Il “Sistema Prosecco” secondo Wine Surf

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Spiegati in un originale articolo i motivi del suo successo

Per l’originalità delle conclusioni cui arriva e per le argomentazioni piuttosto personali va segnalato il recente articolo del giornalista toscano Carlo Macchi, pubblicato sul suo sito Internet Wine Surf, dedicato al “Sistema Prosecco”.

L’articolo – che potete leggere qui – si propone come una riflessione scaturita da un’ampia degustazione di Prosecco Superiore Docg recentemente fatta nella zona di produzione, degustazione che offre il destro sia per un commento relativo agli stili evidenziati e alla qualità dei vini, sia, cosa ancora più interessante, sulla realtà produttiva del popolare Charmat veneto, verso il quale Macchi ammette di essere stato in passato “un po’ prevenuto”.

Però, come scrive, “visitando cantine e parlando con i produttori  ho iniziato ad intravedere alcuni motivi del grande successo del “Sistema Prosecco” che condensati in tre parole si riassumono “nella frase Virtuosa unione tra mondo agricolo e commercio industrializzato, fortunatamente snobbata dalla stampa di settore.

Secondo Macchi “il prodotto Prosecco nasce da viticoltura vera, che specialmente in alcune zone collinari non produce certo più di tante denominazioni  blasonate”, e una volta vinificata l’uva “la stragrande maggioranza del vino fermo rimane in cisterna a bassa temperatura e solo delle piccole partite (diciamo attorno ad un ottavo-decimo della produzione totale)  vanno mensilmente o quasi in autoclave per essere spumantizzate.

Li vi restano mediamente trenta giorni  per poi essere imbottigliate e vendute. A questo punto il mondo agricolo passa la mano all’altro settore, consegnandogli un prodotto che ha come cardine, aldilà della buona qualità media “l’assoluta freschezza di un prodotto che per definizione deve essere fresco.”

Ottenuto un buon prodotto, entra in gioco quello che il redattore di Wine Surf definisce “commercio industriale” e in Italia, “prevede, per avere sempre dei Prosecco freschissimi da stappare,  ordini ogni trenta giorni e pagamenti relativi (cari produttori che di solito venite pagate a quattro-sei mesi quando va di lusso,  avete letto bene!). Praticamente i rappresentanti ogni trenta giorni vanno a riscuotere e fanno il nuovo ordine”.

Di conseguenza il Prosecco, secondo la lettura di Macchi, “è per nascita-definizione il primo vino che viene proposto (aperitivo a basso grado alcolico e dal prezzo contenuto) è di conseguenza anche il primo che viene servito e finito, il primo che viene riordinato, il primo che viene pagato e può permettersi di mantenere così questo circuito virtuoso che ha rispetto agli altri vini italiani dei ritmi praticamente “industriali”, ma si basa su un prodotto esclusivamente e prettamente agricolo”.

E pertanto “un metodo rodato che ha ritmi molto diversi da quelli del mondo agricolo permette ai consumatori di tutto il mondo di trovare nel loro bicchiere le caratteristiche che basilari per chi vuole bere un buon calice senza problemi: freschezza, piacevolezza, cremosità se bollicina e facilità di beva”.

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Inoltre il giornalista toscano è arrivato alla conclusione che al Prosecco, anzi, al “Sistema Prosecco” ha fatto bene “l’essere stato scoperto solo di recente dalla stampa di settore” ed il fatto che “la stampa italiana abbia snobbato per anni il Prosecco ha permesso a questo di svilupparsi senza doversi snaturare puntando a fare il fatidico “vinone da premio”, ma  cercando di migliorare, pian piano la produzione. Essendo considerato  fino a poco tempo fa sempre e comunque un  prodotto di serie B da noi soloni, ha avuto tutto il tempo per piazzarsi con calma sul mercato con un prodotto agli antipodi di quello che fino a 10 anni fa veniva osannato (a torto o a ragione) come grande vino”.

In effetti Macchi ha ragione nel sottolineare che il Prosecco, Docg e soprattutto Doc, è stato fortunatamente immune dall’effetto guide, ovvero dalla tendenza dei produttori a realizzare vini “monstre” pensati non per il consumatore, ma per riscuotere il consenso delle guide, e il mondo Prosecco ha pensato soprattutto a fare vini semplici e diretti che piacessero, si vendessero in quantità sempre più grande e consentissero di fare tanti “schei”.

Quanto alla stampa, è vero che oggi tanti hanno “scoperto” il Prosecco e ne scrivono dopo averlo ignorato per anni, anche senza considerarlo, come penso nessuno lo consideri e come non credo vada considerato, “di serie B”. Ma, come sempre accade, bisogna fare la tara a questo improvviso interesse e ricordare che tanti scrivono di Prosecco non solo per compiacere i consumatori, che questo vino hanno ormai adottato – soprattutto in tempi di crisi – in tutto il mondo, ma perché è un vino trendy e di moda. E quindi la stampa ne scrive.

Macchi chiude la sua analisi sostenendo che “il bello del Prosecco DOCG sono 70 milioni di bottiglie che garantiscono non ciò che avrebbe voluto la stampa specializzata, ma quello che semplicemente chiede un mercato globale dove oramai con Prosecco si identifica la bollicina italiana”.

Osservazione giusta, ma che non rende il “Sistema Prosecco” immune da una serie di problemi e contraddizioni, che spesso questo blog ha sottolineato, e dal fatto che il successo attuale, innegabile, potrebbe non essere infinito e che l’eccesso di produzione, cui si è cercato di ovviare chiudendo la stalla, ma solo quando i buoi erano in larga parte scappati, rischia di creare una domanda superiore ad un’offerta pur robusta.

E di questo fatto le prime ad essere danneggiate sono le aziende del Conegliano Valdobbiadene Superiore Docg, che subiscono la concorrenza spietata di un Prosecco Doc che grazie ad una massa critica nettamente superiore, 243 milioni di bottiglie di Prosecco Doc contro 68 di Prosecco Docg, può abbassare i prezzi. E presentarsi tranquillamente, soprattutto sui mercati esteri, come un Prosecco che ha tutti i titoli per essere concorrenziale anche se non ha la tradizione, la storicità, il blasone del Superiore. Un vino perfetto per quei nuovi consumatori che non conoscono la differenza tra Doc e Docg, non hanno grande cultura del vino, ma si limitano ad acquistare e bere Prosecco…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
http://www.vinoalvino.org/ e il Cucchiaio d’argento!

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