Franciacorta: buoni proponimenti di Natale, bilanci 2014 e prospettive 2015

MaurizioZanella

Il pensiero del Presidente del Consorzio Maurizio Zanella

Ricevo dal Consorzio Franciacorta e molto volentieri pubblico, la lettera introduttiva all’assemblea generale dei soci tenutasi stamattina pronunciata da uno dei più intelligenti uomini del vino italiani, il Presidente del Consorzio della zona vinicola bresciana Maurizio Zanella. Una persona che conosco dal lontano 1984, la cui azienda ho visto crescere e la cui autorevolezza non solo a livello franciacortino, ho visto imporsi, passo dopo passo (e non mi fa alcun velo nel giudicarlo l’antica consuetudine e l’amicizia… anche se ha un grosso difetto, è Bilanista…) in trent’anni di attività.

Non voglio forzare il pensiero di M.Z., che è maggiorenne, vaccinato e dalle spalle ben forti, e sa esprimersi benissimo per conto proprio, senza bisogno di interpreti e portavoce, ma quando ho letto le sue precise e ben chiare parole “richiamo tutti gli associati ad un maggior senso etico nel rispetto e nella valorizzazione del Franciacorta, evitando facili scorciatoie che nulla portano in valore aggiunto alla nostra Denominazione e che recentemente – anche se in rarissimi casi – hanno gettato ombre sul lavoro sinergico della stragrande maggioranza di noi produttori che, rubando l’espressione ad un nostro collega, “si spaccano la schiena per fare vini buoni”, “, ho immodestamente pensato che l’ottimo Presidente che a maggio terminerà il proprio secondo mandato e che sarà sostituito da persona altrettanto degna e preparata (ne sono certissimo, prestando attenzione al toto nomi che circola…) sia un attento lettore di questo blog e che magari si riconosca in alcuni miei recenti post di carattere franciacortino che hanno fatto leggermente discutere… E “incazzare” (problemi suoi) qualcuno…
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E questa, per me che alla Franciacorta e al Franciacorta sono affezionato come un figlio (mi chiamo o non mi chiamo Franco Ziliani?) è una soddisfazione di non poco conto… Leggete dunque attentamente le riflessioni, le considerazioni, i dati economici – “al 31 di Ottobre si registra un più che positivo incremento delle vendite del 5,4% in Italia e del 12,9% all’estero con un prezzo medio di vendita che sale leggermente (1,1%)” – snocciolati da Zanella.

A meno che non siate trinariciuti enosnob antifranciacortini in servizio permanente effettivo e con cervello consegnato all’ammasso, come amava dire il mio caro papà, sono dati meritevoli di attenta considerazione.

Il dibattito è aperto: Lemillebolleblog è a disposizione di tutti coloro che vorranno intervenire, con intelligenza, rispetto, buona educazione, senza trascendere in zakkate, dicendo, anche criticamente (la Franciacorta è un territorio libero dove operano donne e uomini, del vino e non, liberi) la loro. Buona lettura!

ZANELLA

Cari Soci, Cari Colleghi, sono certo di rappresentare il pensiero del CDA che ho l’onore di presiedere esprimendo soddisfazione ed orgoglio, per le attività svolte dal Consorzio nel corso dell’anno appena trascorso.

Se è vero che il 2014 sarà ricordato come l’annata più piovosa della nostra storia con una campagna viticola impegnativa e costosa (con uve mediocri per quanto riguarda Pinot nero e Pinot bianco, mentre lo Chardonnay è stato un mezzo miracolo rispetto alle aspettative), non possiamo certo trascurare i traguardi raggiunti e i riconoscimenti ottenuti.

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Partiamo da quelli sul fronte commerciale: al 31 di Ottobre si registra un più che positivo incremento delle vendite del 5,4% in Italia e del 12,9% all’Estero con un prezzo medio di vendita che sale leggermente (1,1%) nonostante un contesto economico generale estremamente complesso. Ci auguriamo che gli ultimi due mesi – particolarmente importanti, ma non decisivi come in altre Denominazioni – si chiudano con successo.

La qualità del Franciacorta continua a crescere (seppur un terzo dei nostri vigneti non abbia raggiunto 10 anni d’età) e continua la crescita anche per quanto riguarda il giudizio della critica: sono sempre di più le Aziende presenti nelle guide specializzate così come i riconoscimenti ottenuti.

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Ma oltre ai numeri, è la notorietà del Brand Franciacorta a farci proseguire con maggior convinzione e determinazione perseguendo la strada del connubio tra il nostro meraviglioso territorio e il vino. Un percorso intrapreso ormai alcuni anni fa così come chiaramente è emerso anche dall’ultima ricerca commissionata ad AstraRicerche.

Inoltre è stato evidenziato che, accanto all’incoraggiante progressione di conoscenza del Franciacorta che conferma la validità dei progetti sviluppati in questi ultimi anni a favore del nostro Brand, emergono evidenti segnali d’allarme verso il nostro territorio. Diventa quindi fondamentale la nostra unione e la proattività che sapremo sviluppare nell’utilizzare tutte le leve possibili affinché le Amministrazioni Comunali della Provincia e della Regione Lombardia, facilitino il cammino dell’Unione dei Comuni “Terra di Franciacorta” che, proprio in questi giorni, vedrà finalmente la nascita del Ptra, lo strumento tecnico affinché gli stessi siano riconosciuti.

Ma adesso è venuto il momento che nascano velocemente i contenuti per la difesa strenua del nostro territorio ed i progetti per la Sua riqualificazione. Tutto ciò è fondamentale per la crescita del nostro Brand che non può andare solo verso l’eccellenza nel bicchiere, ma deve necessariamente essere accompagnato da un territorio fruibile e di qualità omologa. Per questo motivo è forte il nostro richiamo alle 19 Amministrazioni comunali affinché questa Mission sia sostenuta da un profondo senso civico per il bene non del solo comparto vitivinicolo, ma di tutti i cittadini della Franciacorta.

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Sul piano della promozione in Italia i Festival itineranti, il Festival Franciacorta in Cantina, la partnership con Camera Nazionale della Moda e con Alitalia, la presenza sempre più significativa in ambiti extra-settore prevalentemente del mondo del lifestyle, hanno contribuito ad accrescere l’autorevolezza del Franciacorta.

All’estero abbiamo ottenuto incoraggianti risultati grazie ai nuovi accordi con qualificate Agenzie di comunicazione in Germania e negli Stati Uniti, dove opereremo in maniera più orientata al Lifestyle e Travel, oltre al consolidamento del mondo “enogastronomico”, così come in Giappone. Mentre in Inghilterra proseguiremo il complesso accreditamento verso la stampa ed il trade di settore che inizia a dare i suoi frutti.

Infine, richiamo tutti gli associati ad un maggior senso etico nel rispetto e nella valorizzazione del Franciacorta, evitando facili scorciatoie che nulla portano in valore aggiunto alla nostra Denominazione e che recentemente – anche se in rarissimi casi – hanno gettato ombre sul lavoro sinergico della stragrande maggioranza di noi produttori che, rubando l’espressione ad un nostro collega, “si spaccano la schiena per fare vini buoni”.

Un augurio di un Sereno Natale ed di un Buon Anno festeggiando i successi raggiunti e brindando ai prossimi che ci attendono.

Maurizio Zanella

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

53 commenti

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53 commenti

  1. Giovanni Arcari

    dicembre 17, 2014 alle 12:24 pm

    Mi compiaccio per i numeri, che sono importanti, ma vanno sempre considerati in base a quanto si è speso per raggiungerli. Va bene il malloppo ma, a quale costo? Quanti morti sul selciato? Siamo certi sia proprio un bene comunicare anche questo?

    Quello che tengo a dire a Zanella è che esiste, in Franciacorta, una base fatta di piccole e piccolissime aziende che costituiscono la credibilità di questo territorio da un punto di vista vitivinicolo. Cantine fatte di persone che sono orgogliose dei vari Rabotti, Moretti, Zanella, Cavalleri, Barboglio Barzanò, per come hanno saputo fare territorio e per come hanno sviluppato la Franciacorta dando, grazie ai loro successi, positivo impulso alla voglia di fare, ma che oggi hanno la necessità di crescere culturalmente perché i tempi lo impongono e quindi bisogna dare loro libero accesso a tutti gli strumenti che un territorio vitivinicolo porta in seno. Compresa la possibilità di indicare il nome del comune di provenienza delle uve, riducendo la resa in mosto così da poter (per chi volesse) portare le uve a piena maturazione fenolica senza utilizzare poi alcuno zucchero all’infuori di quello dell’uva stessa. Questo è dare una possibilità in più alle aziende per scegliere e crescere in una direzione piuttosto che un’altra, non un obbligo.
    Queste piccole realtà, oggi, si riconoscono poco nel modello del “Lifestile” e della moda nella quale invece crede tanto il presidente e dove si concentrano gli investimenti promozionali. Non tutte le cantine, purtroppo, hanno un Mitoraj fuori dalla porta e Newton da invitare per fare delle fotografie né un legame così forte e sentito con il mondo della moda. Hanno magari una griglia con sopra quattro bistecche da condividere o uno spiedo scoppiettante da mostrare con orgoglio.
    C’è bisogno di renderlo inequivocabilmente unico questo territorio e che i suoi frutti ne siano la prova schiacciante, incontrovertibile, priva di attaccabilità di sorta. Manca il parlare di vino che serve per essere Territorio. Servono soluzioni per i problemi e se si vuole parlare di diamanti, bisogna sapere che una pietra da 2 carati non può costare 30mila euro ma anche 2mila.
    Un solo appunto in merito all’Unione dei Comuni “Terra di Franciacorta” che mentre si aspetta ansiosi un loro segnale di qualsiasi genere, fuori dal casello di Rovato si sta ultimando un capannone. Sarebbe sufficiente che tutti e 19 firmassero un accordo per non cementare più nulla, ma pochi dei 19 paiono “eticamente” sensibili.

    • redazione

      dicembre 17, 2014 alle 12:34 pm

      avevo sollecitato reazioni franche al discorso ai soci del Consorzio di Maurizio Zanella, ed ecco franca e un po’ “fuori dai denti” come al solito, la reazione del mio carissimo amico, eno-agit-prop ma anche valido produttore in proprio con il socio enologo Nico Danesi, Giovanni Arcari.
      forza franciacortini, avanti, fatevi sentire, tenete viva la discussione!

  2. Bouzy

    dicembre 17, 2014 alle 1:58 pm

    avevo invitato a commenti corretti non ad insulti e allusioni diffamatorie. Per cui, Mr. Bouzy, il testo originale del suo “commento” é finito nel posto che merita. Il cestino. O, se preferisce, il cesso.

  3. maruska

    dicembre 17, 2014 alle 2:23 pm

    Molto bello e pacato l’intervento di Arcari; io mi limito ad osservare come Zanella da presidente del consorzio abbia dato una direzione, che forse non piace a tutti, ma che ha tutelato anche i piccoli sotto un ombrello più grande. Faccio presente che fuori dal confine lombardo valgono molto di più i brand della sua azienda o di quella di Moretti, piuttosto che il marchio “Franciacorta”, e che in un certo senso lui è andato contro i suoi interessi promuovendo la denominazione.
    Poi, nel bicchiere, tutta la vita Arcari e Danesi piuttosto che Cà del Bosco… (parlo delle linee “base”, si intende)

    • redazione

      dicembre 17, 2014 alle 2:27 pm

      Evviva, ca..o!, un intervento intelligente di una persona cui stringo idealmente la mano! Brava (o) Maruska!

    • Giovanni Arcari

      dicembre 17, 2014 alle 3:13 pm

      Maruska, innanzitutto grazie per la preferenza (deduco debba ancora assaggiare gli altri nostri vini 😉 )ma ho bisogno che lei mi faccia comprendere in cosa consiste quel “grande ombrello” che avrebbe tutelato le piccole aziende, il territorio e la denominazione (gli ultimi due li aggiungo io perché inscindibili).
      Poi, per capire chi ha tutelato cosa, andrei a farmi una ricerca dei bilanci di alcuni brand e li metterei in trasparenza con quelli dell’intero territorio e poi anche azienda per azienda. Non riesco davvero a trovarlo quello che “è andato contro i suoi interessi”.

      • maruska

        dicembre 17, 2014 alle 3:58 pm

        Giovanni, pensi ai grandi buyers che assaggiano Franciacorta: può capitare il produttore scorretto che imbottiglia di tutto (e in Franciacorta ce n’è stato uno famigerato), ma anche il piccolo produttore che sbaglia un’annata o semplicemente sperimenta (ricorda il post di Ziliani sul vostro Satén?). E mi scuso se ho accomunato tre situazioni assai differenti. Comunque agli occhi di chi assaggia, quello è FRANCIACORTA, e non penso che un Canadese che ha assaggiato Agricola Boschi abbia poi assaggiato altro Franciacorta per i 10 anni a seguire. Chiaro che è sbagliato, ma di fatto è così nel commercio dei vini. Poi gli appassionati più accorti sanno aspettare e vedono arrivare proprio dai piccoli produttori i grandi picchi. In una manifestazione come il tanto bistrattato Vinitaly per esempio il Consorzio ha certamente tutelato la denominazione presentandosi compatto (e qualche grande maison ha rinunciato al proprio stand in padiglioni meglio ubicati).
        Mi creda che soprattutto all’estero nominare Cà del Bosco o Bellavista significa molto di più che nominare Franciacorta. Poi è ovvio che se cresce il nome del vino, tutte le aziende crescono con lui, ma io volevo sottolineare come Zanella si sia mosso da Presidente per tutti in modo (forse inaspettatamente) disinteressato, o meglio, facendo gli interessi di tutti, compresi ovviamente i suoi (e ci mancherebbe altro!)

        • redazione

          dicembre 17, 2014 alle 4:44 pm

          io, che notoriamente sono un “servo del capitale” e un servitore sciocco di Zanella (peccato solo che sia Bilanista..) dico solo che i soci del Consorzio dovrebbero fare una cosa saggia: cambiare le norme dello Statuto e fare di Zanella, di Maurizio Zanella, e mi alzo in piedi quando lo scrivo, il presidente a vita, o quantomeno finché a Maurizio garbi farlo. E poi darsi da fare per studiare, con un architetto geniale, un monumento, ma bello, perché M.Z. ama e conosce l’arte, perché lo merita ampiamente già ora in vita. E lo meriterà ancor più quando, 58enne come me, ma più giovane di un mese e mezzo, Maurizio sarà passato a fare cose parimenti geniali nel cielo dei giusti…
          E adesso che qualche imbecille, ci sono anche in Franciacorta, e altrove, mi dia pure dello zanelliano in servizio permanente effettivo: non mi offendo, perché mi onoro di esserlo. 🙂

        • Giovanni Arcari

          dicembre 17, 2014 alle 5:06 pm

          Forse non ci capiamo; sono assolutamente convinto che i due marchi da lei citati siano più importanti del marchio Franciacorta. Ora le chiedo, le politiche consortili messe in atto in questi anni hanno favorito lo sviluppo del territorio, del suo brand e di tutte le aziende, oppure si sono rivelate più aderenti ad aziende di un certo tipo e meno alla collettività dei produttori? Vediamo i bilanci.

          • redazione

            dicembre 17, 2014 alle 5:35 pm

            Giovanni caro, sai che ti voglio bene, ma mi sembra che tu ti stia incaponendo in una polemica “ideologica” e che tu rischi di finire incastrato in un cul de sac.
            In questi anni di quella presidenza Zanella che, eufemismo, non ti entusiasma, si sono fatte un sacco di cose belle e il mondo dei consumatori oltre alle due note aziende di Erbusco ha potuto conoscere e apprezzare un sacco di piccole aziende: cito, a caso, Corte Fusia, Colline della Stella, Camossi, Marzaghe, Elisabetta Abrami, Biondelli, Derbusco Cives, Pian del Maggio, Bosio, ecc. ecc. Vogliamo dire che Zanella ha tirato la volata solo alla propria azienda, a Bellavista, Guido Berlucchi?
            Avete un’idea del tempo che Zanella ha dedicato al Consorzio girando per il mondo? Suvvia Giovanni, non fare il talebano. Ti voglio bene.

          • maruska

            dicembre 17, 2014 alle 5:36 pm

            Vuol dire che i piccoli produttori non hanno avuto crescite nel fatturato? è secondo lei questa una buona misura per giudicare l’operato di un Consorzio? pensavo si parlasse di tutela del marchio e della sua qualità, non di incrementi del bilancio, che si possono fare senza l’una, nè l’altra, anzi, si farebbero meglio. Se i consumatori attenti hanno pazienza e aspettano che anche i produttori meno famosi riescano a produrre vino di qualità, spero che gli stessi produttori abbiano la medesima pazienza e non si aspettino un aumento esponenziale del venduto immediatamente solo perchè vanno a Dusseldorf o partecipano alle spese per il Festival Franciacorta a Napoli e Roma

  4. Banana Joe

    dicembre 17, 2014 alle 2:34 pm

    92 minuti di applausi a Giovanni Arcari per il suo intervento.
    A me, da consumatore, della Franciacorta non interessa la notorietà brand, il prestigio, il simbolo del lusso. Mi interessa il vino. E mi piace una riflessione nella direzione del vino buono, come del resto è quello di Arcari. Il discorso di Zanella è un fantastico discorso da industriale. E stop.

    • stefania

      dicembre 17, 2014 alle 3:00 pm

      Ma perchè, scopri ora chi c’è dietro a Cà del Bosco?
      http://archiviostorico.corriere.it/2014/novembre/25/del_Bosco_Santa_Margherita_festeggiano_co_0_20141125_2e908fae-746c-11e4-9706-44f3432103fd.shtml

      Come ovunque nel mondo, ogni denominazione ha piccoli e grandi produttori

      • redazione

        dicembre 17, 2014 alle 3:45 pm

        però che “rivelazione”, che grande “segreto di Pulcinella” che ha svelato, Stefania!
        Domanda: é cambiato qualcosa nella qualità dei vini di Cà del Bosco dopo la partnership con Santa Margherita?
        No, sono decisamente migliorati. Ma vallo a dire ai trinariciuti enosnob franciacortini in servizio permanente effettivo con l’anellone al naso!

        • stefania

          dicembre 17, 2014 alle 4:00 pm

          scusi Ziliani, non mi sono spiegata: rispondevo a Banana Joe proprio indicando che è notorio che da 20 anni c’è una partership che funziona e bene: molti investimenti a Erbusco li hanno fatti grazie alle spalle coperte, E vivaddio!

  5. Sergio

    dicembre 17, 2014 alle 2:47 pm

    Tutto vero, ma posso permettermi di mettere in dubbio la premessa sul successo commerciale? si sente dire per esempio che l’anno scorso con 5 euro a bottiglia si poteva prelevare da Cà del Bosco un bancale di Cuvée Prestige (il che mi sembra peggio che il Ferrari sottocosto all’Esselunga…). Il successo è svuotare le cantine così? Voci di enotecari milanesi, ma che lei Ziliani potrebbe verificare col suo amico Zanella. Spero di non essere stato troppo diretto, grazie in ogni caso

    • redazione

      dicembre 17, 2014 alle 2:56 pm

      non é stato diretto, é stato stupidamente provocatorio. A 5 euro la bottiglia? Ma si sbaglia, venivano via a tre euro, con in omaggio per ogni bancale una maglietta del Bilan autografata da Galliani, una bottiglia di Charmat franciacortino e un tappo di Prosecco. Quelle voci di “enotecari milanesi” sono solo “voci dal sen fuggite”…

  6. Giovanni Arcari

    dicembre 17, 2014 alle 6:08 pm

    Franco,
    se vogliamo buttarla alla cazzo (e lascia che rimanga scritto) allora cominciamo ad accusarci a vicenda di “ideologie”, “polemiche”, falsi dei, monumenti e di Ivan Graziani.
    Guardare i numeri e da persone intelligenti, farsi domande.
    L’era Zanella che tu, eufemismo, ami, non è fatta solo di luci e straordinarie peripezie del Nostro per la causa. Non dico l’abbia fatto in cattiva fede, dico solo che certi limiti ci sono e non si può far finta di nulla.
    L’uva che non vale più niente, è polemica come dici tu oppure un fatto?
    Le bottiglie a 2,80 euro apparse in questi anni, sono una polemica o un fatto?
    Il fatto che non siano state attuate politiche per contrastare questo, è una polemica o un fatto.
    Sono fatti anche le bellissime realtà da te citate e nel primo intervento non ho nascosto quanto i loro successi (compresi quelli di Zanella) abbiano stimolato la voglia di fare bene di molti, ma oggi serve un di più che non è arrivato.
    Poi, per me, puoi scegliere di credere a quello che vuoi. La realtà è una sola.

    @Maruska: non ho scritto che “i piccoli non hanno avuto crescite nel fatturato”.

    • redazione

      dicembre 17, 2014 alle 6:25 pm

      ehi Gioann, ma i prezzi delle uve calati, perché magari qualcuno di uva ne ritira di meno, i produttori stolti che calano le brache e svendono a prezzi da suicidio, gli Charmat franciacortini, i VSQ fatti da aziende che non avrebbero mai dovuto farli, per una forma elementare di pudore e di rispetto della denominazione, sono colpa di Zanella? Va bene che M.Z. é ben piazzato, ma non ti sembra che prenderlo a bersaglio sia un gioco che lascia il tempo che trova?
      Ehi man, non voglio litigare con te, sai che ti voglio bene e che anche tu me ne vuoi e l’hai più volte dimostrato. E allora finiamola e cerchiamo, tutti, io per la mia parte come innamorato della Franciacorta e come commentatore di lunga esperienza (che ogni volta si ricorda di chi ha fatto tanto e prima di me e avrebbe fatto ancora meglio se un Bastardo Destino non ce l’avesse portato via, il carissimo Franz Arrigoni…) di leticare. Tirati su le maniche, come hai sempre fatto e vedi di entrare nel prossimo CDA del Consorzio e combatti lì le tue sacrosante battaglie. Ma non da trinariciuto con l’anello al naso e un po’ talebano, suvvia… 🙂
      ti abbraccio

      • Giovanni Arcari

        dicembre 17, 2014 alle 6:46 pm

        Franco,
        non ho scritto che le cause scatenanti dei fatti che ho riportato siano da attribuire a Zanella. Non lo condanno per ciò che ormai è successo, ma lo accuso di essere stato incapace di reagire per risolvere il problema.
        Se l’uva dovesse valere 3 euro al chilo, non credi che il problema dei prezzi svaccati sarebbe risolto? Per arrivare a una quotazione simile serve una domanda crescente, che invece è rimasta pressoché stabile a fronte di un’offerta crescente. Risultato; uva che costa poco, vino che costa poco, terreni che perdono il loro valore e percezione della qualità del territorio che cala.

        http://nicoladantebasile.blog.ilsole24ore.com/2014/11/12/vino-quando-litalia-non-vuole-crescere-diritti-dimpianto-e-caso-franciacorta/

  7. Banana Joe

    dicembre 17, 2014 alle 7:22 pm

    Il fatto che i cosiddetti enosnob inizino a vedere il Franciacorta come fumo negli occhi, oltre che far sorridere, dovrebbe fare riflettere.
    Che, magari, qualcosa da fare nella linea di ciò che dice Arcari c’è. E anche alla svelta.
    Sinceramente non ci vedo niente di talebano in tutto ciò.

    • redazione

      dicembre 17, 2014 alle 7:33 pm

      e perché mai “Banana Joe” (mai firmarsi con nome e cognome, sempre coniglieschi nick name, quando si spara sulla Franciacorta) la zona vinicola bresciana dovrebbe rappresentato “fumo negli occhi”?
      Forse per i trentini del Trento Doc, poareti, ma non per le persone dotate di normale raziocinio..

      • Banana Joe

        dicembre 17, 2014 alle 9:13 pm

        Non c’è nulla di conigliesco; il fatto che la comunicazione avvenga attraverso un nickname è una normalissima dinamica del web. Dopotutto, che male c’è ad essere giudicati solo per quello che si scrive, dovendosi costruire una credibilità ogni volta da zero, senza curriculum e referenze?

        Ma torniamo a parlare di vino, chè ci interessa.
        Io non “sparo” proprio su niente. Se sparassi sulla Franciacorta tout court, non avrei parlato bene di quello che fanno Arcari e Danesi, come del resto potrei parlare bene, che so io, di Camossi eccetera…

        Il punto è che si può, anche, essere in disaccordo con alcune cose.
        Che magari non sono solo l’agricola boschi o lo charmat franciacortino. Pur concordando che siano sciagure rispetto all’idea che si può dare della franciacorta, non ritengo delittuoso pensare che, se ci si concentrasse di più sul vino e di meno su questa stucchevole immagine del lusso e del brand, magari saremmo più felici con un Franciacorta nel bicchiere.
        Che male c’è? Io il vino non lo faccio, non lo vendo, non lo commercio: lo bevo. Mi interessa solo che sia buono. Non mi interessa il trend del numero di bottiglie, non mi interessa la Franciacorta come sinonimo di lusso; mi interessa di più che faccia un base come il base di Jacquesson, che ne so… Mi piace il vino, che male c’è?

        • redazione

          dicembre 17, 2014 alle 9:18 pm

          balle di Frà Luca: lei dice cose intelligenti, molte condivisibili, anche a me ‘sta cosa del lusso e del brand non entusiasma più di tanto, ma finisce per togliere loro forza utilizzando il mezzuccio zakkesco di un nick name. Ma che problemi ha a firmarsi con il vero nome e cognome come fanno la maggior parte dei commentatori? Allora non é solo un consumatore appassionato, mi fa pensare che sia anche altro. E che non ce lo voglia dire 🙂
          Sul base di Jacquesson, e su tutta la gamma di Jacquesson concordo al 1000000 per cento

          • Giovanni Arcari

            dicembre 17, 2014 alle 9:22 pm

            Dai Franco, allora anche l’identità di Maruska! 😉

          • redazione

            dicembre 17, 2014 alle 9:25 pm

            totalmente d’accordo. Ma tu, che come nick name hai scelto Giovanni Arcari (ma chi ca..o é?) non potevi avere un po’ più di fantasia nella scelta? Che ne so, chiamarti franciacortino incazzato, bresà sunì, lescopotutteio (o quasi), non era meglio?

          • Banana Joe

            dicembre 17, 2014 alle 9:24 pm

            Eh sì il modo di andare d’accordo l’ho trovato in fretta: quel maledetto non sbaglia una bottiglia 🙂

          • redazione

            dicembre 17, 2014 alle 9:26 pm

            beh, dai, anche Cà del Bosco, no? 🙂 🙂 🙂

          • Banana Joe

            dicembre 17, 2014 alle 9:33 pm

            Dovrebbe. Come Bellavista, come Berlucchi.
            Sarei il primo a godere della cosa, sono pure dietro casa. E invece ne parlo più spesso in relazione a the apprentice, alle bottiglie fosforescenti, alla roba in GDO a 9 euro… Gran peccato, gran peccato.
            Si può, si deve fare di meglio. Sinceramente le cose più interessanti le ho viste da piccoli fuori dai consorzi e dagli schemi, piuttosto da chi avrebbe i mezzi per, ma invece no. O meglio, no per quello che piace a me (il vino), ma magari sì per i margini, i fatturati, il brand. E’ che io non li bevo, i margini, mannaggia a me.

          • redazione

            dicembre 17, 2014 alle 9:52 pm

            ehi Joe Banana, ma lei lo legge questo post o guarda solo gli spazi tra le righe e le foto?
            Ma ha visto quanti post dedico ai Franciacorta, ai vini, alle realtà produttive? Sicuramente molti di più di quelli, che a volte mi tocca scrivere, perché tacere sarebbe non da giornalisti liberi, che dedico agli aspetti contraddittori, meno esaltanti, tipo gli charmat franciacortini, i prezzi bassi di talune aziende, e le bottiglie da manicomio. E allora non é raccontare la Franciacorta vera, quella che produce bene, quello?
            E se quello che racconto su questo blog non le garba, perché continua a seguirlo e commentare?
            Glielo dico io il motivo, e senza presunzione. Perché un wine blog del genere in Italia é unico, non ha alternative, é, dicono alcuni, di riferimento. E voi venite qui, sempre più numerosi, a leggere quello che dico e vi tocca riconoscere, e magari vi rode, e rode ad alcuni “colleghi”, a qualche produttore che fa vini cattivi che stango, ad altri che fanno politiche commerciali assurde, che critico, che Lemillebolleblog (nome inventato da quel genietto di mia figlia – vedi http://ideasforbreakfast.it/) se non ci fosse bisognerebbe inventarlo…
            E almeno riconoscetelo! 🙂 Arrendetevi, siete tutti circondati! 🙂

          • redazione

            dicembre 18, 2014 alle 10:39 am

            ricordo a chi non vuole ricordare o fa finta di fare l’indiano che nelle assemblee del Consorzio, da antica consuetudine, quindi non introdotte dal “dittatore” Zanella, si vota per alzata di mano, palesemente. E quindi hanno lo stesso peso, tanto per fare dei nomi, i Camossi, i Colline della Stella, i Bosio, ed i Guido Berlucchi, Bellavista e Cà del Bosco. Questo per la precisione.

          • Banana Joe

            dicembre 17, 2014 alle 10:13 pm

            Non la capisco.
            Non capisco la voglia di scontro, non capisco la dietrologia, non ci capisco niente.
            Se non mi piacesse leggere e, da un paio di giorni, partecipare, non leggerei e non parteciperei, no?
            Il gradimento non si misura in base alla percentuale di volte nelle quali si ha la medesima opinione. Come davanti a un bicchiere di vino: non è che se a me piace e a Tizio no, allora uno dei due deve essere un pirla.
            Posso essere d’accordo con quello che scrive su, che so, l’Opera Prima, o in disaccordo su quello che scrive su, che so, l’annamaria clementi. Ma che cambia? E’ semplicemente il mio giudizio che può essere diverso dal suo, su un vino. Punto. Che poi, un’opinione contraria, quando è argomentata e garbata, fa spesso più bene che male. Senza farla tanto lunga, senza incazzature, rosicamenti post stangata eccetera. Poi oh, se a lei un confronto così non piace, mi creda che a togliere il disturbo ci metto meno che a bere una Cuvee Prestige 🙂

          • redazione

            dicembre 17, 2014 alle 11:22 pm

            “caro” Joe Banana, a me lo scontro piace e fa sangue. E piace ai lettori di questo blog e di Vino al vino, altrimenti non sarebbero così tanti…
            Il piacere del vino é soggettivo, io non pretendo di essere l’eno-Vangelo, e rispetto il suo punto di vista come quello di tutti (o quasi 🙂 ).
            Però vorrei che fosse riconosciuta una differenza, non da poco, tra il parere di chi assaggia, beve, e magari scrive, per diletto-. E il parere di uno, come me, come Daniele Cernilli, come Luciano Pignataro (e cito appositamente due colleghi con i quali ho incrociato e sicuramente incrocerò ancora le spade), da una vita (nel caso mio e di Daniele oltre 30 anni). Sono piccole, ma sostanziali differenze, tra professionisti che scrivono di vino e ne masticano e scrivono da illo tempore e dilettanti allo sbaraglio. Non parlo di lei, dei lettori di questo blog, che qualche provocatore a parte sono tutte persone dalle quali c’é sempre da imparare e che il vino conoscono e amano. Ma mi riferisco a qualche pirla che crede di essere un padreterno del vino, perché magari ha un blog (ormai l’hanno cani e porci) e si pavoneggia con aria da grande esperto. Del nulla.
            E’ d’accordo?
            Resti con Lemillebolleblog, vedrà che non avrà motivi per pentirsene. E se dovesse andarsene, la vengo a cercare con una bottiglia di Prosecco… 🙂

          • zakk

            dicembre 18, 2014 alle 12:08 am

            eccolo là: “lei non sa chi sono io!!!” sembra dire Ziliani. Che 30 anni o forse più di assaggi professionali sono patente incontestabile di abilità degustatrice, di mammasantissima palatale.
            In effetti da uno che riesce a non criticare il cuvée prestige di Cà del Bosco il “lei non sa chi sono io!!!” è il minimo da aspettarsi.
            Cernilli…. chi, quello che ad annate strepitose di Monfortino ha negato i 3 bicchieri premiando magari cose fatte nelle cantine di Clerico, Altare, Conterno Fantino, Voerzio, Sandrone, Chiara Boschis….?
            il “lei non sa chi sono io!!!” è quella cosa che fa si che l’eno giornalismo italiano sia davvero roba da ridere. E poi qui credo che in molti sappiano chi è lei, ma è lei che non sa chi c’è dietro a un nickname o a un nome e cognome (che potrebbe essere comunque un nickname). E il giudizio di un avvocato o un operaio o una casalinga o un ottico o un orologiaio deve essere ritenuto alla stregua di un giornalista di settore.

          • redazione

            dicembre 18, 2014 alle 12:20 am

            E il giudizio di un avvocato o un operaio o una casalinga o un ottico o un orologiaio deve essere ritenuto alla stregua di un giornalista di settore“. Ovvero la zakkata, ovvero la CAZZATA del secolo. E non aggiungo altro.

  8. maruska

    dicembre 17, 2014 alle 10:32 pm

    se è per questo, è presto fatto: Maruska Comini, sono Ticinese. (la mail è una vecchia di mio figlio in Italia, che – santo ragazzo – mi ha insegnato ad usare il PC anni fa: caro Ziliani, viva i figli questa sera!). Ora cosa cambia? nulla penso

    • redazione

      dicembre 17, 2014 alle 11:15 pm

      per me non cambia nulla: cose intelligenti diceva prima e cose intelligenti dice e continuerà a dire ora che, con grande civiltà, ha declinato le proprie generalità, caro Maruska! Sono altri, quelli che ciurlano nel manico e mescolano nel torbido, che si nascondono, da conigli (senza offendere i conigli, che sono buoni se cucinati bene) dietro un nick name… 🙂

  9. Mario Falcetti

    dicembre 18, 2014 alle 10:32 am

    caro Franco,
    ti sono grato e ti ringrazio per l’attenzione e l’attaccamento che da sempre dimostri verso il “nostro” territorio. Mi riprometto sempre di portare il mio contributo ai tuoi blog e anche a questo, dopo il primo articolato, circostanziato, pacato, lucido e personalmente condivisibile di Giovanni (l’Arcari ovvio), avrei voluto aggiungere qualche riflessione di natura tecnica e non solo… ma la deriva polemica che anche questa volta ha preso il bottaerisposta mi consiglia di lasciar passare qualche giorno per poi dire la mia.
    Non ho alcuna voglia di polemizzare con alcuno pur nella divergenza d’opinione, perché mi rendo conto è sempre più difficile aprire il dialogo e portare contributi innovativi con questo consorzio.
    E in tutto questo non si parla mai (o quasi) di territorio (asfaltato), di vigna e di vino che sono ciò per cui sogno, penso, progetto e lavoro da trent’anni.
    A presto e buone feste a tutti!

    • redazione

      dicembre 18, 2014 alle 10:34 am

      eh no Mario, voglio il tuo contributo di riflessioni e di esperienza! Ci conto…

  10. Gianluca

    dicembre 18, 2014 alle 12:11 pm

    Meno male che esiste gente come Giovanni Arcari. Meno male che esistono Franciacorta di personalità come Camossi, Arici ecc. E Cavalleri, e tanti altri. Perché altrimenti Franciacorta sarebbe moda fashion paillettes e quella “roba” chiamiamola così della Cuvee Prestige e pure monumenti e sviolinate a chi l’ha inventata.

    • redazione

      dicembre 18, 2014 alle 12:31 pm

      invito il trinariciuto e un po’ miope Gianluca che dei 106 produttori che imbottigliano Franciacorta Docg da “salvare”, per usare un’espressione che interpreta il pensiero del commentatore, ce ne sono tantissimi, e non solo le aziende, a me care, come quelle che cita. Le ricordo, en passant, Il Mosnel, Gatti, Bosio di cui scrivo oggi, San Cristoforo, Fratelli Berlucchi, Elisabetta Abrami, Monzio Compagnoni,Derbusco Cives, Faccoli, Vezzoli, Corte Fusia, Santus, Villa, Majolini, continua e continua. La invito a visitare la rubrica delle degustazioni e vedrà che di ottimi Franciacorta ne troverà a iosa.
      Questo pomeriggio vado all’Esselunga. Mi sa che se trovo una Cuvée Prestige la compero, per farle un dispetto. O magari troverò il vino di una celeberrima azienda che oggi sul Corriere fa una pagina di pubblicità al proprio prodotto a meno di 7 euro. Queste sono le cose che mi fanno INCAZZARE!!!!

  11. Gianluca

    dicembre 18, 2014 alle 12:46 pm

    Infatti ho scritto “ecc”. Bosio? Bellissima scoperta alla FIVI! apprezzo molti (non tutti) dei citati da lei. Pessimi secondo me e pessimo rapporto qualità/prezzo Derbusco Cives. Mai comunque come la Cuvee Prestige, che ritengo una presa per i fondelli fin dal nome e dal packaging nonché la “bolla” col peggior rapporto q/p del mondo. E così la pensano tanti amici ristoratori, mi creda, che si dicono “costretti” a tenerla in carta perché la gente la chiede. Potenza del marketing. Quando persino in Ca’ del Bosco, che come si sarà capito non amo, esiste di meglio (e non mi riferisco certo ai due Annamaria Clementi, che se me li regalassero mi affretterei a rivenderli su ebay).

    • redazione

      dicembre 18, 2014 alle 12:53 pm

      le prometto, nei primi giorni di gennaio, il racconto di una meravigliosa verticale della Cuvée che non le piace. 🙂 E se oggi trovo il Cuvée Prestige, almeno una foto con bottiglia me la faccio fare. Nella mia cantina c’é parecchio CdB, ma niente prestige…
      p.s.
      é un po’ da burini rivendersi i regali che si ricevono. Almeno li regali, come faccio io con certi vini, non sono molti perché chi pensa a me a Natale conosce il mio eno-gusto e nel caso evita un inutile invio, che mi arrivano. Ma per fortuna, a me, a svariati miei colleghi invece sì, le falescate, le braccobaldate, le banfate, le antinorate, le rivettate, ecc. ecc. non arrivano. Per me se le imboscano preventivamente i corrieri: o no? 🙂
      p.s.
      ieri ho ritirato sopra pensiero un magnum di un produttore franciacortino, ma l’ho già avvisato che quanto torno ad Erbusco e dintorni passerò in cantina a restituire. In questo caso nemmeno il “riciclaggio”, ma una convinta restituzione al mittente 🙂

      • Sergio

        dicembre 18, 2014 alle 2:35 pm

        ma “rivettate” no, dai! capisco per i rossi (anche se i primi “Pin” a me son piaciuti), ma su “Le mille bolle” non posso leggere male de La Spinetta: non è facile trovare molti moscato migliori!

        • redazione

          dicembre 18, 2014 alle 6:53 pm

          mi onoro di non bere più nessun vino di quell’azienda: la vita é troppo breve, diceva Goethe, per bere vini cattivi. I Moscato furono buoni, anzi buonissimi, ma oggi La Spinetta é simbolo, a mio avviso nefando, di rinocerentate in rosso fatte in Toscana e, purtroppo, nell’amata Langa del Barolo e del Barbarsco. Se voglio bere Moscato, e lo bevo, scelgo Romano Dogliotti – La Caudrina, Vignaioli di Santo Stefano, Vajra (superbo il suo Moscato di Mango), Fratelli Rabino e altri, non bevo certo il Moscato di quel… personaggio

  12. maruska

    dicembre 18, 2014 alle 12:56 pm

    ecco, appunto: “la gente la chiede”; alla fine chi ha ragione? volendo sottilizzare la gente chiede Cà del Bosco, e la Cuvée Prestige è il prodotto di ingresso che la gente si può permettere. Ma il vino glie lo vogliamo far vendere anche ai malvagi di Cà del Bosco, o solo perchè non lo compriamo noi non lo può comprare nessuno? D’accordo sul Q/P negativo invece.

    • redazione

      dicembre 18, 2014 alle 6:55 pm

      in due Esselunga dove sono stato oggi a Bergamo nessuna bottiglia di Franciacorta Cuvée Prestige. Tutte bruciate. In compenso, segue articolo, ho avuto la tristissima sorpresa di un Franciacorta Cuvée Imperiale Guido Berlucchi svenduto a 6,89 euro e presentato come Spumante. Più basso di un Trento Doc, quasi a livello di un Prosecco. Non é questa la Franciacorta che mi piace, anzi, m’indigna!

      • andrea c.

        dicembre 18, 2014 alle 9:45 pm

        6.89 euro ? Per una bottiglia di Cuvee Imperiale Guido Berlucchi ?
        Ma secondo lei che se intende sono ben spesi ?

        • redazione

          dicembre 18, 2014 alle 9:52 pm

          me lo dica lei che sa tutto e capisce tutto…
          Qualsiasi risposta io dia, gente come lei, persone in chiara malafede, avrebbe da ridire, quindi mi astengo… Anche per “conflitto d’interessi” essendo omonimo del patron della Maison franciacortina in oggetto

  13. Michele R.

    dicembre 19, 2014 alle 10:16 am

    Buon giorno a tutti.
    Premetto che non sono a conoscenza dell’operato del Consorzio e di quali sono i suoi margini di azione, però proprio i sottocosto i gli charmat fatti con gli stessi mosti del docg mi fanno rabbrividire (eufemismo) e non solo per la FC. Mi chiedo allora: il consorzio può fare qualcosa? e, nel caso, lo sta facendo?
    Grazie a Ziliani (viva lui e viva sempre l’Inter) per questi suoi blog.
    Buon vino e Buon Natale a tutti

  14. Zakk

    dicembre 19, 2014 alle 8:01 pm

    Il consorzio non può fare niente. Oppure si: non accettare l’iscrizione delle aziende che svaccano il prezzo.

    Moscato d’asti: Ziliani ha fatto ottimi esempi, ma il migliore, cà d’gal, se l’è dimenticato.
    Provare il vecchie vigne 2006/2007 e scoprirete un vino fuori categoria.

    • redazione

      dicembre 20, 2014 alle 12:20 am

      ha ragione Zakk, Cà d’Gal é molto molto buono…

  15. Manu87

    gennaio 2, 2015 alle 7:53 pm

    Parlo semplicemente da assaggiatore 😉
    ….i numeri indicati in crescita sono positivi e parlando tempo fa con personale di una nota cantina franciacortina è più di quanto in quel periodo mi hanno indicato!
    Serve creare sempre più un giro secondo me di “pubblicità intelligente” intorno alla nostra amata Franciacorta per valorizzare nel modo corretto i prodotti!!! Una serie di eventi legati alla bolla bresciana!!!!
    ..certo le svendite come ho visto nei vari post su questo blog lasciano l’amaro in bocca 🙁 …
    …spero vivamente in un anno brillante per la Franciacorta e per tutti i piccoli e grandi produttori….un intensa attività di valorizzazione del prodotto e chissà….cosa accadrà a fine 2015 con i nuovi dati!
    Continuerò in questo anno la ricerca tra i “piccoli produttori” (senza offesa) della bolla perfetta :)…perché la passione dei piccoli è la cosa entusiasmante e in questo anno concluso ho scoperto nel mio piccolo splendide realtà!!!
    Collegandomi alla prima risposta non vedo l’ora di assaggiare la bolla A&D 😉

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