Il Prosecco é semplicemente.. Il Prosecco!… E il mondo del Prosecco interpellato risponde

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Una bella e appassionata replica dell’Ufficio stampa del Prosecco Doc

Che io non sia un prosecchista, semplicemente per una questione di gusto, perché il mio palato non riesce ad entrare in sintonia con il gusto, facile e popolare, comprensibilissimo e popolare (detto senza alcuno snobismo e birignao) del Prosecco (Docg e Doc) ormai lo sanno anche i sassi.

E sempre i sassi sono a conoscenza anche del fatto che del mondo Prosecco mi interesso primo perché ignorarlo sarebbe, come diciamo a Milano, da “pirla”, e poi perché al di là del “vino” Prosecco, che a farmi innamorare di sé non riesce proprio, perché il mio palato bollicinaro è da metodo classico e non da Charmat aromatici, è il fenomeno Prosecco, con tutte le connotazioni di carattere commerciale e di costume che comporta, ad intrigarmi.

Perché quando tra Docg e Doc si producono e si vendono (e svendono) in tutto il mondo oltre trecento milioni di bottiglie, l’attenzione, per un cronista del vino degno di questo nome, è d’obbligo.

Per questo motivo, e anche perché adoro punzecchiare e considero la polemica il sale della mia idea di giornalismo del vino (un’idea che continua a riscuotere interesse e ad avere un bel seguito (almeno così dice Google Analytics, anche se un “simpatico” collega ha recentemente scritto di me, e senza vergognarsi, che il sottoscritto “da un anno è uscito dalla scena, adesso è solo la caricatura di se stesso”), su questo blog scrivo spesso, a modo mio, di Prosecco, e cerco di dare delle mie personali letture e interpretazioni dell’innegabile successo di questo vino.

Flutesrosse

Così ho fatto di recente, raccontando in modo volutamente scherzoso una serata tra amici in cui mi sono trovato mio malgrado a bere Prosecco (e lo scherzo è così piaciuto e apparso tale che una nota azienda di Prosecco ha rilanciato il tweet del mio post nel proprio account su Twitter…) e ancora prima prendendo posizione, anzi cappello, su un comunicato stampa, a mio avviso un po’ sopra le righe, diramato dal Consorzio del Prosecco Doc. E dalla sua abilissima e innamoratissima, del Prosecco, addetta stampa, Albina Podda.

Il caso sarebbe finito lì se proprio il 31 dicembre 2014, un anno fa cioè ieri, la stessa Albina non mi avesse inoltrato via mail la risposta al mio pezzo di “rimprovero” che per i disegni ineffabili di Internet e dell’inoltro delle e-mail era rimasta bloccata e non mi era stata effettivamente inviata.
PiramideProsecco-conAsolo

La pubblico pertanto, in apertura di 2015, nella sua piacevolissima eloquente e appassionata integrità. E senza rispondere. Ma annunciando, per il 2 gennaio, la mia inevitabile e articolata replica. Buona lettura e complimenti ad Albina. Averne di addette stampa grintose e motivate, mica come certe madonnine senza attributi (e non mi riferisco certo alla brava e bella Silvia Baratta addetta stampa del Consorzio Prosecco Docg) che mi vengono in mente, come lei!

Buona lettura e, nonostante le riserve di carattere generale espresse ieri su Vino al vino, auguri a tutti di un sereno e spumeggiante (e ovviamente non proseccheggiante…) 2015

Signor Ziliani, spiace ricevere un rimprovero da Lei, sempre così attento, ma ancora di più spiace constatare che Lei proprio non voglia  rassegnarsi al successo del Prosecco!

Mi riferisco al Suo pezzo <Prosecco, bollicine di bandiera?> dello scorso 16 dicembre dove nel suo Mille Bolle Blog leggo: ”Non sono nato ieri per non capire che, soprattutto in questi giorni, dove per vendere un bancale in più ci si arrampicherebbe sui vetri e si farebbe chissà cosa, sono previsti e comprensibili, insomma, fanno parte del gioco, anche slogan pubblicitari un po’ sopra le righe. Con tanto di ostentazione “di muscoli” e campanilismo che sfiora il patriottismo e una celebrazione esagerata del presunto primato delle piccole patrie.

Però, vedersi arrivare, dalla simpatica e capace p.r. del Consorzio Prosecco Doc, ovvero 243 milioni di bottiglie vendute nel 2013, con un incremento del 24,2% rispetto al 2012, una mail che recita testualmente “Le nostre bollicine di bandiera, impermeabili alle tensioni tra Usa e Russia, svolgono il ruolo di ambasciatrici della migliore italianità nel mondo. Da New York a San Pietroburgo passando per Chicago, il Prosecco Doc si fa amare dovunque” mi sembra un po’ troppo”.

ItaliaProsecco

Se mi sono arrogata il diritto di definire il Prosecco Doc “le nostre bollicine di bandiera, espressione della migliore italianità nel mondo” non è stato certo per mostrare i muscoli agli amici produttori di altre denominazioni, quanto per portare l’attenzione a quella parte di Italia sana, laboriosa, onesta, da contrapporre all’altra Italia, decisamente meno ammirevole, che propone al mondo il peggio di sé:  la pochezza di valori umani ed etici, la mancanza di senso civico, gli scandali che per pudore non cito ma sono ben noti a tutti.

Mi spiace Lei mi ritenga meritevole di rimprovero invitandomi elegantemente a “calma e gesso” perché non ritengo dover fare ammenda se, almeno per l’inconfutabile primato nei dati numerici, mi sono permessa di definire il Prosecco Doc il nostro prodotto enologico di bandiera.

Mi riferisco anche al Suo intervento successivo sullo stesso blog, dal titolo Ecco spiegato perché il Prosecco (Doc o Docg poco conta) ha successo, dal quale trasuda tutto il Suo rammarico ma non viene considerato quello che, a mio modesto avviso, prima che per il buon rapporto qualità/prezzo, è il motivo principale del successo: la sua disarmante semplicità.
onlyProsecco

Non serve che Le dica, anzi me lo insegna Lei,  che il Prosecco è un vino facile,  immediato, fresco nei profumi e nel sapore grazie a un profilo sensoriale dove spiccano i sentori di frutta e fiori bianchi che tanto piacciono anche ai non esperti di vino e non richiedono necessariamente un’attenta concentrazione nel degustarlo.

Il  Prosecco è come un ragazzino che manca della ricercatezza e della raffinatezza che solo un uomo più maturo possiede, ma esprime tutta la “joie de vivre”, la fresca spensieratezza e l’immediatezza che soltanto le cose semplici e autentiche possono trasmettere.

Non tutti, non sempre, desiderano bere vini importanti, complessi, che vanno degustati con attenzione e capiti bene per poter essere apprezzati in tutte le loro espressioni.

ProseccoBarcolana

Ma a  Lei, signor Ziliani,  nel bere, come in altre cose … non capita mai di desiderare le cose semplici? Alla gente normale evidentemente sì. E se fosse venuto con noi alla Barcolana, avrebbe potuto cogliere diffusamente  il sorriso di simpatia che il brand Prosecco generava indistintamente, nelle persone più diverse, al passaggio della barca Prosecco Doc.  Non so se questo “sentiment” durerà all’infinito ma in questo momento possiamo affermare senza timore di smentita che rappresenta un fenomeno senza uguali.

Chiudo ricordando che il Prosecco è un vino moderno ma affonda le radici in un passato antico ed è da sempre il vino della nostra gente. L’ombra di Prosecco è la più amata dai nostri vecchietti, che hanno saputo trasmettere intonso l’entusiasmo di berla anche ai nostri ragazzi, ai quarantenni, alle nostre signore, giovani e meno giovani. E ciò nonostante il mercato oggi sia molto più ricco di lusinghe rispetto ad un tempo.

CaliciProsecco

E’ un vino democratico perché piace ai ricchi ma è “un lusso” che possono permettersi tutti. Ed è democratico anche perché si affianca volentieri e cordialmente agli altri vini, anche se più blasonati senza avvertire il bisogno di denigrarli per sentirsi importante.

Il Prosecco si presenta per quel che è, non se la tira: forse è questo che lo rende ancora più simpatico. Il Prosecco è semplicemente il Prosecco. Semplice e geniale come le migliori invenzioni.

A Lei, che non riesce a diventarmi antipatico nonostante ci metta del Suo,  i miei più sinceri auguri di Buone Feste e di un sereno 2015 !

Molto cordialmente

Albina Podda / Ufficio Stampa Consorzio di tutela della denominazione di origine controllata Prosecco

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

63 commenti

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63 commenti

  1. Paolo

    gennaio 1, 2015 alle 6:33 pm

    Ed io l’arrivo del nuovo anno ho brindato con Prosecco docg millesimato ottimo…

    • redazione

      gennaio 1, 2015 alle 6:38 pm

      molto bene, sono felice per lei, non ho dubbi che un Conegliano Valdobbiadene potesse essere di buon livello 🙂

  2. Gianluca

    gennaio 1, 2015 alle 8:05 pm

    Io invece mi sono sorbito, in un cenone preconfezionato, il Prosecco (imposto) come aperitivo, un Metodo Classico Rosè Demì Sec!!! siciliano (sono ad Agrigento) con l’ antipasto, per finire ovviamente a mezzanotte con il dolce e Veuve Cliquot.
    Come dire che si possono fare errori marchiani di abbinamento anche con Metodo Classico (ormai prodotto ovunque in Italia) e Champagne (non sono in un trani, ma un albergo 4 stelle), mentre il Prosecco ormai è un automatismo. Sarà anche giovane e sbarazzino, ma se lo deve sorbire anche chi ne farebbe volentieri a meno.

    • redazione

      gennaio 1, 2015 alle 8:12 pm

      carissimo Gianluca, così impari ad andare ad Agrigento, notissima terra di Prosecco e di metodo classico presuntuosi.
      Quanto torni ci troviamo e festeggiamo con una bolla giusta, una delle tue bottiglie o Champagne. O, se ti va, Franciacorta. What else?
      tanti cari auguri, con amicizia

  3. Alberto

    gennaio 1, 2015 alle 8:36 pm

    Colgo l’occasione per invitare la Sig.ra Podda a valutare la necessità di iniziare un tipo di comunicazione volta a chiarire che PROSECCO NON è sinonimo di vino frizzante/spumante con basso residuo zuccherino, ma un vino specifico che trae il nome da quello una volta utilizzato per l’uva utilizzata, perchè posso assicurare che, almeno alle mie latitudini, tutto questo è assolutamente oscuro ai più!!!

    Tanti auguri di un felice 2015 a tutti!!!

    Alberto

    • redazione

      gennaio 1, 2015 alle 8:54 pm

      Io fossi il presidente di un qualsiasi Consorzio concorrente farei una mega offerta per farla lavorare con me.
      Premetto che non ho mai visto di persona, né sentito la voce di Albina, ma penso sia una che sappia far bene il proprio difficile mestiere.
      E così brava e convincente che “rischia” di convincermi a passare qualche giorno del mio 2015 in area Prosecco Doc, Veneto e Friuli Venezia Giulia 🙂

      • Alberto

        gennaio 2, 2015 alle 11:55 am

        Ziliani, non dubito della bravura della Sig.ra Podda, ma le assicuro la veridicità di quanto ho affermato, almeno nella mia area geografica!!! E’ un vero peccato, non crede? Soprattutto per un prodotto che quotidianamente viene confuso con robaccia da pochi spiccioli (e di valore ancora inferiore al palato e allo… stomaco). Non sono un amante del prosecco, sebbene qualche espressione interessante la si trova, però se nel 90% dei casi uno è pure costretto a bere improbabili cuvée, ogni volta che si leva un calice per brindare… capirà… è di fondamentale interesse per noi tutti 😀

  4. benux

    gennaio 1, 2015 alle 8:44 pm

    Io invece bolle su bolle

    cena del 31 con una magnum di Contadi Castaldi Brut base per l’aperitivo, profumatissimo e agrumato altro che prosecchi vari.
    Primo e scampi con un Giulio Ferrari 2001.
    Dolce con un moscato d’asti Vigna senza Nome di Braida veramente fresco.

    Pranzo del 1 affettati vari, lenticche e zampone accompagnate con un Otello Nero di Ceci, per alcuni sarà troppo esplosivo nei profumi ma secondo me ha comunque una buona acidità per accompagnare diversi piatti

    • redazione

      gennaio 1, 2015 alle 8:52 pm

      bella la scelta del menu tutto bolle, ma dei vini che lei cita in una mia eventuale selezione ne sarebbe comparso uno solo. A lei e ad eventuali altri lettori giocherelloni il piacere di giocare un po’ ad indovinare quale possa essere…
      Il mio primo vino del 2015 é invece stato, incredibilmente, uno Charmat, rosé, marchigiano, base Sangiovese. Così sorprendente che ne scriverò. Non so ancora se qui o sul Cucchiaio.it

      • benux

        gennaio 2, 2015 alle 10:22 am

        il giulio sarebbe troppo facile, forse il moscato di Braida?

        • redazione

          gennaio 2, 2015 alle 10:38 am

          Giulio Ferrari forever..il resto..glielo lascio tutto

  5. Carmine

    gennaio 1, 2015 alle 9:22 pm

    Provo ad indovinare sig. Ziliani: Giulio Ferrari 2001 😉

  6. Carmine

    gennaio 2, 2015 alle 11:55 am

    Ho indovinato! Di Braida meglio le barbera.

    • redazione

      gennaio 2, 2015 alle 12:39 pm

      ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare intensamente trent’anni fa e poi sino alla sua prematura morte Giacomo Bologna. Era una persona strepitosa, un vulcano di generosità. Ma ho sempre pensato e penso ancor più oggi che se quei vini li avessimo prodotti e proposti io e lei avrebbero avuto un millesimo del successo che hanno avuto grazie a Giacomo. Alla sua contagiosa straripante simpatia, alla sua umanità senza confini. Oggi che non c’é più lui sono da tempo vini come gli altri. Che campano sulla fama creata da Giacomo. Che spesso hanno prezzi privi di qualsivoglia giustificazione logica 🙁

      • zakk

        gennaio 2, 2015 alle 9:24 pm

        applausi!

  7. Gio2710

    gennaio 2, 2015 alle 1:36 pm

    Nel nord est, dove vivo, il prosecco porta con sè una dose di territorialità che ne spiega il grande successo locale e forse ne ha determinato la spinta dell’export. Durante le festività ho provato a far assaggiare di tutto ai miei commensali, champagne, franciacorta (saten), un cremant de bourgogne e un metodo classico sudtirolese (arunda extra brut) ma nulla li ha scaldati maggiormente dell’idea di aprire un prosecco doc prodotto in loco a pochi kilometri da casa, nella pianura più pianura che ci sia, da viti giovanissime piantate qualche anno fa… Sul successo globale, chiedo lumi a persone più esperte di me, di vino e di marketing.

    • redazione

      gennaio 2, 2015 alle 1:42 pm

      non se la prenda se arrivo a pensare che il palato dei suoi commensali sia decisamente provinciale, da mogli e buoi dei paesi tuoi…
      scaldarsi per il prosecchino sarà anche romantico e comunitario ma denota un palato pigro e poco disponibile a confrontarsi con altre cose. Diverse, e decisamente più stimolanti, delle bollicine aromatiche di dietro casa.. 🙁

  8. Manu87

    gennaio 2, 2015 alle 6:56 pm

    Buonasera
    Parliamo quindi di prosecchi, pendo dalle sue labbra….mi indichi su esperienza personale un buon prosecco da non farsi mancare nella propria “cantintta fai da te”…
    (premetto che personalmente prediligo altre bollicine)
    Attendo fiducioso un suo cenno
    Cordiali Saluti

    • redazione

      gennaio 2, 2015 alle 7:01 pm

      e mo’ so ca..i direbbero a Roma. Mi faccia pensare…

    • zakk

      gennaio 2, 2015 alle 9:26 pm

      gielo dico io: Frozza.
      A me non piace, ma rispetto agli altri ha carattere.

  9. Manu87

    gennaio 2, 2015 alle 7:15 pm

    … 🙂 🙂 🙂 ho provato negl’ultimi mesi Andreola, Adami e Bellenda sia Cartizze che non….ma non sono rimasto appagato….chiedo quindi info…
    (giusto per tenerne qualcuna in casa)

  10. cantabruna

    gennaio 2, 2015 alle 8:14 pm

    Prosecco Brut Selezione Vecchie Viti 2013 Ruggeri Costo Euro 16,00/18,00

  11. zakk

    gennaio 2, 2015 alle 9:29 pm

    ma nessuno dice che il successo è legato decisamente e indissolubilmente al fatto che costa poco e che tante (per non dire tutte) le cantine hanno politiche di scontistica che definire generose è dir poco?
    Per cui, vista l’enoignoranza mediamente alta del popolo mondiale è normale che si beva prosecco pensando di stappare uno spumante che fa rima con champagne o franciacorta o trento. Loro vincono sull’ignoranza della gente, non sulla qualità del vino che fanno

  12. Gio2710

    gennaio 2, 2015 alle 11:16 pm

    È vero che spesso costa poco, ma non sempre così poco. Un Ruggeri, cantina che fa un prosecco che mi convince sempre, non lo porti via a meno di una quindicina di euro, un docg (che fa un quinto abbondante della produzione 64M di bottiglie su 300M) marca “x” anche nella grande distribuzione chiede sui dieci, prezzi da metodo classico, perdonate il termine, entry level. C’è qualcosa che va oltre il prezzo. Vuoi la novità, vuoi l’immagine o “italian sounding” e non da ultimo il disimpegno che un vino facile e immediato porta con sè.

  13. Manu87

    gennaio 3, 2015 alle 8:31 am

    Grazie mille….proverò Ruggeri quindi dato che non ho mai avuto il piacere di provare.
    😉

  14. Manu87

    gennaio 3, 2015 alle 10:41 am

    Grazie mille…. Prelevero’ dal mucchio 😉

  15. Diego

    gennaio 4, 2015 alle 1:02 pm

    Non si può ridurre il tutto dicendo che è un prodotto che gioca su prezzo e ignoranza del consumatore.
    La realtà è che il prosecco si inserisce perfettamente nella tradizione spumantistica italiana che è basata sul metodo Martinotti e non certo su quello classico. Ed è il motivo per cui, come l’Asti Spumante, sfonda sul mercato estero ben oltre la questione prezzo, perché rappresenta quello che si chiede a uno spumante italiano, immediatezza, facilità di beva, nessuna meditazione.
    Dopotutto all’estero se vogliono far godere il palato con un metodo classico sanno dove rivolgersi, e non è certo nè la Franciacorta nè il Trentino o altro, vanno direttamente alla fonte cioè lo champagne.
    Voler cercare di essere quello che non si è significa peraltro soffrire di un inutile complesso di inferiority complex. Gli spumanti italiani non saranno mai come gli champagne, e pazienza, campiamo istess e nemmeno poi male

    • redazione

      gennaio 4, 2015 alle 1:07 pm

      celebrazione del Prosecco a parte ha detto bene: ” Gli spumanti italiani non saranno mai come gli champagne”. Gli “spumanti italiani” di sicuro. I migliori Franciacorta Docg, Trento Doc, Oltrepò Pavese Docg, Alta Langa Docg, Alto Adige Doc, invece, anche se prodotti profondamente diversi per storia e terroir dal “modello Champagne”, con lo Champagne, con molti Champagne, non certo con le cuvée de prestige inarrivabili di certe maison grandi e piccole, se la posso giocare. O quantomeno non possono né devono godere di complesso d’inferiorità.
      Cose che mi dicono, senza piaggeria, parlando soprattutto di Franciacorta, quando vado in Champagne gli stessi champagnisti. E non “pour blaguer” ou “me flatter”… 🙂

      • Diego

        gennaio 4, 2015 alle 1:31 pm

        Io non celebro, dico solo che il Prosecco come l’Asti sono espressioni fedeli e veraci del territorio. Così come chi spumantizza il Verdicchio ad esempio. Se devo cercare chi spumantizza Chardonnay o Pinot Nero mi rivolgo agli originali e non agli imitatori. E a quanto pare oltre Chiasso la pensano così. E senza possibilità di sfondare sul mercato estero la vedo dura salvo rifugiarsi nel sottocosto della gdo

        • redazione

          gennaio 4, 2015 alle 1:56 pm

          nemmeno il più trinariciuto e miope dei trentodocchisti, che spesso di miopi e tanto di paraocchi provinciali sono dotati, si sarebbe espresso così. C’é una tutta una realtà, seria, concreta, sempre più salda, del mercato interno dei Franciacorta venduti a prezzo giusto e non svenduti, e di un mercato estero che cresce – e potrebbe crescere ancora di più se il Consorzio… (lassem pert…) – che lei ignora e tenta di infangare. Il sottocosto alla GDO riguarda un gruppo ristretto di produttori, purtroppo alcuni piuttosto noti, accidenti….

      • Sisto

        gennaio 4, 2015 alle 6:52 pm

        Alla lista di denominazione riservate, io aggiungerei pure diversi interpretazioni MC (più raramente charmat) in altre denominazione non riservate, addirittura (in pochi casi) persino fuori dalle DOP/IGP.
        Il dott. Ziliani ne conoscerà 1000 e in alcuni casi ha anche fatto la recensione. Io, molto più modestamente e rimanendo dove abito, mi permetto di aggiungere alcuni Lugana (spumante). Un nome? Il Fabio Contado Cà Maiol di Provenza (turbiana in purezza e 60 mesi sur lie), tanto per cominciare.

        • zakk

          gennaio 5, 2015 alle 4:18 pm

          fabio contado Cà maiol di provenza: se volevo ridere andavo al circo.

          • Sisto

            gennaio 5, 2015 alle 6:40 pm

            Caro Zakk, le confesso che io non ho alcun strumento né tecnico né di “vis polemica” per confrontarmi con siffatte risposte: mi trovo proprio spiazzato, quasi perso.
            Soprattutto quando provengono da persone cui riconosco alte conoscenze nella materia, molto più di me (almeno nell’assaggio).

            Tanto per capirci: se avesse scritto una cosa del tipo “il Fabio Contado lo giudico un prodotto di valore/punteggio X per questo e quest’altro motivo” o simili, allora sì che ci riuscirei a ribattere/confrontarmi. Dove per “questo e quest’altro motivo”, però, siano elementi oggettivi che costituiscono i requisiti classici di valutazione di un vino!

            Io sono un degustatore del tipo “burocratico/grigio/razionale/scientifico”. In pratica: scheda di degustazione, blind test + panel secondo schema ISO, risultati e valutazione complessiva tramite gli indici sensoriali normati. Io riesco, non con poche difficoltà, come fa Ziliani sui suoi blog, a dire al produttore (o ad altri degustatori) il mio pensiero ma solo se supportato con gli strumenti di cui sopra ed espresso come insegnano le scuole di assaggio, dopo lunga meditazione e, spesso, tribolazione interiore.

            Le giuro che se una volta, in pubblico, lei riesce a dire esattamente frasi (non perifrasi, ché son capaci tutti) come quella di cui sopra al produttore del vino oggetto della sua disamina, io la candido come N°1 dei critici in Italia!

          • redazione

            gennaio 5, 2015 alle 8:03 pm

            Caro Sisto non avrei saputo rispondere meglio al provocatore matricolato. Ma oggi sono attonito e non trovo le parole..

    • zakk

      gennaio 5, 2015 alle 4:17 pm

      scusa Diego, ma se per te il prosecco ha facilità di beva allora partiamo proprio da due presupposti diversi. Per me il prosecco con quel dolcino accompagnato da grosse bolle è veramente difficile da cacciare giù, quasi come una medicina cattiva. Un metodo classico equilibrato, secco, meglio pas dosé o extra brut invece induce all’alcolismo

  16. Gugge

    gennaio 4, 2015 alle 6:47 pm

    Pfiu’…. Per fortuna nessuno ha segnalato l’unico vero prosecco potabile.
    mela renetta e cedro, minerale e sapido.
    Meglio cosi non vorrei mai che si montassero la testa ed i px si elevassero.

    • redazione

      gennaio 4, 2015 alle 7:21 pm

      bravo, mantenga per sé il segreto Gugge che sa tutto lei, che se la canta e se la suona (al pari del suo sodale Zakk) come pochi altri…
      Ma che commenta a fà? Per dirsi quanto sono bello e quanto sono bravo? Ma per favore!

    • zakk

      gennaio 5, 2015 alle 4:04 pm

      veramente io FROZZA l’ho nominato

  17. FABIO

    gennaio 4, 2015 alle 6:53 pm

    Buongiorno, anch’io non sono un grande appassionato di prosecco ma, ogni tanto ne assaggio qualcuno, magari d’estate con un gran caldo. A livello professionale mi occupo del reparto vino in un magazzino della grande distribuzione. Siamo a Moncalieri, quindi molto vicini alle Langhe. Bene, posso dire che il vino più venduto nel mio punto vendita non è nè il barbera nè il dolcetto ma, ormai da qualche anno, il prosecco. Anche nella nostra zona ha avuto una crescita costante in tutte le sue versioni, Valdobbiadene docg, Treviso doc ecc. con prezzi che partono da € 2.99 per un semplice prosecco doc, e da € 4,50 circa per il Valdobbiadene più economico. Ultimamente c’è la moda del prosecco millesimato. Tanti clienti lo vogliono millesimato, magari parlandoci si scopre che non sanno nemmeno cosa significa ma questa è la moda del momento.

    • alberto

      gennaio 5, 2015 alle 11:46 am

      ecco… mi chiedo e VI chiedo: ma che senso ha parlare di prosecco millesimato?
      Ancora, ho assaggiato qualche prosecco ottenuto da MC e…. mi aspettavo di più….

      • FABIO

        gennaio 5, 2015 alle 3:02 pm

        In effetti la prima volta che ne vidi arrivare uno in punto vendita anch’io mi feci quella domanda, con un risolino quasi sarcastico: ma che senso ha? Adesso lo fanno tutte le aziende. Diciamo che se un Valdobbiadene superiore normale costa € 5, lo stesso prodotto millesimato ne costa almeno uno in più. Siccome va a fiumi ed è un’operazione commerciale riuscitissima mi sono spiegato che senso ha.

  18. benux

    gennaio 4, 2015 alle 7:43 pm

    Comunque in parte concordo che per fare la corsa sui francesi è meglio lasciar perdere pinot nero e chardonnay sono probabilmente anni avanti e provare con dei nostri autoctoni, verdicchio e trebbiano di lugana (guarda caso lo stesso vitigno secondo il dna) ma anche bellone e carricante hanno già dimostrato la possibilita’ di ottenere degli ottimi prodotti

    • benux

      gennaio 4, 2015 alle 7:44 pm

      parlo sempre di metodo classico, vado retro lo charmat

    • redazione

      gennaio 4, 2015 alle 7:51 pm

      Benux, voi vulite pazzià? Anche con i migliori dei nostri vitigni autoctoni, che sono svariati, non si riesce ad ottenere, lavorando con il metodo classico, con la rifermentazione in bottiglia, quello che si ottiene (al di là di quello che possono dire gli Zakk ed i Gugge) con le uve della tradizione champenoise. Cui noi aggiungiamo, in Franciacorta e Alto Adige, pizzichi di Pinot bianco, mica Passerina…
      Il migliore dei nostri metodo classico da vitigni autoctoni é lontano, molto lontano, dalla qualità dei nostri migliori metodo classico da uve Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco. Questa é realtà, non é fantasia.

      • alberto

        gennaio 5, 2015 alle 11:48 am

        A tal proposito: ha assaggiato qualche spumantizzazione di falanghina, fiano e aglianico? E non mi riferisco ai prodotti di una delle aziende campane più diffuse fuori regione (che spumantizza Greco e non Fiano)…

        Manca tanta esperienza, ma mi pare di intravedere delle potenzialità…

        • redazione

          gennaio 5, 2015 alle 1:01 pm

          quelle che ho provato, poche, mi hanno lasciato indifferente, mi sembra fossero Charmat non metodo classico. Quanto al vino della nota azienda lo trovai pessimo

      • zakk

        gennaio 5, 2015 alle 4:11 pm

        su questo concordo pienamente: chardonnay e pinot nero insuperabili per fare metodo classico. Potrei concedere qualcosa al pinot bianco alto atesino, ma la parentela con lo chardonnay fa si che si torni a parlare delle solite 2/3 uve.
        Il resto è un campionato diverso, la serie B rapportata alla Champions league

  19. Gugge

    gennaio 4, 2015 alle 9:17 pm

    Egr. Ziliani da consumatore tengo al mio piccolo portafoglio, ovvio che un nome qui scritto possa incremente le vendite, alla luce dell’altissimo numero di lettori.
    Resta a Lei da giornalista scovare e divulgare il verbo.
    Se vuole.
    Gugge

    • redazione

      gennaio 4, 2015 alle 9:36 pm

      ora pro nobis… Amen!
      sento una leggera mano sul culo Gugge…
      Ma non importa, é corazzato, a prova di strani commentatori sul blog… 🙂

    • zakk

      gennaio 5, 2015 alle 4:12 pm

      ennnnnò!!! il nome io l’ho già fatto e sfido chiunque in campo charmat a battere questo

  20. FABIO

    gennaio 4, 2015 alle 10:55 pm

    Per i metodo classico non c’è dubbio che i risultati migliori si ottengono da uve Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco. Comunque fanno bene i produttori nostrani a sperimentare spumanti con gli autoctoni. Se devo proprio sceglierne uno, da buon campanilista, vado sul D’Antan di La Scolca, cortese 100%. Ma per fare il rosè usano anche il pinot nero

    • redazione

      gennaio 5, 2015 alle 12:43 am

      La Scolca? C’era una volta un grande vino bianco italiano. Un classico che veniva servito anche ai pranzi al Quirinale. Mica in epoca Napo, orso capo (che se ne va finalmente: alleluja!)

      • FABIO

        gennaio 5, 2015 alle 2:01 pm

        Già, mi ricordo che quando lavoravo al Cambio di Torino nell’85 andava ancora per la maggiore, ma stavano arrivando gli arneis di Ceretto e Giacosa. Potrebbe essere un’interessante discussione chiedere cosa si stappa per l’uscita di Napo: alleluja!

        • redazione

          gennaio 5, 2015 alle 2:48 pm

          ottima idea, ne farò un post sicuramente

          • FABIO

            gennaio 5, 2015 alle 3:22 pm

            Sig. Ziliani, se posso chiederle un’ opinione, siccome ieri mi era venuto in mente il D’Antan di La Scolca (io l’ho assaggiato in tutte e due le versioni l’ultima volta circa un anno fa in occasione della premiazione di una guida) ho cercato qui sul sito se c’era una sua recensione ma non la trovo. Ha avuto modo di assaggiarlo ultimamente e, nel caso, cosa ne pensa? Grazie

          • redazione

            gennaio 5, 2015 alle 11:12 pm

            é un po’ di tempo che non lo provo per cui non posso pronunciarmi. Vedrò di riassaggiarlo, perché La Scolca merita comunque, per la sua storia, attenzione e rispetto

  21. Mauri

    gennaio 6, 2015 alle 12:26 pm

    A tutti gli amanti del Prosecco – e non solo – mi permetto di segnalare la nostra startup dedicata alla vendita di vini online, rigorosamente italiani: http://www.wineverse.it attendo commenti e suggerimenti, magari qualche ordine di prova 🙂 grazie e scusate il disturbo 🙂

    • redazione

      gennaio 6, 2015 alle 12:33 pm

      Maurizio Costa questo non é un commento, é pubblicità pura. Per la quale di solito si paga, a VinoClic, network cui appartengo. Per questa volta faccio uno strappo, perché il tono del suo “consiglio per gli acquisti” é stato garbato e simpatico. E poi perché oggi é l’Efifania, che tutte le feste se le porta via.
      Da domani si torna a fare sul serio (cosa che ho fatto puntualmente anche in questo periodo) 🙂

      • redazione

        gennaio 6, 2015 alle 1:42 pm

        E no furbetto Costa, devo rivedere quanto ho scritto. Perché vedo che viene qui furbescamente a farsi pubblicità, gratuita, mentre vedo sui advertising, sicuramente pagati, nella pagina di Yahoo. http://www.wineverse.it/?utm_source=criteo&utm_medium=clic&utm_campaign=productfeed Provi a comportarsi con Yahoo come si é comportato con me e poi vediamo quale spazio le danno…
        Questo non é più il cartellino giallo di prima, é un cartellino rosso.
        Per me lei é fuori gioco. Vada a fare il furbo altrove…

  22. saint-emilion

    gennaio 7, 2015 alle 10:26 pm

    Il nuovo discliplinare di produzione per la docg Valdobbiadene-Conegliano, entrato in vigore se non sbaglio tre anni fa, ha introdotto la dicitura “millesimato” per il vino derivante dalle uve migliori del produttore previa permanenza in autoclave più lunga di almeno un mese rispetto alla minima richiesta. Non sono in grado di copiare il link al sito, ma qualsiasi motore di ricerca vi troverà il testo integrale del disciplinare.
    Detto questo, concordo sul fatto che “millesimare” un vino che viene prodotto anno per anno è una trovata più che altro commerciale.

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