite, con la fine di una certa clientela… In 15 giorni ci siamo messi d’accordo: ho dovuto raddoppiare tutto il progetto, spendere un sacco di soldi, seguire alla lettera le sue istruzioni per le cucine grandissime, la cantina, ecc. ma alla fine ecco Gualtiero Marchesi all’Albereta.

E fu un colpo da maestro, una grandissima operazione di marketing e d’immagine per la Franciacorta il cui Consorzio era nato, presidente l’indimenticabile Paolo Rabotti, padre di Emanuele, patron della Monte Rossa (e, si dice, il vero competitor di Moretti in queste elezioni del nuovo Presidente del Consorzio Franciacorta) nel 1990… .

Rabottino

Non ho nessun merito, se non di essere stato al momento giusto nel posto giusto e di aver saputo cogliere l’attimo. Essere bravi imprenditori è anche questo… Lui si è trovato bene per anni da noi, poi ha preferito divagare, preso da altre avventure e da altri stimoli. Ci siamo lasciati da amici…. Con lui assolutamente da amico, con altri, che magari pensavano solo al denaro, direi decisamente meno… Io sono uno molto attento al denaro, sono partito da zero, ho fatto i miei debiti, ho rischiato, non ho fatto l’Albereta per denaro, ma per divertimento, per dare alla mia Franciacorta un posto di altissimo livello, con uno chef top e un albergo da sogno.

SaveWaterdrinkChampagne
Quando sono andato in Champagne molti anni fa, mi hanno invitato al Royale Champagne (oggi chiuso per restauri: riaprirà nell’autunno 2016) e sono diventato pazzo in quel posto meraviglioso in mezzo ai vigneti… Volevo qualcosa del genere anche qui e l’abbiamo fatto. Oggi l’Albereta è meglio del Royale Champagne… L’hanno venduto e pensi che mi hanno persino offerto di acquistarlo. Ma ci vogliono le persone giuste per gestire certe cose. Io ho tre figlie femmine tutte impegnatissime nelle varie “avventure” di famiglia e non potevo certo dire ad una di loro di andarsi ad occupare del nostro Relais & Châteaux in Champagne…

VillaLechi

E qui Moretti non lo dice, ma sono sicuro che lo pensa. Perché dovrei andare a fare ancora più grande la Champagne riportando agli antichi splendori uno dei suoi simboli quando lui e Bellavista, comunque li si possa giudicare, sono dei simboli e fanno parte della storia della “petite Champagne” italiana, quella meravigliosa cosa che chiamiamo Franciacorta?

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

28 commenti

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28 commenti

  1. Carlo

    marzo 22, 2015 alle 11:26 pm

    ottima intervista Ziliani, complimenti. Un amico della Franciacorta che intervista un potente della Franciacorta ma non si mette in ginocchio.
    Chapeau!

    • redazione

      marzo 22, 2015 alle 11:38 pm

      grazie Carlo, ma vuole scommettere con me una bottiglia di.. Champagne che ci sarà sicuramente qualcuno che interverrà a proposito di questa intervista accusandomi di essere stato servile con Moretti?
      Se così accadesse, se il solito Zakk o altri dovessero dire una cosa del genere, giuro che non mi limiterò ad incazzarmi, ma che prenderò il bazooka e li andrò a cercare a casa loro…

  2. Giuliana

    marzo 22, 2015 alle 11:35 pm

    posso chiederle una cosa? Non le sono girate le scatole quando il sor Moretti, che dovrebbe leggere più attentamente il suo blog così imparerebbe qualcosa, ha affermato che il Franciacorta è lo Champagne italiano?
    Perché non ha bloccato lì l’intervista dicendo: ripasso quando ha imparato a rispettare la Champagne e quando ha capito che la Franciacorta con la Champagne non c’entra nulla?
    Sono indiscreta lo so, ma si sforzi di essere sincero :)

    • redazione

      marzo 22, 2015 alle 11:44 pm

      mi scusi, ma lei è un’amica o mi vuole del male?
      In effetti quando Moretti ha fatto quell’affermazione ho avuto la tentazione di bloccare l’intervista e fare al potente imprenditore e futuro presidente (così dice il toto elezioni) una piccola lezioncina e a chiedergli: ma lei lo legge mai Lemillebolleblog?
      Poiché conoscevo già la risposta, no, non ho tempo, ho glissato…
      E’ ovvio che non sia d’accordo con l’affermazione, un po’ entusiastica, di Moretti. E non solo perché amo profondamente la Champagne e lo Champagne, ma perché lo stesso amore lo provo per la ed il Franciacorta e so bene trattarsi di prodotto e zona profondamente diversi.
      Segnalo en passant che su Twitter, il mio amico Thibaut Le Mailloux, responsabile comunicazione del C.I.V.C. o Comité Champagne, alla mia domanda su cosa pensasse circa l’uscita di Moretti ha testualmente (e ufficiosamente) commentato:
      “c’est abusif: “Il n’est “Champagne” que de la Champagne”! http://www.champagne.com Others, be yourselves”.
      Come non essere d’accordo, totalmente, con lui?

  3. silvana

    marzo 23, 2015 alle 12:44 am

    Bella la cravatta.

    • redazione

      marzo 23, 2015 alle 1:58 am

      Giusto il tema centrale di questa lunga intervista colloquiale..:)

  4. Gugge

    marzo 23, 2015 alle 7:55 am

    “E il nuovo presidente ha 42 anni e conosce perfettamente il cinese…”

    Il prossimo della franciacorta virera’ verso i 70 e parla perfettamente il lumezzanese.

  5. Francesco Beghi

    marzo 23, 2015 alle 12:29 pm

    L’unica osservazione che volevo fare l’ha già fatta Giuliana… basta con questo provincialissimo quanto inutile e assurdo confronto con lo/la Champagne. Per il resto, eccellente intervista.

    • redazione

      marzo 23, 2015 alle 1:03 pm

      grazie Beghi, da parte tua, che non sei mai tenero nei miei confronti, é un complimento che mi riempie di gioia. E che mi metto come un fiore all’occhiello :)

  6. Giorgio Giorgi

    marzo 23, 2015 alle 1:09 pm

    Ziliani, grazie dell’intervista, lunga e completa; ma non le sono venute in mente altre donne per la presidenza, magari col cognome “Moretti”?

    • redazione

      marzo 23, 2015 alle 1:29 pm

      assolutamente NO. Non le ho mai considerate e non le considero. Se un Moretti dovrà essere presidente sarà il grande imprenditore e vecchio leone, pur con tutti i suoi eccessi verbali e la sua ruspante genuinità, Vittorio Moretti. Per le figlie del capo c’é tempo. E la prima presidentessa, comandassi io (ma io non conto un ca..o) si dovrebbe chiamare GIULIA CAVALLERI. E fatto questo nome m’inchino, ricordando con affetto e commozione il suo grande padre Giovanni, magnifico past president, uno dei migliori (per me quelli veramente grandi sono stati solo tre, Rabotti, Cavalleri e Zanella).

  7. Ludmila

    marzo 23, 2015 alle 1:25 pm

    Intervista molto utile, ma Champagne e Franciacorta parlano due linguaggi diversi, per fortuna. Due terre diverse due culture due stili. Due, non uno.
    Ma questo presidente futuro deve capirlo altrimenti rischia di prendere le bollicine basta che siano, per bollicine franciacortine.

    • redazione

      marzo 23, 2015 alle 1:34 pm

      intanto, anche se i giochi sembrano essere già fatti, vedremo se il buon Moretti diventerà presidente. Io credo che anche un altro figlio d’arte, Emanuele Rabotti, abbia carte da giocare, credibilità, autorevolezza, idee chiare. E, non me ne voglia Moretti, anche un’anagrafe che gioca a suo favore, anche se l’esperienza dei “veci” é per me sacrosanta.
      Comunque se i soci del Consorzio non si mettessero d’accordo su questi due nomi (magari salta fuori qualche outsider…) ci sono sempre due possibili soluzioni:
      cambiare lo statuto e nominare Maurizio Zanella presidentissimo a vita (ehi Maurizio, non te la prendere, che il tuo Bilan ha anche vinto sabato, mica come la mia Inter che tanto per cambiare ha perso… :( ):
      scegliere un presidente esterno, uno super partes. Uno che si chiama, aspetta che mi ricordo… Franco Ziliani.
      E non parlo di LUI, l’inventore della Franciacorta, l’uomo al quale bisognerebbe erigere una statua, ma parlo, sbruffonescamente, lo so, scherzo ma non troppo, del sottoscritto. Sarei un presidente incredibilmente super partes… Pensateci soci del Consorzio Franciacorta, un ettaro faccio sempre in tempo a procurarmelo…

  8. Gugge

    marzo 23, 2015 alle 1:50 pm

    Ora l’ho letta tutta.
    Bell’invervista.
    Per me l’innominabile GA come futuro pres.
    Gli altri, uno vale l’altro/a.
    Imho.

    • redazione

      marzo 23, 2015 alle 3:31 pm

      questo gioco non vale: io mi sono scoperto, ho fatto nomi e cognomi. Se vuole che la prenda in considerazione faccia nomi e cognomi anche lei.
      Ma se ho capito a chi si riferisce, quel G.A. é nominabilissimo, ma se é lui la persona, non credo possa essere eletto, trattandosi di persona che mi é stato assicurato non essere socia del Consorzio. Ma se sbaglio mi scuso e sono pronto a correggere.
      Il tipo in oggetto, che conosco, pardon, conoscevo bene, minaccia querele con la stessa facilità con cui io dico di essere barolista tradizionale e contro la barrique :)
      Con tutto l’affetto, perché io gli voglio ancora bene, non credo che quel G.A. potrebbe essere il presidente giusto per il Consorzio Franciacorta, mi creda.

  9. luciana

    marzo 23, 2015 alle 2:28 pm

    e allora si procuri ‘sto ettaro e corra.
    Intanto potrebbe cominciare a esporre al colto e all’inclita quale sarebbe nel caso il suo programma.
    Chissà: magari le potrebbe capitare di ispirare qualche presidente in pectore, un po’ troppo seduto sul proprio culo.

  10. stefania

    marzo 23, 2015 alle 3:52 pm

    Emanuele Rabotti ha le idee molto chiare, e mi piace molto. Sbaglio o però a lei i suoi vini non piacciono granchè? (che poi ovviamente non c’entra nulla con la persona, e mi ha fatto molto piacere leggere la sua onestà intellettuale nel parlar bene di Rabotti)

    • redazione

      marzo 24, 2015 alle 2:51 am

      lei non sbaglia Stefania. In passato ho criticato alcuni vini di Monte Rossa, o meglio, ho detto che a me non piacevano. Una visita approfondita un paio di mesi fa ha contribuito a rinfrescare la mia memoria ed il mio palato, mi ha fatto percepire che nell’azienda della famiglia Rabotti erano avvenuti dei cambiamenti nella stilistica dei vini. E ho preso atto che alcuni di cui vini, cito il Rosé di cui ho scritto, mi convincevano senza riserve.
      Conto di scrivere ancora dei vini di Monte Rossa e presto, posso dirlo senza infrangere alcun “segreto”, dopo Pasqua, farò visita ad Emanuele Rabotti, con cui ho parlato giusto stasera (parlo della serata di lunedì 23) per fargli un’intervista, con le stesse identiche domande che ho fatto all’altro candidato forte per la nuova presidenza del Consorzio Franciacorta, Vittorio Moretti, nella lunga intervista pubblicata ieri.
      In latino la chiamano par condicio…
      p.s.
      dimenticavo: la rappresentante di quell’azienda franciacortina un cui vino é vergognosamente finito sullo scaffale a 3,99 euro mi risulta fare ancora parte del Cda del Consorzio Franciacorta. Anche a costo di ripetermi e sembrare noioso ribadisco: DIMISSIONI!

  11. Gugge

    marzo 23, 2015 alle 4:09 pm

    Si mi riferisco proprio a quel G.A. Che nn si può’ nominare causa rischio denuncia.
    Se e’ poi è’ o non nominabile questo non lo so. Ma sarebbe persona adatta x una svolta.
    Imho.

    • redazione

      marzo 23, 2015 alle 8:03 pm

      io ho voluto bene (gli voglio ancora bene) a quella persona, ma conoscendone il carattere, persino peggiore del mio, escludo che possa raccogliere quella maggioranza dei consensi dei produttori franciacortini INDISPENSABILE per entrare nel Cda del Consorzio Franciacorta e per poi, eventualmente, essere eletto presidente.
      E’ una persona in gamba, ha fatto molto bene con le due piccole, eccellenti, aziende franciacortine di cui si é occupato, ora ha a che fare con una sua piccola azienda, ma credo che il Consorzio Franciacorta nella delicata fase del dopo Zanella abbia bisogno di un personaggio autorevole che goda del consenso di tutti, che venga visto da tutti come garante, come super partes.
      G.A. ha degli aspetti geniali, ma non credo venga visto dalla maggioranza dei produttori franciacortini in questo modo. Posso anche sbagliarmi…
      Colgo l’occasione per dire: ciao Giovanni, ciao gnaro, quand’é che la finiamo con questa assurda lite che mi rifiuto di chiamare “guerra”? :)

  12. gigione

    marzo 24, 2015 alle 5:11 pm

    Altra interessantissima testimonianza su questo blog. Alla faccia di chi prende per i fondelli questo blog e coloro che lo frequentano. Dalle mie parti (credo che calzi a pennello) si dice: PAIASSI!

    • redazione

      marzo 24, 2015 alle 5:53 pm

      troppo gentile, ma si informi, qualcuno ha scritto che sono uno “sfigato” e che sono “fernuto”… :)
      Sicuro che non sia meglio leggere altri blog?

  13. Pingback: Clamoroso: Franco Ziliani nuovo Presidente del Consorzio Franciacorta! |

    • redazione

      aprile 1, 2015 alle 11:23 am

      mannaggia a te Beghi, come hai saputo questa notizia che doveva rimanere segreta sino a maggio? Rischi di bruciare la mia “fortissima” candidatura!

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