Erpacrife Dosaggio Zero Metodo classico

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Nebbiolo
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
8


Metodoclassico25-10-2014 008

Piccole bollicine di Langa crescono. Oggi sono in diversi, in terra di Barolo, recentemente ho parlato di quelle del Paruss, ma potrei parlare di Sergio Germano, Cordero di Montezemolo, Barale, Vajra, o quel pioniere del genere che è stato Rocche dei Manzoni, e poi Rizzi e Castello di Neive nella zona del Barbaresco, e Deltetto nel Roero, a dilettarsi con la “méthode champenoise” nella sacra terra di Langa.

Il primo soggetto a provarci forse, visto che quest’anno ha festeggiato il primo decennale di attività, corrisponde a quello strano nome in forma di acronimo che è Erpacrife, che corrisponde ad ERik, PAolo, CRIstian e Federico, e rappresenta un quartetto di giovani vignaioli formato da Erik Dogliotti (Castagnole delle Lanze), Cristian Calatroni (Montecalvo Versiggia), Paolo Stella (Costigliole d’Asti) e Federico Scarzello (Barolo).

Frequentando la Scuola Enologica di Alba ed essendo ognuno figlio di produttori di vino e vignaioli, pensarono bene di mettersi a produrre qualcosa un qualcosa d’intrigante e magico come una bottiglia di bollicine. Ma non il “solito” vino fatto con Chardonnay e Pinot nero, ma una bottiglia a base dell’uva più identitaria (non me ne voglia la Barbera) del Piemonte tutto, il Nebbiolo.

E così per realizzare questo loro progetto i quattro decisero di affittare circa un ettaro di vigna a Madonna di Como, posto noto anche per la produzione di ottimo Dolcetto. Nel 2000 il primo esperimento in 500 bottiglie e dieci anni dopo, anche se non hanno invaso il mercato, la produzione è decisamente aumentata.

Ed i risultati, come mi è capitato degustando in questi giorni una bottiglia di 2009, sempre dosaggio zero, con raccolta delle uve più precoce rispetto alle uve destinate al Nebbiolo da Barolo, criomacerazione, e con una parte della base dove la fermentazione viene fatta ultimare in legno, e 24 mesi almeno di riposo sui lieviti (in questo caso sono stati di più perché il mio campione di 2009 aveva come data di sboccatura primavera 2014), sono davvero notevoli.

Lo conferma il fatto che a trovare molto piacevole il vino sia stata anche la mia Lei, che ha mille pregi, ma che dico, un milione, ma ha come unico difetto di non amare i vini rossi e quindi Re Nebbiolo e di non subire, come me (ma sto parlando del Nebbiolo, non di Lei!) il suo fascino tremendo.

Metodoclassico25-10-2014 010

Insomma, senza tanti giri di parole, ‘sto Erpacrife 2009, tredici gradi, un pelino troppo per un metodo classico, mi è piaciuto senza né a né ma. Colore rosa antico – cipria, perlage sottile, e un profumo che insomma, ti porta subito in Langa e profuma di Nebbiolo: pesca bianca, un tocco di albicocca, qualcosa di agrumato, erbe aromatiche, piccoli frutti rossi, e soprattutto, insieme ad una suadente liquirizia (il bastoncino di legno, non quella nera) che ritroverò in bocca, sale e tanta terra.

Bocca ovviamente ricca, piena, di salda spalla, con una bollicina (posso dirlo? lo dico) un po’ “cazzuta”, con vinosità pronunciata, un tannino che si fa sentire e dice “ci sono!” e una vena leggermente amarognola, la liquirizia, sul finale, lungo e persistente. E ricco di sapore.

Quanto agli abbinamenti, Lei, che fa testo, dice che non è adatto al pesce, salvo l’aragosta al burro all’americana, (ma su un merluzzo o un baccalà, dico timidamente io…), ma chiama carne, faraona, fagiano, pernice rossa, oppure un pollo ruspante di fattoria, o un agnello leggermente al sangue. Sono totalmente d’accordo. E come potrei non esserlo visto che, come dice un antico motto, la carne è debole?

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org
e
il Cucchiaio d’argento!

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