Champagne Blanc de Noir 1998 Pannier

Reims1
E la Champagne emerge subito con la sua inimitabile magia…

Avrei una marea di cose da raccontare reduce dai due giorni e mezzo trascorsi in Champagne, invitato dall’amico Domenico Avolio responsabile del Bureau du Champagne Italia a partecipare, come giornalista, all’evento speciale organizzato a Reims per celebrare i primi dieci anni di quella geniale intuizione che è stata l’invenzione degli Ambassadeurs du Champagne, super-esperti selezionati durante un severissimo concorso che vede sfidarsi rappresentanti di Germania, Austria, Belgio, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi e Svizzera.

Le impressioni dopo un ritorno nella terra delle “bollicine nobili” per antonomasia dopo qualche anno e dopo una rinuncia forzata, dovuta a gravi motivi familiari, a fare parte della giuria dell’edizione 2012. Quelle sensazioni che si sentono, a pelle, aggirandosi nel cuore di un territorio tanto speciale, incontrando produttori che conosci generalmente solo attraverso i loro vini, rivedendo qualche vecchia conoscenza come il grande Bruno Paillard. E magari trovandoti accanto a tavola, per la magia del caso, una coppia di simpaticissimi vignerons di Vrigny, Isabelle e Eric Coulon, che non avevi mai incontrato, ma dei cui Champagne, avevi già scritto su questo blog… Qui, qui e poi ancora qui.

Thibaut Le Mailloux2

E ancora, sempre per la singolarità e imprevedibilità del caso, per la serie, il mondo è proprio piccolo, vedere entrare, nel ristorante dove stavo cenando con i colleghi e con l’ottimo Thierry Le Mailloux, direttore della comunicazione del CIVC, la sagoma inconfondibile di uno chef de cave, ma italiano, Mattia Vezzola, enologo da sempre della Maison Bellavista, in Franciacorta. Zona vinicola italiana dalla storia molto recente, rispetto a quella champenoise, di cui ho sentito parlare molto bene, con rispetto e con interesse e grande curiosità, da diversi personaggi dell’universo Champagne incontrati in questi giorni…

Datemi il tempo, anche per raccontare l’entusiasmo di questi Ambasciatori, professionisti la cui mission è fare conoscere, capire e apprezzare la diversità dei vini della Champagne mediante un lavoro formativo, e la bella sorpresa costituita dall’aver conosciuto qualcuno di loro che non avevo mai incontrato (due nomi su tutti: Marco Anichini, Ambasciatore italiano 2009 e terzo classificato al concorso europeo dello stesso anno e Nicola Roni, Ambasciatore italiano 2007 e Prix spécial du concours des Ambassadeurs du Champagne 2007), per far decantare le emozioni (fortissime) dovute ad una lunga visita guidata a quel capolavoro del gotico che è la Cathédrale Notre-Dame a Reims, un posto che riesce a scuotere anche un laico inveterato come il sottoscritto…
FluteReimsPer cominciare il discorso, invitandovi a leggermi anche domani, nel mio spazio dei vini bianchi (fermi e non ) sul Cucchiaio d’argento, dove sarà ancora un “méthode champenoise” protagonista, mi piace soffermarmi per un po’ su uno Champagne che ho bevuto, rimanendone folgorato, durante la cena di mercoledì sera alla Brasserie Les Halles.
Un vino che arrivando dopo due Champagne che mi avevano lasciato abbastanza tiepido, tanto da farmi pensare che avevo decisamente bevuto meglio il giorno prima, quando avevo partecipato ad una scintillante presentazione di un vino da applausi, il Franciacorta Dosage Zero Noir, un Blanc de Noir annate 2005, 2004, 2001, di Cà del Bosco (ne scriverò prestissimo), mi aveva finalmente risvegliato e fatto capire che ero davvero arrivato nella capitale, assoluta, del metodo classico. Delle bollicine che nascono grazie alla tecnica della rifermentazione in bottiglia in un posto unico e inimitabile.
Il caso, o meglio, un’ottima scelta da parte di Thibaut, attento regista della serata, ha voluto che al nostro tavolo arrivasse un magnum proprio di un Blanc de noir, un magnum annata 1998 di un vino che manco a piangere in cinese se ne trova ancora, uno spettacolo di Champagne firmato Pannier.

Una Maison di cui so ben poco, quello che ho letto sul sito Internet, ovvero che è nata nel 1899 a Dizy, alle porte di Epernay per iniziativa di Louis-Eugène Pannier. Una cantina antichissima, che risale al dodicesimo secolo, quando a Castrum Theoderici, il Conte di Champagne Hugues Lambert, detto Thierry, decise di far scavare immense gallerie nella roccia per estrarre la pietra necessaria a costruire fortificazioni.

Nel 1899, Louis Eugene Pannier intuisce che le profonde gallerie di Chateau Thierry sono ideali per l’invecchiamento dello Champagne e decide il trasferimento dell’azienda a Château-Thierry nel cuore dei coteaux della Vallée de la Marne, patria dello scrittore e poeta Jean de la Fontaine, universalmente celebre per le sue Fables.

Parola d’ordine impegnativa dell’azienda “Tendre à la perfection”, ovvero tendere alla perfezione, mediante un ampio approvigionamento di uve, affidate da 25 anni allo Chef de Cave, Philippe Dupuis, provenienti dalla Côte des blancs, dalla Montagne de Reims sino alla Vallée de la Marne, Chardonnay, Pinot Noir e ovviamente Pinot Meunier, cépage sul quale ha particolarmente puntato. Nel 1974 l’azienda è stata acquistata da un gruppo di viticoltori fondando la società ora chiamata Covama, Vignerons en Champagne, e 25 anni dopo, nel 2003, l’azienda ha riacquistato una struttura autonoma.

PannierChampagne

Bene, questo Blanc de Noir 1998 che a seconda delle annate è o solo Pinot noir in purezza, di Mailly-Verzy-Verzenay, o accoglie un 5% di Pinot Meunier da vecchie vigne, ci raccontava il responsabile comunicazione del CIVC era fresco di sboccatura, al massimo 8 mesi, e quindi si era fatto un affinamento sui lieviti non inferiore a cinque anni.

Che spettacolo di Champagne! Colore paglierino brillante luminoso, di grande vivacità e intensità, perlage finissimo e continuo e un naso freschissimo, variegato, con frutta secca, piccoli frutti rossi di bosco, ananas e agrumi in evidenza, leggeri accenni di mela cotta o appena ossidata.

E poi che meraviglia subito dall’entrata in bocca, dove il vino si dispone largo, pieno, bien charnu, con una struttura e un’ampiezza da rosso, con persistenza lunghissima e pienezza di sapore, eppure con un nerbo, una freschezza, una vivacità, un’energia dinamica, una mineralità e un sale da bianco di rango. E con vini del genere, come non “(re)tomber amoureux” de la Champagne?

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org
e il Cucchiaio d’argento!

5 commenti

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5 commenti

  1. Zakk

    ottobre 20, 2014 alle 8:32 am

    Ziliani c’è qualcosa che non torna: sboccatura da 8 mesi e 5 anni sui lieviti per un millesimato 98 non è possibile. Saranno 15 anni sui lieviti?

    • redazione

      ottobre 20, 2014 alle 8:39 am

      Ha ragione Zakk mancava un uno 🙂 per caso ci si vede oggi alla degustazione Champagne al De vero di Cavenago?

  2. Zakk

    ottobre 21, 2014 alle 9:45 pm

    Lunedi ero in Slovenia, altrimenti al Devero era sicuramente una bella dgustazione. Devo dire che settimana scorsa a castello di felino mi sono divertito lo stesso.

  3. Corrado

    ottobre 22, 2014 alle 10:01 pm

    Reduce da una degustazione ieri sera presso un’enoteca della mia città, segnalo come davvero deliziosi Pascal Doquet Brut 1er Cru Blanc de Blancs e Arnould Grand Cru Brut Blanc de Noirs: dimostrazione di quando una bottiglia dura troppo poco!
    Se avete occasione di visitare quella zona benedetta che è la Champagne, non mancate di andare a trovare Nicolas Maillart.

  4. Gianni Billai

    novembre 8, 2014 alle 12:17 pm

    Dopo una ventina di visite i champagne credo di meritare il titolo di ambasciatore dello champagne in Sardegna. Grazie per le vostre informazioni dettagliate.

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