Franciacorta sugli scaffali a 6,89 euro: il duro lavoro di cinquant’anni gettato alle ortiche

mezzasta

La Cuvée Imperiale Brut Guido Berlucchi “prezzo civetta” da Esselunga

Giornata di lutto ieri per la Franciacorta. Giornata da bandiere a mezz’asta e da black flag. Giornata di grande malinconia, di assoluta tristezza per chi, come me, ama profondamente questa zona vinicola, crede nei suoi vini (e ce ne sono tanti buoni, al di là di quel che possono dire provocatori e detrattori confusi…), ed è orgoglioso di portare da trent’anni, da quando scrivo di vino, come fiore all’occhiello, l’omonimia con quel grande Uomo che per primo la Franciacorta come zona produttrice di metodo classico, come “petite Champagne”, si è sognato, ha immaginato, ha inventato. Mi alzo in piedi quando scrivo il suo nome: Franco Ziliani.
Esselunga-logo

Una giornata triste, perché che sia colpevole la sola Esselunga avendo deciso una vendita a prezzo ribassatissimo di un Franciacorta dal marchio storico con un prezzo civetta, e avendo l’azienda subito, come “vittima”, questa scelta, o che sia colpevole l’azienda in oggetto, perché, come ho scritto, anche a lei è doveroso applicare il teorema tutto berlusconiano del “non poteva non sapere”, quello che è innegabile, un dato di fatto, è uno sputtanamento pesantissimo dell’immagine della Franciacorta, prima che di quel brand.

Berlucchi6,89-1

Inutile spendere tante parole, parlano meglio di tutto le immagini: la paginata pubblicitaria di Esselunga di ieri sul Corriere della Sera, con l’offerta, valida “fino al 31 dicembre. Buon Natale!”, del Franciacorta Docg Cuvée Imperiale Brut Guido Berlucchi a 6,89 euro (e io che ironizzavo sugli 8,90 euro delle 230 mila bottiglie di Spumante Brut, pardon, Trento Doc, Ferrari…), i tanti cartoni (quante bottiglie erano?) a libera disposizione senza limitazioni dei possibili acquirenti nei punti vendita (io ne ho visitati due a Bergamo e dintorni), con il cartellino del prezzo che, come sempre, come nel caso del Trento Doc, sparava la parolaccia facile da capire per tutti, “Spumante”.

Il prezzaccio ridicolmente basso, per un metodo classico franciacortino, porca vacca, per un vino che ha riposato “ almeno 18 mesi sui lieviti” e che non è stato prodotto e replicato serialmente e poco seriamente in milioni di pezzi in pochi mesi, l’immagine sporcata, e ci vorrà tanto tempo e tanto lavoro e pazienza per ripulirla, di un’azienda che è stata ed è tuttora orgoglio del panorama del metodo classico italiano, di un vino, di una denominazione che in soli cinquant’anni ha fatto miracoli.
Berlucchi679ESSELUNGA

E ha fatto diventare un angolo della ricca e operosa provincia bresciana la capitale, ripeto, la capitale (piaccia o non piaccia a trentini, oltrepadani e spumantisti aggiunti per furbizia o per calcolo) dei vini italiani prodotti con la nobile tecnica della rifermentazione in bottiglia.

Ora l’immagine e la realtà bella, positiva, vincente della Franciacorta, di cui ha parlato orgogliosamente martedì in un intervento all’assemblea dei soci, il presidente del Consorzio Maurizio Zanella, l’immagine di una zona che produce veri vini, dotati di una loro precisa personalità, e non semplici replicanti di un metodo di produzione creato e fatto diventare un mito altrove, è stata sporcata, offuscata, messa in dubbio.

IseoFranciacorta

Il lavoro serio, metodico, tenace, di tante persone, donne e uomini del vino, che hanno creduto nell’utopia-Franciacorta, che hanno faticato per costruirla, per renderla realtà, termine di riferimento e “pietra di scandalo”, nonché di paragone, nel mondo, tanto polveroso, vecchio, pigro, del vino italiano.

Non voglio discutere o addirittura sostenere che non sia vero quello che mi ha detto stasera al telefono un addolorato e accorato Arturo Ziliani, l’enologo di casa Guido Berlucchi, sicuramente l’erede più accreditato del Grande Padre Franco: ovvero che loro, alla Guido Berlucchi, non hanno colpa dell’accaduto.
Che la responsabilità è tutta e solamente di Esselunga, che, sue parole, “paga 5 euro di più rispetto al prezzo stracciato” di 6,89 euro le bottiglie del Franciacorta Docg Cuvée Imperiale Brut finite, specchietto per le allodole, con prezzo civetta (ma almeno nel caso del Ferrari figurava una chiara dicitura a chiare lettere “SOTTOCOSTO” che qui manca) sugli scaffali per i tanti, ma oggi a Bergamo alle 14 eravamo in quattro gatti…, che vanno a fare le spese sotto questo strano e sottotono Natale 2015.

BlackFlag

Io, che sono malfidato e sospettoso, e che continuo a preferire, a pelle, le piccole aziende artigianali, i récoltant manipulant di Franciacorta alle Grandi Maison (con una sola eccezione, che non conferma la regola, ovvero Cà del Bosco, che realizza alcune “bollicine” che tutte le altre aziende si sognano…) continuo, incazzato come una biscia per questa pagina nera della bella storia della Franciacorta, a fare una maledetta fatica a credere, digiuno come sono e come voglio continuare ad essere, delle politiche di marketing, del product placement, della valutazione dei costi di produzione et similia, che queste meritorie grandi aziende non sappiano.

Che questi “soprusi” o congiure della Grande Distribuzione, più o meno organizzata, avvengano alle loro spalle, a loro insaputa, contro di loro. Che la grande azienda venda diverse migliaia di bottiglie ad Esselunga, piuttosto che a Coop, Auchan, e non le sfiori mai l’anticamera del cervello che magari, sotto Natale, queste catene, che non fanno beneficenza, ma fanno business (proprio come è giusto che facciano le Grandi Aziende), finiscano con lo sparare il missile terra aria del prezzo sottocosto, del prezzaccio civetta, del prezzo che s…bugiarda il lavoro di tanti anni.

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Anche e soprattutto dei Franco Ziliani (parlo del grande enologo, sognatore e venditore), dei Paolo Rabotti, dei Giovanni e Giulia Cavalleri, dei Vittorio Moretti, delle Emanuela Barzanò Barboglio, delle Pia Donata Berlucchi, dei Maurizio Zanella, ecc. e di tutta quella splendida comunità, o meglio, unione di passioni, che hanno fatto crescere e diventare grande la zona vinicola posta tra Monte Orfano e Lago d’Iseo.
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E ora come faranno quelli che fanno qualità e hanno venduto e continuano a vendere al prezzo corretto al quale si deve vendere, anche per questione d’immagine, oh yes d’immagine, Champagne docet, un Franciacorta, a spiegare ai consumatori che quel prezzo ha veramente senso, è motivato, ha una sua logica, quando un Franciacorta Docg Cuvée Imperiale Brut Guido Berlucchi è finito sugli scaffali, e ci resterà ancora una dozzina di giorni, a 6,89 euro?

Sarà un lavoro pesante, lungo e difficile che aspetta tutto il mondo franciacortino e che renderà il 2015 che arriva ancora più complicato, ma ancora più affascinante. Perché si tratterà di vendere, promuovere e difendere, con rinnovata forza, le ragioni di un Franciacorta Docg, mica, con tutto il rispetto, di un prosecchino qualsiasi…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

106 commenti

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106 commenti

  1. Charles Scicolone

    dicembre 19, 2014 alle 2:18 am

    Did I do the math right- that would make it about $7.80
    U.S. Difficult to belive!!

    • redazione

      dicembre 19, 2014 alle 2:22 am

      I agree Charles, many problems now for the image of entire Franciacorta appellation… very sorry

  2. Berti Wooster (@Morning_Coat)

    dicembre 19, 2014 alle 6:41 am

    Caro Ziliani, non vedo dove sia lo scandalo… Bandiera nera? E per quale motivo??? Ognuno ha le proprie politiche di vendita. Esselunga ha le sue: è Berlucchi anche.
    Cheers!

  3. Diego

    dicembre 19, 2014 alle 8:41 am

    Problemi di immagine? Evidentemente sono secondari rispetto ai numeri, che questa sarebbe stata l’evoluzione una volta abbracciata la terra promessa della GDO si sapeva.
    Semmai sarebbe interessante sviscerare come per il mercato un prodotto di Franciacorta possa costare come un Prosecco “base” e la metà di un Cartizze. Che se da un lato il Prosecco sul mercato sta cannibalizzando la concorrenza, dall’altro evidentemente c’è chi non ne percepisce differenza tra un Prosecco e certi Franciacorta e questo dovrebbe essere la riflessione da porre alla base

  4. Banana Joe

    dicembre 19, 2014 alle 9:38 am

    All’auchan credo stia a un paio di euro in più, senza offerte particolarmente speciali. Non ho foto ma sono abbastanza sicuro.
    Ziliani, secondo lei in % quanto é un problema prezzo basso che svilisce la denominazione e quanto di vino cattivo?

  5. silvana

    dicembre 19, 2014 alle 9:49 am

    è la forza del made in Italy. La bandiera ammainata diventa il simbolo delle braghe calate … povera Franciacorta, povera Italia.

  6. Stefano

    dicembre 19, 2014 alle 9:57 am

    Ma il problema del prezzo basso, dell’immagine della cantina e dell’immagine della Franciacorta in generale é un problema che deve porsi il consumatore?
    Per quello che mi riguarda é un problema del consumatore soltanto se la qualità del prodotto finale ne risente, fintantoché essa non viene meno il problema sarà del consorzio e delle singole cantine……quindi che pensino loro alla tutela del proprio prodotto.
    Da consumatore io dico ben vengano questi prezzi, alla fin fine se posso risparmiare bevendo bene lo stesso sono più contento 🙂 .

    • Banana Joe

      dicembre 19, 2014 alle 10:17 am

      Qualsiasi significato volessimo attribuire al “bere bene”, di sicuro non lo si fa con quei soldi per un metodo classico.

      • redazione

        dicembre 19, 2014 alle 11:42 am

        questa é una sua affermazione sulla quale ovviamente non concordo. Quella Cuvée non figura tra i vini che stappo regolarmente ma ha una sua indubbia dignità. Proviamo a degustarla alla cieca insieme ai prodotti base di altre aziende titolate, grandi e piccine? Salterebbero fuori delle belle sorprese…

        • Banana Joe

          dicembre 19, 2014 alle 12:32 pm

          Ziliani se lei mi vuole fare una degustazione cieca con la cuvee imperiale, la cuvee prestige, il moet e la vedova base, ci metta anche il prosecco valdo e mi dia il colpo di grazia 🙂
          Provocazione a parte, nelle degustazione alla cieca la bottiglia, diciamo “quella un po così”, salta ahime sempre fuori. Le volte che no, sono il primo ad esserne felice e a ordinarne una cassa. Ma, tra i base più noti, non se ne salva uno suvvia.

          • redazione

            dicembre 19, 2014 alle 12:38 pm

            allora Banana Joe la famo ‘sta degustazione? E famola! Anzi, chiedo ufficialmente al mio amico (magari lui ora non mi considera più così…) Arturo Ziliani di organizzarla in azienda o dove vuole e io, Banana Joe, Zakk, partecipiamo, magari in presenza di notaio, e Lemillebolleblog riferirà puntualmente l’accaduto. Cosa ne dici Arturo?

          • Banana Joe

            dicembre 19, 2014 alle 12:48 pm

            Ah io non mi tiro mica indietro, ci vengo e pure “munito” di una bottiglia “divertente” e che spero la metta in difficoltà. Prima o poi ce la faremo, chè di vino sarà anche piacevole scrivere, ma bere è ancora un’altra cosa. 🙂

  7. Nicola

    dicembre 19, 2014 alle 10:07 am

    Sono tempi duri e bisogna tener ben presenti i numeri che appaiono nei bilanci, specie se si sono tirate troppe bottiglie che ora rimangono ad occupare spazio e prendere polvere.
    Comunque non penso sia un così grave danno di immagine per la Franciacorta, tale da dover far ricominciare tutto d’accapo.
    Chi acquista queste bottiglie solitamente non è un appassionato, ma una persona che approfitta dell’occasione per mettere sulla tavola di Natale un nome altisonante. Questo tipo di consumatore non si sogna nemmeno di andare ad acquistare una bottiglia da 20/25 euro e, in genere, ha una percezione alquanto labile di cosa sia la Franciacorta e Il Franciacorta.
    L’appassionato, invece, sa che queste offerte sono relative a vini base e che in Franciacorta c’è ben altro (e non parlo di Ca’ del Bosco il cui rapporto prezzo qualità, specie nei base, è poco favorevole).

    Certo, se della Franciacorta si vuol dare un’immagine fatta lustrini, glamour e lusso, queste son botte mica da ridere. Che sia forse il caso di cambiare strategia comunicativa e invece dei lustrini, dei sondaggi roboanti, delle sfide allo champagne, mettere in luce il lavoro fatto da tanti piccoli produttori? In questo senso le parole di Arcari (in altro post) sono significative.
    Senza polemica alcuna s’intende.

  8. Stefano

    dicembre 19, 2014 alle 10:42 am

    Aggiungo un’altra osservazione.
    Perché mai i produttori di vino non possono vendere una parte della loro produzione a prezzi più bassi, pur mantenendo comunque un margine di profitto, per puro marketing volto a intercettare fascie di consumatori che in un prossimo futuro potrebbero diventare loro clienti abituali!?!?
    Non ci vedo nulla di strano…..le offerte promozionali le fanno in tutti i settori, perché non farlo anche nel vino? Il vino di fascia media é forse immune dall’attuale congiuntura economica? Per mantenere quote di mercato non é forse necessario attuare misure che posso sembrare irragionevoli?

  9. Enrico

    dicembre 19, 2014 alle 10:44 am

    Pur rispettando le opinioni non condivido questo lungo lamento circa il basso prezzo del Berlucchi,non è una novità a pensarci bene,tutti gli anni succede,forse quest’anno più dei precedenti,ma non deve preoccupare per un semplice motivo: chi sa,chi conosce il valore assoluto del metodo classico ne approfitta per fare una piccola scorta( ma non può essere totale perchè poi esce la sboccatura 2015 ),chi non sa e non si è mai avvicinato potrebbe avere l’occasione di degustare e avvicinarsi.
    In sintesi la mia opinione è di guardare all’altra metà del bicchiere,quello pieno.
    Tra Berlucchi e Ferrari sono una 40ina le bottiglie che consumo all’anno ( più 5/6 champagne ok,va bene),sicuramente di molto oltre la media pro-capite italiana ( se la produzione aggregata è 10 milioni… ) essendo io un fanatico assoluto del metodo classico/champagne ( a scapito di tutta la restante produzione vinicola beninteso ),dunque non trovo disdicevole se attraverso pratiche commerciali particolari si arriva a far conoscere a quante più persone possibili l’eccellenza del metodo classico.

  10. Matteo

    dicembre 19, 2014 alle 11:10 am

    Ogni volta che capita qualcosa del genere, le cantine non sanno mai nulla, non è mai colpa loro. Non è la prima volta che accade e non sarà sicuramente l’unica. La GDO è un utile aiuto a chi deve svuotare la cantina, salvo poi accusarla di “sputtanamento” dei prodotti una volta che questi escono sul volantino. La soluzione è semplice: non vendere a questo canale distributivo. Conosco produttori che in questi giorni stanno ricomprando i propri prodotti presso alcune enoteche che stanno “regalando” i loro prodotti. Solo così si può salvaguardare il marchio. Berlucchi ha venduto per anni anche in Autogrill quando non faceva parte del Consorzio e mi meraviglio che adesso caschino dalle nuvole: chi è causa dei suoi mal, pianga se stesso. Da parte mia porterò avanti quel piccolo progetto che ho in mente e cioè quello di costituire un gruppo di produttori che rispettino certe regole sulla produzione e sulla distribuzione, tra cui quella di non vendere in GDO. Buon Natale a tutti!!!

    • redazione

      dicembre 19, 2014 alle 11:40 am

      Matteo, mi tenga informato su quel progetto e quando vi riunirete VOGLIO essere invitato. Sono dalla vostra parte!

    • GiovanniP

      dicembre 19, 2014 alle 12:57 pm

      Matteo riguardo a Berlucchi in Autogrill é poco informato, infatti é attualmente presente a fianco del Ferrari Trento Doc.

  11. Sergio

    dicembre 19, 2014 alle 12:04 pm

    Secondo me Berlucchi ha fatto l’operazione solo per poter avere una foto di Ziliani tristissimo con bottiglia e cartellone in mano!
    scherzi a parte, chi parla dal punto di vista del consumatore dovrebbe pensare che c’è chi la settimana scorsa ha acquistato la stessa bottiglia a un prezzo più alto (di quanto non so): dov’è il rispetto?
    ciò detto, se Ziliani mi dice che è buona, io mi faccio una scorta (sì, sono ipocrita)

  12. enrico c

    dicembre 19, 2014 alle 12:26 pm

    Anche al Conad di Lodi sono in vendita le bottiglie di Berlucchi a euro 6,90, max 2 bottiglie alla volta.

    • redazione

      dicembre 19, 2014 alle 12:38 pm

      anche alla Conad di Lodi il destino cinico e barbaro si é accanito contro la Cuvée Imperiale? Non ci posso credere… 🙂

  13. Zakk

    dicembre 19, 2014 alle 1:08 pm

    La cosa più ridicola di tutto è che alla Conad di Lodi, come scritto da enrico c, si possono comprare al max 2 bottiglie per volta. Cioè uno fa una promozione per vendere tanto e poi limita gli acquisti. Ma licenziate il tizio che prende certe decisioni!

    Comunque capisco che non faccia bene all’immagine della franciacorta, ma provate a berlo quel franciacorta targato berlucchi e vediamo se siete contenti dei soldi spesi.
    Ih ih ih ih ih ih ih ih ih ih ih

    • redazione

      dicembre 19, 2014 alle 1:13 pm

      una volta tanto sono d’accordo con Zakk e ho preso una decisione privata che voglio rendere pubblica.
      Dieci minuti fa é arrivato un corriere – ne arrivano tanti, questo nonostante il mio invito ai produttori amici di non inviarmi nulla e devolvere l’equivalente del valore del vino e della spesa della spedizione ad A.I.R.C. http://www.vinoalvino.org/blog/2014/12/natale-e-in-arrivo-un-invito-ai-miei-amici-produttori-di-vino.html – con un magnum della Guido Berlucchi da consegnarmi.
      Per rispetto di me stesso e per coerenza ho respinto la merce.
      Questo per fare capire che predico come predico ma poi razzolo di conseguenza…

      • stefano

        dicembre 19, 2014 alle 1:26 pm

        Massimo rispetto nei suoi confronti Ziliani……tanto di cappello.

  14. FabioP

    dicembre 19, 2014 alle 1:12 pm

    Buongiorno Franco, la seguo da qualche mese e trovo il suo blog veramente “stuzzicante”, la sua visione del mondo del vino e delle bolle in particolare è per me motivo di riflessione. Ma veniamo al ” fattaccio” lancio una riflessione: Ma in Francia con 300 milioni di bottiglie la GDO riuscira a fare simili colpacci?
    Da questo volantino di un gruppo piuttosto noto non sembrerebbe.http://www.auchan.fr/preparez-les-fetes/vin-et-champagne/champagnes/c-13228667
    Saluti e buone feste
    Fabio

  15. Stefano

    dicembre 19, 2014 alle 1:18 pm

    Se vogliamo dirla tutta qui in provincia di Vicenza non ricordo in che volantino ma c’era il tridentum di Cesarini Sforza a poco piu di 6€, al Carrefour di Thiene il Ferrari brut sui 9€, su altri volantini di qualche settimana fa anche il Rotari a prezzi stracciati (mi sembra all’ipercoop)…..

  16. andrea c.

    dicembre 19, 2014 alle 2:23 pm

    Ho sempre pensato che la Cuvee Imperiale Berlucchi fosse una gran bottiglia .
    Ora che la vedo a quel prezzaccio , penso che non potrò più offrirla a i miei amici senza rischiare la figura del pezzente, perché nel nostro ambiente esclusivo una bottiglia non può costare meno di 20 euro. Con le due che ho in casa non so se annaffiare l’orto o regalarle alla mensa dei poveri.
    Speriamo che il prezzo torni ad aumentare , così il vino sarà più buono ….

    • redazione

      dicembre 19, 2014 alle 2:44 pm

      e lei pensa di essere intelligente e “spiritoso” con questo commento? Poareto…
      p.s. c’é sempre una terza soluzione per l’utilizzo di quelle due bottiglie. Versarle in un bidé e immergervi la sua testa. Parlo della testa, non altro…

  17. zioFrank

    dicembre 19, 2014 alle 3:17 pm

    Io credo che la grande distribuzione sia indispensabile alla diffusione dei vini di un certo tipo,come il metodo classico appunto;perchè se lasciamo tutto alle enoteche finisce che il commerciante ricarica a piacimento con il paradosso che è quest’ultimo a ricavarne più che il produttore.Follia pura!
    Dunque se è indispensabile passare per quel canale perchè lamentarsene??? E lamentarsene parzialmente peraltro.
    Perchè,se fosse sfuggito ( e lo è proprio direi ),in questi giorni in Esselunga il Berlucchi VINTAGE ( 17,90 la bottiglia) regala 450 punti fragola ( cioè 4,50€ ) ogni 2 pezzi,ma io che sono un freddo calcolatore ne prendo pure 3,così raggiungo 50€ e mi becco il buono sconto di 8€ da utilizzare nella spesa di gennaio.Ci sono tanti modi di fare marketing,questo è vero,una cosa è certa:RINGRAZIATELA la grande distribuzione perchè se dipendesse da me il commerciante col ricarico del 120% può serenamente fallire ( e con lui tutto l’indotto dell’invenduto ).

    • redazione

      dicembre 19, 2014 alle 3:51 pm

      mai pensato di demonizzare “Santa” Grande Distribuzione, ma vorrei tanto, ci sto provando, parlare con uno dei buyer di Esselunga, per capire alcune cose…

    • Banana Joe

      dicembre 19, 2014 alle 4:32 pm

      Però l’enotecaro competente, serio e onesto fa anche un servizio, che è giusto abbia il suo ricarico. Altrimenti esiste sempre Internet per comprare coi ricarichi più bassi in assoluto.
      Le bottiglie da GDO non contribuiscono affatto a fare cultura del buon vino. Il buon vino in GDO non c’è (si ok che c’è il krug, ma non è quello il punto).

      • Gian Sommellier

        gennaio 5, 2015 alle 7:29 pm

        Oggi sono stato al Rossetto.
        Ebbene vi era lo CHardonnay Planeta, l’Amarone Bertani… il punto è che ANCHE nella GDO ci sono dei grandi vini… basta cercare

  18. Diego

    dicembre 19, 2014 alle 4:33 pm

    Ma che dovrebbe dire l’Esselunga? Acquistiamo dei prodotti e li vendiamo come, quando dove vogliamo.
    Ha poi ragione chi se la prende con gli avidi commercianti che non fanno i sottocosto, meglio la GDO, infatti con questa mentalità molte aziende di vino godono di splendida salute con le loro palle sulla scrivania dei buyer, in compenso però abbiamo incrementato i livelli occupazionali visto che per 100 posti di lavoro che crea un centro commerciale se ne bruciano il doppio nel deserto che resta intorno.

    N.B: non sono un commerciante

  19. Marta Chianocco

    dicembre 19, 2014 alle 6:35 pm

    Vorrei solo dire che lavorando da qualche mese nell’area commerciale di un’azienda di spumanti lombarda, i prezzi e gli spazi sui volantini vengono concordati tra la GDO (esselunga, conad o qualsiasi altro supermercato) e il responsabile gdo aziendale(perchè si acquista lo spazio sul volantino), perciò che un’azienda sia allo scuro è da escludere!!!

  20. Giovanni

    dicembre 19, 2014 alle 7:55 pm

    Forse più che gridare allo scandalo, occorre gridare al miracolo. La GDO (TUTTA) questo fine 2014, comprando l’intera produzione di ferrari, berlucchi, fontanafredda ecc ecc “ha tolto le castagne dal fuoco” ad un intero settore

  21. Fabiop

    dicembre 19, 2014 alle 7:56 pm

    Mi spiace ma io non credo che augurarsi che i piccoli commercianti falliscano perché ricaricano il 120 per cento sia giusto,la chiusura di ogni attività commerciale crea povertà e l’enoteca puo’ essere invece un punto di partenza dove conoscere veramente il vino. Ringraziero’per sempre un amico che mi ha fatto conoscere Egly-ouriet,Ruinart, yquem e altri vini fantastici grazie a delle degustazioni a prezzi ragionevoli ma che ora ha chiuso, questo la GDO NON TE LO DARA’ MAI !!! Il punto che molti non capiscono è che sul banco degli imputati non c’e’ Esselunga che usa dei prodotti “civetta” e poi guadagna su altro visto che ha la piu’ alta redditività per metro quadrohttp://emanuelescarci.blog.ilsole24ore.com/2014/12/19/coop-leader-della-distribuzione-ma-esselunga-piu-redditizia/ ( ma il Produttore che non puo’fingere di cascare dalle nuvole.
    Peace and love
    Fabio

  22. zioFrank

    dicembre 19, 2014 alle 8:32 pm

    ” the dark side of the moon “,il lato oscuro della luna cioè…proviamo a pensare diverso,ovvero come fossimo nella parte invisibile della luna,quella opposta appunto.
    In pochi semplici passaggi.
    Vendere presuppone che ci sia il prodotto da vendere,1000,diecimila,100mila pezzi,quanto si vuole.Perchè non venderli all’estero se proprio alla casa madre non volesse saperne di venderli a prezzo ” stracciato ” ????? Posto che nel commercio il prezzo esatto di un prodotto è esattamente pari a quanto uno è disposto a spendere per averlo ( quindi in assenza di compratori è pari a zero ),abbiamo intanto risolto la questione ” 6,89 è scandaloso “,poi noi potremmo IPOTIZZARE ( ho detto IPOTIZZARE ) che stoccare un certo numero di pezzi a prezzi cosiddetti “inferiori” potrebbe consentire di piazzare altri quantitativi su mercati esteri a prezzi ben superiori forti del fatto che le scorte sono scese. Non sarebbe scandaloso, il banalissimo ” ferrero rocher ” a New York viene considerato prodotto di cioccolateria d’elite ( roba da oltre 10$ per intenderci ) grazie al sapiente lavoro della casa madre,dunque sarebbe mica oltraggioso far valere una bottiglia di vino il triplo del prezzo in patria,l’importante sarebbe avere quella forza di contrattazione necessaria che,si concorderà,avere già una buona liquidità in cassa in forza di vendite sul filo del rasoio del guadagno,garantirebbe.
    Non voglio gettare ombre nè pretendere di avere risposte a tal proposito,a me piace molto andare frugare nelle pieghe del discorso,perchè poi a ben vedere,e la vita quotidiana lo insegna,la verità talvolta è sfuggente e per nulla certa…..compresa la mia,ovvio,che di verità ha ben poco,è un viaggio nel dubbio tutto sommato…….

    • redazione

      dicembre 20, 2014 alle 12:19 am

      molto interessanti le sue argomentazioni e particolarmente forti, dato l’imbarazzato e un po’ omertoso silenzio con cui é stato accolto, in Franciacorta, il mio post. Qualcuno l’ha tacciato, senza essere sfiorato dal senso del ridicolo, di “polemiche inutili”…
      A me piace citare quello che mi ha scritto un amico e collega bresciano, che scrive sulle pagine bresciane del Corriere della Sera, Carlos Mac Adden, ovvero Made in Brescia blog: “Franciacorta non può essere industria al servizio della GDO”
      Io la penso proprio così, con tutto il doveroso rispetto dell’industria e degli industriali… Ma le Maison de Champagne, anche le più grandi, hanno ben altro stile…

      • zioFrank

        dicembre 20, 2014 alle 1:22 am

        Quella nota di orgoglio che traspare nella frase “Franciacorta non può essere industria al servizio della GDO”,orgoglio peraltro più che legittimo data la nobiltà del prodotto è assolutamente condivisibile ma…
        Ma c’è il solito problema,la necessità di avere liquidi per finanziarla l’eccellenza e se le banche preferiscono investire in btp ( se uno fà come loro non sbaglia mai,30% di rivalutazione + 5% d’interesse del trentennale nel 2014 ) piuttosto che in impresa è ovvio che bisogna reperirli in altro modo i fondi,soprattuto riducendo
        al minimo le scorte di magazzino,via via,meglio disfarsene.
        Questa è il sistema del cane che si mangia la coda,ma è proprio dall’alto che vogliono così,e dirò di più:in un tempo neanche tanto lungo pure i ricchi si faranno male,x cena avranno solo banconote da 500€ da far cuocere a forza di preferire la finanza alla produzione …Metaforico,ma neanche tanto…
        Dunque non se ne esce,è un percorso già scritto. Purtroppo,aggiungo.

      • Gesualdo Felice

        dicembre 20, 2014 alle 9:48 am

        ma le pagine bresciane del Corriere??? le stesse che incensano sempre Berlucchi?
        In questo articolo dicono pure che sono leader in GDO!!!
        http://archiviostorico.corriere.it/2014/dicembre/02/Franciacorta_visto_dagli_Ziliani_fra_co_0_20141202_75bdcbe6-79ec-11e4-ab4e-78bd693219fb.shtml

        • sergio

          dicembre 20, 2014 alle 12:25 pm

          Curioso, lo stesso articolo era citato qualche giorno fa da un lettore di questo blog come prova della qualità delle cantine Berlucchi….

      • Davide Zucchi

        gennaio 1, 2015 alle 5:41 pm

        Ho letto i post riguardo il prezzo di vendita di Berlucchi. Lavoro in un campo completamente diverso, ma agisco sui mercati esteri. Ritrovo nei commenti le critiche mosse alle produzioni industriali Italiane, qualunque esse siano, dai clienti internazionali. L’ industriale Italiano medio tende a scegliere la via piu’ semplice e comoda per fare vendita. La costruzione di una clientela fidelizzata non e’ priorita’ dell’ industria Italiana. Molti produttori nel mondo tendono a fare cartello tra aziende (anche concorrenti) della stessa nazione. Da noi si va in concorrenza sul centesimo. Il lavoro commerciale e’ visto come un inutile appesantimento dei costi. Poche ditte hanno svolto un vero lavoro commerciale per promuovere il prodotto. In campo spumanti il nome che mi viene in mente e’ Mionetto, che vende un Cartizze onesto, ma non certo eccezionale, in tutto il mondo, e con nomea di prodotto superiore. Molto piu’ banalmente, quando ero piccolo, l’ acqua gasata S. Pellegrino era un prodotto comune, acquistabile al supermercato, e utilizzabile a casa. Un accurato lavoro commerciale ne ha fatto un prodotto superlusso, a livello della mitica acqua Perrier. Berlucchi era un prodotto ricercato e speciale. Dopodiche’ la produzione e’ diventata massiccia per raggiungere numeri imponenti. Ovviamente questo modifica il bacino di utenza, e obbliga a passare dalla grande distribuzione. Le regole della grande distribuzione sono ferree, e strettamente legate alle politiche di vendita, e a nient’ altro. Se Berlucchi sottocosto serve a spingere le vendite, sottocosto sia. Berlucchi ha accettato, implicitamente o esplicitamente, questa situazione. Quando Centrale del Latte di Milano (prima di confluire nel gruppo Granarolo) rifiuto’ di aderire al prezzo particolarmente basso di Esselunga, perse le commesse. Esselunga si limito’ ad esporre dei cartelli che spiegavano la situazione alla clientela, scritti in maniera da presentarsi come difensori dei clienti!! Berlucchi, o altre realta’ sono in grado di presentarsi commercialmente sul mercato? Se non lo sono, farebbero meglio a proporre un prodotto di altissima qualita’ (cosa che indubbiamente sono in grado di produrre) ad un mercato di nicchia, dimenticando pero’ i grandi numeri. Apparentemente i produttori Italiani sono grandi artigiani vinificatori, con aspirazioni da industriali. Nel momento in cui la strada piu’ semplice e comoda e’ affidarsi alla grande distribuzione, giocoforza e purtroppo se ne accettano le regole. Inoltre la vituperata grande distribuzione ha salvato i bilanci di tante ditte, che hanno (giustamente) accettato il principio per cui un basso profitto e’ meglio di una perdita (a casa mia si dice “meglio guadagnare poco che rimetterci”). Detto cio’ ogni opinione e’ degna di rispetto, naturalmente!

        • redazione

          gennaio 1, 2015 alle 5:45 pm

          grazie per le acute riflessioni Davide, che avrebbero piena dignità di post a sé stante, non solo di commento.
          Complimenti

  23. Zakk

    dicembre 20, 2014 alle 9:07 am

    Ma zioFrank che enoteche frequenti con quei ricarichi?
    Io non compro Berlucchi a prescindere da dove vien venduto, ma bisogna dire che in grande distribuzione le bottiglie restano per mesi dritte in piedi a temperature folli, con faretti puntati addosso per 12 ore al giorno. Senza pensare a dove restano stoccate per giorni prima di finire sugli scaffali.
    Ecco, l’enoteca DOVREBBE (dico dovrebbe, perchè a volte anche loro sono lacunose) garantire una conservazione del prodotto ottimale

    • zioFrank

      dicembre 20, 2014 alle 12:56 pm

      Caro Zakk,era esemplificativo il 120% di ricarico,le enoteche,come molte altre piccole attività commerciali,per sopravvivere sono proprio COSTRETTE a ricaricare forte,piovono tasse da tutte le parti e di anno in anno con aumenti percentuali anche a 2 cifre.
      A essere precisi in Italia manca la fascia intermedia tra piccola e grande distribuzione,esattamente quella che in Francia si identifica nella catena di negozi NICOLAS ampiamente diffusi in ogni regione e che ha tante piccole attenzioni nei confronti del cliente: io ad esempio adoro acquistare una bottiglia di champagne prelevandola dal loro frigo,indi portarmela in camera d’hotel pagandola il medesimo prezzo di quelle esposte. Prezzo che in genere è di un paio d’€uro più caro della grande distribuzione ma di gran lunga sotto le enoteche vere e proprie.
      Poi per carità,italianizzando dal francese io definisco Nicolas Cavìst Integralìst,sono VERGOGNOSI nelle proposte extra-nazionali,però ci sanno fare,ciò è indubbio.

  24. Sisto

    dicembre 20, 2014 alle 11:37 am

    Io continuo a non comprendere alcuni commenti, tipo “nella GDO il vino buono non c’è” o simili. Ma chi lo dice? E cosa significa “buono”?, da quale punto di vista? Per chi? Per quale utilizzo/contesto/consumatore? I sig.ri che sostengono queste tesi, le direbbero in faccia ai produttori di codesti vini?
    Ma i lettori di questo blog conoscono, fatto 100 i litri di vino prodotto in Italia (rimaniamo a casa nostra per adesso) quali sono le forme/segmenti di vendita? Ma sanno, costoro, che il vino più venduto in Italia è quello in brick appena sopra quello sfuso-messo in damigiana dall’acquirente? Lo sanno che per milioni di italiani (non i nullatenenti) la bottiglia della GDO è quella per la festa/regalo?
    Analogia: per gli appassionati/esperti di cose informatiche, il popolo bue che usa Windows o iOS (a seconda del mezzo) è un povero deficiente, ignorante, becero e pecorone che segue la massa. Invece, usare Linux è tecnicamente e socialmente da VIP. Hanno ragione, però io ribatto sempre che è solo per un utilizzatore molto informato che usa Linux, cioè meno dell’1% della popolazione-consumer (non professional).
    Il vino è la stessa cosa: quando io dico ai miei conoscenti che ho speso 25 € (!) per una bottiglia che gli sto servendo, questi che vanno in giro in X6 o in Q7, mi dicono che sono un povero deficiente, che butto via i soldi!
    Pertanto: se uno che compra, 1 volta/anno sotto natale, un Berlucchi, per me è già un grande successo, visto che nella rimanente parte dell’anno beve (con tutto il rispetto) o il vino da 3a spremitura della cantina sociale o il brick concorrente a basso prezzo del Tavernello (ultimamente parecchio migliorato in fatto di qualità gustativa…)

    • Banana Joe

      dicembre 20, 2014 alle 1:22 pm

      Ma che c’entra? Mica uno è un “povero deficiente” se beve Berlucchi o Tavernello o l’acqua del rubinetto. Sono scelte. Mica bisogna essere appassionati di vino per forza, si può tranquillamente essere fieri della propria cuvee imperiale senza essere tacciati di nulla.
      La premessa fondamentale è che siamo in un blog di vino e suvvia, se neanche siamo disposti a riconoscere che un “buon” vino non c’entra con la roba della GDO, è come se stessimo a discutere se l’acqua è bagnata o meno.
      Che poi, andando nel dettaglio, il “buono” non lo possiamo definire con una formula matematica siamo anche d’accordo. Ma non è che col relativismo a tutti i costi risolviamo la questione. E’ buono il clos de mesnil come è buono il dosaggio zero di Arici, pur restando su prezzi e qualità drasticamente differenti. La bottiglia della gdo da 10 euro buona non è, inutile girarci intorno. E non per questo chi la compra è un pirla. O chi compra solo Selosse è figo: gli piace bere Selosse, punto. E’ un appassionato, probabilmente ci ha messo anni ad arrivare a definire quello che gli piaceva, e ora se lo beve. Quell’altro invece si beve il berlucchi a natale, che tanto che gli frega, gode uguale e sono entrambe degne persone. Dove sta il problema? Però siamo pur sempre su un blog di vino e sì, c’è quello buono e quello no. Quello dell’articolo ricade nella seconda categoria, ma lo sa pure chi lo produce eh 🙂

      • Sisto

        dicembre 20, 2014 alle 4:16 pm

        Sarò noioso però:
        1) la qualità è, per definizione ISO, il soddisfacimento di requisiti specificati. Pertanto, il vino che si vende è un prodotto di qualità. Il Tavernello è un di vino di altissima qualità. Ma anche la bottiglia da 300 €, che va a ruba, è di qualità.
        2) “buono” significa poco/nulla se non è poi esploso in una serie di fattori-requisiti e, infine, di un punteggio o comunque una valutazione descrittiva attraverso criteri determinati e oggettivi (per le mie sorelle il Valdobbiadene è buonissimo, un MC qualsiasi è “ma perché è così amaro e pesante? non hai il prosecco che è meglio?”
        3) il giudizio sul vino (o su altri prodotti alimentari) è da decenni codificato scientificamente. Le metodologie sono: degustazione alla cieca, test di analisi sensoriali codificati ISO (ce ne sono diversi, utilizzati dai laboratori, da centri di ricerca e dalle università), panel test misti tra assaggiatori qualificati e semplici consumatori con piani di campionamento stabiliti in conformità allo scopo, elaborazione statistica dei risultati normata internazionalmente, punteggio complessivo finale
        4) presso la GDO sono in vendita vini che non solo hanno avuto punteggi da discreto a buono (da 74 a 84 tanto per intenderci) ma che sono di ELEVATA QUALITA’ per la stragrande maggioranza dei consumatori
        5) degustazioni tra appassionati, esperti, competenti, etc. (tra i quali, umilmente, ultimo di tutti, mi ci metto anch’io) sono un altro cinema (ecco l’analogia informatica). Per lo più ce la cantiamo e ce la suoniamo tra di noi, ma poi alla fine delle nostre elucubrazioni rimarrà sempre che per il 98% della popolazione il Berlucchi in oggetto è la bottiglia da 1000 e una notte (per me, concordando con il dott. Ziliani, è un franciacorta ben fatto, discreto, diciamo 82/100 per capirci)
        6) si omette sempre la questione della comunicazione. Bisogna essere capaci a comunicare a tutti, formati e no. A mio modesto avviso è molto complicato spiegare perché il vino X, venduto alla GDO, non è “buono”, soprattutto se la comunicazione avviene in pubblico, scheda ONAV o AIS alla mano. Invece, è molto più facile, discettare del perché è “buono” il vino da 300 € davanti a gente che compra e conosce i vini da 300 €. Direi che è facilissimo
        7) di penosi risultati di degustazioni alla cieca di VINONI messi in bicchieri anonimi usciti a pezzi di fronte a vini da 5 €, ne è piena l’aneddotica
        8) chiaramente rimane che se per uno (esperto o ignorante che sia) un vino è “buono” è sacrosanto che lo possa dire e credere, tanto l’assaggio è per lo più un’esperienza edonistico-soggettiva, non è né la matematica né il diritto né la chirurgia né la programmazione in C++

        Auguri

  25. Michele R.

    dicembre 20, 2014 alle 1:16 pm

    @Sisto
    Quelo che dici è vero, PURTROPPO. Ma il consumatore andrebbe educato e questo non può essere fatto svendendo il vino. Anzi, temo che così si ottenga l’effetto contrario: si rafforza l’idea che il vino abbia un basso costo e che i prezzi praticati in genere siano esagerati. infatti, ancora purtroppo, si stenta in generale a riconoscere il lavoro che c’è dietro la qualità e tutto ciò che ne consegue. Buon vino a tutti

  26. Giovanni

    dicembre 20, 2014 alle 5:19 pm

    Nel centro italia, le due più grandi enoteche sono quelle della coop centro italia esattamente le ipercoop di perugia (collestrada) e terni. Ci sono francesi italiani ed altri prestigiosi e tutti sono venduti ad un prezzo col minimo ricarico, c’è un sommellier interno ecc ecc ci sono promozioni dove si puà prendere la bottiglia col 20% di sconto, altre dove c’è il sottocosto. Solo una cosa posso dire con certezza i prodotti da volantino sono solamente quelli di fascia bassa, c’è il berlucchi, il ferrari, ecc, ma non si trova il perlé o il cellarius sottocosto. Forse i 50anni di duro lavoro non sono andati tutti nella direzione giusta, perchè s’è preferito alimentare il marchio con un prodotto che potesse abbracciare una platea più ampia possibile.

    • Davide Zucchi

      gennaio 1, 2015 alle 5:48 pm

      Gentile Giovanni, concordo con la sua analisi, semplice e dettata dal buon senso!!

  27. Luca

    dicembre 20, 2014 alle 7:20 pm

    Ziliani, quando parla di Franciacorta e prezzi ho sempre piacere a leggere i suoi articoli e intervengo spesso a commentare. Ben venga l’indignazione (non è mai troppa specie in questo periodo storico di decadimento morale) ma mi stupisco di questo suo continuo “cadere dalle nuvole”.
    Come lei sa le aziende italiane che producono bollicine fanno una grossa fetta del loro volume di vendite in questo periodo. Parlo di bollicine generalizzando volutamente dato che il consumatore medio spesso non distingue un prosecco da un metodo classico.
    Ora, io non ho la sua età e la sua esperienza ma da consumatore attento alcune cose le ho notate.
    Il prodotto in questione è venduto a 6.89€ in svariati punti vendita Esselunga e a 6.90€ in svariati punti vendita Conad (con tanto di volantini e pubblicità radiofoniche). Sostenere, come fa Berlucchi, di non essere a conoscenza della cosa e che la GDO stia vendendo pesantemente sottocosto fa pensare a 2 alternative: o sono dei fessi quelli di Berlucchi (che non hanno il controllo del loro prodotti sul mercato) oppure vogliono prendere per fessi a noi consumatori. Decidete voi.
    Un’altra cosa interessante che osservavo negli anni passati è che nei supermercati Iper in Lombardia, sotto Natale sistematicamente venivano proposti il brut base di Berlucchi o il brut base di Ferrari in offerta a prezzi intorno ai 7€. La cosa strana è che ciò accadeva (per pura coincidenza ovviamente) ad anni alterni: gli anni pari Ferrari e gli anni dispari Berlucchi.
    Quindi, dato che queste offerte si ripetono ormai da anni, a prezzi sempre intorno ai 7€, in varie catene di vendita (che nonostante a detta di Berlucchi vendano sempre sottocosto, non sono ancora fallite), rifaccio la domanda: sono fessi quelli di Berlucchi o ci prendono per fessi a noi?
    Considerando che anche a Ferragosto il base di Berluccchi viene venduto intorno ai 10€ cosa c’è di strano nel vederlo venduto a 7€ intorno a Natale?

  28. Luca

    dicembre 20, 2014 alle 7:46 pm

    Riallacciandomi al commento precedente…
    L’idea che mi sono fatto tenedo gli occhi aperti quando passo tra gli scaffali di enoteche e GDO e le orecchie aperte quando parlo con produttori/distributori, è che in Franciacorta sono riusciti a creare un margine sul prezzo di vendita considerevole. Ciò è evidente dal raffronto con altre realtà che producono metodo classico (Trento DOC in primis ma anche Champagne) e dall’entità delle offerte che puntualmente compaiono nella GDO.
    Di recente mi è capitato di parlare con una figura di un’azienda franciacortina presso un’enoteca (ometto tutti i dettagli altrimenti Zakk si ecciterebbe troppo) e sono emerse un sacco di cose interessanti riguardo alle storture della Franciacorta (ad esempio le aziende costrette ad auto-boicottarsi nelle vendite franco cantina).
    Questo mio intervento non vuole essere una critica tout-court nei confronti della Franciacorta. Da Lombardo è una terra che amo e mi piacerebbe potere acquistare i loro prodotti a un prezzo che non mi faccia pensare che avrei fatto meglio a spendere in miei soldi per un Trento DOC o uno Champagne.

  29. ermes cattaneo

    dicembre 20, 2014 alle 7:50 pm

    …non mi risulta che il vino in questione sia classificabile come franciacorta

    • redazione

      dicembre 21, 2014 alle 2:48 am

      E cosa sarebbe, un baccala’? Si informi prima di sparare cazzate

  30. ermes cattaneo

    dicembre 20, 2014 alle 7:53 pm

    ….ops…mi sono perso l’evoluzione
    sorry

  31. GiovanniP

    dicembre 20, 2014 alle 8:00 pm

    Cavalleri, Villa, Ferghettina, Uberti, Contadi Castaldi, Lantieri, Villa Crespia, Montenisa, Monte Rossa, Barone Pizzini, Gatti, San Cristoforo, Monzio Compagnoni, Faccoli, Catturich Ducco , Montorfano De Filippo, Majolini , Cornaleto e, ovviamente, Berlucchi, Bellavista e Ca del Bosco, la maggior parte presenti con diverse etichette. Per i cugini d’oltralpe segnalo Ruinart, Krug, Mumm,Moet & Chandon, Pommery, Piper, Veuve Emille, Dom Perignon, Laurent Perrier, Heidsieck, Doutey. Tutti normalmente presenti sullo scaffale di un noto centro commerciale alle porte di Brescia. L’assortimento non è male ; più o meno buoni di quelli venduti in enoteca? Direi che Sisto è stato più che chiaro.

  32. Zakk

    dicembre 20, 2014 alle 8:16 pm

    Giovanni, i 50 anni di durolavoro somo stati orientati QUASI esclusivamente al marketing. Il prezzo del Berlucchi di cui si parla è basso in relazione ai costi di produzione, ma se pensiamo alla qualità che c’è nella bottiglia…..

    • Davide Zucchi

      gennaio 1, 2015 alle 5:55 pm

      Se i 50 anni sono stati dedicati quasi solamente al marketing, forse i risultati non sono all’ altezza delle aspettative… Quale e’ il costo di produzione di una bottiglia di questo Berlucchi? Quanto e’ il ricarico minimo necessario a creare un margine utile? Conoscendo questi dati ci sara’ possibile definire se il prezzo e’ basso rispetto alla qualita’, se la vendita allo scaffale e’ sottocosto, o qualunque altro problema di numeri. Fino ad allora parleremo di aria fritta….

  33. Guggenheim

    dicembre 21, 2014 alle 9:50 am

    Non e’ un sottocosto, allocchi.
    E’ un px di realizzo, per entrambi.
    Amen

  34. Gianluca

    dicembre 21, 2014 alle 10:21 am

    Nessuno stupore: la politica di Berlucchi è sempre stata questa. Il Consorzio doveva ben saperlo quando l’azienda ha deciso di rientrare nella denominazione. Berlucchi vive di luce propria col suo marchio, che sulla Cuvée imperiale ci sia scritto VSQ e sia fatto a Casteggio oppure che ci sia scritto Franciacorta DOCG ai suoi acquirenti abituali frega meno di nulla. È Berlucchi ad avvantaggiarsi semmai del prestigio che nel frattempo la Franciacorta si è conquistata senza una delle sue aziende fondatrici, non viceversa.
    PS Se volete davvero fare un affare, nelle Esselunga lombarde ci sono le magnum di Cartaoro La Versa in offerta a 12,90 euro. Pinot nero, 60 mesi sui lieviti, si mangia a colazione Ferrari e Berlucchi, fidatevi.

    • redazione

      dicembre 21, 2014 alle 10:24 am

      pensiero finalmente lucido e condivisibile Gianluca, espresso con volontà costruttiva. Su quel vino di La Versa posso dire che é migliorato dalle precedenti uscite, ed é finalmente buono, all’altezza della fama che aveva, long time ago, La Versa

      • marino

        gennaio 3, 2015 alle 9:49 am

        se vi lamentate voi franciacortini cosa dovremmo dire noi oltrepadani che avevamo trent’anni fa prodotti eccelsi come il Pinot della Rocca del’azienda Conte Vistarino o il Pinot metodo classico La Versa ( grande cantina sociale fallita o quasi ) e c vediamo saccheggiato il nostro oro cioe’ il pinot nero che viene utilizzato in gran parte per le produzioni di alta gamma franciacortine ?? certo e’ facile coniugare pochi industriali del vino ( franciacorta )t che non 20000 agricoltotorira abbiamo buone aziende ( oltrepo )

        • redazione

          gennaio 3, 2015 alle 9:55 am

          quanto lei afferma é falso, tendenzioso e da querela. Non mancherò di segnalare il suo nominativo ed il suo indirizzo I.P. al Consorzio Franciacorta perché le chiedano ragione delle sue diffamatorie farneticazioni in tribunale. Si vergogni

        • marino

          gennaio 3, 2015 alle 9:59 am

          dicevo abbiamo buone aziende piccole che hanno capito che dobbiamo vendere esclusivamente di qualita’ il nostro prodotto insieme al terriorio ( bellissimo) (ed alla nostra storia enologica ben piu’ importante ma sconosciuta Ci sono recultant manipulant in oltrepo’ che hanno di base un ottimo prodotto ( pinot nero la piu’ vasta produzione nazionale e’ in oltrepo ) ed hanno vinto i 5 o 3 bicchieri del Gambero Rosso senza citarne i nomi

  35. ermes cattaneo

    dicembre 21, 2014 alle 7:11 pm

    …avevo corretto all’istante il mio errore ,ma l’ingordigia di apparire non lascia scampo.
    D’altra parte signori non si diventa

  36. max perbellini

    dicembre 22, 2014 alle 7:55 pm

    a dire il vero, l’anno scorso parlavo con un autorità in materia di bollicine che mi diceva che alcune tipologie di Berlucchi venivano via a prezzi inenarrabili se acquistati in quantità: non ci vedo nulla di male se una catena di supermercati abbia approfittato dell’offerta

    • redazione

      dicembre 22, 2014 alle 8:24 pm

      nulla di male, tranne un’immagine della Franciacorta un po’ infangata… 🙁

    • redazione

      dicembre 22, 2014 alle 8:24 pm

      non mi ricordo che avesse parlato con me lo scorso anno, Max 🙂

  37. Zakk

    dicembre 23, 2014 alle 8:25 am

    Abbia pazienza Ziliani, è con me che Max ha parlato 😀 😀

    • redazione

      dicembre 23, 2014 alle 3:42 pm

      certo, sua eminenza ha ragione 🙂

  38. Renzone

    dicembre 23, 2014 alle 3:36 pm

    Siamo proprio sicuri che QUELLA bottiglia valga più di sette euro, per il consumatore finale? Se il prezzo pieno di dieci euro è congruo, beh, lo è anche di sette. Voglio dire: il prezzo su quella fascia lo fa il cliente. Chi compra quella bottiglia non è pronto a spenderne venticinque. Dieci o sette non fa differenza.

  39. max perbellini

    dicembre 23, 2014 alle 7:12 pm

    non preoccupatevi, me ne aveva parlato la terza autorità in materia, non le prime due, dei Berlucchi a prezzi inenarrabili all’ingrosso. Lo so che l’immagine purtroppo non è delle più belle…..

  40. Marper

    dicembre 26, 2014 alle 9:27 am

    Premesso che a me il Berlucchi proprio non piace, all’ipercoop trovo periodicamente in offerta degli ottimi vini altoatesini scontati del 30% perché non dovrei approfittarne? Piuttosto mi chiedo se la qualita’ della base Berlucchi non necessiti ormai veramente di questo prezzo per essere venduta.

  41. silente

    dicembre 31, 2014 alle 3:30 pm

    La scrivo come viene. Esse lunga, come gli altri e forse più degli altri, fa il suo gioco trarre profitto.
    Mettere in vendita una bottiglia come quella ad un prezzo base é solo ed esclusivamente marketing, a questi non importa nulla dei fornitori, dei produttori, della qualità. Loro vogliono solo ed esclusivamente mettere le mani ni nostri portafogli e trarne maggior vantaggio possibile.
    Ora le domande: cosa ci guadagna Berlucchi? Come può reagire? Vuole davvero reagire?
    Secondo me Berlucchi é stata complice sperando così di poter penetrare fasce di mercato sino a ieri inesplorate, se così non fosse la reazione che le resta é duplice, ma ci vuole molto coraggio ed un pizzico di follia: abbandonare Esselunga per la vigliaccata oppure aumentare il prezzo solo ad Esselunga (probabilmente con il risultato di essere depennata dall’elenco fornitori).
    E se invece fosse tutta la franciacorta ad uscire con una campagna tipo: i nostri Nin sono prodotti da Esselunga? Ma questa é un’altra storia, troppi campanilismi è poca voglia di rischiare davvero.
    P.s.: grazie per l’articolo

  42. Luca

    dicembre 31, 2014 alle 8:27 pm

    Il vero scandalo è quello dove io, in Canada (a Toronto), non riesco a trovare vini Franciacorta, mentre gli scaffali sono pieni di Champagne, Prosecco e Ferrari.

    • redazione

      dicembre 31, 2014 alle 9:55 pm

      franciacortisti franciacortini, perché snobbate gli appassionati delle vostre “bollicine” canadesi?

    • Renato

      dicembre 31, 2014 alle 10:00 pm

      ma come Luca, non trova Franciacorta in Canada?
      Ma il Consorzio Franciacorta non sta spendendo centinaia di migliaia di euro per promuovere le proprie bollicine all’estero?
      E trascura il Canada? Non capisco, o forse capisco troppo bene. Che per alcuni c’è export e export, e certi Paesi esteri non interessano per partito preso. Storia già sentita

  43. Giuseppe

    dicembre 31, 2014 alle 10:03 pm

    dai Ziliani confessi che anche lei stasera se la stapperà la sua bottiglietta di Franciacorta super economico dell’azienda del suo omonimo… Non si vergogni ad ammetterlo. Siamo in tanti a farlo…

    • redazione

      dicembre 31, 2014 alle 10:08 pm

      non mi vergognerei a dirlo, se lo stappassi, ma non lo stapperò. Ne ho comprate sei bottiglie per una mia amica, che doveva regalarlo a portinaio, cameriera, giardiniere e bravissimi collaboratori domestici vari, ma soprattutto dopo quello sfondone eviterò accuratamente non solo di stapparlo, ma anche di bere i vini della stessa azienda. Credevo che il loro ingresso in Consorzio, la riconversione a Franciacorta dei loro “spumanti” avrebbe fatto del bene alla Franciacorta, e pensavo persino, me tapino, che Arturo Ziliani avrebbe potuto essere un buon nuovo Presidente del Consorzio. Ora non lo penso più. I motivi? Sono tanti e forse un giorno li racconterò qui.

  44. Stefano

    gennaio 1, 2015 alle 11:36 am

    Madonna che pippone, manco si difendesse Gesù Bambino! Ma se nella grande distribuzione francese trovi dello champagne anche a 10 euro per quale ragione il Berlucchi non puó essere a 7?
    E se Caprotti lo paga 12 euro come dice l’ articolo, mangio un bue. Partendo dalle corna!

    • redazione

      gennaio 1, 2015 alle 1:14 pm

      che Caprotti abbia pagato quella Cuvée 12 euro non lo dice il mio articolo, l’ha detto a me al telefono Arturo Ziliani. E questa cosa le scatole mi fa girare ancora… Arturo caro, non ho mica scritto “Giòcondor” in fronte… anche se non ho i miliardi di famiglia…

  45. Gaetano

    gennaio 1, 2015 alle 12:39 pm

    Champagne docet, non credo proprio, anche perché negli stessi giorni nella stessa struttura il prezzo di Moet e Veuve Clicquot è stato di € 17,00 .
    Quindi quando si tratta di fare volumi non ci sono regole che tengano.
    Io penso ai ristoratori e soprattutto alle belle enoteche italiane che si troveranno a dare continue giustificazioni per i loro prezzi su queste referenze. Bella l’idea di Matteo di creare un gruppo di aziende che rispettino certe regole ma secondo me la cosa più facile dovrebbe arrivare da ristoratori ed enoteche che dovrebbero togliere dall’assortimento questi prodotti, così vediamo dove continuano a prendere volumi questi geni.

    • redazione

      gennaio 1, 2015 alle 1:13 pm

      interessante idea che le propongo di sviluppare insieme, magari in un post a quattro mani, se le garba

  46. Maurizio La Rocca

    gennaio 2, 2015 alle 9:38 am

    Tutto ‘sto polverone… perché invece non fanno scandalo gli overprice applicati quotidianamente su migliaia di prodotti?

  47. Zakk

    gennaio 2, 2015 alle 12:18 pm

    Bravo Gaetano, enoteche e ristoranti dovrebbero smetterla di tenere vini che pagano pù di quanto vengono venduti nella GDA, ma evidentemente non ci arrivano e ritengono che fare ricerca e proporre cose diverse sia un minus mentre dovrebbe essere una delle loro missioni.

    • redazione

      gennaio 2, 2015 alle 12:37 pm

      proposta francamente demagogica e stupida, che non tiene conto delle specificità economiche del canale Horeca e di quello rappresentato dalla GDO. Il solito zakk

      • zakk

        gennaio 5, 2015 alle 3:44 pm

        proposta che però tiene conto che probabilmente il cliente finale se ne sbatte delle specificità economiche del canale Horeca e di quello rappresentato dalla GDO.
        Il cliente finale vede un bene identico a due prezzi diversi, il resto sono zilianate.

  48. Simone

    gennaio 3, 2015 alle 12:01 am

    Non credo assolutamente che Esselunga paghi 5€ in più la bottiglia e lo venda a meno di 7€, chissà che scontistiche ha Esselunga ma in ogni caso un Franciacorta che vale 10€ al supermercato non può dare di sicuro un’immagine migliore che un Franciacorta che ne vale 7€, in ogni caso in altri supermercati meno rinomati Franciacorta a 7€ lo si trova tranquillamente.

  49. Matteo

    gennaio 3, 2015 alle 11:59 am

    Un altro Matteo ma con la stessa idea del precedente… purtroppo in una zona molto più martoriata, per quel che concerne con l’immagine, di quella franciacortina e quindi il progetto si sviluppa a velocità lunaca.
    Per quanto riguarda l’argomento… le politiche di marketing potrebbero portare Esselunga a mettere in “offerta” un prodotto che pagano di più per attirare i clienti che poi magari comprano altro… non sono io a dirlo ma sono strategie adottate e studiate realmente. Certo è che in ogni caso il produttore credo ne sia informato… tant’è che, se non sbaglio, quando si firma un contratto con la GDO si firmano anche tali concessioni sui prezzi… infine per quanto riguarda l’immagine del territorio credo che non ne risenta più di tanto visto che Berlucchi lo si ricollega a prezzi più bassi rispetto a colleghi come Bellavista o Ca del Bosco e di conseguenza ci si aspettava maggiormente una manovra simile da suddetta azienda che da aziende diverse. La colpa a mio avviso, se per forza bisogna attribuirla, è da dare all’azienda che non ha saputo resistere alla GDO ed ha concesso loro un “maltrattamento” simile.

  50. BOB

    gennaio 3, 2015 alle 1:15 pm

    Capisco l’articolo in difesa del Franciacorta in parte anche lo condivido però secondo me da almeno una decina di anni i brut di quella zona sono stati, a mio giudizio, troppo sovrastimati.. e con il passaggio all’euro anche il prezzo era diventato un po altino.. Oggi bevo raramente Franciacorta prediligo altre zone.. oltre agli champagne francesi che acquisto dalla Francia allo stesso prezzo di un Franciacorta di media alta fascia….!

    • redazione

      gennaio 3, 2015 alle 2:35 pm

      mi compiaccio con lei per “gli champagne francesi che acquisto dalla Francia”, pensavo che acquistasse Champagne della Papuasia, della Cina o di chissà dove…
      Comme on dit en français, “il n’y de Champagne que dans la Champagne”. Tutto il resto é fuffa, o becero sfogo di propaganda triste, noiosa, rancida, anti-franciacortina

  51. Franz

    gennaio 3, 2015 alle 2:23 pm

    Ebbene Siiiiiiiiiiii
    Sono tredici giorni che si parla di Franciacorta… Lo scopo è stato raggiunto

    • redazione

      gennaio 3, 2015 alle 2:33 pm

      Franz, di quale ca..o di “scopo” va cianciando? Qui si danno notizie e si discute di fatti incontrovertibili. Qui non si lavora per perseguire gli “scopi” di nessuno, qui si fa informazione. Se non le garba, si rivolga altrove, chiaro?

  52. Franz

    gennaio 4, 2015 alle 10:20 pm

    “…perché adoro punzecchiare e considero la polemica il sale della mia idea di giornalismo del vino. . .” parole sue Sig. Ziliani
    Ho solo stuzzicato anch’io. . .
    Ringrazio per le tante notizie e informazioni che riuscite a dare su prodotti che non sempre è facile o possibile degustare Buon 2015

    • redazione

      gennaio 4, 2015 alle 10:35 pm

      Franz, prendo atto sorridendo che ha fatto marcia indietro. Ora punzecchia, nel precedente intervento, laddove scriveva “Lo scopo è stato raggiunto”, non punzecchiava ma alludeva, lasciava capire, lanciando il sasso e nascondendo subito la mano, che questo blog ha scritto per tredici giorni di Franciacorta in base ad un preciso disegno, a chissà quale strategia di marketing della comunicazione. Errore. Io scrivo di quel cavolo che mi ispirano il mio istinto, la mia idea dell’informazione e del tema caldo da dibattere e un certo riferimento all’attualità. Ed il fatto che un Franciacorta noto come il Guido Berlucchi base si svendesse in grandi quantità presso Esselunga costituiva, a mio modesto parere, una notizia.
      Una notizia che un blog che si chiama Lemillebolleblog e si occupa di metodo classico e diffusamente ANCHE della e dei Franciacorta non poteva ignorare.
      Si prepari: ci tornerò sopra. Poi se non le garba può sempre non leggermi. Siamo ancora in una wine blogosfera libera, non crede?

  53. Marlene

    gennaio 5, 2015 alle 10:52 am

    Immagino che Berlucchi venda a 3 euro….. Se vogliamo tenere alto il prezzo per chiare ragioni di marketing la risposta e’ già data e non penso che Berlucchi venda a scopo benefico, ne’ oggi ne’ mai in passato

  54. Gian Sommelier

    gennaio 5, 2015 alle 4:05 pm

    Articolo esagerato.
    Il prodotto in se, gli appassionati manco se lo “cagano”, e dato il tono polemico butto un pò di benzina sul fuoco pure io.
    Come mai questi “Franciacortini” dopo un minimo di successo nazionale (per quello internazionale sono lontani anni-luce) se la tirano a più non posso?
    Credono di fare un metodo classico migliore del Trento Doc o del Talento, il che è tutta una loro personalissima opinione, ma soprattutto perchè i prezzi che le cantine fanno al pubblico sono allo stesso livello dei prezzi da enoteca se non più alti?
    In quasi tutte le altre zone vitivinicole d’Italia i prezzi sono più bassi, ma IN FRANCIACORTA no. Conosco i prezzi che fanno alla ristorazione sono mooolto più bassi…
    Il che non si applica invero ad esempio alla Valpolicella, alla zona di Montefalco-Orvieto, Taurasi, nel Conero, nella zona di Bolgheri… perchè invece loro tengono nelle cantine i prezzi come se fossero Enoteche, se non peggio? Questo barcamenarselo non credo porti vantaggio alla Franciacorta, che dovrebbe pensare molto di più a espandersi fuori dall’Italia.
    Grazie

  55. franz

    gennaio 6, 2015 alle 10:57 am

    Nessuna allusione.
    Ci sono strategie di vendita, che il responsabile di Esselunga conosce molto bene, che portano a risultati strabilianti addirittura inaspettati, in questo caso, come specchietto per le ollodole è stato “sacrificato” allo sbalorditivo prezzo di € 6,89 il Franciacorta Cuvèe Imperiale e, credo sicuramente, ad insaputa del Sig. Berlucchi.
    Ha fatto e farà ancora parlare. . .

    • redazione

      gennaio 6, 2015 alle 11:29 am

      il Signor Berlucchi, inteso come Guido, é all’insaputa d’ogni cosa da molti anni ormai…

  56. Luca

    dicembre 20, 2016 alle 8:19 pm

    Guardate che è fermentato in autoclave come il prosecco. Quindi non è vero Franciacorta. Per questo costa meno..

  57. Gros grossetti

    dicembre 29, 2016 alle 12:51 am

    Potevano ricomprarsele tutte no? Visto che Esselunga le vendeva 5 euro meno di quello che le pagava avrebbero guadagnato 5 euro a bottiglia e ne sarebbero usciti piú fighi che mai.

    • redazione

      dicembre 29, 2016 alle 1:00 am

      totalmente d’accordo, cosa che dissi all’attuale presidente del Consorzio circa due anni fa…

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