Contrordine compagni: gli otto milioni di baionette sono diventate solo sette…

Murodigomma2

O dell’insostenibile leggerezza del Trento Doc

La notizia, proposta dall’ottimo Trentino wine blog, è, nel piccolo mondo del metodo classico italiano, abbastanza clamorosa. Come potete leggere qui, “Fonti attendibili e istituzionali oggi mi hanno confermato che il tiraggio di TRENTO nel 2013 si è attestato attorno a sette milioni di bottiglie. Il numero dichiarato qualche giorno fa dall’assessore all’Agricoltura della PAT, Michele Dallapiccola, e che ha lasciato tutti a bocca aperta, dunque era corretto. Le bottiglie di TRENTO, quindi, non sono più otto milioni (come si giurava fino ad un anno fa) ma esattamente un milione in meno”.

E dire che non più tardi dello scorso gennaio, in questo post, prendendo per buone le parole dei vari responsabili mi interrogavo sugli equilibri all’interno della denominazione, sull’ipotetico numero di bottiglie mediamente prodotte dai vari soggetti, paragonandoli a quelli di un’altra denominazione. Che di milioni di bottiglie ne fa quattordici.

MussoliniPalazzoVenezia

Invece, anche senza voler fare dell’ironia sugli otto milioni di baionette “la foresta di 8 milioni di baionette bene affilate e impugnate da giovani intrepidi e forti” di mussoliniana memoria, otto milioni di bottigliette che sono diventate solo sette, occorre prendere atto che la denominazione trentina invece di crescere perde colpi. E perde per strada un dodici per cento abbondante.

La domanda nasce spontanea: dove è andato a finire questo milioni di pezzi in meno? Chi sono i soggetti produttivi che hanno tirato meno Trento? E’ paradossale pensare che mentre cresce il numero dei soggetti produttivi (gli aderenti all’Istituto Trento Doc sono oggi 41) decresca il numero delle bottiglie prodotte. Certo, al di fuori del Trento Doc c’è un piccolo drappello di produttori che hanno scelto di non aderire alla denominazione, ma sono numeri molto piccoli.

E allora dove si è perso questo milioni di bottiglie e chi l’ha perso? Sicuramente non l’ha perso Cavit, che ha incrementato il numero di bottiglie dei propri Trento Doc e migliorato ulteriormente la qualità. Quanto agli altri soggetti produttivi più importanti, da Rotari a Cesarini Sforza, siamo nel campo del top secret e avere il numero delle bottiglie tirate (il numero vero non le balle che raccontava qualche potente capataz un paio di decenni fa…) equivale a chiedere il numero di telefono di Naomi Campbell o della mia adorata.
SpumanteFerrariTrentoDoc

E allora, visto che Letrari ha aumentato la produzione arrivando a quota 80 mila, e altri piccoli e medi non mi risulta l’abbiano ridotta, viene da pensare – honni soit qui mal y pensema è anche verissimo, come amava dire Andreotti, che A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina, che a ridurre il numero delle bottiglie siano state le due aziende sopra citate e magari, chissà, anche l’azionista di maggioranza della denominazione, parlo degli intoccabili Lunelli-Ferrari.

Ovviamente, come sempre accade nel complicato mondo del vino trentino, i numeri veri non si vengono mai a sapere, perché vige un assurdo concetto di riservatezza aziendale (che non vige in Franciacorta dove l’Osservatorio economico – che avrebbe dovuto nascere anche in Trentino: che fine ha fatto? – elabora in tempi veloci dati di assoluta precisione).

L’ipotesi, non peregrina, che il milione di bottiglie in meno sia attribuibile in larga parte alla Maison di Lavina di Trento viene accreditata in un acuto commento al post del Trentino wine blog segnalato, che testualmente dice: “Non posso non osservare che la Tenute Lunelli (Ferrari) negli ultimi anni ha orientato la sua strategia di investimento in comparti ben diversi dal MC, oltre alla Grappa Segnana e Surgiva e Locanda Margon, sopratutto nella cantina “Carapace” Tenuta Castelbuono in Umbria, nella Tenuta Podernovo in Toscana, nel 50% di Bisol Prosecco in Veneto e investimenti di 10 milioni di euro in una nuova cantina nel Veneto ed ultimamente con 5 milioni di euro nel Clubitaly che detiene il 20% di Eataly/Oscar Farinetti.
Bisol-Lunelli
Qui a Trento ci si crogiola nel credere che tutta questa girandola di investimenti abbia come fine principale il posizionamento della bandiera del MC Trentodoc a destra e a manca per tutto il globo e apra la strada gratuitamente ai valligiani che stanno alla finestra ad aspettare di saltare sul treno per visitare le colonie già in attesa di firmare contratti, io invece propendo per ritenere che il focus di vendita e di crescita della premiata ditta Lunelli sia da tempo molto cambiato e che il MC Trentodoc sia per i Lunelli quello che la Ferrari è per Marchionne… un bel biglietto da visita, certamente, ma poi il grande business si fa con altro tipo di lamiere…”.

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La perdita di un milione di bottiglie ad altre latitudini avrebbe dato vita a riflessioni, mea culpa, magari a qualche sedia saltata: scommettiamo che nella gommosa atmosfera trentina non accadrà un fico secco e tutto andrà avanti come se nulla fosse?

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org
e il Cucchiaio d’argento!

8 commenti

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8 commenti

  1. Cosimo

    ottobre 22, 2014 alle 2:56 pm

    sshhhhhhhhhhhhh…silenzio compagni…silenzio…

  2. marco c

    ottobre 22, 2014 alle 4:02 pm

    che debacle!!!!7 milioni e 90% mercato interno direi che c’è da piangere….ma anche a Brescia non possono ridere troppo,la franciacorta ne fa 14,di cui il 90% in Italia ma il Prosecco nel suo complesso allora?ne fa 360 milioni,e se si risponde”ma a che prezzi?” io ribatto” ma a che costi?”

  3. benux

    ottobre 24, 2014 alle 2:11 pm

    Di moscato invece quanto ad Asti?

  4. marco c

    novembre 1, 2014 alle 8:21 pm

    pero’ nel club italy c’è anche zignago holding,che possiede s margherita vini,che a suo volta possiede la magioranza di….ca del bosco!

    • redazione

      novembre 1, 2014 alle 8:59 pm

      E cosa c’entra col Trento DOC e il milione di bottiglie in meno? Niente

      • marco c

        novembre 3, 2014 alle 2:35 am

        Non posso non osservare che la Tenute Lunelli (Ferrari) negli ultimi anni ha orientato la sua strategia di investimento in comparti ben diversi dal MC, oltre alla Grappa Segnana e Surgiva e Locanda Margon, sopratutto nella cantina “Carapace” Tenuta Castelbuono in Umbria, nella Tenuta Podernovo in Toscana, nel 50% di Bisol Prosecco in Veneto e investimenti di 10 milioni di euro in una nuova cantina nel Veneto ed ultimamente con 5 milioni di euro nel Clubitaly che detiene il 20% di Eataly/Oscar Farinetti

  5. Maurizio

    novembre 3, 2014 alle 5:07 pm

    ridurre la produzione non sarebbe un male se ciò fosse finalizzato a un posizionamento più in alto del prodotto. Non è immorale vendere uno spumante a 6 euro, o meno, ma sarebbe molto meglio se non si chiamasse trentodoc. Temo però che non sia questa la strategia.

  6. Maurizio

    novembre 3, 2014 alle 5:10 pm

    Ricordo l’ex assessore Mellarini sbandierare l’obiettivo dei 10 milioni di bottiglie come se fosse chissà quale traguardo. Intanto nei supermercati …

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