Champagne Cuvée William Deutz 2002

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Chardonnay, Pinot Meunier
Fascia di prezzo: più di 50 €

Giudizio:
10


WilliamDeutz2002

Armonia ed eleganza fatte Champagne

Adesso, per favore, non cominciare a farmi la morale a tentare di farmi sentire in colpa. Ma come, con i mala tempora che currunt, con la crisi, la disoccupazione, tu hai la bella faccia di tolla di venire qui, tranquillo e pacifico, a proporci uno Champagne, una cuvée veramente de prestige, da 120 euro in enoteca! Ma non ti vergogni?

No che non mi vergogno, primo perché grazie al privilegio dato dal mio singolare lavoro (a volte ci penso: pagato per assaggiare vini, mi sembra davvero così strano..) determinati vini, come questo, mi vengono gentilmente proposti all’assaggio, quando non addirittura omaggiati e quindi per scriverne non ho dilapidato le mie (magre) sostanze, messe a rischio, come le vostre dall’incubo del prelievo forzoso UE.

E poi, scusate, se dovessi scegliere di quali vini scrivere, basandomi sul loro prezzo, e dovessi unicamente limitarmi a quelli risparmiosi, a quelli che “si possono permettere tutti”, che blog penitenziale e triste diventerebbe mai questo! La qualità, piaccia o meno, costa e si paga, e al mondo, per fortuna, così è la vita, ci saranno sempre persone che un centone per un grande Champagne, ma di quelli che ti lasciano senza fiato e ti riconciliano con la vita, sono disposte a spenderlo e quindi perché fare i falsi moralisti ed i farisei e non scriverne?

Eh oui, ça coute très chère cette Cuvée William Deutz 2002, intitolata al nome del fondatore e prodotta da un Maison la cui storia risale nientemeno che al 1838, e che da 18 anni è guidata, mano di ferro in guanto di velluto, da un personaggio affascinante come Fabrice Rosset, che in Deutz ha passato qualcosa come 40 anni della propria vita sino a salirne ai vertici, mais c’est une Cuvée inoubliale, indimenticabile.

Lo è perché si tratta di uno Champagne figlio della memorabile annata 2002 quando acidità e maturità del frutto compirono un percorso omogeneo e compiuto dando vita ad un millesimo considerato memorabile nella storia della Champagne. E lo è per il savoir faire che hanno maturato in questa Maison che mi piace perché raffinata e di profilo basso (speriamo che lo capiscano i nuovi importatori, la Eurofood dei giovani Caterina e Federico Boerci, che hanno rilevato quello che resta della mitica D & C di Zola Predosa, i quali alla presentazione milanese hanno dato la spiacevole impressione di non capire quale gioiellino raffinato avessero in mano…), anche se dal 1995 ha dato vita ad un sostanziale rinnovamento che ha portato la produzione da 600 mila a due milioni di bottiglie, da 42 ettari di vigna di proprietà, nonché da uve acquistate da conferenti di fiducia.
CuvéeDeutz2002

La storia di Deutz, come ho già scritto, qui e poi ancora qui, è quella, lo dice il nome, comune a quella di altre Maison champenoise create tra l’inizio e la metà del XIX secolo da tedeschi giunti in Francia dalla Renania. In questo preciso caso due persone che portavano il nome di William Deutz e Pierre-Hubert Geldermann di Aachen (Aquisgrana), stabilitisi ad Aÿ per lavorare rispettivamente come enologo e commerciale, dapprima con Bollinger.

La fondazione avviene nel 1838, due anni dopo che nel 1836 Jean-Baptiste François aveva messo a punto un processo di dosaggio, la réduction François, in grado di stabilire con precisione la quantità di zucchero ottimale, grazie a un enometro preposto allo scopo. Dopo il 1906 la proprietà passa all’erede René Lallier-Deutz e negli anni successivi le cantine Deutz ebbero gravissimi danni in seguito ai moti del 1911 e ai due eventi bellici mondiali che seguirono.

Negli anni 80 il proprietario André Lallier-Deutz decise per una diversificazione delle attività acquisendo non solo delle nuove cantine in California e Nuova Zelanda ma anche delle compagnie di navigazione fluviali. I profitti della Deutz subirono un duro colpo, pare a causa di una recessione seguita alla guerra del Golfo del 1991, tanto da dover cedere il 63% della propria società alla Louis Roederer.

Tutti questi stravolgimenti, che avrebbero stroncato qualsiasi azienda, non impedirono a Deutz di mantenere la totale autonomia produttiva ed una identità di brand assolutamente indipendente, tanto che, parole di Fabrice Rosset, Deutz “la bella addormentata nel bosco”, non “appartiene a Roederer”, che considerano anzi una Maison concorrente.

La produzione di Deutz non si dichiara “biodinamica”, ma rispettosa dell’ambiente ed è questo il messaggio trasmesso ai vignerons conferenti, che forniscono il 60% dell’uva elaborata, la vinificazione delle uve avviene per singolo villaggio, i vini fanno tutti la fermentazione malolattica e nel Brut base, che copre l’85% della produzione, vino che ovviamente mi piace, ma non mi fa impazzire, le vere mirabilie di Deutz sono altra cosa…, viene compiuto un assemblaggio di 35-40 vini diversi, con una degustazione à l’aveugle, fatta dalla squadra dei tecnici, persone, dice Rosset, che hanno “la lumière dans les yeux”…
FabriceRossetPoi questo presidente charmant e charmeur (non posso non riconoscerlo, anche se continuo a preferire les femmes…), “è solo la qualità del vino presente nell’assemblaggio che conta ed il millesimato non deve penalizzare il Brut base”. Altra cosa che mi piace di quest’uomo, che si definisce “un soldato che lotta per la sorte dello/a Champagne”, è l’affermazione, convinta, secondo la quale da Deutz “non abbiamo bisogno dell’apporto del legno” e noi “il nostro ego lo lasciamo nel guardaroba”. Il che detto da un francese è ancora più ammirevole.

Cosa sia questa Cuvée William Deutz 2002, di cui all’assaggio ci è stata offerta una dose quasi omeopatica, ma di cui dopo, lasciando i “colleghi” presenti alla conferenza stampa (non parlo degli amici Cesare Pillon e Enzo Vizzari, che sono fuggiti via subito dopo la presentazione) ad abbuffarsi al magro buffet, mi sono ampiamente rifatto, grazie alla preziosa collaborazione del direttore marketing D & C, Michele Morisi, e di un suo collaboratore, Stefano Balduzzi, che mi hanno fornito una bottiglia, fredda al punto giusto, che ho quasi interamente “seccato”, è presto detto: un capolavoro.

Una meraviglia di Champagne d’assemblage, che prevede un 55% di Pinot noir da vigneti di Ay, Mareuil-sur-Ay, Bouzy, Louvois e Ambonnay, un 35% di Chardonnay di Avize e Le Mesnil-sur-Oger, e un tocco in arrivo dalla Montagne de Reims, e un 10% di Pinot Meunier (che Rosset adora, ma esclude un giorno di vinificare in purezza), che arriva da Pierry e Chatillon-sur-Marne. Il vino resta sui lieviti da 8 a 10 anni e questo 2002 riceve un dosaggio degli zuccheri, che non ci credereste mai sia tale assaggiandolo, di 9 grammi per litro. La vendemmia del 2002 iniziò il 12 settembre con un grado alcolico potenziale di 11 ° e acidità di 7 grammi litro.

E allora questa Cuvée William Deutz 2002 che ci hai tanto decantato? Semplice, un sogno di eleganza e purezza, colore paglierino dorato, perlage sottile e continuo ed un naso complesso, fresco, vivo, di grande delicatezza, dove si colgono nocciola, mandorla, pesca bianca, mirabelle, accenni di miele e di pasticceria, di fiori bianchi e forse un briciolo di frutta esotica. Un insieme suadente, carezzevole, affascinante come il sorriso di una bella donna di classe.

L’attacco in bocca è soave, rotondo, delicato, leggermente cremoso, di grande equilibrio e armonia, eppure largo e carnoso sul palato, con una bella maturità di frutto e una grande freschezza. Vino importante, “le Champagne est un vin sérieux” ricorda Rosset, con spalla larga, ben asciutto, gusto mediamente secco, di assoluta piacevolezza, finale lungo e persistente che “gioca” nella tua bocca con una eco lunghissima.

Una Cuvée, nonostante e grazie all’annata 2002, ancora giovanissima e che durerà a lungo nelle vostre cantine se avrete il coraggio e la costanza di lasciarla evolvere ancora un po’. Ad ogni modo, anche se costa quasi un occhio della testa, Chapeau, un Champagne… de chevet…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org
e il Cucchiaio d’argento!

10 commenti

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10 commenti

  1. beppe

    novembre 17, 2014 alle 11:29 am

    complimenti , articolo interessante e simpatico !

  2. PAOLO

    novembre 20, 2014 alle 3:26 pm

    Buongiorno, volevo chiederle, senza fare nessuna morale sui prezzi (ognuno è libero di fare i prezzi che crede, sarà poi il mercato a decidere), se secondo lei vale il prezzo, visto che a pari prezzo ci sono degni concorrenti e se ha informazioni aggiuntive sulla sboccatura (se rese note).
    grazie in anticipo e complimenti!

    • redazione

      novembre 20, 2014 alle 4:33 pm

      quello Champagne, di cui non mi hanno fornito ulteriori informazioni sulla data di sboccatura, che credo essere di qualche mese fa, é spaziale, ma con 120 euro, e adesso faccio un po’ di demagogia populista, la gente normale fa la spesa e mangia per 10 giorni…
      Per cui…
      A caval donato…

  3. gabriele

    novembre 25, 2014 alle 12:49 pm

    Anni fa commentai un suo post sul Tenuta di trinoro dicendo di non concepire un vino che potesse costare così tanto.
    Ne è passato di vino sotto i ponti, i soldi però son sempre quelli. Ma non sono più della stessa opinione e provo una sincera invidia per questo 02 che ha potuto bere. Io l’ultimo WD che ho messo nel bicchiere è stato il rosè 96. Bottiglia davvero fuori quota. Non c’è niente da fare, certe bottiglie giocano il campionato dei grandi e se non posso berle tutti i giorni (purtroppo) mi piace comunque leggerne le lodi.
    Ho assaggiato anche trinoro (11) poco tempo fa e se il prezzo è folle il vino anche: non amo i bordolesi (langa mon amour) ma il top Wine di Franchetti è indubbiamente un capolavoro. Gioca con estratti, potenza, eleganza come pochi riescono a fare.
    Alla prossima Ziliani.
    Un suo fedele lettore.

    • redazione

      novembre 25, 2014 alle 12:58 pm

      grazie caro lettore, ma é Gabriele o Fedele? 🙂

  4. gabriele

    novembre 25, 2014 alle 3:46 pm

    Gabriele, fedele perché la seguo da tanto tempo. Se dovesse passare per la piazza del duomo di milano faccia un salto da Signorvino, io lavoro li (da litografo a Wine manager, non sai mai cosa ti riserva il futuro). Sarà un piacere far quattro chiacchiere.
    A presto!

  5. Pingback: Champagne Brut Nature 2006 Roederer | Il Prosecco

  6. Alessandro B.

    settembre 11, 2017 alle 10:22 pm

    Degustato pochi giorni fa. Ne ho apprezzato la freschezza e la struttura cremosa. Al naso ampio, ancora incredibilmente giovane e poco tostato. Finale pulito, miele e punta di sapidità. E’ piaciuto a tutti e quattro i sommelier presenti (oltre a me, un francese, un’olandese ed una svizzera).
    Ho azzardato poi un confronto arduo. La riserva di un amico produttore di Franciacorta, un Blanc de Blanc 2006 (solo Chardonnay), Riserva Eurosia de La Fiorita, Ome.
    Confronto arduo, ma che ci ha entusiasmato.
    Colore notevolmente piu’ carico, riflessi caldi, al naso molto ampio, piu tostato ed evoluto, meno fresco del 2002 ed effettivamente meno elegante.
    In bocca la freschezza e l’acidità del Deutz erano nettamente superiori, il Franciacorta si è presentato piu’ strutturato e robusto, a tratti pesantino, ma mai eccessivo e con un finale lunghissimo e sapido.
    Secondo lei il collega francese quale ha preferito?

    • redazione

      settembre 11, 2017 alle 10:33 pm

      con tutto il rispetto per il suo amico produttore della zona spumantistica bresciana, azienda piccola di buona qualità, se i 4 sommelier impegnati in degustazione capivano qualcosa e avevano collegato cervello e palato non potevano che preferire, e nettamente, lo Champagne di Deutz…
      E adesso non mi racconti la fiaba che il francese ha preferito il Franciacorta. Non ci credo, oppure mi metta in contatto con Monsieur le sommelier, che voglio sentire dalla sua voce, parlo perfettamente la lingua di Voltaire, questa cosa incredibile…

  7. A. Bino

    settembre 19, 2017 alle 4:11 pm

    Mais bien sûr Monsieur..
    T. Theurel
    Chef de cave Globus Westside
    Bern, Switzerland
    0041 58 578 85 85
    Ad ogni modo, che il Deutz fosse superiore in termini di eleganza e freschezza nessuno l’ha messo in discussione.
    E’ stato tuttavia un confronto molto interessante, nel quale la nostra piccola DOCG Bresciana ha fatto un’ottima figura.

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