Degustazione sorpresa di Oltrepò Pavese metodo classico: davvero molti i vini buoni

LogosedeConsorzio
Una gran bella notizia per la spumantistica metodo classico italiana

Avrei un sacco di cose da raccontarvi – scusandomi perché settimana scorsa, preso da un sacco d’impegni non ho potuto aggiornare più di tanto il blog.

Vorrei parlarvi, cosa che farò presto di due vini davvero spaziali e fuori concorso, uno un Franciacorta Dosage Zero Blanc de Noir che l’azienda produttrice, Cà del Bosco, ha presentato martedì 14 ottobre con grande sfarzo, con elicotteri che ci hanno condotto sul vigneto, un grande chef langhetto convocato, con tanto di tartufi a go gò, e l’ennesima dimostrazione che quell’azienda ha una marcia in più.

E l’altro vino spaziale uno Champagne stellare, un millesimato 2002, una cuvée de prestige, la Cuvée William Deutz, che mi ha lasciato letteralmente senza parole. E poi ho da raccontarvi di un’altra bella presentazione franciacortina, di un tris di magnum di annate 2007, 2006, 2005 che Quadra, i suoi proprietari, e la sua anima, l’enologo Mario Falcetti, hanno presentato alla stampa a Milano, dimostrando l’efficacia del proprio lavoro.

tre millesimi oro quadra

E, ancora, voglio presto parlarvi dei risultati, ottimi, di una degustazione di una ventina di Alto Adige metodo classico che ho fatto, in quel di Caldaro, da Kettmeir, reduce dalla bella rassegna Autochtona e da Vinea Tirolensis, banco d’assaggio dei vini, spesso strepitosi, prodotti dai membri dell’Associazione Vignaioli Alto Adige, o Freie Weinbauern Südtirol.

Voglio però fermarmi all’attualità, alla più recente delle tante esperienze che ho fatto(ritornato in pieno in attività dopo qualche “paturnia” primaveril-estiva) a quella in grado, credo, di fare “notizia”. Una bella notizia.

Non solo sono riuscito, a differenza dal recente passato, quando per ripicca verso miei articoli critici sulla zona e sui suoi vini accadeva che un Presidente mi dichiarasse persona non gradita e non rendesse possibile che io potessi assaggiare, come faccio tranquillamente in altre zone, le loro “bollicine”, a fare una degustazione di Oltrepò metodo classico.

Ma è accaduto che a differenza dell’anno scorso – quando mi toccarono solo 25 campioni perché molti produttori erano improvvisamente stati colpiti da un feroce attacco di amnesia – quest’anno, e qui devo giocoforza ringraziare il nuovo direttore del Consorzio, Emanuele Bottiroli, che si è impegnato personalmente e ha considerato la buona riuscita del tasting un personale punto d’onore, mi trovassi di fronte a ben 61 campioni. Più l’ottimo Moscato di Valpara delle Cantine La Versa.
Cruasévari

Metodo classico degustati con tutta calma, a temperatura perfetta, in ottimi bicchieri, in quel bel posto che è il Centro di Ricerca e formazione e servizi della vite e del vino di Riccagioia, a Torrazza Coste.

La più bella degustazione di bollicine oltrepadane che ricordi

Che dirvi di questa degustazione se non che è stata, non solo per la quantità dei vini, ma soprattutto per la loro qualità, la più soddisfacente che io, in anni di frequentazione oltrepadane, abbia mai fatto?

E come nascondervi la mia gioia, da milanese trapiantato a Bergamo e da lombardo (non lumbard) orgoglioso di esserlo, nel vedere che forse, finalmente, accanto alla lanciatissima e già affermata Franciacorta, sta emergendo un’idea di metodo classico oltrepadano, non è più realizzata solo su misura del gusto locale (al quale i vini “gnucchi” ovvero molto strutturati e pesanti, come amo definirli, ma carenti di slancio e freschezza, e con una facilità di beva non trascinante, piacciono) che cerca e ha, alla prova dei fatti, un’apertura al mondo? Abbinando alla naturale struttura e corposità conferita dal Pinot nero uva di cui sulle colline oltrepadane dispongono in abbondanza (mica i soli 400 ettarini della Franciacorta), una freschezza, un’articolazione, un bilanciamento, posso dirlo?, una piacevolezza, che in passato erano appannaggio di pochissimi.

Beethoven

Venerdì scorso invece, forse starò invecchiando e rincoglionendo, forse ero proprio di buon umore partito presto da Bergamo dove ho “sfidato” le prime foschie (la nebbia vera è un’altra cosa) invernali, o forse i Concerti per pianoforte di Beethoven suonati magistralmente da Wilhelm Kempff, che ascoltavo durante il tragitto, mi hanno messo nella giusta disposizione d’animo, forse sarò anche innamorato (senza forse), però ieri assaggiare le bollicine oltrepadane non è stata la solita dura prova di resistenza degli altri anni, ma un’esperienza piacevole, divertente, che mi appassionava e gratificava man mano che i campioni si susseguivano.

E la cosa divertente è che a piacermi, nella mia degustazione rigorosamente alla cieca, non erano solo i soliti, quelli che io considero i punti di riferimento della denominazione. Parlo di Monsupello innanzitutto, poi Bruno Verdi, quel vecchio saggio Signore che risponde al nome di Gianluca Ruiz de Cardenas, e poi Berté e Cordini, Cà Tessitori, Calatroni (che mi avevano colpito negli ultimi due anni) e Giorgi, che comunque una cuvée o due buona la piazza sempre.

AnteoCruasé

A soddisfarmi in pieno sono state alcune cose, non tutte, di Conte Vistarino (l’ottimo 1865), di Cà del Gé e di Anteo, di Picchioni, della Tenuta Il Bosco (più l’Oltrenero che il Cruasé), il millesimato della Cantina Il Montù, il Blanc de Blanc ed il Rosé di Mazzolino, il Nové della Brut Costaiola, i Brut di Cà del Gé e Fiamberti, il Bussolera Grand Rosé delle Fracce (cui gioverebbe un dosaggio degli zuccheri più basso), il Cruasé di Torrevilla e di Rossetti e Scrivani. E quello di Anteo, che ho trovato il migliore tra diversi vini proposti dall’azienda dei fratelli Cribellati.

Grande sorpresa, non li conoscevo, né tantomeno avevo mai sentito nominare l’azienda, i due vini, Pinot nero Brut 137 e Cruasé 145 de La Manuelina (ex azienda agricola Luigi Achilli) di Ruinello di Santa Maria de La Versa. E sorpresona, il Testarossa Cruasé di La Versa, un nome importante, anzi storico per la storia del vino oltrepadano.

TestarossaLaVersa

La degustazioni alla cieca poi hanno sempre una loro verità, e talvolta un loro risvolto imprevedibile e “perverso”, una sorta di nemesi. Ricordate la mia stroncatura senza appello del More Pinot nero 2009 del Castello di Cigognola, un vino che praticamente destinai al lavandino? Il 2010 è tutta un’altra musica, anche per il mio palato, tanto che l’ho trovato tra i migliori. Come buono pure il Rosé. Segno che le cose cambiano e certi eccessi, di estrazione, concentrazione e di legno fatti in passato nell’azienda della famiglia Moratti (che Eupalla e l’Inter l’abbiano sempre in gloria!) oggi non li fanno più, visto che il mio palato non è cambiato.

Insomma, a parte qualche vino che non mi ha proprio convinto, cito i due vini del Castello di Stefanago, e quelli di Vigne Olcru, o il Setteopere di Fontanachiara, i vini di Guerci e della Cantina di Casteggio, tutti gli altri vini mi hanno, chi più chi meno convinto, ottenendo (per quel che conta questo aspetto, una valutazione minima di tre stelle su un massimo di cinque. Ma con svariati quattro stelle e due quattro stelle e mezzo). Cosa che avrei ritenuto francamente impossibile sino a qualche anno fa.
Cruasé

Resta una peculiarità stilistica, il puntare decisamente sul Pinot nero, che porta a risultati, in termini di equilibrio e piacevolezza, che a qualcuno, abituato ai vini decisamente più leggeri e fragranti base Chardonnay del Trentino e della Franciacorta, potranno apparire troppo imponenti, o “ingombranti” al gusto. O pesanti.

Intendiamoci, questi vini ci sono ancora, ma non sono più la maggioranza bensì un’eccezione. E questo non può che rallegrare tutti coloro che, come me, anche se lo criticavo (e continuerò a farlo) hanno l’Oltrepò Pavese nel cuore. E non riuscivano a capacitarsi come terroir così splendidi, dotati di un legame tanto saldo e antico con un’uva speciale come il Pinot nero, di una naturale vocazione ad esprimere vini di qualità potessero, di fatto, esprimere spesso vini tanto mediocri. O monocordi, privi di sfumature, unidimensionali, grezzi, antitesi della piacevolezza. “Gnucchi” appunto.

belladdormentato

Ora, e penso proprio di non sbagliarmi, sembra aprirsi una nuova stagione, ricca di protagonisti vecchi e nuovi (dei cui vini parleremo uno dopo l’altro), di nuovi equilibri, consapevolezze e ambizioni. Insomma, dalla mia degustazione di martedì 31 emerge un’evidenza: nello scenario del migliore metodo classico italiano accanto alla Franciacorta, al Trento Doc, ad alcuni Alta Langa e a tutti i vini dell’Alto Adige, c’è spazio anche per l’Oltrepò Pavese. Che non intende più fare il comprimario o il bell’addormentato, ma vuole giocare, seriamente, coscienziosamente, caparbiamente, da protagonista. E se non è una bella notizia questa…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org
e il Cucchiaio d’argento!

 

3 commenti

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3 commenti

  1. Claudio

    novembre 3, 2014 alle 12:14 pm

    I vini dell’azienda Castello di Stefanago sono metodo ancestrale e non metodo classico, corretto? Se è così secondo me andrebbero tenuti separati dai metodo classico in una degustazione alla cieca. O quantomeno andrebbero dichiarati, anche se equivale a identificarli, essendo gli unici fra tutti i campioni. Forse sono troppo pignolo…

  2. valentina

    marzo 5, 2015 alle 3:10 pm

    Ciao,
    volevo farti i complimenti per la sincerità che ritrovo nel tuo articolo, mi trovo molto in linea con le tue valutazioni. Finalmente leggo delle critiche su vini riconosciuti dalle guide e che a mio parere sono non classificabili (come more 2009 e olcru).
    Mi piacerebbe leggere un articolo sui pinot vinificati in rosso dell’oltrepo (nella mia top list ci sono Noir di Mazzolino , Poggio della buttiera di Travaglino, Brugherio di Marchese Adorno, Pinot Noir delle Prime Alture)

  3. Pingback: Pinot 64 Metodo Classico Brut Pinot Nero VSQ Calatroni | Il Prosecco

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