La cena delle Sette Cene. Un menu/fiaba di Natale dall’Oltrepò Pavese

Cena7cene

Sbadato che non sono altro, mi sono dimenticato che avrei dovuto pubblicarlo qualche giorno fa questo menu fiaba (rigorosamente di magro) dell’antivigilia di Natale che mi hanno regalato, per Lemillebolleblog ed i suoi lettori, gli amici Piera Selvatico, la figlia Michela, l’altra figlia, Francesca e il marito Sergio Daglia del Ristorante Albergo Selvatico di Rivanazzano Terme in terra d’Oltrepò. Lo pubblico ugualmente, scusandomi per il ritardo, oggi, giorno di Natale, perché è un menu (come se quelli normali del ristorante non lo fossero…) bellissimo e una storia, quella che ci raccontano, che ha qualcosa di suggestivo e di magico… Buon appetito e auguri a tutti…

LÂ SENÂ DI SÈT SÉN LA CENA DELLE SETTE CENE

Questa cena di magro, di tipo monacale per non avere rimorsi, era comunque un intreccio di simbologie pagane, preparata all’antivigilia di Natale.

Sette erano le portate che componevano il menù, come i peccati capitali, i giorni della creazione, le ore di luce in inverno. Questa cena era un codice, dov’erano mescolati gastronomia, religiosità, ritualità della tradizione. La società contadina, a contatto ogni giorno con problemi di sopravvivenza quotidiana, sfruttava la circostanza della cena delle sette cene per rimpinzarsi. Ogni oggetto o elemento legati a questo momento conviviale acquista un immenso potere che li trasforma in strumenti terapeutici validi per tutto l’anno; tutto è magico e significativo.

Ad esempio: il pane è oggetto di grande attenzione. Fu tramandata per secoli in conventi e monasteri, la leggenda secondo la quale durante la fuga in Egitto, Gesù Bambino, in un momento di pericolo, fu nascosto in un contenitore con della pasta di pane che per gli ebrei era senza lievito. Ma questa pasta lievitò fino ad avvolgere e nascondere il Bambino.

MicconeOP

Da qui la considerazione quasi sacra del processo di fermentazione, infatti si aveva una cura speciale per conservare “âl cârsént”, l’unico modo per poter fare il pane la volta successiva. Il capo famiglia, all’inizio della cena, deponeva sulla tavola, un grosso miccone, contraddistinto da un bastoncino, a fine pasto ne distribuiva dei pezzetti allo scopo di preservare dalle malattie. L’avanzo veniva tenuto da parte fino a Sant’Antonio (17 gennaio), per darne dei bocconi agli animali della stalla, così da essere protetti tutto l’anno dalle malattie. La sacralità del pane, nella tradizione, era data anche dal segno di croce tracciato con la lama del coltello sull’impasto prima della lievitazione.

Altro piatto ricco di simbologia era la torta di zucca, che, con il suo colore, rappresentava il sole, che sembra essersi materializzato rendendola ricca di energia e capace di nutrire non solo il corpo. Si riprende l’antico rito dei saturnali, che festeggiavano la fine della fase discendente del sole sull’orizzonte e cominciava quell’ascendente che culminerà con il solstizio d ’estate.

L’aglio e la cipolla, che avevano lo scopo di allontanare gli spiriti malefici, sono presenti nell’insalata di barbabietole e peperoni, nelle cipolle ripiene e nel sugo dell’”âjà” (agliata) che veniva usato per condire le lasagnette. Queste ultime dovevano essere tagliate larghe per poterle chiamare “fasce del Bambino”, le noci, ingredienti di base del sugo, indicano prosperità e fecondità, mentre l’uvetta, presente nel merluzzo è simbolo di abbondanza e rende importante un piatto povero.

SelvaticoFamily

MENU’ 

Insâlàtâ âd bidràv, püvrón e inciùd
Insalata di barbabietole, peperoni e acciughe

Turtâ d’sücâ
Torta di zucca

Sigùl cul pen
Cipolle ripiene

Fas dâ Bâmbén cun l’âjà
Fasce del Bambino con l’agliata

Mârlüs cun l’üvâtâ
Merluzzo con l’uvetta

Furmâgiâtâ cun mustàrdâ
Formaggetta con mostarda

Per giâsö cöt cun i câstégn
Pere ghiacciolo cotte con le castagne

L’abbinamento che reputiamo più adatto a tutto pasto è un Cruasè Metodo Classico Rosè dell’Oltrepò Pavese

Cruasébidule

Nota di Franco Ziliani

Gli amici Selvatico non hanno detto quale Cruasé, ma il nome io lo faccio, il Cruasé dell’amico Paolo Verdi

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

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