Tante “bollicine” per San Valentino: il mio consiglio su Oggi.it cucina

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Champagne e Franciacorta come se piovesse… E un Trento Doc al Quirinale

Bella cosa, vi assicuro, ancor più quando non si è più giovanissimi, essere innamorati. Ancor più esserlo, come lo sono io, in prossimità della festa (che so bene essere innanzitutto un trionfo del consumismo… ma non lo è ormai anche il Santo Natale?) di San Valentino, che ricorrerà sabato 14.

Ci sono molti modi di rendere omaggio, con un pensiero, e non solo con il proprio amore e la propria devozione alla persona che amiamo. E siccome di vino mi occupo e di vino vivo, da molti anni a questa parte ormai, ho pensato di ricordare, pubblicamente, approfittando dello spazio concesso dalla mia collaborazione, che è stimolante e divertente, alla sezione cucina dell’edizione on line del celebre settimanale Oggi, ed in particolare dello speciale San Valentino, che in occasione della festa degli innamorati anche regalare vino ha un senso. Ed un preciso significato. Di condivisione di emozioni, quelle emozioni che a due cuori innamorati può dare il giusto vino.

amorelefante

E così eccomi qui, in questo articolo che ho voluto ironico e spiritoso, a suggerire che i vini giusti per questa festa possono benissimo essere i vini passiti – San Valentino non dovrebbe essere la giornata della dolcezza? – ma soprattutto gli amatissimi rosati. Quelli fermi, ma anche quelli con le bollicine, ovviamente metodo classico, in primis Champagne e Franciacorta Rosé.

E poi siccome la redazione mi ha invitato – e per me è un invito a nozze – a giocare un po’, mi sono trovato ad abbinare una serie di vini ad un menu, “una cena di passione”, che le redattrici hanno definito nell’introduzione “una cena romantica per San Valentino con ricette scelte per voi dall’antipasto al dolce, a base di ingredienti che risvegliano il desiderio. Tra i cibi considerati afrodisiaci: avocado, cioccolato, fragole, crostacei, ostriche, champagne, peperoncino, asparagi e caviale”.

gamberi-rossi-crudi-al-caviale

E allora, con queste materie prime davvero… eccitanti (unico a lasciarmi indifferente l’avocado, che però piace alla mia Lei..) e con piatti quali Antipasto di crostacei, Ostriche gratinate, Cocktail di gamberetti con salsa di avocado e lime, e ancora Risotto di mare allo Champagne e astice su cuore di carciofo su crema di Champagne, per arrivare sino a Spiedini piccanti (gamberoni e capesante) al sesamo e salsa e a Gamberi rossi crudi al caviale, non ho potuto che scegliere “bollicine a gogò”, come se piovessero.
Meringafragole

E dunque ancora spazio, un’autostrada, al binomio di bollicine “del mio privilegio” come avrebbe detto Veronelli, ovvero Franciacorta e Champagne, uno Champagne Rosé de Saignée magari sui Cupcakes di San Valentino e sulla Meringa alle fragole con salsa tiepida al cioccolato, un abbinamento che funziona meravigliosamente, come ho avuto modo di testare lo scorso ottobre durante una inebriante tre giorni in quel di Reims.

Insomma, scegliendo bollicine nobili come queste a San Valentino farete un figurone e la vostra lei, o il vostro lui, cadrà sicuramente tra le vostre braccia trafitto da Cupido, pronti ad una serata fiammeggiante, di cibi e di vini e… altro, da non dimenticare…

coupdefoudre

P.S.
Siccome lo spirito di San Valentino già mi permea, e par condicio enoica e buon senso mi spingono a ricordare che in Italia, anche se non mediatiche e prestigiose come la Franzacurta, esistono altre zone di produzione che esprimono ottimi metodo classico, la cronaca m’induce a riferire che un Trento Doc, anzi due, il Perlé Nero 2007 ed il Perlé Rosé 2008, “sono state versate nei calici delle più alte cariche dello Stato e dei leader politici riuniti al Quirinale per la cerimonia del passaggio delle consegne che segna l’inizio del settennato di Sergio Mattarella”, nuovo Presidente – e che gli Dei ce lo mandino buono… – di questa nostra Italia bisognosa di stabilità, di buoni esempi e di certezze.

FerrariPerlé

Due Trento Doc firmati dall’azionista di maggioranza della denominazione trentina, le Cantine Ferrari di Trento, dagli anni Settanta, ovvero dalla presidenza di Sandro Pertini, bollicine che “hanno accompagnato i più significativi momenti istituzionali del nostro Paese”. E con Ferrari, dunque, il primo brindisi, da Presidente della Repubblica, di Sergio Mattarella.

Cincin-champagne

Che dire dunque se non prosit, à la santé, cheers, cin cin, ¡salud!, l’chaim, kampai, zum wohl, na zdrowie?

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

15 commenti

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15 commenti

  1. Patrizia

    febbraio 4, 2015 alle 11:59 am

    Bella la festa di San Valentino!
    ssante come spesso venga associata questa bevanda alle emozioni e alle sensazioni del momento…. e il rosè per San Valentino è il vino ideale, richiama le sensazioni che si provano quando si è innamorati… anche il menu che hai presentato è invitante…
    Io il 14 mangerò però carne con un ottimo vino rosso che ha ottime proprietà 😀
    Una postilla sul Trento DOC: poco conosciuto ma un vero peccato, è ottimo.

    • redazione

      febbraio 4, 2015 alle 12:06 pm

      belli i commenti quando sono immnuni da tentativi furbeschi e un po’ cialtroni di fare pubblicità a proprio siti di vendita on line, vero Patrizia? Come può leggere, nel sottotitolo, invisibile, di questo blog si trova la dicitura “accà nisciuno é fesso” 🙂

    • redazione

      febbraio 4, 2015 alle 12:06 pm

      belli i commenti quando sono immnuni da tentativi furbeschi e un po’ cialtroni di fare pubblicità a proprio siti di vendita on line, vero Patrizia? Come può leggere, nel sottotitolo, invisibile, di questo blog si trova la dicitura “accà nisciuno é fesso” 🙂

    • redazione

      febbraio 4, 2015 alle 12:07 pm

      vedo anche che tranquilla e pacifica mi dà del tu: ci conosciamo forse? E allora, un consiglio per la prossima volta: un sano ed educato Lei… Claro?

  2. Francesco Beghi

    febbraio 4, 2015 alle 12:12 pm

    Mi pare giusto non nominare neppure l’Oltrepò Pavese quando si parla di Metodo Classico Rosé.

    • redazione

      febbraio 4, 2015 alle 12:18 pm

      “egregio”, si fa per dire, signore, la rubrica é affidata a me e scrivo in base alle mie predilezioni e ai miei gusti. Firmo io e ci metto la faccia io.
      Non dovevo compilare un piccolo compendio del metodo classico italiano, semplicemente scegliere alcuni vini. Ho lasciato fuori anche l’Alta Langa, che produce, con Giulio Cocchi, un ottimo rosé: non prende le difese anche di questa denominazione?
      p.s.
      si tranquillizzi, quando tra cento anni quell’editore e quella testata le affideranno una rubrica e gli spazi che sono concessi a me, potrà sfogarsi e andar via di Cruasé quando vuole…
      Si ricordi, emerito carneade, che su questo blog, basta cercare con il motore di ricerca interno, che molte volte ho scritto bene di Cruasé e di metodo classico Oltrepadani. Mi dessero altri motivi per farlo, e non cronache di “risi in cagnone” che molti viticoltori sono costretti ad ingoiare, lo farei volentieri…
      E detto questo, mosca cocchiera, vada pure ad infastidire altrove…

  3. alessia

    febbraio 4, 2015 alle 10:01 pm

    è un vero peccato che il padrone di casa, seppur legittimamente per carità, sia diventato di una scortesia e maleducazione rare. era un piacere leggerla e imparare ogni giorno cose nuove, cogliere suggerimenti e spunti, sperimentare. ma ora è un trionfo di sgarbatezza e male parole. mi spiace per lo sfogo ma davvero non si rende conto di quanto sia divenuto insopportabile da qualche tempo. sarà anche casa sua, ma lei è un pessimo padrone di casa

    • redazione

      febbraio 4, 2015 alle 10:36 pm

      prendo atto delle sue parole, peraltro espresse in maniera civile, e ci rifletterò sopra. Ma poiché sono il padrone di casa e non un inquilino non posso, per il momento, domani chissà, essere sfrattato. Poi se le garba questa casa, bene, altrimenti può trovare ospitalità e gentilezze e cicisbei (e magari tante parole noiose, già lette, sentite e sentite mille volte) altrove. La wine blogosfera, se Bacco vuole, é gremitissima.
      P.S.
      Alessia: può gentilmente dirmi come avrebbe reagito lei, mia ex lettrice, di fronte alle sistematiche provocazioni di qualche provocatore di professione, di persone che mirano esclusivamente, ma non ci riescono, a mandare il discorso in vacca? La ringrazio anticipatamente per la gentile risposta.

      • alessia

        febbraio 5, 2015 alle 10:42 pm

        con il miglior disprezzo, ovvero la noncuranza. e per Bacco se seguirò i suoi consigli, dopotutto siamo tutti utili e nessuno indipensabile,anche nella eno-blogosfera. lettori compresi.

        • redazione

          febbraio 5, 2015 alle 10:45 pm

          e come avrei fatto ad esprimere il disprezzo alias noncuranza se non pubblicando e rispondendo? Potevo farlo limitandomi a cestinare o dovevo pubblicare porgendo cristianamente l’altra guancia senza replicare?
          Provi l’esperienza, fantastica, di aprire un suo blog e di relazionarsi con certi lettori e poi vediamo se riesce ancora a mantenere il fantastico aplomp e lo stile oxfordiano di cui dà mostra qui… 🙂

  4. Gugge

    febbraio 5, 2015 alle 7:17 am

    Egr Ziliani,
    Se mi permette, la fotografia di quel piatto e’ a dir poco ripugnante, non le dico cosa sembra.
    Inoltre sui dolci, seconda fotografia, aborro il metodo classico extra dry compreso. Meglio un buon moscato d’asti, tappo raso ovvio.
    buone feste

    • benux

      febbraio 5, 2015 alle 12:49 pm

      Io invece sono curioso di assaggiare il metodo classico a base moscato de Miranda di Contratto con il dolce

      • gugge

        febbraio 5, 2015 alle 4:29 pm

        Quanto influenza il varietale sul metodo di vinificazione e affinamento?
        Da provare, se lo trovo.

        • benux

          febbraio 5, 2015 alle 10:16 pm

          Ho fatto una ricerca sul loro sito e credo che non lo facciano più

      • redazione

        febbraio 5, 2015 alle 4:38 pm

        era fantastico, ma con il cambio di proprietà non l’ho più assaggiato. Spero che la carica dei rinoceronti non abbia rovinato quel piccolo gioiello

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