Trento Doc Abate nero Brut Rosé

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
7


AbateneroBrutRoséQuella dell’Abate Nero di Trento è sicuramente una delle aziende più storiche del Trento Doc, considerato che la sua fondazione ha luogo 41 anni fa, nel 1973, dall’iniziativa di tre soci, Claudia Moser, Walter Valentini e Eugenio De Castel Terlago e da un’idea di Luciano Lunellieccellente tecnico che ancora oggi regge le fila. Ai tre soci a metà anni Ottanta, si affiancò Alfonso Trentin, proveniente da un’altra azienda storica, Equipe 5 (oggi diventata un marchio della Cantina di Soave).

La cantina ha sempre mantenuto un carattere piuttosto appartato badando esclusivamente a produrre al meglio delle proprie capacità e se si visita il sito Internet aziendale si nota un certo quale pudore nella comunicazione e informazioni molto essenziali. E’ un peccato questa ritrosia a raccontarsi perché Luciano Lunelli è uno dei personaggi principali nella storia della spumantistica metodo classico trentina e avrebbe mille storie e aneddoti da raccontare e potrebbe farlo, vincendo la propria ritrosia, propria sulle pagine Web aziendali.

E qualcosa di più, e di meno generico, ci si potrebbe attendere nello spazio riservato all’azienda dal sito Internet dell’Istituto del Trento Doc dove in omaggio ad una politica di comunicazione un po’ “favoleggiante” dell’ente collettivo del metodo classico trentino, leggiamo che “l’impegno pluridecennale dell’azienda Abate Nero si dimostra nella produzione delle ‘cuvèe’ gioiose: progettate pazientemente e frutto di cernite meditate direttamente tra i filari delle viti dolomitiche. Le uniche ad imprimere finezza e identità ad uno spumante autenticamente di “territorio”.

Il che, se ho capito bene quello che si voleva esprimere, è un dire e non dire che ad Abate Nero si usano uve di alta collina, se non “di montagna”, per conferire carattere ai vini.

E’ un vero peccato questa comunicazione molto misurata e che poco comunica, perché al di là del fatto che oggi l’azienda produce sei diverse tipologie, ovvero Brut, Extra Brut, Extra Dry, Brut Rosé, Brut millesimato Domini e Brut Riserva Cuvée dell’Abate, ben poco ci viene detto circa la provenienza delle uve.

Per l’Extra Brut si parla di “diversi comuni viticoli della provincia di Trento in zone collinari con ottima esposizione e vocazionalità”, per la Riserva Cuvée dell’Abate “vigneti più vocati e con ottima esposizione del Trentino nelle colline di Trento e Lavis”, il che è qualcosa in più, ma non molto…

Anche nel caso della composizione delle varie cuvée vengono citate le uve presenti, ma senza precisare le proporzioni (e tutti sappiamo che c’è una differenza fondamentale in una cuvée tra una presenza del Pinot nero pari al 10% o al 40%…) e così anche nel caso del Rosé, che curiosamente non viene dichiarato in etichetta come Trento Doc, ma come “Vino spumante di qualità Brut Rosè”, o “Spumante metodo classico Brut Rosé”, non è dato sapere più della definizione generica: “Uve: Chardonnay – Pinot Nero”, con il sospetto che la seconda uva sia decisamente minoritaria. Ma potrebbe anche darsi che la foto utilizzata nel sito ritragga una vecchia versione del Rosé, prima che diventasse (ma lo è oppure no?) Trento Doc.

Ci viene detto che il vigneto è la “Classica pergola semplice trentina con densità d’impianto di circa 3500/4000 ceppi per ettaro”, che l’affinamento sui lieviti si protrae per 15 mesi e che il dosaggio degli zuccheri per litro è di sei grammi e mezzo e per il resto bisogna accontentarsi.

Peccato perché questo Rosé, che si presenta con un colore non proprio spettacolare e invogliante, ovvero un rosa pallido con sfumature grigiastre, e con un naso non molto espressivo e spumeggiante, ma nitido, con una prevalenza delle note agrumate su quelle di piccoli frutti e con note floreali, una certa dose di sale e una leggerissima vena minerale, non sarebbe male.

Ci sarebbe poi da discutere, ma lo sanno anche i sassi che preferisco i rosé più secchi, sul gusto, di media intensità con una certa consistenza succosa di piccoli frutti, ma leggermente troppo dolce anche se ha un certo equilibrio e piacevolezza, cosa che lo rende più appetibile per i normali consumatori e una buona persistenza.

Ma forse, alla prima occasione in cui mi capiterà di incontrare Luciano Lunelli, anche questo, come la timidezza nella comunicazione, sarà sicuramente un valido argomento di discussione…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
http://www.vinoalvino.org/ e il Cucchiaio d’argento!

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