Franciacorta a 5 euro: ora non si vendono più solo in Italia, ma li propongono anche all’estero

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Signori del Consorzio: volete affrontare il problema una volta per tutte?

Nessuno può di certo accusarmi, anzi su questo blog spesso accade proprio l’opposto, con qualche provocatore matricolato che appare, lascia traccia di sé (in tutti i sensi) poi scompare e poi magari ricompare dopo aver cambiato nome, ma rispettando una sua precisa mission, rompere i corbelli e basta, di essere un “nemico” della Franciacorta.

Con il nome e cognome che mi ritrovo, e che sono onorato di portare, se per ipotesi assolutamente improbabile questo dovesse accadere, costituirei un caso da rapido internamento nei tanto rimpianti “manicomi” (rimpianti perché mentre hanno pensato “bene” di abolire le strutture di ricovero, i malati di mente sono rimasti e costituiscono un serio problema per sé e le loro famiglie…), è ovvio che io abbia a cuore le sorti della zona vinicola più vicina alla Bergamo dove risiedo. Una zona che conosco e perlustro da quando scrivo di vino, sei lustri ormai…

Franco Ziliani - ph Bob Krieger

Fatta questa premessa, e condividendo, e come non potrei?, è illuminato, è un vecchio caro amico (anche se Bilanista) di lunghissima data, è potente Presidente del Consorzio (anche se solo ancora per pochi mesi… ne avessi il potere io lo eleggerei Presidente a vita…), la visione di Maurizio Zanella e del Cda consortile che con lui collabora a delineare le strategie presenti e future della zona leader (cari trentini è leader, fatevene pure una ragione) del metodo classico italiano e giudicando ottime quasi tutte (una assolutamente no, la considero totalmente sbagliata, ma quale sia me lo tengo per me) le scelte del Consorzio di Erbusco, devo esprimere una forte preoccupazione.

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Perché come ho già avuto modo di dire, a chiare lettere, in un post apparso, con molto rumore e tante discussioni, sotto Natale, continua a preoccuparmi, come semplice osservatore e commentatore di cose vinicole, il fenomeno di Franciacorta Docg in circolazione a prezzi troppo bassi per essere veri e credibili.

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Prezzi ridicoli che fanno oggettivamente del male all’immagine, che il Consorzio vuole giustamente alta, della denominazione e che sono stati oggetto, leggete qui, di una precisa presa di posizione del Presidente Zanella laddove prima di Natale, nell’ambito di bilanci 2014 e previsioni 2015, annotava puntualmente: ““richiamo tutti gli associati ad un maggior senso etico nel rispetto e nella valorizzazione del Franciacorta, evitando facili scorciatoie che nulla portano in valore aggiunto alla nostra Denominazione e che recentemente – anche se in rarissimi casi – hanno gettato ombre sul lavoro sinergico della stragrande maggioranza di noi produttori che, rubando l’espressione ad un nostro collega, “si spaccano la schiena per fare vini buoni”.
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Sappiamo benissimo che “sul mercato” da tempo è finito (ma porca miseria, perché mai il Consorzio all’epoca, come mi ha dichiarato recentemente Vittorio Moretti in un’intervista che pubblicherò a giorni, non pensò bene di soffocare sul nascere il rischio di questa pericolosa circolazione di bottiglie a prezzi di svendita acquistando quelle bottiglie e togliendole dalla circolazione o vendendole, come si dice accade anche ora, per iniziativa di privati, ad acetifici?), un certo quantitativo (il numero esatto di pezzi non si sa, si vocifera di 600-700 mila bottiglie, magari sono di meno, magari sono di più, i numeri esatti io non li conosco) di Franciacorta prodotti da un’azienda, animata da un personaggio molto “creativo”, dichiarata fallita.
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Ma ora le bottiglie di Franciacorta Docg che circolano, a prezzi, non si offendano gli spumantisti aromatici veneti, da Prosecco, cominciano ad essere tantine. A far sospettare, e Andreotti insegna che “a pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina”, che non tutte queste bottiglie spacciate a prezzi ridicoli vengano dall’infinito (ma quanto infinito?) “deposito Boschi”, ma possano arrivare anche da altre cantine. Che magari le commercializzano per alleggerire le scorte, per liberarsene, perché, magari, sono “rimaste sul gobbo” e sono state prodotte in soprannumero. Perché cantine e viticoltori erano stati spinti da un eccessivo ottimismo e da valutazioni (sulla crescita dei mercati dei vini bollicinosi della zona, sul mercato e sulla vendita delle uve e sulla loro soddisfacente remunerazione da parte di alcuni soggetti…) che poi si sono rivelate non perfettamente azzeccate.

Ma da dove arrivano, sempre dall’ex “spazzino della Franciacorta”, come veniva disinvoltamente e diffusamente chiamato un tempo il simpatico imprenditore e imbonitore televisivo, tutte queste bottiglie, solo dalla sua cantina, oppure…?

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Il problema continua a sussistere e diventa più insidioso, perché oggi ho avuto la prova – che sicuramente al Consorzio, i responsabili del Consorzio avevano da chissà quanto – una documentazione inoppugnabile che attesta che queste bottiglie vengono vendute, anzi svendute, non solo in Italia, ma vengono ormai proposte anche all’estero.

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Sono venuto in possesso di una documentazione che attesta, a prova di contestazione, che commercianti di vini attivi nel nord Italia sono arrivati a tentare di piazzare, a proporre quantitativi di Franciacorta Docg ma anche di Curtefranca bianco e rosso Doc, in un mercato del nord Europa (per tranquillizzarvi: non si tratta né della Germania, né della Svizzera, due dei mercati sui quali il Consorzio Franciacorta punta per la crescita del proprio export) a prezzi decisamente bassi: 3 (tre) euro per i Curtefranca Doc e 5 (cinque) euro per il Franciacorta Docg.

Questo signore che cerca di piazzarli non è un benefattore e quindi provando a venderli cerca di realizzare un guadagno, un ricavo, e pertanto viene da pensare che se li propone a 3 e 5 euro li avrà pagati qualcosa di meno.

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Consapevole, sempre per citare Andreotti, che “la cattiveria dei buoni è pericolosissima”, mi chiedo e vi chiedo: ma quanto li avrà pagati? E inoltre: nell’ipotesi, tutta da provare dirà Qualcuno, che le bottiglie in svendita non arrivino solo da una “selva boscosa”, ma da altre cantine, chiedo (e qualcuno magari risponda e non faccia lo gnorri) a che prezzo sono usciti dalla cantina per finire nel deposito di chi ora prova a svenderli all’estero?

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E infine, per finire, una domandina seria (manco non lo fossero state quelle che ho disseminate nel mio argomentare punto per punto sino ad ora). Giustissima la scelta strategica, adottata dal Consorzio Franciacorta, di puntare sull’export, di provare a vendere di più soprattutto in Giappone, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Svizzera (Paesi scelti quali target principali dal Consorzio: magari ce ne sarebbero anche altri, a volersene accorgere, a saperci credere…).

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Ed è conseguente anche la strategia di comunicazione consistente nel creare un vivace blog d’autore, in inglese, The Real Franciacorta, per comunicare agli States (ma al resto del mondo no?????) che cosa siano gli “sparkling wines” franciacortini, quale la loro zona di produzione. Quale la speciale “filosofia” che li anima. In cosa consista “l’utopia” franciacortina.

Andiamo, pardon, andate a vendere nel mondo i Franciacorta Docg cari amici franciacortisti. Ma occhio alla concorrenza sleale, a chi in casa vostra vi fa più che concorrenza, guerra.

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Perché se voi provate a vendere, per ipotesi, butto lì un prezzo medio, a 8, ma che dico, 10 euro, e affrontate una serie di spese per farlo, e c’è qualcuno, in Italia, anzi, in Franciacorta, che svende ad un furbo commerciante del nord Italia a 4 euro e quello prova a vendere a 5 euro la bottiglia, voi potrete metterci tutto il vostro impegno, la vostra sagacia imprenditoriale tutta bresà, la vostra fantasia, e provare a spiegare, che la differenza sta nel bicchiere (non flûte please!) e che c’è qualità e qualità, voi rischiate di perdere tempo e danaro e parlare a vuoto.

Perché ci saranno mercati, non maturi, che vi diranno: ma perché devo comprare il vostro Franciacorta a 10 euro (9-8-7…) quando esiste chi mi dà uno stesso Franciacorta (un prodotto che su certi mercati devono ancora imparare cosa sia) a cinque euro?
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Allora cari amici produttori franciacortisti e franciacortini io vi dico: perché non provate ad affrontare seriamente e a chiedere/pretendere da chi se ne dovrebbe occupare perché vi rappresenta che questo problemaccio zozzo, quello dei Franciacorta svenduti, quello dei Franciacorta che sputtanano l’immagine, quello dei Franciacorta Docg a prezzi da prosecchino, venga risolto, alla radice, con determinazione, con volontà, una volta per tutte?

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Ve lo chiede, con il cuore in mano, un vostro amico, il giornalista Franco Ziliani.

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

32 commenti

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32 commenti

  1. Mario

    febbraio 26, 2015 alle 10:34 am

    grande articolo e lucida analisi, bravo Ziliani!
    Vedremo cosa risponderanno ora dal Consorzio, se continueranno a nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi!
    Bravo, sempre a testa alta!

  2. Giulia

    febbraio 26, 2015 alle 10:35 am

    sono curiosa di vedere se finalmente al Consorzio di Erbusco, dove sono la metà di mille, si decideranno a darsi una mossa, a risponderle e dare i numeri esatti dei vini provenienti dall’ex agricola Boschi!
    Fuori i numeri!

    • bevo_eno

      febbraio 26, 2015 alle 7:18 pm

      quella dell agricola Boschi è un po’ troppo che la si trascina di scusa…

  3. Zakk

    febbraio 26, 2015 alle 12:36 pm

    Eh eh eh. Non so se le cantine che hanno svenduto saranno contente di venir palesate, ma pretendere di imporre un prezzo minimo lo trovo profondamente scorretto.

    • redazione

      febbraio 26, 2015 alle 1:13 pm

      come sempre lei parla per far prendere aria alla bocca senza collegare il cervello. Non ho mai scritto, né pretendo “di imporre un prezzo minimo”. Ha perso l’ennesima occasione per fare miglior figura tacendo.

  4. Giampiero Pezzuti

    febbraio 26, 2015 alle 9:55 pm

    L’amico Ziliani,come sempre,spara al centro del bersaglio(mi si passi la metafora balistica). Ovvero lo sputtanamento prezzi coniugato con la “celebrità'”del marchio. In modo che il ristoratore/enotecaro ,pigro e ignaro di qualità’, si convinca di fare un bell’affare e di mettersi in casa dei gran prodotti al tempo stesso. È’ un equilibrio misero che si spezza solo dando sempre più voce e sostegno alle piccole aziende ,che fanno poco casino e grandi vini. E in quest’ottica gli Ziliani avranno un ruolo sempre più’ prezioso.

  5. Zakk

    febbraio 26, 2015 alle 11:17 pm

    La mia era una deduzione: se non si vuole un prezzo minimo non ci si lamenti dei franciacorta a 5 euro. Oppure si indichi quale sia il prezzo minimo accettabile affinchè non partano i lamenti. Il resto è aria alla bocca.

    Ps: un prezzo minimo lei si rende conto sarebbe illegale, si chiama cartello.

    • redazione

      febbraio 27, 2015 alle 9:51 am

      le sue deduzioni sono erronee, presuntuose, disinformate e partono da teoremi stile Pretura che si intendono dimostrare a priori e non stanno in piedi.
      5 euro non può essere un prezzo accettabile. Chi lo pratica é di fatto un nemico della denominazione e della Franciacorta. Nessuno, né io, né tantomeno quel Consorzio che é meno scemo di quello che pensano arroganti faziosi presuntuosi come lei possano stupidamente pensare, si immaginano una soluzione prezzo minimo = cartello (grazie per avermelo spiegato, saputello), ma devono lottare, il Consorzio ed i produttori, non io, perché questi fenomeni deteriori abbiano fine.
      Il resto é aria non alla bocca, ma trattandosi di lei, disprezzabile Zakk, da altre parti del corpo

  6. saint-emilion

    febbraio 26, 2015 alle 11:18 pm

    Sono purtroppo dinamiche di mercato. Ci sono un po’ di aziende in Franciacorta che fanno fatica a vendere a prezzi giusti i loro prodotti, le scorte si accumulano e a qualcuno bisogna poi tentare di sbolognarle… Il fallito faceva lo “spazzino” e teneva in piedi tanti produttori.
    Ma, non è che in Franciacorta si produca troppo vino?

  7. Giorgio Giorgi

    febbraio 27, 2015 alle 2:04 pm

    caro Ziliani, quale potrebbe essere una soluzione? “moral suasion” da parte del Consorzio? ma in che modi?

  8. Zakk

    febbraio 28, 2015 alle 9:42 am

    Ziliani abbia pazienza, è ovvio che 5 euro non è un prezzo sensato, ma il consorzio non ci può far niente. Chi pratica quei prezzi lo fa legalmente il resto sono chiacchere.
    Forse come dice saint-emilion qui sopra in Franciacorta si fa troppo vino e io ci aggiungo di qualità troppo spesso mediocre (a esser buoni) per cui la gente comincia a esser stufa di sborsare belle cifre per certe ciofeche buone per scrostare i lavandini.
    Il consorzio dovrebbe tirar fuori le palle e cominciare a non dare la docg a tante etichette in fase di commissione, certo si perdono fascette e quindi soldi, ma si acquista in credibilità. Soltanto cosi si stimolerebbero i produttori a perseguire la strada della qualità e quindi a poter giustificare prezzi importanti.

    • redazione

      febbraio 28, 2015 alle 5:33 pm

      uno che scrive parlando dei Franciacorta: “e io ci aggiungo di qualità troppo spesso mediocre (a esser buoni) per cui la gente comincia a esser stufa di sborsare belle cifre per certe ciofeche buone per scrostare i lavandini” o é totalmente scemo, inconsapevole delle cazzate che scrive, oppure é un provocatore matricolato. Nel caso di Zakk é notoriamente entrambe le cose. Un perfetto imbecille

  9. Gugge

    marzo 1, 2015 alle 8:32 am

    Vivo in franciacorta e girando le varie cantine, come turista o enoturistica, tale situazione di extraproduzione di produzione non la percepisco.
    Ovvero se esiste, ed io penso che esista in molte cantine, non vedo da parte dei produttori interventi di strategia aziendale che permettano di valorizzare il prodotto verso un consumatore meno disposto a spendere soldi per una visita in cantina.
    Si perche’ potremmo cominciare da questo, dalle visite a pagamento in cantina. Non volendo arrivare ai 20 euro di un noto brand che per 15 min di visita, 2 bicchierini e null’altro ( manco 1/2 grissino), noto che anche i piccoli sono per la pecunia facile.
    Situazione che abbinata a listini elevati ti fa sentire il pollo della situazione.

    Questo egr. Ziliani e’ solo un esempio di impostazione strategica errata che sfocia in soluzioni agevolmente drastiche ma di corto raggio, corto perche’ la corda si rompe a forza di tirarla. Svendere le bottiglie con nomi di fantasia allunga solo un lento ed inesorabile declino.

    Ho solo un appunto, dal mio punto di vista i ricavi si fanno con una moltiplicazione PxQ ove P ovviamente e’ prezzo e Q quantita’, se il prezzo di vendita non e’ centrato la tua fantomatica quantita’ la moltiplichi per 0 o quasi zero. Per poi, preso dall’ansia, a ridurre talmente P per svendere.
    Magari impostare un P iniziale, meglio calibrato sotto i 10 euro a bottiglia?

    Concludo, ultimamente mi ritrovo in cantina frasi del tipo questo vino dovrebbe fare 36 mesi di affinamento ma lo stiamo portando a 48 per migliorare la qualita’…. A lei la valutazione.

    Gugge

  10. fabry

    marzo 1, 2015 alle 12:46 pm

    I Franciacorta mi hanno avvicinato al mondo dei metodo classico…e la ringrazio. Purtroppo ho dovuto anche salutare perché onestamente mi sono stancato di spendere cifre importanti per prodotti che non reputo all’altezza dell’esborso.
    Senza entrare in discussioni tecniche che non saprei gestire questa é la verità.
    Poi ci saranno prodotti ottimi ma visto che la fregatura é dietro l’angolo ho smesso di foraggiare.
    Ecco spiegato i 5 euro a bottiglia….Franciacorta o prosecco se ne beve a fiumi nei locali la sera, ormai la gente non fa più differenza e forse é così.

    • redazione

      marzo 1, 2015 alle 1:04 pm

      caro amico, questo blog quando scrive di Franciacorta Docg, come quando scrive di altri vini, non “tira pacchi”, non propone fregature. Il sottoscritto ci mette la faccia e la credibilità – che non vengono nemmeno sfiorate dalle cialtronate degli Zakk di turno – in questa ricerca e questa proposta di vini di qualità. Alcuni sono cari, con un prezzo che é giustificato ampiamente dalla qualità (almeno secondo me: ma il blog é il mio…), altri, parlo di San Cristoforo ad esempio, hanno un rapporto prezzo – qualità indiscutibile e strepitoso.
      Non c’é motivo di abbandonare, come consumatore, questa denominazione. Se lei trova vini troppo cari per la qualità che riscontra, se trova vini dai prezzi ridicoli e dalla qualità discutibile, bene, li lasci ad altri e punti, ci sono!, sui tanti vini di questa denominazione vitale che merita rispetto e fiducia da parte dei consumatori. Nel grande contenitore Franciacorta la qualità – ed i prezzi giusti – ci sono. Basta saperli trovare.
      E in questo penso di darvi un formidabile, ebbene sì, formidabile, aiuto

  11. fabry

    marzo 1, 2015 alle 2:31 pm

    Forse ha frainteso. Io non ho mai detto e pensato che lei tiri pacchi sui vini, anche perché lei li racconta e non li vende.
    Sono stato anche abbastanza chiaro sul perché preferisco orientarmi verso altri lidi e credo che sia una spiegazione più che legittima.
    E poi il problema reale dove sta? In quelli che vendono a 3 euro un prodotto e rovinano l’immagine?…e a quelli che vendono a 27 un prodotto chiaramente scadente che si dice?.
    Gugge prima di me ha scritto che molte aziende ti fanno sentire come il pollo della situazione….riferisca questo al consorzio.

    • redazione

      marzo 1, 2015 alle 2:48 pm

      gentile Fabry, io non devo riferire alcunché a nessuno. Se al Consorzio Franciacorta vogliono leggermi, come fanno tanti altri lettori di questo blog, bene – del resto ci sono persone profumatamente pagate per occuparsi di comunicazione e promozione e penso che possano dedicare qualche minuto del loro prezioso tempo anche alle cose, trascurabili, che io scrivo – se non vogliono leggermi, bene lo stesso. Io scrivo per voi lettori e appassionati. Non scrivo per le aziende, anche quando scrivo dei loro vini e di taluni loro comportamenti che io, da giornalista indipendente, critico, ma scrivo esclusivamente per i lettori. Il lettore, come diceva il maestro Indro Montanelli, mio unico PADRONE.
      Spero di essere stato chiaro

    • redazione

      marzo 1, 2015 alle 2:54 pm

      lei come consumatore ha un’arma potentissima in mano: se compra un Franciacorta (un Trento Doc, un Alta Langa, di Oltrepò Pavese con 27 euro porta a casa 2 bottiglie) e lo paga 27 euro e lo trova “scandente”, può benissimo evitare di tornare ad acquistare quel prodotto ed i vini di quell’azienda. Ma può passare ad altra azienda e altro prodotto della denominazione. Se abbandona tout court la Franciacorta, per colpa di quel prodotto insoddisfacente, é come se buttasse via anche il bambino con l’acqua sporca…

  12. Zakk

    marzo 1, 2015 alle 2:33 pm

    Ziliani però il consorzio dovrebbe far si che uno come Fabry non si senta mai “fregato” bevendo (e pagando) un Franciacorta. Secondo me l’unica strada da perseguire è quella dell’assoluta severità in fase di commissione d’assaggio per la docg rinunciando ai soldi delle fascette e acquistando in credibilità. Due sere fa mi è stato offerto come aperitivo un Franciacorta di (XXXX) beh, chiamare quello Franciacorta veramente fa del male alla denominazione pur essendo sicuramente fatto con uve provenienti da vigneti franciacortini, facendo un tot. di tempo sui lieviti e seguendo tutte le regole del caso.
    P.S.
    Ho eliminato il nome dell’azienda citata e stroncata, con quel suo “stile” da serial killer enoico, da Zakk. Visto che l’azienda non ha possibilità di replica, non vedo perché si debba consentire ad un provocatore matricolato, che lavora vendendo Champagne e Trento Doc (ormai la sua squallida identità é nota) di buttare merda, gratuitamente, su un produttore franciacortino.
    Vada a spargere se stesso altrove Zakk

  13. Sisto

    marzo 1, 2015 alle 7:16 pm

    Con riferimento a “commissione d’assaggio per la docg-consorzi” osservo che c’è un po’ di confusione/ignoranza enolegislativa: da alcuni anni (2010-2011) le idoneità DOP/IGP le assegnano gli enti di controllo accreditati Mipaaf. Questi sono comuni organismi di certificazione di prodotto agroalimentari (cioè società private ovviamente preventivamente accreditate Accredia). E questo non vale solo per le DOCG/DOC/IGT (cioè vini DOP/IGP), ma per qualsiasi DOP/IGP (formaggi, ortaggi, pani, carni, olii, aceti, etc.). Nel caso del Franciacorta, l’ente di certificazione è Valoritalia srl. I consorzi, con le idoneità, non centrano proprio nulla e non si capisce perché vengano perennemente tirati in ballo sempre a sproposito quando si parla di “commissioni di assaggio”. Poi: l’idoneità (chimico-fisica e poi organolettica) è rispetto al disciplinare della DOP/IGP (il disciplinare sì che può essere, e spesso lo è, di emanazione di un consorzio di tutela). Nel caso della idoneità organolettica, la degustazione è strettamente tecnica: idoneo, non idoneo, rivedibile. Le fascette DOCG (o, quando previsto anche DOC), insieme al relativo certificato di idoneità (singolo lotto o un’annata a seconda), le distribuiscono solo gli enti di controllo, non i consorzi, su richiesta del produttore. Nell’idoneo, passando a punteggi numerici, ci può essere il vino da 75/100 come quello da 100/100, cioè il Franciacorta eccellente e quello ordinario. E’ chiaro?

    • redazione

      marzo 1, 2015 alle 7:18 pm

      grazie Sisto! Impeccabile, informato, chiarissimo come sempre!

  14. fabry

    marzo 2, 2015 alle 12:45 pm

    Quello che cercavo di spiegare é che se una persona senza troppe nozioni, come me, acquista un Franciacorta a 6,99 e fa veramente schifo, ha l’elasticità mentale di dire: “ok fa schifo ma a 6,99 che vuoi trovare?” E magari cerca di trovare qualcosa di meglio. Se per contro ne spendo 27 e il prodotto non é che poi sia molto meglio mi arrabbio un filo di più e magari comincio a fare confronti.
    Alla fine chi arreca più danni? Quello che vende a poco o quello che vende a molto? Secondo me senza dubbio il secondo.
    Esempio, ieri ho comprato uno champagne, 26 euro, un certo lelarge pugeot, per me buono e onestissimo, perché mai adesso dovrei spendere di più per una qualità inferiore? Certo comprerò ancora Franciacorta ma é normale stabilire dei paletti, sono regole del mercato.
    Ovviamente io parlo con il mio “palato” e ci sta anche di non avere determinate capacità enoiche.

    • redazione

      marzo 2, 2015 alle 1:15 pm

      un ragionamento che non fa una grinza e che stasera, a cena, a Bergamo, riferirò a persona sicuramente interessata a questa discussione… Ovvio che stasera, mio ospite, non berremo Franciacorta, bensì Champagne e Cava, ai massimi livelli. E poi un rosso 2001, l’ho appena stappato, su indicazione del mio amico produttore, perché cominci ad essere pronto per le 21.30, che promette mirabilie… Vi racconterò, qui e su Vino al vino… 🙂

  15. Zakk

    marzo 2, 2015 alle 7:14 pm

    Ziliani,
    Lei sul mio conto è totalmente fuori strada, ma non importa.
    L’azienda il cui nome lei ha oscurato poteva tranquillamente replicare, o ale aziende è impedito di scrivere sul suo blog?

    Quando poi parlo di “ciofeche buone x scrostare il lavandino” non parlo di tutti i rappresentanti della docg, ma di alcuni prodotti. Vuol negare che all’interno della docg franciacorta ci siano anche (e non solo) porcherie? Dai lo scriva!

    • redazione

      marzo 3, 2015 alle 8:59 pm

      Lei é il consueto cialtrone e non perde mai occasione di dimostrarlo. Le aziende, se vogliono, talune l’hanno fatto, altre preferiscono non farlo, possono intervenire su questo blog, che é libero, indipendente, e ora di mia esclusiva proprietà.
      Pensare che io possa consentire di pubblicare suoi commenti che non sono critici, ma diffamatori, riportando il nome dell’azienda che lei diffama con i suoi giudizi, é segno non solo di solenne stupidità, ma di idiozia.
      Quel produttore potrebbe querelarmi perché ho pubblicato sul mio blog giudizi diffamatori espressi da tale Zakk: e io dovrei rischiare una cosa del genere per la sua “bella” faccia? Ma vada a quel paese!
      All’interno della Docg Franciacorta ci sono vini che amo, di cui scrivo bene – liberamente, o coglione!, non perché foraggiato da quei produttori… – e altri che non amo. A volte si tratta di vini di cui scrivo negativamente, soprattutto quando sono costosi e sopravvalutati, a volte si tratta di vini che non mi dicono niente, che non mi piacciono, e che quindi ignoro. Perché dovrei far loro pubblicità e suggerirli implicitamente ai lettori consumatori?
      Quanto al resto, l’occasione é gradita, per mandarla al diavolo

  16. gigione

    marzo 3, 2015 alle 4:37 pm

    Carissimo Ziliani, da poche settimane (sic.) ho iniziato a trasformare la mia passione viscerale per il vino in una passione consapevole iniziando a studiare e a documentarmi. La volevo ringraziare per il suo prezioso blog, diventato ormai un punto di riferimento per i miei primi passi.

    • redazione

      marzo 3, 2015 alle 8:54 pm

      Lei é troppo gentile, sono io che ringrazio Lei. Stasera ho incontrato all’Auchan di Bergamo un mio lettore, che mi ha salutato e mi ha fatto i complimenti per i miei blog. Sono piccole soddisfazioni, che fanno sempre piacere, come le sue parole

  17. Zakk

    marzo 4, 2015 alle 9:26 am

    E dove starebbe scritto nei miei post che lei è foraggiato dalle aziende?

    Constato che solo lei può decidere di esprimere un giudizio negativo su un vino bevuto, gli altri evidentemente non ne hanno la capacità. Aggià! Lei ha 30 anni di onorata carriera e si pregia dell’amicizia di Maurizio Zanella, cosa che, si sa, amplifica le capacità sensoriali.

    Quanto alla parola “coglione” con cui mi appella…. Beh, lo stile o lo si ha o non lo si può comprare, nemmeno nelle più rinomate cantine franciacortine.

    • redazione

      marzo 4, 2015 alle 9:51 am

      ribadisco che lei, che non ha le palle per rivelarsi con la sua vera identità e affrontarmi, per un sereno confronto dialettico, é un COGLIONE.
      E ora mi quereli pure, signor Nessuno…

  18. Zakk

    marzo 4, 2015 alle 2:11 pm

    Ziliani gliel’ho già detto: Zakk non esiste, ma c’è, non è materia, ma coscienza.
    È la vocina che che alla sera, quando va a dormire le dice: bravo, di bianco e di rosso ne capisci, con le bolle bisogna ancora lavorarci. Ma son sicuro che è solo un problema di esigenza: lei con le bolle non è per niente esigente, infatti non riesce a fare una critica a tanta Franciacorta imbottigliata. Ma cos’è che l’affascina tanto da quel territorio buono per il mais, le patate e le tornerie?

    • redazione

      marzo 4, 2015 alle 2:22 pm

      se davvero mi accorgessi che “la mia coscienza” fosse un essere spregevole come lei, cialtrone che non é altro, mi sarei già buttato nel pozzo…
      Quanto alla sua ultima domanda: si risponda da solo e lasci rispondere quei “pirla” della Champagne, che ogni volta che mi reco nella loro zona e faccio visite a Maison e produttori importanti, mi parlano spontaneamente e con grande rispetto e attenzione di quella zona vinicola bresciana che lei prova ad infangare non riuscendoci… Possibile che anche loro non capiscano nulla e solo lei, coscienza dei miei…, abbia capito tutto?

  19. redazione

    marzo 9, 2015 alle 2:04 am

    le bottiglie ex agricola Boschi sarebbero, così pare, 800 mila…

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