Cresce fortemente la percezione del Franciacorta tra gli italiani

AstraRicerchelogo

I risultati, ampiamente positivi, di uno studio di Enrico Finzi – Astra Ricerche 

Datemi pure del franciacortista (del franciacortino no, perché sono milanese e vivo a Bergamo e non sono nativo di Rovato e dintorni), ma di fronte a questi dati, eloquenti e positivi, sfido anche il più tenace eno-snob antifranciacortino, a non essere soddisfatto. Mercoledì è stata presentata la ricerca quantitativa Il Franciacorta ed il Franciacorta commissionata dal Consorzio Franciacorta a quel grande e simpaticissimo studioso che è Enrico Finzi, Presidente di Astra Ricerche, sociologo e giornalista.

Una ricerca che viene a tre anni da una precedente ricerca, che indagava l’immagine delle bollicine bresciane presso i connazionali. E oggi si è tornati a interrogare gli italiani su Franciacorta, il vino e il suo territorio. Mi limiterò, andando di corsa, ma riservandomi di tornare con calma sull’argomento la settimana prossima, a pubblicare larga parte del comunicato stampa che sintetizza e commenta i risultati scaturiti dall’indagine di Finzi e dei suoi collaboratori, indagine realizzata tra il 2 e l’8 settembre mediante 1501 interviste on line somministrate con il metodo C.A.W.I. a un campione rappresentativo degli italiani 18-70 enni pari a circa 40.900.000 persone.

Come scrive il comunicato del Consorzio Franciacorta, “Dall’indagine emerge un generale rafforzamento del posizionamento di alto livello del Franciacorta, sia da un punto di vista strettamente enogastronomico (gusto, abbinamenti, eccellenza del prodotto) che da un punto di vista più valoriale, per cui Franciacorta è sinonimo di qualità e prestigio. Inoltre, quando Franciacorta è associato a brand di categoria merceologiche diverse, questi sono di alto profilo e con un ottimo standard qualitativo. I marchi citati, ad esempio Audi e Armani, possono essere ricondotti a prodotti di “lusso”.

In dettaglio, “il 95,3% del campione dichiara di conoscere il Franciacorta. Questa percentuale lo pone al primo posto rispetto ai competitor tradizionali (Prosecco, Asti, Champagne, Trento ecc.). Notevole l’incremento di otto punti percentuali rispetto a tre anni fa. Il numero delle persone interpellate che dichiarano di non conoscerlo scende dal 12,5% del 2011 al 4,7% del 2014, con un significativo calo del 7,8%.

La conoscenza di alcuni competitors, ovvero Champagne, Trento Doc, Oltrepò Pavese, Alta Langa, oltre ad Asti e Prosecco Docg, è nettamente inferiore: 88,7% per l’Asti, 85,7% per lo Champagne, 69,8% per il Prosecco Docg, solo il 32,5% per il Trento Doc (che cresce dal 23,4%), meno noto dell’Oltrepò Pavese Docg conosciuto da un 45,4%. Tornando alla ricerca, “il vissuto del Franciacorta, rilevato dalla ricerca, è particolarmente positivo e in netto miglioramento rispetto alla precedente indagine.

Le evidenze più significative emergono rispetto al prezzo, il 9% in più considera che il vino abbia un prezzo medio o elevato ma giustificato dalla qualità e dal prestigio; il + 5% pensa sia un vino buono da bere, il + 4% che sia gradito ai giovani; il + 3% che sia originale e non banale, infine anche la qualità e il prestigio percepiti registrano un + 3%.

Franciacorta-regalo
La notorietà e la qualità percepita portano il Franciacorta a essere considerato, insieme al Brunello di Montalcino e allo Champagne, particolarmente adatto per un regalo, il 54% degli italiani lo predilige ad altri vini. Per quanto riguarda le occasioni di consumo il Franciacorta si conferma un vino per le occasioni speciali, le ricorrenze, i regali e i festeggiamenti; a tavola è per lo più considerato un vino da abbinare ai piatti a base di pesce (76% con i primi; 73% con i secondi alla griglia o al forno)”. Questo anche se, ahimé, uno zoccolo duro formato da un 71,5% di persone che noi comunicatori dovremo educare ulteriormente, continua a giudicare ideale un abbinamento del Franciacorta a dolci e dessert…
Abbinamenti-Franciacorta

Un altro aspetto importante che emerge dalle ricerca è l’avvenuta destagionalizzazione dei consumi (su cui si può ancora molto fare), visto che il 56,7% degli interpellati lo giudica un vino adatto per tutte le stagioni.

In una valutazione complessiva del Franciacorta – gli interpellati erano chiamati ad esprimere voti da 1 a 10, il 73,1% ha espresso un giudizio che va da 8 a 10, mentre solo un 2% ha espresso un giudizio negativo con voto da 1 a 5, ed un 17% ha dato un voto variante da 6 a 7.

Cresce poi, passando dal 10,9 al 15,7% il numero delle persone che affermano di aver bevuto regolarmente il Franciacorta dal settembre del 2013 ad oggi. Confesso di non essere stato interpellato in questa indagine, ma di riconoscermi in questa categoria… L’87,5% degli interpellati afferma di pensare di bere Franciacorta anche nel prossimo anno.

destagionalizzazione

Quanto all’acquisto del Franciacorta, il 39,4% afferma di comprarlo per sé, per autogratificarsi, il 30,8% per regalarlo ad altri. Non mancano poi i super entusiasti, ovvero un 68,7% che lo giudica di qualità non inferiore allo Champagne ed un 52,6% che pensa addirittura che sia superiore al modello francese.

E le negatività? Non mancano. Un 51,7% lo giudica “troppo caro”, un 66,9% dotato di un prezzo medio alto, mentre, passando alla percezione del territorio Franciacorta, di cui parlerò in un secondo articolo, un 66,6% giudica il territorio come popolato “da tante fabbriche grandi e piccole”, e un 66,5 sostiene che la Franciacorta, la zona, non il vino, ha fatto poco per farsi conoscere.

Insomma, per raggiungere pienamente quel “connubio vino-territorio” che il Presidente del Consorzio Franciacorta Maurizio Zanella giudica “strategico per noi”, la promozione del territorio deve sforzarsi di raggiungere lo stesso passo che ha raggiunto, con i risultati dimostrati dalla ricerca, la promozione e la comunicazione del vino.

Signori Sindaci dei 18 comuni della Franciacorta, forza e coraggio e datevi da fare. Magari ricorrendo ad un semplice slogan che vi regalo: “Franciacorta, la terra del Franciacorta Docg”.

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
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64 commenti

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64 commenti

  1. Alessandro

    novembre 6, 2014 alle 3:22 pm

    O ho inteso male io (probabile), o c è qualcosa che non va. Io capisco che , su un campione casuale rappresentante gli italiani (indi, non in qualche modo attinenti al mondo del vino), il 95% conosce cosa si intende per Franciacorta? Ho capito bene? Credo ci sia qualcosa che non va. Non è possibile.

    • redazione

      novembre 6, 2014 alle 3:44 pm

      quel qualcosa che non va é solo il suo scetticismo (o snobismo?) anti-franciacortino. Questi sono i dati, scientifici, incontrovertibili che escono dalla ricerca di uno studioso di fama mondiale e di preparazione indiscussa come il professor Enrico Finzi. Il resto sono solo parole vane. Torni ad occuparsi del “suo” Farinetti, che é meglio, Alessandro.
      Anzi, si stappi una bottiglia di Prosecco e si consoli…

  2. Alessandro

    novembre 6, 2014 alle 4:06 pm

    Su, Ziliani, non se la prenda.
    Ho letto con più attenzione. Risulta che gli Italiani conoscono più nome “Franciacorta” che il nome “Champagne”… Ziliani, suvvia, converrà che non è ragionevole sta cosa.
    Cercherò’ di capire come è stata fatto questo sondaggio (ammesso di ricordarmi qualcosa dell’esame di statistica all’università). Ma concordo pienamente con chi sostiene che “la statistica è la piu inesatta, tra tutte le scienze esatte”.
    Le faro’ sapere, se riuscirò’!
    Peace!

    PS; non sono assolutamente anti-franciacortino. Dico che è caro, ecco, questo si.

    • redazione

      novembre 6, 2014 alle 4:21 pm

      Ora comincia a scocciare e rompere i corbelli. Peggio di. Zakk

  3. Alessandro

    novembre 6, 2014 alle 4:11 pm

    Preciso una cosa. Se veramente il Franciacorta (come qualsiasi alto vino Italiano) dovesse risultare piu conosciuto (e venduto) al mondo rispetto allo Champagne o al Bordeaux o a qualsiasi vino straniero…difficilmente ci sarebbe qualcuno piu felice e orgoglioso di quanto potrei essere io. E’ una cosa che solo un Italiano che vive all’estero piu’ capire.

  4. Genesio

    novembre 6, 2014 alle 4:27 pm

    Con tutta la buona volontà, credere non solo a quello che dice Alessandro ma che addirittura la gente abbia più percezione del Franciacorta rispetto allo Champagne è fantascientifico… per non dire comico

    • redazione

      novembre 7, 2014 alle 8:42 am

      questo, anche se paradossale e difficile da credere, é il risultato della ricerca condotta dal professor Finzi. Vogliamo metterne in dubbio la scientificità, trattandosi di uno studioso di riconosciuto livello mondiale?

  5. Pingback: Comunicare male fa male alla Franciacorta | TerraUomoCielo

  6. fabry

    novembre 7, 2014 alle 7:44 am

    Forse chi commenta non é molto attento al mondo che gli sta intorno e non ha notato l’esplosione del marchio Franciacorta. Ormai in qualunque esercizio pubblico che somministra o vende bevande il Franciacorta é presente, presente come marchio importante e di lusso, proprio come dice la ricerca a cui credo. Io stesso mi sono avvicinato al mondo delle bolle grazie al Franciacorta. Anche se adesso la mia preferenza va nettamente verso i trentodoc non posso che applaudire al lavoro fatto dal franciacorta che considero il più conosciuto e apprezzato metodo classico italiano.

  7. Zakk

    novembre 7, 2014 alle 8:31 am

    La ricerca è interessante, però piacerebbe sapere dove risiedono le 1501 persone intervistate. Perchè a parte che 1501 sono un campione poco rappresentativo rispetto ai 40,9 milioni, mi sembra evidente che se i 1500 vivono in provincia di Brescia il risultato è un po’ condizionato. Se si facessero 1501 interviste a gente che vive a Enna credo che il risultato sarebbe completamente diverso.
    In ogni caso complimenti ai franciacortini.

    • redazione

      novembre 7, 2014 alle 8:40 am

      Zakk, usi il cervello: lei pensa che uno studioso e un ricercatore serio come Enrico Finzi farebbe il clamoroso errore di scegliere un campione di persone risiedenti in provincia di Brescia, o in Lombardia, o solo nel nord Italia? Il campione é sicuramente molto più ampio e rappresentativo. Contatterò il professor Finzi e vedrò di fare avere a lei e ai lettori scettici (quorum ego) una risposta soddisfacente

      • Alessandro

        novembre 7, 2014 alle 8:46 am

        Ziliani, lo stavo per fare io. Se lo fa lei, evitiamo di “rompere” in 2. Ci faccia sapere.
        Io non credo che il campione sia fatto male. E 1500 persone, se scelte con una campionatura bel fatta, sono sufficienti. I grossi dubbi mi vengono, leggendo quello che ho trovato in merito alla ricerca, sulle “risposte facilitate”. Spesso (non voglio dire sia questo il caso), con risposte facilitate si riesce ad avere risultati statisticamente ineccepibili, concettualmente assurdi. Sarei curioso di leggere le domande sulla base delle quali risulta che il Franciacorta sia piu conosciuto dello Champagne. Mi permetto di essere scettico, pronto a ricredermi, se mi verrà dimostrato il contrario.

        • redazione

          novembre 7, 2014 alle 8:53 am

          Alessandro, anche se solenne “rompiballe” la considero una persona intelligente, per cui le farò avere, in privata sede, il testo completo della ricerca. Lei, che evidentemente pensa di saperne più di un’autorità come il professor Enrico Finzi, legga attentamente e giudichi e poi ci illumini con il suo illuminato giudizio di farinettiano in servizio permanente effettivo. OK?

          • Alessandro

            novembre 7, 2014 alle 8:59 am

            E io la ringrazio e attendo curioso.

        • redazione

          novembre 7, 2014 alle 9:56 am

          il professor Enrico Finzi mi così ufficialmente risposto: “Il campione è rappresentativo dell’intera popolazione italiana tra i 18 e i 70 anni. Saluti Enrico Finzi”

    • redazione

      novembre 7, 2014 alle 9:56 am

      il professor Enrico Finzi mi così ufficialmente risposto: “Il campione è rappresentativo dell’intera popolazione italiana tra i 18 e i 70 anni. Saluti Enrico Finzi”

  8. Nicola

    novembre 7, 2014 alle 9:28 am

    Lungi da me mettere in dubbio la preparazione e la serietà del Professor Finzi, tuttavia leggere che il 95% del campione conosce cosa sia il Franciacorta mi fa alzare le sopracciglia. Soprattutto se poi leggo che “solo” 85 intervistati su 100 conoscono lo champagne. Voglio dire, anche ad una persona assolutamente al di fuori del mondo del vino capita almeno di sentire la parola champagne. Magari perché ha visto Pretty Woman, oppure perché guarda la Formula Uno, o ha sentito una canzone di Gaber (barbera e champagne), o di Peppino di Capri, e mi fermo qui ma gli esempi sarebbero moltissimi. Invece secondo questo Studio, il Franciacorta sarebbe più conosciuto dello Champagne, insomma trecento anni di spumantizzazione hanno lasciato meno traccia nelle menti delle persone rispetto alla sessantina di anni di storia della Franciacorta. Leggendo questi dati mi viene la curiosità di capire come sia stato composto il campione statistico, soprattutto per quanto concerne la sua distribuzione geografica.

    • redazione

      novembre 7, 2014 alle 9:35 am

      é quello che ho chiesto espressamente al professor Finzi via mail poco fa. Sono sicuro, conoscendolo, che risponderà

    • redazione

      novembre 7, 2014 alle 9:53 am

      il professor Enrico Finzi mi così ufficialmente risposto: “Il campione è rappresentativo dell’intera popolazione italiana tra i 18 e i 70 anni. Saluti Enrico Finzi”

      • Nicola

        novembre 7, 2014 alle 10:03 am

        Quando si dice il dono della sintesi.

        • redazione

          novembre 7, 2014 alle 10:06 am

          ragazzi, proverò ad estorcere maggiori dettagli al professore, io ci provo

        • redazione

          novembre 7, 2014 alle 10:20 am

          sono in arrivo, abbiate pazienza, altri dati dall’Istituto che ha realizzato la ricerca. Così anche i più scettici si faranno una ragione dei risultati 🙂

          • redazione

            novembre 7, 2014 alle 11:19 am

            come avevo promesso ecco altri dati:
            Cosimo Finzi, Amministratore Delegato di AstraRicerche (e figlio di Enrico) precisa quanto segue:

            Ecco qualche informazione sulla ricerca in oggetto:

            · Il campione è di 1.501 soggetti 18-70enni: numericamente un campione certamente ampio

            · Come in tutte le ricerche quantitative sono state rispettate le cosiddette quote ovvero il numero di rispondenti per sesso, fascia di età, area geografica, dimensione del centro abitato (numero di abitanti del comune); le interviste non sono affatto “locali” ma distribuite su tutto il territorio nazionale, come si è sempre fatto e si fa con ricerche di questo tipo

            · Le interviste sono state sottoposte a data cleaning: vengono controllate le risposte

            o Incoerenti (il sano principio di non contraddizione…)

            o Insensate (a domande a risposta aperta)

            Eno-scettici anti-franciacortini vi bastano questi dati? Non pretendete ora, cosa ovviamente impossibile, di conoscere nome e cognome e residenza di ognuna delle persone che hanno risposto alle domande di questa ricerca

  9. Nicola

    novembre 7, 2014 alle 11:50 am

    Ziliani, grazie per aver insistito e aver ottenuto una risposta, ma lei veramente pensa, in base alla sua trentennale esperienza, che il Franciacorta sia più conosciuto dello champagne? Qui non si tratta di essere pro o contro la Franciacorta e il Franciacorta, ma di avere un minimo di sano realismo.
    Il campione, per essere rappresentativo, dovrebbe comprendere anche una quota di astemi. Davvero vogliamo credere che un astemio non conosca lo champagne e invece sappia cosa sia il Franciacorta? Faccio notare un’altra perla. Secondo il sondaggio il 45% conosce l’Oltrepò Pavese DOCG. Ora, nella mia esperienza, che in OP facciano Metodo Classico non lo sanno nemmeno tanti corsisti AIS finchè non arrivano al secondo livello e fanno la lezione sulla Lombardia. Le pare possibile che metà Italia conosca il MC Oltrepadano quando si fa fatica a trovare qualche bottiglia dopo il casello di Casteggio? A scanso di equivoci sia Franciacorta che OP hanno spazio nella mia modesta cantina. Sarò trinariciuto ma i dubbi su questo sondaggio, o almeno su una sua parte, me li tengo. Senza polemica.

    • redazione

      novembre 8, 2014 alle 10:50 am

      giusto e legittimo mantenere i dubbi, anche a me alcuni numeri hanno fatto sobbalzare sulla sedia. Ma questi, continuo a ripeterlo senza stancarmi, sono i risultati della ricerca. Sulla cui serietà, dato il nome del professor Enrico Finzi, penso nessuno possa nutrire arrière pensées…

      • Alberto

        novembre 8, 2014 alle 6:32 pm

        Ziliani, da ex ricercatore in chimica, le posso assicurare che tutti, possono commettere errori e che questi possono essere diffusi dalle più importanti riviste scientifiche, nonostante il lavoro dei referee… non è anti-franciacortismo… anzi!!! E’ più utile una ricerca concreta e più credibile, anche se meno impressionante nei numeri, allo scopo di un’ulteriore conferma dell’incredibile lavoro del consorzio e dei singoli produttori!!! Per altro sarei più disposto a credere in un momentaneo sorpasso del franciacorta sullo champagne, in fatto di popolarità, che al numero riferito all’OP….

        • redazione

          novembre 8, 2014 alle 6:44 pm

          Alberto, anche a me alcuni numeri che emergono questa statistica appaiono sorprendenti e faccio fatica ad accettarli, tipo l’Oltrepò Doc (che in verità sarebbe Docg…) più conosciuto del Trento Doc, tipo lo stesso Franciacorta avvertito più “oggetto da regalo” del mitico e a me carissimo Barolo. Tipo il pensare che il Franciacorta, in toto, sia giudicato migliore dello Champagne (anche se recentemente in Champagne io ho bevuto alcuni Champagne, anche di nome, che non valevano un terzo, secondo il mio palato, del Dosage Zero millesimato di Cà del Bosco o dell’ottimo Blanc de Noir 2007 di Monzio Compagnoni di cui ho scritto di recente). O che il 72% lo consideri “trendy, di moda, cool”: cosa che mi fa venire i brividi e mi farebbe venire l’insana tentazione – non sia mai.. – di passare al Prosecco. Però la ricerca di mercato, questa ricerca, realizzata con tutti i crismi da uno specialista, da un’autorità come Finzi, ha fornito, attraverso le risposte date dalle persone che hanno partecipato, queste risposte.
          Prendiamone atto, anche se a qualcuno, soprattutto a qualche inossidabile eno-snob anti-franciacortista in servizio permanente effettivo, questa evidenza causerà qualche attacco di bile… Un po’ di Malox e via!

          • Alberto

            novembre 9, 2014 alle 1:11 pm

            Guardi, fermi restando i miei dubbi, rimango convinto e colpito dell’incredibile lavoro fatto dai franciacortini, sia dal punto di vista del prodotto che da quello del marketing. Alla fine le conclusioni che saltano fuori dalla ricerca, numeri a parte, sono più che condivisibili ed in questo senso è assurdo come altri consorzi e/o gruppi di produttori non imparino certe lezioni e continuino a perdersi nelle proprie piccolezze…

  10. Alessandro

    novembre 7, 2014 alle 12:06 pm

    Ribadisco. Il dubbio non è sul campione scelto, ma sulle domande poste. Con domande “facilitate”, si puo’ ottenere cio’ che si vuole. Estremizzo, solo per capirci. Chi è il Ministro della difesa italiano: 1) Berlusconi 2) Pinotti 3) Spadolini. Risulterebbe che il 99% degli italiani conosce il nome del ministro della difesa. Capirete che è un po’ fuorviante. Bisognerebbe sapere quale e come è stata posta la domanda al campione. Cosa alla quale credo difficilmente si potrà avere accesso.
    Comunque, al di la della polemica, se vogliano credere che il Franciacorta sia più conosciuto dello Champagne, dall’italiano medio, liberissimi di farlo. Io resto scettico.

    • redazione

      novembre 8, 2014 alle 10:48 am

      questi, Alessandro, sono i risultati della ricerca del professor Finzi commissionata (ma senza alcun condizionamento possibile, data la serietà del ricercatore e del Consorzio) dal Consorzio. Alcuni dati potranno apparire incredibili e paradossali, ma questi sono i numeri

  11. Marta

    novembre 7, 2014 alle 12:13 pm

    Ma parliamo di cose serie…da buona piemontese sono stupita sui dati dell’alta langa…pensavo fosse meno conosciuto!!!

  12. Zakk

    novembre 7, 2014 alle 12:25 pm

    Perfetto. La conclusione che a me balza all’occhio è che allora la Franciacorta del vino è spacciata. Spiego: se il 95% di 40,9 milioni di persone conosce il Franciacorta e nonostante questo le cantine bresciane hanno un sacco di invenduto la vedo dura trovare sbocchi commerciali in Italia. Meglio andare all’estero.

    Quindi benedetta questa annata 2014 tragica x le uve bresciane, ci sarà meno produzione e quindi meno bisogno di quello spazio occupato dall’invenduto.

    • redazione

      novembre 8, 2014 alle 10:46 am

      la solita analisi negativa e velatamente anti-franciacortina a priori di Zakk…
      Sicuramente si é prodotto un po’ troppo, sicuramente il mercato non sta recependo tutta l’offerta. Sicuramente una parte di vini presentano una qualità che non giustifica i prezzi richiesti. Sicuramente alcune cantine stanno calando le brache, pardon, i prezzi in maniera un po’ clamorosa, e la via del potenziamento dell’export, mi chiedo se con investimenti giustificati nel rapporto costi – ricavi, é obbligata.
      Ciononostante, caro Zakk, io continuo a credere nel Franciacorta e penso, e la ricerca, inattaccabile, del professor Finzi – un’autorità che spero lei non arrivi a contestare – dimostra che la conoscenza del prodotto in Italia é molto alta. Anch’io penso che la conoscenza dello Champagne sia logicamente superiore, ma questi sono i numeri e non mi sento proprio, vista la serietà e scientificità a prova di bomba di Finzi, di contestarli

      • zakk

        novembre 8, 2014 alle 12:19 pm

        Ziliani io non contesto affatto la ricerca, quelli sono numeri e i numeri non mentono. Però lei ha scritto qui sopra una serie di “sicuramente” che in numero vengono battuti solo dagli “abbastanza” che un sommelier AIS riesce a dire durante un’analisi organolettica di un qualsiasi vino.
        Le cantine (non tutte per fortuna) piene non le ho inventate io

    • bevo_eno

      novembre 8, 2014 alle 12:54 pm

      e a lei chi gliel’ha detto che le cantine hanno un sacco di Invenduto????
      FORSE sarebbe più intelligente dire
      ALCUNE CANTINE HANNO UN SACCO DI INVENDUTO…

  13. Stefano

    novembre 8, 2014 alle 8:18 am

    La faccio io una statistica…. Quanti lettori ha il blog???

    Per fortuna che a remare contro/essere polemici con il Franciacorta, sono sempre e solo i soliti 3/4 superfighi champagnisti???
    Un campione irrilevante!!!

    • redazione

      novembre 8, 2014 alle 8:37 am

      Ehi ma sono anch’io champagnista. Non so se e quanto…superfigo, chiedetelo al mio amore! 🙂

  14. zakk

    novembre 8, 2014 alle 12:19 pm

    Stefano qui non si tratta di essere superfighi, ma di dire pane al pane e vino al vino

  15. Sisto

    novembre 8, 2014 alle 5:13 pm

    Due cose:
    1) sulla scientificità del sondaggio non discuto, ovviamente. E’ un dato oggettivo che mi sorprende e mi esalta contemporaneamente, da un lato, e mi fa porre quesiti, da un altro: ma allora è solo il prezzo che pur tuttavia rendono il franciacorta lontano anni luce dalle vendite del prosecco? Io non credo che sia solo il prezzo, tenuto conto ormai che alcuni FC non costano tanto di più di molti prosecco, e tanti Valdobbiadene costano di più di alcuni FC (versioni base o quasi, OK)
    2) nell’articolo si parlava del perdurare dell’insana abitudine di proporre/bere FC insieme al dolce. Ebbene: giova ricordare che c’è anche FC demisec (io per esempio, lo regalo parecchio o tento di convincere tanti ristoratori ad acquistarne qualche cartone invece di dare il solito saten insieme alla torta alle mele, fatto che accade nel 95% delle trattorie/ristoranti bresciani, franciacortini compresi). E non è vero che il FC demisec sia tutto da evitare: Nectar Bellavista, rosè Montina, Nuvola Bersi Serlini, rosè Villa, tanto per cominciare (il Berlucchi lo classifico un po’ più sotto). Ad alcuni miei conoscenti è cominciato a piacergli così tanto che in cambio adesso comprano qualche bottiglia di prosecco in meno!!!

    • redazione

      novembre 8, 2014 alle 5:26 pm

      Sisto carissimo, personalmente detesto il Demi-Sec o “Semi-Dec” come lo chiama una mia cara amica. E anche se ci sono dei Franciacorta di tale tipologia (comandassi io l’abolirei d’imperio…) evito accuratamente di berli. Al loro posto, se proprio non c’é un bel Moscato d’Asti, penso proprio che sui dolci vada meno peggio… il Prosecco…

      • Sisto

        novembre 8, 2014 alle 10:47 pm

        Stimato Franco,
        De gustibus non disputandum est.

        Epperò, mi punge vaghezza di obbligarla,per il classico stimolo intellettuale di convincimento impossibile, di invitarla ad una orizzontale di fc demisec.

        Sul moscato invece OK ma versione spumante sopratutto, cioè Asti (il moscato d’Asti lo bevo con piatti speziati).
        Prosecco e dolci? Ma certo, già fatto, versione dry ovviamente.
        Ah: con certi tipi di dolce provare un grande lambrusco amabile.

        Saluti

        • redazione

          novembre 8, 2014 alle 10:58 pm

          ma lei mi vuole del male stimatissimo Sisto! Una degustazione di Franciacorta Demisec? Oh my God, che punizione! Sul Lambrusco totalmente d’accordo oppure un buon Oltrepò Pavese Sangue di Giuda

  16. Zakk

    novembre 8, 2014 alle 7:27 pm

    Per Bevo Eno: prova a rileggere, magari anche quello che c’è scritto tra parentesi.

    • redazione

      novembre 8, 2014 alle 7:29 pm

      Enricone, pardon, Zakk, quando ci troviamo finalmente a bere una buta di quelle buone insieme? Dai, ti faccio un’intervista a volto coperto se vuoi, così puoi esprimerti fino in fondo e sparare le tue zakkate

    • bevo_eno

      novembre 10, 2014 alle 12:17 pm

      la parentesi è arrivata dopo!!!
      adesso è meglio…

      • zakk

        novembre 11, 2014 alle 1:59 am

        la parentesi c’era fin da subito.
        Ziliani io sono uno che non ha niente da dire però lo dico benissimo per cui niente intervista. E poi le costerebbe troppo cara

        • redazione

          novembre 11, 2014 alle 7:13 am

          E chi sei, Charlize Teron, Angiolina Jolie? 🙂

  17. fabry

    novembre 9, 2014 alle 12:56 pm

  18. andrea c.

    novembre 9, 2014 alle 3:42 pm

    Leggo solo ora l’ interessantissimo articolo sull’ interessatissimo sondaggio , e ancor più interessante valanga di commenti .
    Apprendo con piacere che il Franciacorta abbia superato per notorietà TUTTI gli altri spumanti , stupefacente è anche la progressione di notorietà dal 2011 ad oggi .
    Ma non crede che un qualche riscontro di tanta notorietà dovrebbe ritrovarsi anche nelle vendite? Forse il consumatore che acquista Asti , Prosecco , Champagne lo fa senza conoscerne il nome ?
    Non ho mai sentito un sondaggista che parli male del proprio committente …. il quale può beatamente illudersi e stare guardare gli altri che conquistano quote di mercato.

    • Alberto

      novembre 9, 2014 alle 6:22 pm

      Consideri che, sebbene vera la notorietà (percentuali a parte), rimangono impedimenti quali la mancanza di abitudine a consumare spumanti, qualsiasi essi siano, durante i pasti, cosa che relega, spesso, le bollicine all'”aperitivo” e molti (almeno nelle zone meno vocate d’Italia) non sono disposti a spendere tanto per un bicchiere di un “prosecco”***, quando normalmente lo stesso si trova a 3,5/4€ il calice…

      Non a caso il prodotto è considerato come valido “oggetto da regalo”…

      ***l’errore è voluto, per indicare come tante persone considerino tutti gli spumanti sostanzialmente uguali e li chiamino, indistintamente, prosecco…

  19. Libero

    novembre 9, 2014 alle 8:38 pm

    Se la statistica è fatta con la stessa formula e modalità della statistica precedente è innegabile che all’interno dei confini italiani il franciacorta abbia acquisito maggiore visibilità, poi personalmente non discuto lo studio perché per farlo bisognerebbe avere le domande sottoposte ai tester, ma resta il fatto che personalmente credo che lo champagne abbia maggiore notorietà.

    Apprezzo il Franciacorta e credo che molte cantine blasonate e meno blasonate abbiano dei vini entusiasmanti, ad un prezzo secondo me un po’ troppo elevato (paragonato anche a solo qualche anno fa).

  20. Guggenheim

    novembre 10, 2014 alle 8:30 am

    Senta caro ziliani, che lo champa sia meno conosciuto del franc non ci crede nessuno manco Lei.
    Il marketting o marketing del consorzio ovvero del sig. Z. e’ stato sviluppato solo ed esclusivamente vs il posizionamento premium del prodotto nei mercati esteri.
    Strategia condivisibile considerando che:
    L italia e’ uno sputo rispetto al mondo
    Siamo una nazione destinata nel giro di un paio di generaxioni a islamizzarci. Piu’ x motivi socio demografici che per altro.
    Diventeremo sempre piu’ poveri.

    Il povero associato al consorzio….. “Uva da macello”, meglio che si regga forte e che cominci a viaggiare, aggiornare il sito web con lingue extraeuropee e sviluppi fb.
    Ah…. X comunicare servono i contenuti, i medesimi che si mettoni alla voce ingredienti nel retro etichetta del vino.
    Veda lei….
    Prodit
    Gugge

  21. Alessandro

    novembre 10, 2014 alle 10:22 am

    Essendo io un noto rompiballe, come dice Ziliani (e sottoscrive mia moglie!), mi sono un po’ meglio informato su come è stato svolto il sondaggio. Gli autori stessi ammettono una certa “imprecisione” nel comunicato stampa. Sulle modalità del test, andando in dettaglio, io rimango con forti perplessità (no comment da parte degli autori). Ma, dato che la mia vita è toccata zero da quanto e come comunica il consorzio Franciacorta, per me possono pubblicare cio’ che piu’ li fa felici, e ci mancherebbe. Discorso per me chiuso. E proprio per stemperare gli animi, racconto un episodio curioso che mi è capitato sabato. Ho sempre lamentato l’impossibilità di trovare metodo classico italiano in enoteche tedesche (sensazione mia, è che vengano venduti pressoché esclusivamente ai ristoranti Italiani). Sabato pomeriggio (forse per disegno o punizione divina, visto quanto scritto nei giorni scorsi su questo blog) entro in una nuova enoteca a Colonia, e vedo in bella mostra 2 bottiglie di Franciacorta (Enrico Gatti Brut, SA). Mai successo in diversi anni, non potevo esimermi dall’acquisto (anche invogliato dal prezzo, 15 € a bottiglia). Aperto il primo ieri sera…bel vino, nulla da dire. Sarei ben felice di trovarli piu’ spesso, all’estero, è stata una piacevole sorpresa e coincidenza (anche se la sboccatura del 2008, pur essendo il vino ancora in buono stato, mi fa venire il dubbio che il rigiro del magazzino non sia velocissimo). Lunga vita al Franciacorta (e lasciamo perdere se è piu’ o meno conosciuto dello Champagne!)

    • redazione

      novembre 10, 2014 alle 10:29 am

      Alessandro, imbattersi in un Enrico Gatti Brut, uno dei miei preferiti, é stata una bella botta di culo. Buono anche il prezzo.

  22. Alessandro

    novembre 10, 2014 alle 10:39 am

    Infatti, credo sia stato un segnale (non so da parte di chi). Le ho viste, mi è scappato da sorridere e le ho prese entrambe al volo. Purtroppo ce ne erano solo 2. Il prezzo originale mi pare fosse attorno ai 30 €, venduto a 15€ immagino per la sboccatura non recentissima. Nonostante l’età, ho trovato il vino assolutamente godibile. Ne avesse avuto 10 bottiglie, le avrei prese tutte, senza se e senza ma.

  23. Alessandro

    novembre 10, 2014 alle 11:30 am

    Dalla regia mi segnalano un errore. Il prezzo “originale” del Gatti Brut era di 20 €, ribassato a 15€. Solo per precisione. Mi pare comunque un prezzo molto onesto. Sarebbe interessante verificare le differenze di prezzo di un prodotto in Italia e all’estero. Sensazione mia è che , spesso, i vini italiani costino meno all’estero (escludendo ovviamente casi particolari ove tassazione e dazi non rendono il paragone possibile)

    • redazione

      novembre 10, 2014 alle 11:46 am

      quanto osserva, Alessandro, é molto interessante. Ho anch’io la sensazione, e non solo quella, che molti vini italiani costino molto meno all’estero. Dove per vendere, talvolta, bisogna abbassare… le pretese… E non parlo dei miei amici Gatti

  24. Alessandro

    novembre 10, 2014 alle 12:00 pm

    Credo (e temo) sia cosi. Soprattutto per quelle tipologie (Franciacorta, ad esempio, non me ne voglia) che all’estero sono poco conosciuti e che si trovano a competere con prodotti percepiti simili ma piu conosciuti. Un Amarone o un Barolo hanno una immagine molto buona, e probabilmente non devono ricorrere a sconti, rispetto il mercato interno.

  25. Alberto

    novembre 11, 2014 alle 3:10 pm

    Cantine piene di Franciacorta mediocri…e bisogna svuotarle e tenere su i prezzi, ecco a cosa servono queste ricerche.
    Il 90% dei Franciacorta è veramente gramo.

    • redazione

      novembre 11, 2014 alle 3:32 pm

      “solo” il 90% Alberto e perché non il 95 o il 100%?
      Lei pensa che una sua “sparata” del genere, qualunquista e demagogica, possa pretendere di essere presa sul serio e considerata davvero come un giudizio critico?
      Chi é lei, che esperienza ha, che super palato, che conoscenza del mondo del vino possiede, per poter trinciare un “giudizio” tanto estremo?
      E secondo lei,io che spesso scrivo positivamente di Franciacorta su questo blog, basando i miei giudizi su un’esperienza di assaggi, anche di Franciacorta, cosa sarei, un cretino, un incapace o un venduto, visto che non stronco il 90% di loro come fa lei?
      Ma mi faccia il piacere!
      p.s.
      come prevedevo il Capitan Fracassa che spara a zero sui Franciacorta non ha nemmeno il coraggio di firmarsi con nome e cognome, visto che ha fornito un indirizzo e-mail falso. Cialtrone e coniglio, bravo!
      Io credo che la mediocrità stia in lei e nel suo modo di intervenire e di rapportarsi con questo blog, che i giudizi critici li accetta, ma le sparate stupide qualifica come tali. Stupide

  26. Guggenheim

    novembre 14, 2014 alle 8:01 pm

    Suvvia, ziliani non si scaldi per cosi poco.
    Credo che il 90% scritto dal sig. alberto sia da intendersi come la maggior parte.
    Se parliamo dei prodotti entry level della maggior parte delle aziende credo che possiamo condividere.
    Meglio ridurre le rese in pigiatura per non ritrovarsi vini amari.
    E smettiamola di definirli con chiusura ammandorlata, sono amari. Punto.

    Ps: ” il suo Lei non sa chi sono …. Lo trovo molto provinciale”

    Ossequi
    Guggenheim

  27. Zakk

    novembre 15, 2014 alle 9:12 am

    Che il 90% (punto in più o in meno la sostanza non cambia) dei Franciacorta sia gramo lo condivido in toto. Questo non significa che Ziliani sia uno sprovveduto nel mondo del vino, soltanto direi che quando si parla di Franciacorta il suo palato sia un po’ troppo clemente. Con sangiovese e nebbiolo se la cava decisamente meglio.

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