Trento Doc: una denominazione in buona salute

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Riflessioni sulla degustazione di 61 campioni lunedì a Trento

Voglio relazionarvi sulla degustazione di Trento Doc, 61 campioni, rigorosamente assaggiati alla cieca, come può testimoniare la brava (e bella) sommelier A.I.S. Trentino che mi ha assistito e servito i vini, fatta lunedì.

Devo dire molto bene in generale, con punte di eccellenza. Mancavano purtroppo un po’ di aziende all’appello, qualcuna che si è dimenticata per gli impegni vendemmiali tipo Maso Martis o Dorigati Methius, altre tipo Zeni che non avevano le sboccature pronte, altre ancora, come Rotari, che non hanno mancato di mantener fede al loro radicato ostracismo nei miei confronti.

Altre, come Ferrari, che bontà loro hanno ritenuto di inviare un solo vino, il Perlé 2008, peraltro piuttosto buono, ritenendomi forse non all’altezza di capire le loro riserve più importanti…

Ma poiché come sempre sono i presenti ad avere ragione – en passant chapeau a Cesarini Sforza, che assente lo scorso anno ha inviato due campioni, uno dei quali mi è piaciuto – pensiamo a chi ha dato segno di rispettare il mio lavoro e ha deciso di mettersi in gioco anche se il sottoscritto ha solo un blog a disposizione (più vari giornali cui collaboro) e non è collaboratore o curatore di una potente (????) guida.

Ho avuto a disposizione un po’ tutte le tipologie: una dozzina di Dosage Zero e Pas Dosé, un po’ di Extra Brut, Brut non millesimati e millesimati e una quindicina di Rosé (peccato mancasse il Perlé Rosé che è così buono….) e devo dire che a parte qualche Brut base troppo morbidone e rotondo e qualche Rosé… al rosolio, la stragrande maggioranza dei vini mi hanno soddisfatto. E di più d’uno vorrei passare dalla fase puramente analitica dell’assaggio a quella edonistica della beva.

Tenuto conto che mancavano all’appello alcuni grossi calibri, il già ricordato Methius ed il vino, sempre con paternità… paternosteriana, della Fondazione Mach, devo dire che parecchie riserve hanno fatto benissimo le loro veci.

Ai vini più buoni, sempre secondo il mio gusto, che non pensa di essere eno-vangelo, si rassicuri qualche prevenuto e suscettibile personaggio di Trento, dedicherò singoli articoli che man mano vedrete pubblicati sul blog.

Per ora voglio limitarmi a segnalarvi le performance, impressionanti, di buona parte dei vini di Letrari, che sta sempre più diventando un punto di riferimento del metodo classico non solo trentino, ma nazionale. Penso allo spaziale Riserva 976 annata 2004, e poi al vino in assoluto migliore di tutta la mia degustazione, il Brut riserva 2008, ma anche il Brut Riserva Quore, il Dosaggio Zero riserva 2008, il Brut mi hanno convinto senza sé ne ma.

Di gran livello il Brut Perlé 2008 di Ferrari e una conferma Cavit con il Pas Dosé Altemasi 2005, il Brut Altemasi 2010, l’Altemasi Rosé in particolare. Molto bene, quasi una sorpresa, i due vini, Oro Rosso 60 mesi e Oro Rosso 48 mesi, della Cantina di montagna di Cembra, una conferma Revì, soprattutto con il Dosaggio Zero, una bella scoperta il Brut Morus della Cantina Mori Colli Zugna, e bene i due vini di Conti Wallenburg, alias la veronese Montresor, il Pas Dosè ed il Brut.

Molto buono il Pas Dosè riserva 2008 di Balter, il Maso Michei 823 (50% Chardonnay e 50% Pinot nero), ma molto meglio, più unico ed esaltante il Pinot nero in purezza, bene l’Extra Brut riserva 2005 di Pisoni, molto buono l’Extra Brut riserva Tridentum 2007 di Cesarini Sforza.

E poi plausi al Nature Dosaggio Zero 2008 di Opera Valdicembra, il Pas Dosé Riserva 2007 ma anche il Rosé di Pedrotti, una conferma il Brut 601 di Concilio vini, il Brut riserva Forneri di Zanotelli, il Brut riserva di Bellaveder.

Di Endrizzi ho ancora una volta apprezzato l’ottimo Rosé, e di Abate nero, per gli amanti del genere, l’Extra Dry, davvero ben fatto e l’Extra Brut. Il Rosé è buono, ma un po’ troppo rotondo e “dolce” per il mio gusto. Tra i Rosé citazione d’obbligo per l’Antares della Cantina di Toblino.

Insomma, come potete vedere, non sono stati pochi i Trento Doc che mi hanno completamente gratificato e dimostrato che quando i produttori vogliono le “bollicine” metodo classico trentine possono essere un serio competitor per chiunque. Anche per quella Franciacorta alla quale loro pensano di essere superiori, mentre io parlerei piuttosto di diversità di prodotto e di terroir.
A presto per i primi articoli sui vini che più mi sono piaciuti.

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
http://www.vinoalvino.org/ e il Cucchiaio d’argento!

5 commenti

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5 commenti

  1. Lucia

    settembre 24, 2014 alle 7:04 pm

    Grazie Franco! leggo con piacere le recensioni sui Trentodoc ed in particolare sul mio Brut Riserva. Bella notizia

    • Franco Ziliani

      settembre 25, 2014 alle 10:21 am

      grazie Lucia, i miei saluti deferenti al Grande Vecchio!

  2. Donatella

    settembre 30, 2014 alle 9:45 pm

    Grazie Franco per aver dedicato il tuo tempo ai Trentodoc! Un caro saluto Donatella

    • redazione

      settembre 30, 2014 alle 10:05 pm

      Mica posso dedicare sempre il mio tempo al…lo Champagne! Ogni tanto un po’ di Trento Doc non fa male :)
      un cordiale saluto a tutti

  3. Pingback: Trento Doc: se i trentini si svegliano, non ce n’è per nessuno…. | Il Prosecco

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