Trento Doc 51,151 Moser: Trento Doc di montagna, il gusto, fresco e vivo, ci guadagna

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
9


TrentoDocMoser
Doveva essere per forza un vino, e un vino con le bollicine, non avevo desiderio di vini fermi, il vino che doveva tentare di sposarsi o quantomeno accompagnare senza nuocere lo strepitoso minestrone di verdure fresche, tante, di ogni varietà, che da bravo single che sta tentando di imparare a mangiare decentemente a casa, dopo essere stato sposato per trent’anni con una grandissima cuoca, la mia cara ex moglie (ciao Eli!) mi ero preparato nel tardo pomeriggio di domenica.

Un minestrone, con tanto di spinaci freschi, zucchine e patate del mio fenomenale “pusher” di arance siciliano che mi rifornisce il venerdì, quando non sono in giro, al mercato di Stezzano, con aggiunta di misto di verdure e di cereali, lungamente sobbollito sul fornello, mentre scrivevo e apprendevo che la mia Inter aveva perso, e venuto pronto giusto all’ora del Tg de la 7.

E cosa ci berrò sopra, mi ero chiesto mentre lo preparavo? Alla fine, tra le svariate soluzioni possibili, eliminando la soluzione Champagne, che sarà il vino protagonista di una cena importante che mi attende questa sera, lunedì 2, a Bergamo, con ospite un carissimo amico del vino di lunga data, in un locale che sta diventando il mio favorito e che vi consiglio senza se né ma, Al Carroponte, ho deciso che sarebbero state comunque “bollicine”.

Anche se stapparle, da solo, senza la mia adorata Lei, con la quale ogni volta che è possibile è una grande occasione di assaggio, di confronto, di vita, per imparare da lei qualcosa (e non solo ad amarla sempre di più…), mi suonava un po’ strano ed ero quasi tentato di deviare su un rosso di medio corpo, magari un’amatissima Schiava – Vernatsch altoatesina. Che sul mio minestrone da urlo sarebbe andata benone.
TrentoDocincittà-Milano

Alla fine ho deciso di restringere la scelta tra un Rosé siciliano metodo classico, il Terzavia Rosé firmato dal figlio maggiore del grande Marco de Bartoli, che assaggerò prestissimo, e un Trento Doc, visto che era giusto tempo di rompere “l’embargo”, non voluto, verso questa denominazione, di cui non assaggiavo dai tempi intorno a Natale un campione.

E grazie a Jacopo Melia, talentoso selezionatore di Quality wines, che oltre ad alcune cose stupende del mondo Cava, Gramona y Raventos y blanc, mi aveva giorni fa giusto mandato questo trentino facente parte del suo splendido portfolio aziende e vini, mi sono trovato, pronto ad essere stappato, il Trento Doc Moser 51,151, delle cantine Moser situate nel Maso Villa Warth (Via Castel di Gardolo 5), sulle alture sopra Trento.

L’azienda creata dal mitico Francesco Moser, eroe del grande ciclismo, che a Città del Messico, quando eravamo tutti più giovani, riuscì a battere due volte nel giro di quattro giorni il record dell’ora che dal 1972 apparteneva a quel fenomeno di Eddy Merckx.
Portandolo dapprima a 50,808 km, e poi alla stellare misura di 51,151 chilometri.

Di questo vino avevo scritto giusto due anni fa qui, decisamente in maniera positiva, ma in un assaggio settembrino di Trento Doc fatto in quel di Trento non mi aveva particolarmente entusiasmato.
trentodoc

E invece ieri sera, che bella sensazione, che felicità di ritrovare un Trento Doc, dal gusto veramente di montagna, in grado di entusiasmarmi! Un Trento Doc che ha preso sotto braccio, si è armonizzato con lui, me l’ha fatto, se possibile, diventare ancora più buono, il mio minestrone (me ne sono sgargarozzato due fondine e mezza, per la cronaca..), e mi ha mostrato il volto del Trento Doc che vorrei sempre trovare. E non sempre trovo.

Anche non aiutato dal fatto che, un paio di produttori a parte, i trentodocchisti, a differenza dai franciacortini e dai produttori dell’Alta Langa (sono molto più attenti al mio lavoro, incredibile ma vero!, le Maison de Champagne ed i loro importatori, che continuano a mandarmi campioni da provare e di cui scrivere) non amano inviarmi press samples per il mio assaggio. E qualcuno, molto famoso, dopo avermeli mandati per vent’anni oggi i suoi Trento Doc (per punizione?) al mio indirizzo, a lui ben noto, non li manderebbe nemmeno sotto tortura…

Ciò detto, e che serenità scriverne nella notte, mentre mi facevo cullare dalla musica di una grande cantante polacca, Anna Maria Jopek (ritratta nella foto qui sotto), di cui vi consiglio senza se ne ma, il meraviglioso CD Polanna, e da canzoni capolavoro come Uciekaj, Uciekaj oppure Laura I Filon, mi piace tanto raccontarvi di questo Trento Docdettagli sull’azienda li trovate qui – che sul sito Internet aziendale viene presentato come cuvée di Chardonnay (90%) con un saldo di Pinot nero, mentre nella retroetichetta del mio esemplare, con sboccatura dichiarata del 10-2014, viene proposto come Blanc de Blanc, come Chardonnay in purezza, visto che la presenza eventuale di Pinot nero viene taciuta.
Jopek

Comunque sia, a me al gusto pare un Trento Doc a trazione tutta Chardonnay, questa “bollicina”, che mi rifiuto di chiamare “spumante”, ma che gli stessi autori dovrebbero abituarsi a chiamare solo Trento Doc, prodotta da Carlo Moser, giovane vice presidente, con carica recentemente rinnovata, dell’Istituto del Trento Doc, ottenuta da vigneti posti sulle colline poco a nord di Trento di Maso Villa Warth, anfiteatro di vigneti con un’esposizione ottimale per questa tipologia e terreni calcarei, vigne di 15-20 anni, a 350-400 metri di altezza, allevati a Pergola trentina e guyot, affinato 24 mesi sui lieviti e non millesimato, è piaciuta incondizionatamente.

Colore paglierino oro brillante e luminoso, perlage sottile e continuo, nel calice Franciacorta dove mi sono divertito a testarlo, si è proposto con un naso molto fresco, pulito, elegante, con spiccato carattere sapido da Trento Doc di montagna, con una bella apertura aromatica e bella freschezza salata e note di agrumi, fiori bianchi, nocciola, un accenno di mandorla in evidenza.

Bell’attacco vivo in bocca, gusto pulito, salato, scattante con un bell’allungo e una bella persistenza, più salato che fruttato, croccante, di ottimo equilibrio. Un Trento Doc, ne sono sicuro, la mia Lei avrebbe promosso senza se ne ma, per la sua piacevolezza, l’acidità fresca e salata che si fa sentire ma è ben armonizzata dal frutto, la vena minerale lunga e profonda, il grande equilibrio.

Insomma, un bel Trento Doc di montagna, dove il gusto, come si sa, ci guadagna…

Azienda Agricola Francesco Moser Maso Villa Warth 
Via Castel di Gardolo 5 Trento
tel. 0461 990786 fax 0461 950 551
e-mail info@cantinemoser.com
sito Internet www.cantinemoser.com
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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

4 commenti

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4 commenti

  1. magnum

    marzo 2, 2015 alle 3:59 pm

    Terzavia Rosé?
    Non vedo l’ora di provarlo!

    • redazione

      marzo 2, 2015 alle 4:05 pm

      anch’io… nei prossimi giorni, ho “rischiato” di provarlo ieri sera, invece ho optato per questo ottimo Trento Doc

  2. benux

    marzo 2, 2015 alle 4:34 pm

    Terzavia rosè e che vitigno usano?

    • redazione

      marzo 3, 2015 alle 2:58 pm

      Grillo e Nero d’Avola credo, ma non sono sicuro. In retroetichetta non é indicato. Sul sito Internet di quel rosé non v’é traccia

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