Risposta e precisazioni all’appassionata p.r. del Consorzio Prosecco Albina Podda

Bandierevento

E bravo Prosecco! Ma il vino vero resta tutta un’altra cosa…

Sono un po’ in ritardo nella risposta, promessa e ancora non arrivata, alla brava Ufficio stampa del Consorzio Prosecco Doc, Albina Podda, di cui ho ospitato giorni fa un simpatico e appassionato intervento. Nel frattempo abbiamo avuto modo di fare una divertente conversazione telefonica nel corso della quale le ho confermato la mia simpatia e stima (senza fare in alcun modo il “lumacone”, perché dalla voce ho capito essere molto più giovane di me… e poi, potrei mai innamorarmi io di una prosecchista? Non sia mai!) ma le ho detto che non le farò sconti, pur ammirando il suo modo di lavorare.

Questo detto da un non prosecchista, semplicemente per una questione di gusto, perché il mio palato non riesce ad entrare in sintonia con il gusto, facile e popolare, comprensibilissimo (detto senza alcuno snobismo e birignao) del Prosecco (Docg e Doc). Uno che al Prosecco si avvicina considerandolo un vero “fenomeno”, come ho sottolineato, con tutte le connotazioni di carattere commerciale e di costume che comporta.

LogoConsorzioProsecco

Attendo con grande curiosità di conoscere non solo i dati 2014 definitivi (che saranno di segno positivo) delle expéditions des vins de Champagne (anche se qualcosa ho già anticipato qui), e sono curioso di conoscere anche quelli relativi al previsto exploit delle bollicine aromatiche un tempo solo della Marca Trevigiana, oggi prodotte in tutto il Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Alla simpatica Albina Podda voglio dire che ha ragione, che non voglio proprio rassegnarmi al successo del Prosecco, perché penso che chi sceglie di bere “bollicine” meriti qualcosa di molto meglio. E anche se capisco – e apprezzo – il suo orgoglio prosecchista, lei non può pensare che l’Universo Prosecco (Doc e Docg) – che merita tutto il rispetto possibile (meno quando sbraca sui prezzi sino ad abbassarli a livello di gazzosa..) – possa detenere, anche se è sano e laborioso nord-est, il monopolio per rappresentare quella “Italia sana, laboriosa, onesta, da contrapporre all’altra Italia, decisamente meno ammirevole, che propone al mondo il peggio di sé”.

EcoleChampagne

Quell’Italia buona, giusta – di cui non dobbiamo vergognarci, come lo facciamo, ogni giorno, della nostra impresentabile, oscena, sordida classe politica tutta – la troviamo, a macchia di leopardo, in tutta l’Italia del vino, nelle terre del Prosecco (Docg e Docg) ma anche e soprattutto dove si pratica e si e onora una pratica enologica, sempre bollicinara, ben più difficile, costosa e impegnativa quella appresa all’école du Champagne. Penso a Franciacorta, Oltrepò Pavese, penso (faccio un po’ più fatica a farlo…) anche al Trentino del Trento Doc, per citare solo i metodo classico italiani a denominazione d’origine.

numeridacirco

Definire poi il Prosecco Doc “le nostre bollicine di bandiera, espressione della migliore italianità nel mondo” avrà anche una sua logica, puramente numerica, perché sono di gran lunga le “bollicine” prodotte in maggior numero, perché l’inconfutabile primato nei dati numerici è dalla parte del Prosecco Doc, ma è una bandiera, mi consenta Albina, non solo casual ma un po’ stracciona, e non proprio elegantissima (come il premier italiano Renzi pateticamente in jeans alla Marche Républicaine di Parigi), di cui a mio avviso non si deve menare particolare vanto.

Renzicialtrone-ridotto

 

Perché il Prosecco cresce, fa numeri da circo (in tutti i sensi), sfonda in Italia e nel mondo, e trova sempre nuovi personaggi in vena di amenità e barzellette pronti a strillare, invasati e mari un po’ ciuchi (di prosecchino ovviamente) che “Prosecco batte Champagne”, ed è vero che “si valuta che il Prosecco da solo rappresenti il 50% – 60% della produzione totale degli Spumanti italiani e quasi il 70% delle bollicine nazionali esportate”. Ma, facendo finta di ignorare di aver usato la parola “spumanti”, che a me fa venire immediatamente la nausea, resta il fatto che mentre il Prosecco aumenta nei volumi non aumenta come valore, anzi

CocoChanelChampagne

Proprio quello che non accade, come ho scritto qui, con un post che ha fornito dati che nessuno in Italia aveva ancora dato, in Champagne, dove a differenza di altre bollicine (anche italiane), che hanno avuto un clamoroso successo soprattutto perché costano poco e sono cheap e super popolari e facili da capire anche per dilettanti del vino ed astemi, l’universo Champagne nel 2014 metterà come fiore all’occhiello il fatto di aver raggiunto il secondo migliore volume d’affari della propria storia, crescendo del 3 per cento e raggiungendo la strepitosa quota di 4,5 miliardi di euro, poco distante dal record storico di 4,56 miliardi raggiunto nel 2007, anno prima dello scoppio della grande crisi economica.
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E anche in Italia, sebbene qualcuno abbia rischiato, spero involontariamente, durante il concitato periodo delle (s)vendite natalizie, di “mandare in vacca” un Sistema e un’immagine del prodotto alta e non banale, la Franciacorta, con i suoi numeretti che continuano a crescere, ha fatto, in piccolo, altrettanto: “Partiamo da quelli sul fronte commerciale: al 31 di Ottobre si registra un più che positivo incremento delle vendite del 5,4% in Italia e del 12,9% all’Estero con un prezzo medio di vendita che sale leggermente (1,1%) nonostante un contesto economico generale estremamente complesso”.

Quanto alla semplicità del Prosecco, “disarmante semplicità” come lei la chiama, lei sfonda una porta aperta. E’ poetica quasi la sua descrizione del Prosecco come “vino facile,  immediato, fresco nei profumi e nel sapore grazie a un profilo sensoriale dove spiccano i sentori di frutta e fiori bianchi che tanto piacciono anche ai non esperti di vino e non richiedono necessariamente un’attenta concentrazione nel degustarlo”.

ItaliaProsecco

E ancora più spiritosa l’immagine del Prosecco “come un ragazzino che manca della ricercatezza e della raffinatezza che solo un uomo più maturo possiede, ma esprime tutta la “joie de vivre”, la fresca spensieratezza e l’immediatezza che soltanto le cose semplici e autentiche possono trasmettere. Non tutti, non sempre, desiderano bere vini importanti, complessi, che vanno degustati con attenzione e capiti bene per poter essere apprezzati in tutte le loro espressioni. Ma a  Lei, signor Ziliani, nel bere, come in altre cose … non capita mai di desiderare le cose semplici?”.

Hollandecaviar

E qui, cara Albina, lei ha proprio toppato e ha inanellato una serie di errori marchiani. Prima nel pensare a me, che sono una persona semplice, maledettamente semplice, quasi un provinciale da pane e salame e non da caviale, come uno snobbettino sciocco che ama solo le cose complicate e arzigogolate.

IoPugliaestate2012

In secondo luogo dimenticando che i grandi vini, quelli che ci raccontano delle storie, quelli che vale la pena di bere, non come mere bevande o wine commodity, sono semplici, si fanno capire, comunicano immediatamente. Ma non sono necessariamente banali.

Jojedevivre

Infine usando, anzi abusando, un termine, “joie de vivre” che con il Prosecco, qualsiasi Prosecco, non c’entra nulla, perché lo sanno anche i sassi che è sinonimo di Champagne. Pertanto cari prosecchisti o vi inventate qualcosa in veneto-furlan, oppure mollate l’osso, pardon, la joje de vivre, che non è roba per voi…

Non ho dubbi, l’ho anche scritto, che il Prosecco metta simpatia, che piaccia e diverta e metta d’accordo tutti, ricchi e poareti, che goda di un “sentiment” positivo che non si traduce solo in uno straripante (per il momento) successo commerciale e che davvero, come lei dice, “rappresenta un fenomeno senza uguali”.

LogoProseccoSuperiore

Nessuna incertezza sul fatto che il Prosecco sia “un vino moderno” che “affonda le radici in un passato antico”, almeno nella sua zona storica, la Marca Trevigiana di Conegliano Valdobbiadene, dove nasce e vive il vero Prosecco, e che l’ombra di Prosecco sia “la più amata dai nostri vecchietti, che hanno saputo trasmettere intonso l’entusiasmo di berla anche ai nostri ragazzi, ai quarantenni, alle nostre signore, giovani e meno giovani”. E chi mai potrebbe contestare la sua affermazione, il suo claim (mai pensato di entrare in pubblicità?) per cui è “un vino democratico perché piace ai ricchi ma è “un lusso” che possono permettersi tutti”?
onlyProsecco

E’ vero, Il Prosecco si presenta per quel che è, non se la tira e per dirla con i Rolling Stones, It’s only Rock ‘N’ Roll (But I like it…). Godiamoci (come italiani), godetevi voi come Consorzio Prosecco Doc, questo successo, e come cantava Orietta Berti, Finché la barca va… ma non montatevi la testa, non pensate di avere in mano un capolavoro, un vino di quelli che non si dimenticano… Che passeranno alla storia, quella con la s maiuscola, come il Barolo, il Brunello di Montalcino, il Soave (oh yes, il Soave, anche a me piace la semplicità) il Franciacorta ed i grandi vini francesi, Champagne su tutti.

Il Prosecco è stato ed é, e speriamo lo sia meno in futuro (il mio auspicio é pertanto che la crisi economica pian piano allenti la propria morsa d’acciaio) il vino perfetto per quest’epoca di pochi soldi in tasta e scarsa disponibilità di spesa (per le persone normali) e di poca cultura enoica, nonostante il pullulare dell’informazione su carta e sul Web.

SuonareChampagne

Un vino perfetto per avvicinarsi al vino, come introduzione e bignamino: ma il vino, quello vero, fermo e soprattutto quello con le bollicine, resta tutta un’altra cosa…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

 

27 commenti

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27 commenti

  1. Marco Bertelegni

    gennaio 12, 2015 alle 9:07 am

    Un grande Ziliani! Mi permetto di condividere.

  2. Gianni Morgan Usai

    gennaio 12, 2015 alle 9:50 am

    Caro Franco, lucida analisi.. E’ però innegabile che con il Prosecco si sarebbe dovuta attuare una campagna di valorizzazione del Territorio, proprio come ulteriore sostegno al successo commerciale del Prosecco.. ed, in parallelo, valorizzare il “corpus” di TUTTO Vino italiano.. Mi azzardo anche a dire che il Prosecco avrebbe dovuto trainare ( velleità pura, ma..) anche la lingua italiana, vista e considerata la scarsa attività degli Istituti di Cultura all’estero presso ambasciate e consolati.. Al Consorzio gongolano – e giustamente.. – del successo ma ricordo loro che anche i generali romani che sfilavano in trionfo avevano sempre vicino all’orecchio uno schiavo che ricordava la natura effimera del Successo..!

  3. Gianni Morgan Usai

    gennaio 12, 2015 alle 9:57 am

    Per ovviare al banale francesismo “joie de vivre” basterebbe entrare,a Treviso, da Muscoli, in Pescherìa.. L’amico Mauro, un grande appassionato di Incrocio Manzoni, sarebbe felice di suggerire al Consorzio alcuni motti in trevigiano.. Però il Consorzio ora non ha piu’ sede presso la vicina Camcomm.. rimane piu’ lontano.. dalle osterie.. Sia come toponomastica che idealmente.. si insegue il glamour di Miami e si dimentica il pane e salame, le “ostiate”, il Radicchio..

  4. Carlo

    gennaio 12, 2015 alle 11:49 am

    Bravo! direbbero, anzi dicono, in Francia.
    Dove? Semplicissimo, a Reims e dintorni, perché questo suo post è una delle più appassionate dichiarazioni d’amore per lo Champagne che abbia mai letto.
    Se fossero intelligenti, e in Francia lo sono, dovrebbero nominarla subito Ambassadeur du Champagne ad honorem, anche senza concorsi o robe del genere.
    Chi più ambasciatore dello Champagne, anche quando scrive come qui di Prosecco, di lei?
    Chapeau!

  5. Maria Laura

    gennaio 12, 2015 alle 11:51 am

    ma cosa le hanno fatto i prosecchisti da tacciarli cdi “straccioni”?
    Sa cosa le dico? Che continuerò a bere Prosecco (e a leggerla, accidenti a me…) senza preoccuparmi che quel vinello piaccia o non piaccia a Ziliani. La cosa importante è che piaccia a me, che sono una persona semplice e non una snob.

    • redazione

      gennaio 12, 2015 alle 1:18 pm

      gentile Maria Laura, lei ha profondamente ragione e l’abbraccio idealmente e le mando, posso?, un bacio: lei deve bere quello che le piace, fregandosene altamente di quello che diciamo noi “tromboni” dell’eno-critica. Sono il suo gusto, e la sua capacità e volontà di spesa, che decidono, non le mie parole. Brava!
      p.s.
      però perché non ambisce ad un miglioramento sociale, pardon, del gusto? Perché non prova a trattarsi meglio?

  6. Guido

    gennaio 12, 2015 alle 11:55 am

    con questo articolo mi ha letteralmente spiazzato. Mi ero fatto una certa idea di lei e pensavo che il suo cuore battesse per una certa zona vinicola lombarda con le bollicine. Che lei fosse smaccatamente a favore di questa zona.
    Invece scopro che oltre a non amare il Prosecco, ma questo noi lettori lo sapevamo già, lei è pazzamente innamorato dello Champagne.
    Solo uno champagnista poteva scrivere un articolo così spericolato dove parte per parlare anzi sparlare del Prosecco e finisce per dire idealmente “Champagne je t’aime”…
    Che Bacco benedica e conservi Lemillebolleblog e faccia rinsavire un po’ il suo conduttore 🙂

    • redazione

      gennaio 12, 2015 alle 1:22 pm

      Guido, il mio cuore (matto, in senso metaforico, di salute sto benone) é innamorato dei vini autentici, di quelli che raccontano delle storie, che fanno sognare, che mettono voglia di berli e ti entusiasmano. E ti commuovono persino, talvolta…
      Così come non ho il dono della fede (e dunque non ho alcun titolo, eventualmente, per essere tra i 150 “eroi” del vino italiano che il 21 saranno ricevuti da Papa Francesco…) non ho il dono, anzi, il mio palato non ha il dono di saper cogliere la “grandezza”, se esiste, del Prosecco. Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa… 🙂

  7. Zakk

    gennaio 12, 2015 alle 12:57 pm

    X Maria Laura: perchè amare lo champagne è da snob? Resteremo sempre dei poveri provinciali a pensare che certe cose sono da snob e non che uno preferisca una cosa all’altra.

    X Guido: maddai!!!!! Finalmente Ziliani dichiara indirettamente la superiorità dello champagne su qualsiasi cosa abbia dentro le bolle e lei chiede che rinsavisca? Se lo merita il franciacorta!

    • redazione

      gennaio 12, 2015 alle 1:16 pm

      “caro” Zakk, lei mi mette in bocca un’affermazione che in realtà non ho pronunciato: “finalmente Ziliani dichiara indirettamente la superiorità dello champagne su qualsiasi cosa abbia dentro le bolle”. Cosa fa, prova a leggermi nel pensiero? Ed é veramente sicuro di riuscire a farlo? 🙂

  8. Vittorio

    gennaio 12, 2015 alle 1:13 pm

    Ogni tanto, specialmente nei mesi più caldi il prosecco bevo volentieri. Il Cartizze ancora di piú. Il problema è che spesso in bar e ristoranti vengono offerti solo prodotti super economici che danno il cerchio alla testa solo ad annusarli.

  9. Michele R.

    gennaio 12, 2015 alle 1:40 pm

    Non sono una amante del prosecco, men che meno quando ti offrono un “prosecchino”. Solo in un caso lo accetto senza se: nel Bellini. Perché così è nato il famoso cocktail.
    Buon vino a tutti

  10. Nicola

    gennaio 12, 2015 alle 2:29 pm

    Non credo che qualcuno dei produttori di prosecco pensi di mettere sul mercato un capolavoro, anzi.
    Ma è un vino che piace, con costi di produzione molto inferiori rispetto al metodo classico e a tanti altri vini, e che si vende bene. Ai veneti, che sono estremamente pragmatici (altroché joie de vivre) basta ed avanza.
    Il prosecco lo paragono al cibo di strada, che ora vive un vero boom, semplice, immediato, gustoso e alla portata di tutti.
    Direi che non è poco.

  11. Gianni Morgan Usai

    gennaio 12, 2015 alle 2:42 pm

    Caro Franco : trattarsi meglio..? Ti sfido a confrontare e misurare la pressione di una qualsiasi persona; prima dislocata in Pescheria a Treviso e poi nell’aeroporto di Roissy… Con tutta la stima ed affetto per Charlie Hebdo..

    • redazione

      gennaio 12, 2015 alle 2:45 pm

      non hai capito Gianni. Il trattarsi meglio voleva dire passare dal Prosecco generico, Doc o altro, a qualcosa di bollicinaro di molto meglio. Almeno secondo me

  12. silvana

    gennaio 12, 2015 alle 2:59 pm

    Dling dling dling! Leggendo il tuo post mi squillava un campanellino dei ricordi nel retrocranio. I ricordi di quando a Milano, nel giro delle osterie della “mala”, cioè delle osterie dove andavamo noi della Milano bene di allora (niente a che fare con quella odierna, né ‘bene’ né “mala”)si beveva “barbera”, un’ignobile bevanda che aveva quel nome in segno di … osteria, ed era terribilmente ‘in’.
    Fatti i debiti distinguo – quello era un altro mondo -, c’è un dato che accomuna i due contesti ed è l’ignoranza del pubblico (del target) rispetto al prodotto che si consuma.
    Non credo che, apprezzando in senso vero, le bollicine si possa sopportare di bere un Prosecco (salvo eccezioni, a mia esperienza, che si contano sulle dita di una mano). Il Prosecco però, per sua fortuna, non sta nemmeno ai jeans giovanilisticamente esibiti dal presidente Renzi, forse pensando di avere un’aria più cosmopolita. Da non bevitrice (venuta su a champagne, per vizi di famiglia), trovo che sia un momento felice e facilone del made in Italy, davvero un po’ come la cocacola de noantri, un fenomeno a sé, da non confondere o affiancare, né a nostrane bollicine top, né a eventi gastronomici di peso.
    Prosecco e piadina, prosecco e olive all’ascolana, prosecco e cacciatorino, prosecco e fritto di paranza … insomma un’Italia fresca fresca, easy going. Ma non lo assimilerei ad altre bollicine italiane di livello …

    • redazione

      gennaio 12, 2015 alle 3:10 pm

      la cocacola de noatr: STANDING OVATION Silvana!
      mio dio, quanto sei brava, anzi, bravissima!!!!

      • silvana

        gennaio 12, 2015 alle 5:48 pm

        “confesso che ho vissuto”

  13. Mister

    gennaio 12, 2015 alle 5:28 pm

    allora il franciacorta è “il lucano dei cantinari”: amaro è amaro, pesante è pesante, ed è fatto (e bevuto) da produttori di bulloni e altre merci metalmeccaniche

    • redazione

      gennaio 13, 2015 alle 12:05 am

      mi complimento per la rara stupidità del suo “commento”. Lei é già in pole position per aggiudicarsi l’ambito titolo di commentatore più prevenuto, fazioso, rancoroso e privo di senso del 2015-2016. Forza, il titolo é già quasi suo…

  14. Gianni Morgan Usai

    gennaio 12, 2015 alle 7:04 pm

    Meglio la cocacola noantra trevigiana che quella di Atlanta..

    • redazione

      gennaio 13, 2015 alle 12:06 am

      assolutamente sì! Piuttosto che la bibitazza di Atlanta (e varie versioni di ogni singolo Paese) sempre e comunque meglio un prosecchino… Almeno, anche se banale, é fatto di uva, é espressione del lavoro di viticoltori e trasformatori di uve, e non fa male 🙂

  15. alessandro

    gennaio 12, 2015 alle 8:47 pm

    Una curiosita, ziliani. La sua opinione sul prosecco (che in massima parte condivido) e’ piu dettata dal metodo di produzione (fermentazione in autoclave) o dal tipo di uva? Per capirci, i pochi prosecco metodo classico (coste piane, ad esempio) le piacciono? Li considera piu simili a un franciacorta o a un normale prosecco metodo Martinotti? O una decente via di mezzo?
    Saluti

  16. Matteo

    gennaio 13, 2015 alle 12:46 pm

    Vorrei proprio sapere che Franciacorta ha bevuto questo signore che si firma con Mister. Non sono un sostenitore del Franciacorta…ma è tutt’altro che “il lucano dei cantinari”…anche nella sua declinazione peggiore e conmerciale può essere degno di rispetto.
    I miei, seppur umili e non degni di nota, complimenti all’articolo di Ziliani. Una risposta rispettosa e perfetta ed una, altrettanto perfetta, descrizione del Prosecco. Spero un giorno di incontrarla…magari per una degustazione dei prodotti della mia zona. Per ora un saluto e una stretta di mano, in segno di rispetto.

  17. Matteo1

    gennaio 13, 2015 alle 1:18 pm

    Vorrei proprio sapere che Franciacorta ha bevuto questo signore che si firma con Mister. Non sono un sostenitore del Franciacorta…ma è tutt’altro che “il lucano dei cantinari”…anche nella sua declinazione peggiore e conmerciale può essere degno di rispetto.
    I miei, seppur umili e non degni di nota, complimenti all’articolo di Ziliani. Una risposta rispettosa e perfetta ed una, altrettanto perfetta, descrizione del Prosecco. Spero un giorno di incontrarla…magari per una degustazione dei prodotti della mia zona. Per ora un saluto e una stretta di mano, in segno di rispetto.

    • redazione

      gennaio 14, 2015 alle 1:31 am

      tale “MISTER” non ha bevuto un Franciacorta cattivo: si é bevuto il cervello, ammesso e non concesso ne avesse traccia…
      Grazie dei complimenti, troppo gentile… Qual’é la sua zona?

  18. Massimo

    gennaio 13, 2015 alle 7:48 pm

    Condivido in pieno l’analisi fatta, aggiungo una cosa (lavoro nel settore). La cosa più deprimente da vendere ai miei clienti Ho.Re.Ca, per me, è il prosecco.
    Con gli altri vini ci metti del tuo, glieli spieghi, gli dai caratteristiche, invecchiamento, affinamento, uvaggi, metodi di raccolta. Con il prosecco no. L’unica cosa che ti chiedono è: “quanto costa” e il quanto, deve essere il più basso possibile. Non frega da dove viene, l’età della vigna, la zona. (300 km di autostrada per farsi tutta da DOC prosecco è una bestemmia e una presa per i fondelli), l’unica cosa che conta è che costi poco. Se poi è per usarlo come spritz Dio ce ne scampi. Un euro al gallone ed è molto. Per quello da anni non bevo più spritz. Se al mattino vi svegliate con il cerchio alla testa non è colpa del Campari o Aperol, ma del prosecco che costa 2 euro o forse meno a bottiglia. Saluti.

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