Franciacorta Brut Rosé 2008 Bellavista

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8


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Se c’è qualcosa di veramente difficile, e direi addirittura di effimero, nel mondo del vino, è cercare di produrre ogni anno un rosato con le bollicine che sia non dico uguale, ma molto simile, o collegabile con un filo rosso al vino dell’anno precedente. Se si lavora con onestà e si escludono “pastrocchi” e interventi aggiustativi del colore (cose che sono all’ordine del giorno anche nelle zone di produzione più prestigiose… : do you know rossissimo?) occorre entrare nell’ordine di idee che anche se lo chef de cave è un “manico”, ha esperienza e grande mestiere, ogni annata ha la sua storia.

E anche lavorando con dosaggi diversi nella delicata fase di composizione delle cuvées (che sia Pinot nero in purezza o entrino in scena Chardonnay e Pinot bianco) si finisce giocoforza con l’ottenere Rosé millesimati che possono avere caratteristiche molto diverse.

Di questa evidenza ho avuto conferma, nei giorni scorsi, riassaggiando, dopo oltre un anno, l’attuale annata in commercio, il 2008, di un Franciacorta Rosé del quale, riferendomi all’annata precedente, 2007, avevo decantato (mi consentite di citarmi?) il colore “salmone scarico, rosa tenue, che solo con il tempo prende alcune sfumature che virano verso la buccia di cipolla, ma mantenendosi più rosa che aranciato, brillante, luminoso, molto appealing nel suo modo di proporsi, fine e continuo il perlage, molto sottile, ed un profumo che subito ti seduce con la sua fragrante, elegante, delicata raffinatezza, dove piccoli frutti di bosco, più le fragoline che il lampone o il ribes, e non la ciliegia, si sposano ad accenni di rosa, agrumi, con una grande freschezza, sapidità e leggiadria aromatica che conquista e non ti lascia respiro”.

E, ancora, avevo elogiato “l’attacco in bocca secco il giusto, con calibrata pienezza di frutto e succosità, una bolla ben croccante e setosa che accarezza il palato, e una struttura che progressivamente, senza forzare, direi quasi con un sorriso, con lo stile di una bella donna.. di classe, conquista il palato, si allarga, gli dà calore e spessore e persistenza lunga che richiama la mandorla non tostata, pur in una cornice di assoluta freschezza e di piacevolezza contagiosa e mirabile”.

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Il vino in oggetto era il Franciacorta Gran Cuvée Rosé Brut 2007 di Bellavista, prima del clamoroso (non posso definirlo diversamente, restyling di etichette e bottiglie, che ha portato ad un rivoluzionamento dell’immagine mediante un packaging sgargiante e all’insegna del colore. Un’autentica rivoluzione grafica, voluta in primis dalla figlia Francesca oggi A.D. del gruppo Terre Moretti, che ha portato l’aspetto delle bottiglie della storica casa di Erbusco passare dal tradizionale packaging scuro ed elegante, delle etichette dai colori neutri e classici, dal cofanetto bordeaux ad una veste grafica variopinta che non disdegna il rosa, il turchese e l’arancione.
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Con cofanetti delle singole confezioni delle diverse tipologie di vino non solo molto colorati ma uno più originale e bello dell’altro, firmati dal designer e creativo francese Thierry Consigny, responsabile dell’agenzia Saltimbanque, che ha scelto etichette e capsule colore grigio perla per il Satèn, rosa per il rosé, turchese per il Pas operé, bianco per il Nectar demi-sec, nero, ma con scritte arancioni, per il Brut, e arancione per la cuvée Brut Alma.

E così stappata in compagnia della mia lei, al cui sapere sulle bollicine in rosa letteralmente m’inchino, la bottiglia del Rosé 2008, dall’etichetta e dalla capsula color “rosa maialino”, ci siamo trovati di fronte ad un vino profondamente diverso da quello del 2007. Ad una cuvée, composta orientativamente per il 65% da Chardonnay e per il 35% da Pinot nero, frutto di una trentina di selezioni di vendemmia e affinata 6 anni sui lieviti (normalmente il Rosé viene venduto, come accadrà con il 2009, dopo il quinto anno) dotata di un’altra identità.

Identica la metodologia di lavoro, che prevede per una parte del vino il ricorso all’affinamento in legno, e come scrivevo l’anno scorso, con il Pinot nero lasciato in macerazione a cappello sommerso, il che consiste nel lasciare il mosto a contatto con le bucce di Pinot Nero fino ai primi segnali di inizio fermentazione. “Questo per ottenere un colore delicato e costante, segno distintivo di un’opera d’arte”, parole dello storico chef de cave di Bellavista, Mattia Vezzola, la cui eno-estetica vede la leggerezza prevalere sulla potenza.

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Con il 2008, mi ha raccontato Mattia quando gli ho telefonato per manifestargli la sorpresa (mia e di chérie…) il 35% di Pinot nero utilizzato è stato vinificato per il 20% in bianco e per il 15% in rosso, ma un 25% di questo 15% vinificato in rosso apparteneva all’annata 2007 e quindi ci si è trovati con una parte consistente del vino che invece di rimanere in legno solo sei mesi vi è rimasta un anno e mezzo.

Ecco quindi spiegata la differenza, il colore buccia di cipolla piuttosto che rosa tenue, il bouquet più intenso, denso, consistente, con una prevalenza delle note fruttata su quelle floreali, le note molto intense di frutta gialla esotica, di frutta secca tostata, una vena leggermente speziata, più calore che fragranza.

E ancora una notevole differenza al gusto, molto più ampio, polputo, carnoso, succoso, direi quasi grasso, oltre che consistente, con una maggiore vinosità che in passato, un’acidità meno percepibile e scattante, minore nerbo e più larghezza e potenza, quasi una “masticabilità”, con tanti ribes e lamponi maturi al punto giusto che sembrano apparire per incanto e conquistarvi la bocca, e un vena che richiama aspetti speziati e di mandorle tostate e noci brasiliane nel retrogusto.
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Un vino meno “femminile” e charmeur dei precedenti Rosé di Bellavista, più ricco e meno secco (il dosaggio degli zuccheri è intorno agli 8 grammi litro), che piacerà sicuramente, dotato di un linguaggio più immediato e comprensibile com’é.

Forse tra qualche mese o l’anno prossimo, la sboccatura è del 2014, riuscirà a sviluppare quelle sfumature, quella souplesse, quella delicatezza elegantissima che resero memorabile, a mio avviso, il 2007 che, a questo punto è chiaro anche agli eschimesi, mi ha entusiasmato di più di questo 2008.

Che è e resta un ottimo vino, uno splendido esempio di Franciacorta Rosé, ma senza quella magia, quello charme che ci fanno innamorare, a prima vista, di una donna elegante, cui basta un solo sguardo per conquistarci. Ma ogni annata ha il suo pregio e sono sicuro che anche questo 2008 avrà già trovato e troverà i suoi estimatori e analisti meno difficili del sottoscritto…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e
il Cucchiaio d’argento!

2 commenti

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2 commenti

  1. fabry

    ottobre 6, 2014 alle 12:06 pm

    Non avendo assaggiato il vino non dico nulla ma queste “nuove” etichette non si possono vedere. Non so se si può dire ma sembrano una scopiazzatura di quelle del Dom Perignon per il tributo a Andy Warhol.
    Che peccato per una bottiglia così seducente.

    • redazione

      ottobre 6, 2014 alle 12:17 pm

      prendo atto del suo parere e non proferisco sillaba 🙂

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