Ma che diavolo succede in Franciacorta? Il futuro sono gli Charmat franciacortini?

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Fuori i mercanti dal tempio e i giù i furbetti dal carro!

Siamo tutti contenti (un po’ meno i trentini) che in quella che solo i miopi e gli eno-snob non riescono pacificamente a riconoscere essere la più importante zona produttrice di metodo classico italiani, ovvero la Franciacorta, cresca il numero dei soggetti produttivi (siamo ormai intorno ai 110). E io, che della Franciacorta, per omonimia, sono il padre e l’inventore, sono più che contento, entusiasta.

Però… Però accade che ci siano giornate, come questa, dove il mio ferreo franciacortismo viene messo a dura prova, giornate nelle quali io, “padre putativo” m’interrogo su cosa accade nella zona vinicola che più nel cor mi sta (quasi come la Langa del Barolo e la Puglia) e comincio ad essere preoccupato per il suo presente e futuro.

IseoFranciacorta

Cosa succede? Succede che nella mia casella di posta elettronica stamane ho ricevuto una mail che reclamizzava i prodotti di un’ennesima azienda di Franciacorta di cui non avevo mai sentito parlare, la De Maldè di Adro, zona centralissima della denominazione. Paese dove si trova la celebre torre che appare, stilizzata, nel logo di quel Consorzio che ebbi la fortuna di vedere nascere, con l’indimenticabile Paolo Rabotti primo presidente, nel lontano 1990.

Un Consorzio che in meno di venticinque anni ha bruciato tappe e raggiunto traguardi che altri consorzi non hanno nemmeno sfiorato in 50 anni e più. Un Consorzio che ha potuto prendere una strada chiara e univoca grazie alla generosa e responsabile rinuncia alla produzione di “spumanti Charmat” effettuata da un altro indimenticabile personaggio, quella Donna con la D maiuscola che corrisponde al nome di Emanuela Barzanò Barboglio, la quale prima della nascita del Consorzio aveva creato un’avviata e fortunata produzione di Charmat, ma alla quale rinunciò senza indugi e grande generosità e lungimiranza quando si decise di puntare la barra sulla produzione, parlando di “bollicine” di metodo classico e basta.
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Perché oggi sono preoccupato e francamente incazzato? Perché nonostante la rinuncia di quella nobildonna, nonostante tutti i soci del Consorzio si riconoscano, senza costrizione alcuna, in un disciplinare che recita chiaramente “La Denominazione d’Origine Controllata e Garantita “Franciacorta” (di seguito
“Franciacorta”), è riservata al vino ottenuto esclusivamente con la rifermentazione in bottiglia e separazione del deposito mediante sboccatura”, nonostante qualche “sbavatura” dovuta al fatto che qualche socio del Consorzio produca accanto al Franciacorta Docg anche dei normali VSQ (ma questo è un tema, spinoso, che per il momento voglio lasciare in stand by…), nonostante tutte queste premesse poi salta fuori il nuovo produttore numero 108 o 110 che pensa di essere più furbo degli altri.

E come si può chiaramente vedere sul sito Internet aziendale accanto ai Franciacorta Docg, nella sezione dove vengono presentati i prodotti, ovvero nello shop, arrivi a proporre, anche se non ha la spudoratezza totale di presentarli come Franciacorta, del “Vino spumante Chardonnay 100% Vino inedito prodotto con sole uve Chardonnay dell’ Azienda e metodo Martinotti. A differenza del metodo tradizionale con fermentazione in bottiglia, lo stesso mosto prodotto per la gamma dei Franciacorta viene naturalmente rifermentato in grandi contenitori d’acciaio”.

CharmatFranciacorta

Vini denominati Fran Sècc, con un nome che anche se non sono un legale mi sembra sia un po’ “ai limiti” vini che rischiano di far pensare, sicuramente solo gli allocchi, non alle persone che sanno che Franciacorta e metodo Martinotti non hanno nulla in comune, che possano avere in qualche modo a che fare con i Franciacorta Docg. Mentre invece sono ALTRA COSA

Di fronte a questo fatto antipatico, a questa operazione nel migliore dei casi di assoluto cattivo gusto da parte dei responsabili dell’azienda (che immagino aderisca, in quanto produttrice di Franciacorta, al Consorzio), mi chiedo, e mi rivolgo direttamente all’amministratore delegato dottor Giuseppe Salvioni e al Presidente (che in questo caso dimentico essere innanzitutto un amico di lunghissima data) Maurizio Zanella, nonché ai due vicepresidenti Maddalena Bersi Serlini e Silvano Brescianini e al Consiglio del Consorzio, formato da persone di sicura responsabilità e attaccamento alla loro terra, se sia tollerabile da parte di questa azienda neo arrivata, ma già furbetta niente male, un comportamento del genere.
Franco Ziliani - ph Bob Krieger

Mi chiedo cosa intenda fare il Consorzio perché questa cosa, che preferisco non definire, ma che mi fa venire come minimo il mal di pancia, abbia a cessare e non ci sia più possibilità di confusione tra Franciacorta e metodo Martinotti ottenuto dallo “stesso mosto prodotto per la gamma dei Franciacorta”.

Una cosa mi sento di dire al Consorzio e ai franciacortini: avete costruito un giocattolo bellissimo che ha funzionato e funziona, anche se con qualche scricchiolio (tipo prezzi molto bassi che ogni tanto appaiono, offerte un po’ prossecchiane, e altre amenità): vedete di serrare le fila e di non permettere a nessuno non dico di romperlo, ma nemmeno di incrinarlo.

E’ Franco Ziliani, e ho la presunzione di prendere la parola per conto del mio grandissimo omonimo, che sono sicuro la pensa come me, e di tutti i franciacortini di buona volontà, che sono tanti, che ve lo chiede. E sono i tanti i consumatori italiani e stranieri che alla Franciacorta e ai Franciacorta hanno dimostrato di credere che ve lo chiedono. Anzi, lo pretendono.
Canisciunofesso

Perché come dicono non a Rovato né ad Adro, ma come diceva il grande Totò’ccà nisciun è fess”.

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

73 commenti

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73 commenti

  1. Diego

    dicembre 2, 2014 alle 4:12 pm

    Sbaglio o per anni il prodotto più venduto e commercialmente trainante della Franciacorta è stato un prodotto sì metodo classico ma che non poteva godere della denominazione docg causa assenza di materia prima che veniva reperita in Oltrepo Pavese?
    E allora ha senso scandalizzarsi per uno spumantino se questo non usurpa il marchio “Franciacorta”?

    • redazione

      dicembre 2, 2014 alle 4:19 pm

      Diego, la vecchia versione della Cuvée Imperiale della Guido Berlucchi non é mai stata spacciata per Franciacorta, né poteva esserlo, in quanto veniva prodotto da una complessa cuvée di uve provenienti da Franciacorta, una piccola parte, Trentino, Alto Adige, Oltrepò Pavese.
      Era un prodotto, oggi lo definiremmo un VSQ, che si vendeva grazie alla sua indubbia qualità, merito del mio grande omonimo e dello staff di tecnici che sono venuti dopo, guidati da Arturo Ziliani, alla forza del marchio, ad un grande rapporto prezzo qualità.
      Ma era un prodotto che non é mai stato confuso con Franciacorta, che aveva una sua vita e distribuzione, anche commerciale, del tutto a parte.
      Qui il caso da me segnalato é completamente diverso. E a mio avviso piuttosto grave.

      • Diego

        dicembre 2, 2014 alle 4:34 pm

        Ma guardi che lo so bene.
        Il mio punto è un altro, forse più provocatorio del suo.
        Possiamo forse negare che quella cuvée, tuttora credo la più venduta sul mercato da un’azienda franciacortina, per quanto non recante correttamente alcuna denominazione, non abbia aperto al pubblico non di nicchia il prodotto Franciacorta?
        Qualcuno direbbe ironia della sorte.
        E allora se un produttore di Franciacorta fa uno charmat senza chiamarlo Franciacorta dove starebbe il pericolo? Di sicuro non c’è un pericolo culturale, probabilmente ci potrebbe essere un pericolo commerciale e qui mi piacerebbe aprire il vaso di Pandora.
        Fino a che punto una produzione metodo classico garantisce la qualità di un prodotto? Mi spiego meglio e provoco io: non sarebbe meglio per la Franciacorta produrre degli charmat fatti bene invece di mettere sul mercato a prezzi quasi analoghi dei metodo classico (oggi trova Brut di aziende serie che vengono via a 7/8 Euro + Iva) organoletticamente discutibili?

        • redazione

          dicembre 2, 2014 alle 4:58 pm

          ora vado di fretta e poiché la sua risposta merita un’ampia argomentazione la rimando a stasera o domattina. Non scappo l’argomento mi intriga assai

        • redazione

          dicembre 3, 2014 alle 10:32 am

          Diego, la sua é una provocazione completa:
          lei sostiene, e io non sono assolutamente d’accordo, “non sarebbe meglio per la Franciacorta produrre degli charmat fatti bene invece di mettere sul mercato a prezzi quasi analoghi dei metodo classico (oggi trova Brut di aziende serie che vengono via a 7/8 Euro + Iva) organoletticamente discutibili?”.
          Non sarebbe meglio assolutamente, perché la Franciacorta, unita, con i Paolo Rabotti, le Paola Rovetta, i Vittorio Moretti, i Giovanni Cavalleri, i Maurizio Zanella, le Emanuela Barzanò Barboglio, gli Agostino Uberti, le Pia Donata Berlucchi, i Riccardo Ricci Curbastro, nel 1990 scelsero risolutamente una strada. L’identificazione zona prodotto mediante il nome Franciacorta e l’equazione Franciacorta = metodo classico.
          Tornare a produrre Charmat, più o meno buoni, corretti e ben fatti, sarebbe una sconfitta e uno sconfessamento totale di una scelta di campo, chiara e netta, che pure ha dato, in venticinque anni, risultati che solo gli imbecilli e le persone in malafede possono negare. Indietro non si torna. Bisogna serrare le fila e ritrovare lo spirito, la coesione, la “rabbia” nel far bene e non fare cazzate, delle origini. Anche se lavorare bene e coesi era molto più facile con 30 aziende aderenti che con le attuali 110 circa, tra le quali alcune dimostrano di essere in Franciacorta e non in una zona qualsiasi. Per quello ho scritto a chiare lettere e ripeto: fuori i mercanti dal tempo e giù i furbetti dal carro.
          Pulizia e poi ripartire a pancia sotto!

  2. matteo

    dicembre 2, 2014 alle 4:22 pm

    Caro Franco, non posso che condividere il tuo mal di pancia ma non credo ci sia molta differenza tra questo produttore o altri (che non hai voluto menzionare) che producono VSQ vicino al Franciacorta. Rimango dell’opinione (e condivido ancora) che il rispetto dei consumatori venga prima di tutto. Attendo (attendiamo..) le reazioni del Consorzio. Grazie se non “mollerai la presa”.

    • redazione

      dicembre 2, 2014 alle 4:34 pm

      Matteo i produttori di VSQ sono pochi e ad ognuno di loro ho più volte detto di persona che non apprezzo quello che fanno (eufemismo). Su questa vicenda di oggi ti assicuro che non mollerò di un centimetro e terrò duro perché la trovo una vicenda allucinante.
      Comunque il caso vuole che giovedì sera abbia da tempo in calendario una cena con uno dei massimi vertici consortili e stai certo che di questa e altre vicende si parlerà. Da parte mia (ma credo anche sua) con molta franchezza.
      Io voglio bene alla Franciacorta, ma non ho le fette di salame sugli occhi.
      O qui si cambia registro e certe cose come questa finiscono, altrimenti vi troverete prima o poi con qualche “furbetto” che commercializza Prosecco. Tanto si vende come il pane.
      Vogliamo, pardon, volete questo in Franciacorta? Sono sicuro di no e allora alzate la voce. E’ vostro diritto

  3. Nicola

    dicembre 2, 2014 alle 5:41 pm

    La cosa peggiore non è lo charmat, ma i contenuti del sito aziendale, che fanno consigliare un rapido e provvidenziale TSO:
    “Desideriamo

    •Che le nostre bottiglie decorino la nostra
    tavola con gusto, in perfetto abbinamento
    ad una composizione di peonie rosa o un
    cesto di ciliegie scarlatte.
    •Aggiungere un tocco glamour e una nota
    d’ironia al nostro essere conviviali.
    •Che chi riceverà un De Maldé in regalo sorrida
    e diventi subito di buon umore.
    •Giocare e divertirci con il nostro vino.
    •Rendere accessibile un Franciacorta di qualità,
    vestito a festa.
    •Stupire e incantare… perché l’emozione è il sale della vita.”

    Vabbè la fuffa, ma qua siamo a livelli mai visti prima.

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 10:24 am

      il sito aziendale, secondo il mio modesto parere, é da oggi le comiche, degno di un prosecchista di serie B

  4. LORENZO GATTI

    dicembre 2, 2014 alle 7:02 pm

    Caro Franco tristezza a non finire ….Certe persone professionali non dovrebbero nemmeno collaborare con aziende di questo tipo …….. non mi stupiosco più di nulla ormai e lo dico con dispiacere , ,,pensando a tutti i colleghi produttori che si spaccano la schiena per fare vini buoni…..Un abbraccio a tutti questi e a te

    • Piero

      dicembre 3, 2014 alle 8:27 am

      Grazie! Ma veramente grazie di cuore da chi si è alzato alle 4,30 stamattina per mungere 3 bestie, che si è messo in testa di travasare il rosso in mattinata e che deve organizzarsi per far spumantizzare qualche quintale di bianco per il pomeriggio. Grazie perchè non pensavo di fare del vino cattivo senza spaccarmi la schiena. Brinderò ancora a fine anno ma certamente non con il suo vino. Grazie ancora per avermi aperto gli occhi.

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 10:23 am

      caro Lorenzo, grazie per la tua onestà, la tua franchezza, la tua immediatezza, quelle che apprezzo, dal lontano 1987 quando ci incontrammo per la prima volta, nei vini tuoi e di tuo cognato Enzo. E delle vostre famiglie.
      Ti abbraccio forte e la prossima volta invece che di piccole miserie franciacortine, torniamo a volare alto parlando dei nostri pianisti preferiti, di Gieseking, di Arrau, di Backhaus e Fischer

  5. Zakk

    dicembre 2, 2014 alle 9:28 pm

    Beh, vogliamo dire allora di tale Casa Caterina che una volta produceva franciacorta docg e adesso produce, conoscendo una seconda giovinezza, VSQ?
    Io non capisco cosa dovrebbe dire il consorzio Franciacorta, mica è lui a dettar legge in franciacorta. Il consorzio è un’associazione privata di aziende che decide di collaborare in una direzione. Per anni Cavalleri, mica bruscolini, non vi ha aderito pur producendo Franciacorta.

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 10:21 am

      ancora una volta Zakk, forse sotto l’effetto di un metodo Martinotti, ha sparato zakkate. Primo vorrei davvero avere testimonianza della “seconda giovinezza” dell’aziendina che lei cita dopo che si é liberata della “cappa opprimente” di quei dittatori cattivi e brutti del Consorzio. Secondo, se secondo lei il Consorzio non ha il DOVERE di pronunciarsi sul comportamento, da me descritto, di un produttore associato, di cosa deve occuparsi? Del colore dei suoi calzini, del suo livello di lucidità mentale?

      • Piero

        dicembre 3, 2014 alle 11:15 am

        il fatto è che De Maldè NON è un consorziato (vedi http://www.franciacorta.net/it/cantine//#anchor-submenu) quindi può fare quello che gli pare, basta che rispetti le leggi. Ergo il consorzio non può farci nulla, al più (ma voglio vedere se lo fa) una causa legale per il nome di fantasia che hanno scelto

  6. Sisto

    dicembre 2, 2014 alle 9:48 pm

    Questa notizia mi spinge a scrivere sul suo blog, la ringrazio dell’ospitalità. Dirò le cose che penso, non del tutto focalizzate sull’oggetto del suo post, ma che gli ruotano attorno, molte saranno delle ovvietà, mi scusi.
    1) non vi è alcun obbligo legale ad aderire, nella UE, ad un consorzio (e questo vale per qualunque prodotto agronomico per cui esista una denominazione/indicazione. Dalla nuova OCM vino non sono i consorzi a rilasciare le idoneità ma gli enti di certificazione accreditati). Pertanto, se questa cantina produce spumante charmat, una volta che è conforme all’attuale regolamentazione sui vini spumanti di qualità (II livello dei vini spumanti), nessuno può contestare nulla
    2)mi farò un’idea precisa sul prodotto, quando lo assaggerò dato che non è saggio discettare senza conoscenza diretta e concreta
    3)il mercato, i consumatori, prediligono e comprano di gran lunga m. martinotti non m. tradizionale, e questa è una verità che neppure l’enorme successo dello champagne può scalfire. In moltissimi casi è il prezzo che gioca, ma in tanti altri è la tipologia che piace di più (ho fatti molti esperimenti personali a riguardo con tanta gente “normale”), le motivazioni di stampo organolettico e storico-sociali sono ben note e studiate. Pertanto, quest’azienda, dal punto di vista del modello di business, sta facendo bene, dato che il rapporto di venduto charmat/tradizionale è 1000 a 1 (probabilmente è di più, ma è per dire)
    4)il 2014 si chiude, per me-piccolo assaggiatore, con una certezza: io preferisco di gran lunga m.c., però ci sono alcuni charmat veramente buoni e fatti bene, adatti alle uve con cui sono fatti (penso soprattutto al Valdobbiadene, ma non solo). E soprattutto, in alcuni frangenti, sono più adatti di un m.c.
    5)ci sono alcune bottiglie di m.c. che accanto degli charmat viene da preferire quest’ultimi
    6) qualche settimana fa ero in una nota cantina del garda che ha in catalogo lugana spumante charmat e lugana spumante m.c.: ebbene, fatturati e margini (che sono quelli che contano quando si deve vivere sul mercato) sono a tutto favore della tipologia charmat, provate a immaginare i commenti del titolare
    7)e se invece, il fatto che si cominci a produrre in Franciacorta spumante (VS o VSQ) charmat, con chardonnay, pinot nero, pinot bianco, fatto come si deve e venduto ad un prezzo coerente, non servisse da stimolo per quelli che producono FC? Il commento di un lettore che fa intuire questo mi ha colpito, e mi fa venire in mente che un problema è un’opportunità e che, alla fin fine, al di là delle nostre digressioni nominalistico-tecnico-giuridiche, ciò che conta è cosa fanno i consumatori. Chi vende ha ragione, punto (apple docet).
    8)dott. Ziliani: lei ha ragione a dire che il nome prescelto ricorda un po’ FC, ma io scommetto 2 cose: che non si farà alcuna azione e, se fatta, sarà persa. Quando sono state vinte cause del genere, vi era un chiaro ed evidente abuso della denominazione (DOP o IGP che fosse). Però, magari mi sbaglio e invece andrà in modo diverso

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 10:33 am

      Sisto caro, le sue argomentazioni particolarmente intelligenti e mai banali meritano una risposta ancora più meditata che le darò nel pomeriggio. Ora altre incombenze urgono, devo occuparmi non di miserie franciacortine, ma dell’amato Barolo.

  7. Arturo

    dicembre 2, 2014 alle 10:40 pm

    Comportamento furbo dell’ennesima azienda? Forse la nascita dell'”ennesima” azienda è dovuto ad una difficoltà strutturale finanziaria in cui è incorsa tutta la zona.
    Se devo leggere tra le righe dell’offerta di questo produttore (e di altri sia in zona che in altre realtà blasonate), non vedo altro che il tentativo di creare una logica di costi differenziata per poter produrre una linea di prodotti che ne supporti un’altra di maggior qualità.
    Il produttore in questione non camuffa il “fran-secc” con il Franciacorta, sarebbe un suicidio commerciale visto che mira proprio a vendere anche il prodotto di maggior prestigio. Non mi sembra che produrre un vino di più rapida realizzazione (tecnica e finanziaria) che finanzi l’investimento per i tempi più lenti del Franciacorta sia un giochino da furbetti, ma la consapevolezza che la struttura finanziaria dell’azienda debba essere sana, onde evitare che poi il mercato venga “sporcato” da prodotti di aziende in difficoltà con offerte “prosecchiane”.
    Non è l’unica azienda con questa consapevolezza, non solo in Franciacorta, ma in tutto il mondo vitivinicolo.
    Da consumatore, mi sento più preso in giro da aziende che svendono il loro prodotto di prestigio (se i prezzi si avvicinano troppo ai costi che qualità possono garantirmi?) piuttosto che da produttori che poggiano l’apice di una piramide al di sopra di una base solida di più basso lignaggio.

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 10:18 am

      Arturo, concordo con lei. Le difficoltà strutturali, al di là di alcuni trionfalismi di facciata, ci sono, ma non credo che il modo giusto per superarle consista:
      a) nello svendere calando in maniera oscena le brache i prezzi
      b) nell’affiancare alla produzione di Franciacorta fascia media – media alta, Franciacortini da battaglia a poco prezzo
      c) nell’affiancare alla produzione di Franciacorta Docg la produzione di “spumanti” VSQ: chi lo fa, e in alcuni casi sono personaggi di un certo rilievo, dovrebbe riflettere sugli effetti negativi di questa scelta commerciale
      d) nell’affiancare alla produzione di Franciacorta la produzione di spumanti Charmat, pardon, metodo Martinotti.
      Trovo assordante, mentre plaudo all’intervento franco, coraggioso, onesto del vecchio amico Lorenzo Gatti, un esempio per tanti piccoli produttori franciacortini, il silenzio del Consorzio.
      Domani sera, visto che ne incontrerò un esponente massimo, vedrò di conoscere, con franchezza, il punto di vista.

  8. Guggenheim

    dicembre 3, 2014 alle 4:45 am

    Non vedo il motivo di scandalizzarsi, si chiama libero mercato.

    Suvvia e’ lei il primo a sostenere la diversita’ fra mc e martinotti, e condivido l’appunto fatto da altri che vi sono alcuni franciacorta con un prezzo ingiustificabile alla qualita’ offerta; pressare di meno no?…

    E di chi invece importa champagne ed e’ nel consorzio invece nn diciamo nulla?
    Ari-suvvia anche quello e’ mercato.

    Vedo un natale gramo alle porte.

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 10:14 am

      i casi di importatori franciacortini che importano e distribuiscono Champagne si contano su una mano o meno e sono state tutte operazioni che sono durate l’espace d’un matin e si sono sgonfiate. Francamente trovo poco coerente produrre Franciacorta e poi distribuire Champagne. Anzi, scioccherello 🙂

  9. stefania

    dicembre 3, 2014 alle 9:37 am

    L’azienda non figura nell’elenco di quelle consorziate sul sito del Consorzio, (così come un’altra grande azienda che fa operazioni simili), dunque Zanella e Salvioni poco potranno fare.
    Sarebbe interessante sapere l’entità di una produzione del genere: se inondano il mercato (GDO soprattutto) è senz’altro un danno gravissimo, se sono poche migliaia di bottiglie è veramente marginale.
    Mi piacerebbe avere l’opinione di Franco Ziliani sulle “svendite” per il canale Horeca che fanno anche i nomi blasonati, e non solo gli imbottigliatori

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 9:47 am

      il mio commento si può condensare in un solo aggettivo: VERGOGNOSE. Capisco la crisi, capisco le cantine (alcune cantine) piene, capisco l’esigenza di arrivare a fine mese, ma chi svende, e purtroppo non sono nomi sconosciuti, ma anche nomi di aziende che da un lato svendono, dall’altro vengono premiate dalle guide, SPUTTANA l’immagine e la credibilità della Franciacorta.

      • stefania

        dicembre 3, 2014 alle 10:01 am

        grazie.
        dimenticavo di chiederle anche una precisazione in merito a Casa Caterina, citata da Zakk: mi sembrerebbe doveroso lasciare a lei la spiegazione del fatto che si tratta di tutt’altro!!!

        • redazione

          dicembre 3, 2014 alle 10:10 am

          gentile Stefania ha risposto lei compiutamente ad uno Zakk tornato purtroppo in vena di zakkate o altre cose che fanno rima.

  10. Angelo Peretti

    dicembre 3, 2014 alle 10:07 am

    Franco, a parte le considerazioni generali che hai già messo in luce tu e che condivido, ho seri dubbi sulla legittimità della frase nella quale, sul sito aziendale, si dice che questo vino viene realizzato con “lo stesso mosto prodotto per la gamma dei Franciacorta”. Le normative vigenti, infatti, non consentono di utilizzare il nome di una dop per un prodotto che non rientra nella dop stessa (ricordo peraltro che sugli stessi vasi vinari presenti in cantina i mosti e i vini debbono riportare chiaramente la definizione “atto a divenire” con l’indicazione chiara della destinazione della vasca). Ritengo che in casi simili la società di certificazione del Franciacorta dop abbia titolo ad intervenire, così come il Consorzio di tutela abbia pieno titolo ad interessare la società di certificazione e l’Icqrf.

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 10:09 am

      caro Angelo, SOTTOSCRIVO IN TOTO e sono persuaso che il Consorzio, in base a quello che fai notare, abbia tutti gli elementi per intervenire e segnalare la cosa agli organi competenti.

  11. bevo_eno

    dicembre 3, 2014 alle 11:26 am

    ma quell’altra azienda che faceva le bottiglie simili a questa, Torreggiani forse, c’è ancora?

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 11:29 am

      saperlo… io stesso che cerco di monitorare attentamente la Franciacorta nonostante le circa 110 aziende, non riesco ad avere un panorama completo. Spuntano come funghi. Spero che il monitoraggio del Consorzio sia più efficiente del mio 🙂 Sicuramente la cosa verrà sottoposta all’attenzione di ICRQ e Valore Italia, gli organi delegati ad occuparsi di questa materia scottante

  12. Giorgio

    dicembre 3, 2014 alle 2:01 pm

    una cosa non ha chiarito bene: come ha scoperto che questa azienda produceva anche metodo Martinotti e non solo Franciacorta?

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 2:05 pm

      l’ho scoperto grazie alla segnalazione che mi ha fatto una carissima amica che segue con grande attenzione le vicende franciacortine. Parlo di Elisabeth Babinska Poletti, che per prima ha introdotto una serie di Franciacorta in Polonia e che tre anni fa ha organizzato un evento importante a Varsavia “trascinando” 16 produttori franciacortini presenti in degustazione con i loro vini, che mi ha girato una mail che le era arrivata, dove si parlava di questa azienda produttrice di Charmat, pardon, Martinotti, made in Franciacorta.
      E così ho scoperto la “bella pensata”…

  13. Zakk

    dicembre 3, 2014 alle 2:21 pm

    Ziliani, Casa Caterina produceva Franciacorta. Adesso produce (credo) VSQ con metodo classico. Non credo che Aurelio del Bono si sia liberato da lacciuoli tesi dal consorzio, ma che abbia fatto scelte produttive e commerciali diverse. (non entro nel merito della qualità del prodotto proposto da Casa Caterina) io ho voluto sottolineare che se lei si scandalizza per un’azienda che liberamente decide di produrre metodo martinotti, lo stesso dovrebbe fare per un’azienda che fa metodo classico senza stare nei disci”inari del Franciacorta. Le scelte fatte dal patron di Casa Caterina non so da dove derivino, ma di certo commercialmente il De Bono sta vivendo una seconda giovinezza (oddio, quando faceva Franciacorta chi se lo filava? Per carità, altri tempi, ma veramente nessuno si degnava neanche di guardarlo)

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 2:52 pm

      Zakk, credo che il Consorzio ieri abbia tutt’altro che gradito il mio post sulla vicenda degli Charmat “franciacortini”. Io ho ottimi rapporti con tanti produttori, con il Presidente innanzitutto, corretti con l’amministratore delegato, e formali con altri del CDA. Sono persuaso di stare sugli zebedei a qualcuno di loro. Ma ho deciso di pubblicare perché quanto ho scoperto grazie alla segnalazione di una cara amica lo ritenevo e lo ritengo grave. Non sono quindi un “servo” del Consorzio o di nessuno. Ma quando lei parla, senza pesare le parole, senza portare uno straccio di prova a conforto delle sue affermazioni, di “lacciuoli tesi dal consorzio” lei semplicemente vaneggia. Peccato perché spesso dice cose sorprendentemente intelligenti, che fanno capire che ha palato e cervello, poi ogni tanto sbrocca e torna a fare lo Zakk.
      Su Casa Caterina non mi pronuncio e auguro tanta fortuna a questa azienda. Quando mi é capitato in passato di assaggiare i loro Franciacorta oggi non più Franciacorta non ho avuto particolari emozioni, anzi, ho pensato che fosse roba da lasciare tranquillamente agli eno-snob antifranciacortini come il “profeta” del “pensiero” grillino Andrea Scanzi.
      Si ricordi che se i consumatori non si filano un produttore non é per “colpa” del Consorzio, ma di quello che quel produttore mette in bottiglia…

      • zakk

        dicembre 4, 2014 alle 1:28 am

        Ziliani mi sa che ci stiamo fraintendendo: io non intendevo dire che il consorzio tendeva lacciuoli al Del Bono, ma che lui ha fatto una scelta libera e non condizionata dalle regole del consorzio (lei ha scritto “cappa opprimente”, cosa che io non ho menzionato da nessuna parte).
        Tornando a bomba, io credo che un produttore di Franciacorta come l’azienda in questione si libero di produrre quel che crede restando nelle regole. Il nome “Franc secc” potrebbe indurre in fallo solo un analfabeta, veramente con il nome franciacorta non ha proprio a che vedere. Sarebbe invece interessante se lei facesse una bella recensione ai franciacorta aziendali della De Maldè, magari meritano 😀 _:-D

        • redazione

          dicembre 4, 2014 alle 7:54 am

          Why not? Io sono disponibile ma loro?

        • redazione

          dicembre 4, 2014 alle 10:11 am

          Zakk, il mondo dei consumatori, lei mi insegna, é pieno di persone distratte che non si fermano a spaccare in due, come un capello, l’etichetta di una bottiglia e spesso si fermano alle apparenze. E ad un nome che può dare idea di altro prodotto.

  14. Zakk

    dicembre 3, 2014 alle 2:26 pm

    Dimenticavo, le mie “Zakkate” niente hanno a che vedere con la parola che lei maliziosamente dice far rima con Zakkate.
    Le cose dette da me, se le postasse che so, Sisto, lei le prenderebbe per serie. Il perchè non lo so, ma mi induca a pensare che io gaccia centro. Ogni volta.

    Anche per oggi il pieno di autostima è soddisfatto, grazie. 😀 😀

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 2:54 pm

      io comunque continuo a dirle, prendendo l’impegno di mantenere riservata la cosa e continuando ad assicurarle l’anonimato cui tanto tiene, che mi farebbe piacere incontrarla di persona e fare quattro parole con lei davanti a qualche buona buta. Ma lei sfugge, scappa,non accetta la proposta, perché?

  15. Zakk

    dicembre 3, 2014 alle 3:59 pm

    Lei è un personaggio pubblico, io no e tale voglio restare.

  16. avv. Laura Caruna

    dicembre 3, 2014 alle 4:07 pm

    Formo la presente per legale incarico conferitomi dalla sig.ra Paola Pagani, titolare dell’azienda agricola DE MALDE’, la cui attività di produzione enologica è oggetto di commenti sul presente blog, effettuati sia dal redattore responsabile del sito, sia da altri utenti a quest’ultimo iscritti.
    Da principio, è opportuno evidenziare come l’azienda mia assistita possieda alcuni vigneti in Franciacorta regolarmente iscritti all’albo e regolarmente destinati alla produzione di uva chardonnay, atta alla creazione di vino spumante Franciacorta DOPG.
    Ogni anno, parte del raccolto di questi vigneti viene destinato alla realizzazione del suddetto spumante a denominazione protetta e garantita, nelle tipologie Franciacorta Saten, Franciacorta Brut e Franciacorta Rosè, secondo le norme contenute nel disciplinare del consorzio. Contestualmente, la parte di uva non impiegata ai fini di cui sopra, viene utilizzata per realizzare un prodotto volontariamente riclassificato a vino bianco privo di denominazione, ossia vino bianco da tavola, che, in quanto tale, non deve sottostare al disciplinare di produzione del Franciacorta, ma è semplicemente assoggettato alla generale normativa italiana e comunitaria in tema di produzione vinicola.
    Questo secondo prodotto, che è stato chiamato “Fran Secc”, viene spumantizzato in autoclavi secondo il metodo Charmat, o Martinotti, assumendo le caratteristiche di vino spumante generico, senza alcuna indicazione geografica. Infatti, sull’etichetta del vino “Fran Secc” non è indicato né che si tratta di Franciacorta DOPG né che le uve utilizzate per produrlo sono potenzialmente a DOPG.
    Ciò posto, è chiaro come l’attività posta in essere dall’azienda agricola DE MALDE’ sia assolutamente lecita e corretta nei confronti dei consumatori. Invero, essa altro non ha fatto che utilizzare la propria uva al fine di creare due linee di prodotti: una, secondo il disciplinare del consorzio, marchiata Franciacorta DOPG; un’altra, secondo il proprio libero apprezzamento, senza alcun marchio distintivo che non sia quello frutto dell’ingegno e peraltro debitamente registrato dalla DE MALDÈ stessa.
    Dunque, nessuna norma di legge è stata violata; nessun contenuto del disciplinare è stato strumentalizzato; nessuna confusione è stata creata sullo shop del sito internet, in quanto i prodotti posti in vendita vengono chiaramente separati.
    A questo punto, ciò che rimane senza risposta sono i motivi che hanno indotto il sig. Franco Ziliani a rappresentare una realtà imprenditoriale, quale la DE MALDÈ, in modo artificioso, disinformato e, soprattutto, infondato. In verità, non è neppure necessario conoscere detti motivi, poiché all’azienda mia assistita basta la consapevolezza di lavorare -e far lavorare- nell’ambito della libertà di impresa costituzionalmente garantita, rispettando la normativa e le regole di mercato.
    E’ peraltro palese come l’attribuire del “furbetto” ad un’azienda che opera regolarmente con molti sacrifici, non solo economici, nuoccia all’immagine e alla reputazione della stessa e della titolare, demoralizzando l’iniziativa economica della medesima; iniziativa che, in questi momenti di crisi, dovrebbe essere lodata e non ingiuriata.
    Tuttavia, poiché ciascuno è responsabile delle proprie azioni, l’azienda mia assistita si riserva di rappresentare i fatti di cui sopra alla competente Autorità Giudiziaria per ogni più opportuna determinazione da parte di quest’ultima.
    Distinti saluti.
    Avv. Laura Caruna

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 5:31 pm

      Gentile Avvocato Caruna, prendo atto del suo commento su questo blog dove con la formula di rito si scrive “si riserva di rappresentare i fatti di cui sopra alla competente Autorità Giudiziaria per ogni più opportuna determinazione da parte di quest’ultima”.
      Se citazione davvero ci sarà, vedremo di affrontarla con grande serenità.
      Nel mio post di ieri mi sono basato su un’affermazione testuale che appare, tutt’ora, sul sito Internet di un’azienda della cui esistenza ho saputo, e dire che mi interesso alla Franciacorta da una vita, solo ieri: l’affermazione relativa ai Fran Secc riporta:”Vino inedito prodotto con sole uve Chardonnay dell’ Azienda e metodo Martinotti. A differenza del metodo tradizionale con fermentazione in bottiglia, lo stesso mosto prodotto per la gamma dei Franciacorta viene naturalmente rifermentato in grandi contenitori d’acciaio”.
      Qui si fa riferimento ad un mosto d’uva prodotto per la gamma dei Franciacorta, che poi viene parzialmente utilizzato per la produzione di un vino che Franciacorta non é. Parole del produttore, non mie.
      Nella sua cortese precisazione di oggi, lei invece afferma testualmente un qualcosa che é completamente diverso e che sembra contraddire quanto dal produttore dichiarato sulle proprie pagine Web, ovvero:
      “Ogni anno, parte del raccolto di questi vigneti viene destinato alla realizzazione del suddetto spumante a denominazione protetta e garantita, nelle tipologie Franciacorta Saten, Franciacorta Brut e Franciacorta Rosè, secondo le norme contenute nel disciplinare del consorzio. Contestualmente, la parte di uva non impiegata ai fini di cui sopra, viene utilizzata per realizzare un prodotto volontariamente riclassificato a vino bianco privo di denominazione, ossia vino bianco da tavola, che, in quanto tale, non deve sottostare al disciplinare di produzione del Franciacorta, ma è semplicemente assoggettato alla generale normativa italiana e comunitaria in tema di produzione vinicola.
      Questo secondo prodotto, che è stato chiamato “Fran Secc”, viene spumantizzato in autoclavi secondo il metodo Charmat, o Martinotti, assumendo le caratteristiche di vino spumante generico, senza alcuna indicazione geografica. Infatti, sull’etichetta del vino “Fran Secc” non è indicato né che si tratta di Franciacorta DOPG né che le uve utilizzate per produrlo sono potenzialmente a DOPG”.
      A parte la fantasiosa Dopg(che non esiste, siamo ancora alla Docg che potrebbe diventare in futuro Dop) qui dobbiamo capire a quale spiegazione tecnica credere.
      Se é valida, come sono assolutamente persuaso, la sua, quanto ho scritto ieri é erroneo e doverosamente dovrei scusarmi.
      Se invece é valido quello che scrive, sul proprio sito, il produttore, allora esistono elementi che meritano non solo il post del mio inoffensivo blog, ma un chiarimento da parte delle autorità competenti.
      Trovo invece capziosa, posso dirlo?, la sua affermazione/domanda: “A questo punto, ciò che rimane senza risposta sono i motivi che hanno indotto il sig. Franco Ziliani a rappresentare una realtà imprenditoriale, quale la DE MALDÈ, in modo artificioso, disinformato e, soprattutto, infondato”. Quali potrebbero essere i motivi secondo lei?
      Provi ad immaginare, non é difficile.
      Semplicemente fare opera d’informazione e non di disinformazione e portare all’attenzione dei lettori e dei produttori di Franciacorta e dei responsabili del Consorzio una realtà che presenta qualche elemento non molto chiaro. Io faccio il giornalista indipendente e non agisco certo per conto di nessuno. Se c’é una notizia, la do e basta.
      Il fatto che un’azienda di Adro produca spumanti Charmat, pardon Martinotti, accanto ai Franciacorta Docg é per me, e per i molti lettori che hanno commentato e per i tanti altri che mi hanno scritto privatamente, tra loro svariati produttori di Franciacorta Docg, nessuno dicendomi che avevo scritto cose assurde, costituisce una notizia ed era mia dovere darla.
      Non ho mai affermato nel mio scritto che sull’etichetta del vino “Fran Secc” figurino indicazioni che portino a concludere che si tratti di un Franciacorta Docg o che l’azienda abbia in qualche modo fatto credere in maniera truffaldina una cosa simile. Rilegga e inviti a farlo la sua cliente e vedrà che dovrà darmi ragione. Lungi da me fare affermazioni del genere. O nemmeno pensarle.
      Prendo atto della sua precisazione e suggerisco, come professionista della comunicazione attivo nel mondo del vino da trent’anni, di modificare il testo di presentazione dei Fran Secc, che può indurre ad equivocare, e riportare in sostituzione la spiegazione tecnica, chiara e incontestabile, da lei utilizzata: “la parte di uva non impiegata ai fini di cui sopra, viene utilizzata per realizzare un prodotto volontariamente riclassificato a vino bianco privo di denominazione, ossia vino bianco da tavola, che, in quanto tale, non deve sottostare al disciplinare di produzione del Franciacorta”.
      Se avessi letto questo mi sarei limitato a far notare la stranezza di un produttore franciacortino che produce anche spumanti Martinotti (prassi, mi hanno segnalato oggi, comune anche ad altra azienda: http://www.1701franciacorta.it/ con il 1701 cuvée Première così chiaramente presentato: “accanto al DOCG è concesso spazio alla voglia di sperimentare. Nasce così 1701 Cuvée Première: sempre da vigneti biologici e biodinamici (in attesa di certificazione), lavorate con metodo charmat (detto anche “metodo italiano”) per dare vita a bollicine “pop”, a portata di tutti i gusti (e tutte le tasche), un tocco di spensieratezza nelle occasioni più conviviali”) e basta.
      Quindi, ammesso e non concesso che da parte mia ci sia stata “disinformazione”, non é per colpa mia, bensì a causa di una comunicazione non chiara e confusa da parte della sua cliente sul suo sito Internet.
      Quanto al “furbetto”, da me riferito esclusivamente allo spumante metodo Martinotti Fran Secc: vuole chiedere cortesemente alla sua cliente oppure può farlo lei, di spiegarci perché l’abbia chiamato così, con un nome che richiama vagamente, visto che comincia con Fran, il nome Franciacorta, e non invece, con una netta differenziazione dai Franciacorta Docg prodotti dalla stessa azienda, Pippo, Pluto o Paperino Secc?
      Perché quel Fran e non un San, un Zan, un Zen secc. O addirittura, che idea! un Pro Secc?
      I miei più cordiali saluti
      Franco Ziliani

      • benux

        dicembre 3, 2014 alle 7:05 pm

        Attenzione Ziliani, non escludo in futuro che se si fà una recensione non positiva di un vino degustato si rischia la querela dall’Avvocato di turno.

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 6:09 pm

      dimenticavo una cosa avvocato.
      La invito a rileggere con attenzione il commento pubblicato da un collega che sa quello che dice, visto che non solo é intelligente e autorevole, ma collabora con il Consorzio del Bardolino e conosce bene la normativa vitivinicola vigente:
      “Franco, a parte le considerazioni generali che hai già messo in luce tu e che condivido, ho seri dubbi sulla legittimità della frase nella quale, sul sito aziendale, si dice che questo vino viene realizzato con “lo stesso mosto prodotto per la gamma dei Franciacorta”. Le normative vigenti, infatti, non consentono di utilizzare il nome di una dop per un prodotto che non rientra nella dop stessa (ricordo peraltro che sugli stessi vasi vinari presenti in cantina i mosti e i vini debbono riportare chiaramente la definizione “atto a divenire” con l’indicazione chiara della destinazione della vasca). Ritengo che in casi simili la società di certificazione del Franciacorta dop abbia titolo ad intervenire, così come il Consorzio di tutela abbia pieno titolo ad interessare la società di certificazione e l’Icqrf”.
      Come vede si tratta di un chiarissimo caso di comunicazione pasticciata e imprecisa. A differenza delle sue parole di precisazione inviate oggi, che contribuiscono a fare chiarezza sulla reale natura del prodotto Fran Secc.

  17. Mauro

    dicembre 3, 2014 alle 4:34 pm

    non capisco… ma chissenefrega, è pieno di bottigliette trendy sia di charmat che di classico in franciacorta, basta valutarne il contenuto no?

    Prosit!

  18. Zakk

    dicembre 3, 2014 alle 4:57 pm

    Estigranquaatsi!!!! 🙂 🙂 🙂

    Ma cosa è “DOPG”?

    • Sisto

      dicembre 3, 2014 alle 6:14 pm

      Esatto: Dopg non esiste e neppure, da un bel po’, vino da tavola.

  19. Paola

    dicembre 3, 2014 alle 7:55 pm

    Ziliani ha visto questo video di presentazione dell’azienda su Youtube?
    https://www.youtube.com/watch?v=GXYDtvhESC4

  20. Cristiano

    dicembre 3, 2014 alle 7:58 pm

    volevo complimentarmi per la sua circostanziata ferma ma molto educata risposta all’avvocato dell’azienda produttrice dello Charmat in Franciacorta.
    Non sono un collega dell’avvocato ma di Legge un po’ ne mastico e non mi sembra assolutamente che ci siano gli estremi per una querela.
    Lei ha fatto il suo dovere di giornalista raccontando un fatto incontestabile e non diffamando di certo l’azienda ed il suo operato

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 8:03 pm

      no comment Cristiano, sono sicuro di aver fatto quello che dovevo fare, che ogni giornalista avrebbe fatto al posto mio (a questo credo un po’ meno, mi sta crescendo il naso da Pinocchio…) senza offendere né tanto meno insultare o diffamare nessuno.

  21. Roberto

    dicembre 3, 2014 alle 8:01 pm

    dai Franco non preoccuparti: al massimo verremo noi tuoi lettori a portarti le arance e qualche bottiglia di Franciacorta (non Charmat) in carcere!
    Credo che i tanti lettori di Lemillebolleblog non avrebbero problemi a pagare ognuno una piccola quota per sostenere le spese legali che tu dovessi sostenere. Per noi sarebbe non solo un dovere ma un onore: vai avanti così, tranquillo!

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 8:05 pm

      GRAZIE Roberto, ma sono certo che le arance continuerò a mangiarle, in piena libertà, a casa mia e che non ci sarà alcuno strascico legale. Perché c’é stato il semplice racconto di quanto l’azienda racconta di sé sul proprio sito e un commento un po’ indignato, ma nulla di diffamatorio. Tranquilli che Lemillebolleblog e Vino al vino continueranno ad andare avanti come prima e che magari con l’azienda in oggetto faremo “pace” (non c’é mai stata guerra), purché non mi costringano a brindare alla pace con uno Charmat 🙂

  22. Michele A. Fino

    dicembre 3, 2014 alle 8:09 pm

    Al volo perché dal telefono e scusate i refusi.
    1. Le DOPG non esistono. Esiste la Dop, al cui interno rientrano le menzioni tradizionali italiane DOC e DOCG. È complicato da capire, ma la lettura del dlgs. 61 del 2010 certamente sarà illuminante in proposito.
    2. Il sito Internet è equiparato in toto all’etichetta. Spendere la DOP Franciacorta nella descrizione di un vino che non rientra in quella DOP costituisce a tutti gli effetti una evocazione che usurpa i diritti esclusivi di spendita del nome di cui è titolare chi produce e rivendica la DOP
    Ovviamente a nulla vale il fatto che l’azienda produca sia Franciacorta DOP sia spumanti senza DO: anzi, tale fatto, lungi dal regolarizzare la condotta nella comunicazione aziendale, appare piuttosto dimostrare la volontarietà dell’eco azione ad arte del nome Franciacorta in una descrizione di un vino che Fra…nciacorta non è.
    Insomma, avvocato, invece di minacciare, esamini attentamente il quadro normativo e consigli ai suoi clienti una condotta meno spericolata.
    Caro Franco, ti autorizzo a trasmettere questa mia al Consorzio del Franciacorta affinché possa debitamente tutelare il nome della grande DOP lombarda.
    Un caro saluto
    Michele

    • redazione

      dicembre 3, 2014 alle 8:28 pm

      Grazie Michele, il parere di un’autorità in materia come te http://www.unisg.it/docenti/michele-antonio-fino/ che sei Professore Associato di Diritto Romano e Diritti dell’Antichità all’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche a Pollenzo mi conforta. Ma ero già tranquillo, io non leguleio, di mio…

  23. gian piero staffa

    dicembre 3, 2014 alle 8:40 pm

    Le esportazioni di Franciacorta rappresentano l’1% della produzione. Dovrebbero concentrarsi sull’immagine e la promozione di quello che sanno fare bene invece di fare il verso al Prosecco. “Franciacorta” Martinotti? Certo che ne venderebbero tanto. Se la Ferrari si mette a produrre Grande Punto marchiate con il cavallino ne venderebbe tante e poi? Lasciate fare il Martinotti a chi lo sa fare gia’ a prezzi competitivi e poi attenzione perché quando si svegliano in Romagna con il trebbiano sono c… per tutti.

  24. Nicola

    dicembre 4, 2014 alle 10:03 am

    Sicuramente mi sbaglierò, ma a parer mio un mosto atto a divenire Franciacorta DOCG può essere utilizzato per produrre vini di classificazione inferiore (art.14 DLGS 08/04/2010 n.61) purchè venga rispettata la procedura prevista dalla Legge.

    • redazione

      dicembre 4, 2014 alle 10:10 am

      a parere del docente universitario intervenuto ieri non sembrerebbe possibile. Ad ogni modo il contenuto del testo del sito dell’azienda in oggetto fa testo e afferma un qualcosa che ieri é stato corretto dallo stesso avvocato, quindi…
      Quindi niente arance e Franciacorta in carcere 🙂

  25. Zakk

    dicembre 4, 2014 alle 12:44 pm

    Per quel che ne so (poco, i regolamenti non sono per me) anche in altre denominazioni va indicato “atto a divenire….” sulle botti/vasche/cisterne in cantina, salvo poi poter declassare. Si pensi al caso brunellopoli, se non ricordo male intere masse di vino “atto a divenire brunello di montalcino” furono declassate a igt (certo i motivi erano decisamente diversi da quelli della De Maldè). E dire che quello era “atto a divenire…..” non credo sia reato

    • redazione

      dicembre 4, 2014 alle 2:56 pm

      Mai parlato di REATO in senso stretto. Il vero “reato” e’ di una comunicazione confusa e in grado di confondere.

  26. Zakk

    dicembre 4, 2014 alle 8:32 pm

    Ziliani, lungi da me prender le difese della De Maldè, azienda che non conosco e i cui prodotti non mi incuriosiscono affatto (mi ci manca solo di esser stuzzicato da un sito onternet come il loro!!!!) ma io penso che l’ignoranza non sia una scusa valida, per cui se uno leggendo “Franc secc” si convincesse di bere Franciacorta……beh se lo merita il “Franc secc” tutto, fino all’ultima goccia e fino all’ultimo centesimo speso per comprarlo.

  27. Libero

    dicembre 4, 2014 alle 11:06 pm

    A mio parere non va “demonizzata” la cantina in questione, bisogna avere sempre grande rispetto di chi si impegna e lavora per cercare di offrire prodotti validi, che siano mc o charmat…vero è che lei Ziliani ha centrato in pieno il nodo scottante cioè il rischio che un territorio nato e sviluppatosi molto bene nel corso degli anni e che offre molti prodotti di alta qualità (a mio parere) possa essere snaturato se questa strada dello charmat fosse intrapresa da molte altre cantine. (Giocando con uno degli slogan del consorzio… Franciacorta: Unione di Passioni…e di Charmattisti)

  28. Michele R.

    dicembre 5, 2014 alle 8:14 am

    Buon giorno a tutti.
    Volevo sottolineare solo un piccolo dettaglio: guardate la legislazione dello Champagne.
    Tutto ciò che diventerà Champagne deve essere anche fisicamente separato dal resto della eventuale altra produzione dell’azienda, i magasin separé. È detto tutto: altro che gli stessi mosti atti a divenire!
    Buon vino a tutti

  29. silvana

    dicembre 5, 2014 alle 9:41 pm

    Certo è che il giorno in cui un produttore di vino che legge una critica a un suo prodotto, su un blog del settore, prenderà le manine sante e il suo portatile (ma anche un tablet o un pc, o un mac, o uno smartphone vanno bene) e controbatterà virilmente argomentando, cadremo tutti in terra dallo stupore …
    Tra un po’ anche i bambini, al primo rimprovero, chiameranno l’avvocato … (sì vabbè sappiamo che ce ne sono una marea).

  30. ZilianiLoSveglionePrezzolato

    dicembre 6, 2014 alle 12:49 pm

    ZILIANI SVEGLIONE PREZZOLATO!!!
    SAPPIAMO TUTTI CHE ESISTEVA CIO’!!!
    TU NATURALMENTE SEI CAPACE SOLO A FARTI PAGARE!!!

    • redazione

      dicembre 6, 2014 alle 2:52 pm

      pubblico questo “commento” solo per dimostrare di quanti imbecilli é pieno il mondo. Ivi compreso quello del vino, popolato purtroppo anche da coglioni, più o meno pelosi, storditi e servi.
      Dare a me del “prezzolato” é come dare ad una pornostar della timorata di Maria…

  31. Alberto

    dicembre 6, 2014 alle 7:12 pm

    Personalmente non trovo nulla di male nell’affiancare alla produzione “nobile” e iscritta alla DOP/DOCG un prodotto più facilmente vendibile, utile alle necessità economiche e finanziarie dell’azienda, magari si scopre che è pure ben fatto…
    Per tutto il resto c’è (o dovrebbe esserci) il consorzio che dovrebbe garantire la clientela da eventuali tentativi di speculazioni confusionarie!!!

    Da un punto di vista commerciale e d’immagine, invece, trovo che con l’exploit leguleio, l’azienda si sia data una zappata sui piedi, invece che fra le vigne…

    Avrebbe fatto meglio la stessa ad intervenire sul blog e, magari, spiegare le proprie ragioni, eventualmente modificando quanto consigliabile modificare sul proprio sito, dandosi peraltro un’immagine molto più concreta e viva, meno somigliante ad una mera operazione commerciale…

    Peccato, una ricca occasione di pubblicità gratuita sprecata!!!

    • redazione

      dicembre 6, 2014 alle 9:09 pm

      ognuno reagisce secondo istinto e stile…
      Al limite verrete a portarmi le arance e del buon Franciacorta, non uno charmattino “franciacortino” in carcere… 🙂

  32. Lino - C.

    dicembre 7, 2014 alle 1:46 am

    per chi Ti conosce,quel signore del commento
    del 6 Dicembre 12.49 una cosa mi fa pensare
    arriva da Marte o dalla Luna,oppure beve male
    o il latte gli fa male.

    • redazione

      dicembre 7, 2014 alle 8:06 am

      Grazie fratello Lino ma non ti preoccupare: raglio d’asino non sale al cielo

  33. Banana Joe

    dicembre 8, 2014 alle 12:18 pm

    Buongiorno,

    sinceramente continua a sfuggirmi cosa faccia di male l’azienda suddetta.
    Che, beninteso, di male potrebbe fare il vino ma non ne ho la più pallida idea non avendolo mai assaggiato.
    Se andassimo a vedere quello che scrivono le aziende sui siti web, non credo che ne uscirebbe nessuno vivo… Se questi qua pagano le tasse, fanno vino secondo i regolamenti eccetera, ma che male c’è?
    Difficilmente bevo franciacorta o prosecco, ma concordo con chi ha detto che è meglio un onesto martinotti fatto con criterio rispetto a un metodo classico fatto coi piedi.

  34. D.

    dicembre 16, 2014 alle 5:30 pm

    Ho letto tutti i commenti ma resetto e non faccio seguito a nessuno, ricomincio da capo e esprimo il mio parere come se fosse il primo, in ordine di tempo. Che problema c’è se si fa Charmat in questa zona viticola? lo chiamiamo Pippo, magari non è buono come il prosecco, magari è più buono, mi costa meno e gli trovo un mercato. Se lo vendo, ho vinto. Se non lo vendo, faccio come tutti quelli che non vendono, chiudo.
    Magari, ci faccio un gioco di parole, e se anche fosse? non è un FRAN ciacorta, non è un pro SECC. E’ un gioco di parole. E’ chiara la distinzione, e, se una provocazione c’è, è verso il Prosecco. Una bandiera. Un modo per dire: anche nello Charmat ce l’abbiamo più lungo noi.

    Mica è una religione il metodo classico! se l’azienda lavora nella legalità, come mi sembra che faccia, le auguro di fare ottime vendite. E non venitemi a dire che si sputtana il Franciacorta, il lavoro di 110 aziende per uno che ha deciso di farlo diversamente e lo dichiara spudoratamente di essere diverso. Siamo seri. Fate bene il metodo classico e lo venderete. Fate bene lo charmat e lo venderete. Fate bene il vino bianco, rosso, rosato, passito, con zucchero, senza succhero, extra brut dosaggio zero, demi sec, saten, dry, fermo, frizzante, spumante, in bottiglia trasparente, colorata, in forma tradizionale, champagnotta o personalizzata. Basta che sia buono. il resto, e qui mi scuso con te Franco, non trovandomi d’accordo con la deriva di questo articolo, sono solo parole. Io sono favorevole all’esperimento, come sono favorevole a tutti quelli che, per distinguersi, provano a essere differenti, a trovare nuove strade. Io il prodotto mi è capitato di assaggiarlo, i vini sono puliti, freschi e non banalotti come alcuni prosecchi. Il packaging accattivante. Tanti auguri all’azienda. Poi, se non vende, pazienza. Fatti loro.

    • redazione

      dicembre 16, 2014 alle 5:44 pm

      “meraviglioso” questo intervento e di un aziendalismo così entusiasta che fa pensare che lei, sconosciuto D., (mai firmarsi con nome e cognome, vero? Meglio comportarsi da conigli…) abbia a che fare con il produttore di questo meraviglioso prodotto.
      P.S.
      Il tu, visto che non abbiamo il piacere di conoscerci, lo riservi a sua sorella.

  35. Francesco

    aprile 17, 2015 alle 5:33 pm

    Che dire, concordo in pieno con il sig. Ziliani.
    Queste personcine, sono la rovina di una prodotto eccelso, realizzato da pochi ma divenuto di tanti!!
    Ecco i primi passi che porteranno all’indebolimento di un marchio che ha puntato tutto sulla qualità ed ha conquistato mercati che taluni imprenditori (e pseudo) neanche conoscevano. Personalmente la ritengo un’offesa verso la loro terra (mia di adozione, amata fin dal primo giorno) e soprattutto verso la cultura di questa terra; umile ed amica!
    Si spacciano per Franciacortini, credono di essere produttori luminari del FRANCIACORTA poi… danno sfogo a ciò che sono ed iniziano a produrre surrogati.
    E’ uno schifo, indegni di questa terra!
    Io l’ho conosciuto il signorino De Maldè e la sua bottiglia vestita da plastica colorata; arrogantello e convintone che al GOLOSITALIA 2015 vendeva promozionalmente 3 bottiglie €15,00; ma sapete quanti hanno acquistato credendo che fosse vero FRANCIACORTA DOCG??? Dovevate esserci voi difensori del: vendere tanto, vendere a poco; ottimo modello di business certo, ma a discapito di tanti produttori che puntano sulla qualità FRANCIACORTA! Ridicoli!
    Comunque De Maldè non è l’unico e non sarà l’ultimo; basti pensare che un prodotto del genere viene prodotto anche da Ricci Curbastro, nel sito non l’ho trovato ma si intravede in foto, nella sezione vini; e poi l’ho bevuto io personalmente.
    Concludo dicendo: l’origine di tutto si deve ad un Consorzio visionario, ambizioso e coraggioso, costituito da persone con i controcogl… riflettendo un po’ sull’andamento degli ultimi anni, mi sa che a quei pochi che li hanno si son pur ristretti!
    Queste sono considerazioni del tutto personali, forse mi sbaglio io, ma forse anche no….
    Continua così signor Franco…

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