A proposito della disgrazia di Refrontolo e dei vigneti di Prosecco

MappacompletaterritoriProsecco
La testimonianza di Alessandro Carlassare

Caro Franco, ho letto con attenzione i due propositivi articoli che hai dedicato, prima su Vino al Vino e poi su Lemillebolleblog, alla disgrazia occorsa in quel di Refrontolo, ed ovviamente ho letto anche quanto la stampa generalista (dal Corriere della Sera sino all’ultimo dei giornali locali) ho sciorinato su tale episodio, rendendomi conto che quei giornalisti che tanto scrivono “dei vigneti del prosecco causa della tragedia”, non hanno mai percorso (con la dovuta attenzione) un solo metro di quei vigneti e di quei colli!
Per questo ti chiedo un po’ di spazio: non tanto per esprimere “il mio punto di vista” (nelle tragedie non possono esistere punti di vista soggettivi) bensì per esprimere la testimonianza di una persona che quei colli, per lo meno, li percorre con la dovuta assiduità!

Pur amando i vigneti che quasi ininterrottamente ricoprono ogni declivio dell’area compresa tra Valdobbiadene e Conegliano, ho sempre punzecchiato i vignaioli che li lavorano: non ho mai taciuto la disinvoltura e l’eccesso con cui alcuni conducono le azione del diserbo o antiparassitarie, non ho mai nascosto la mia irritazione nella piantumazione oltre il buonsenso, e spesso ho denunciato – tanto  a mezzo blog quanto a mezzo stampa – gli errori e le superficialità del sistema agricolo di zona, raccogliendo (quando poco) le ire di qualcuno, ma credo che questa volta si debba avere il coraggio di prendere le difese di una categoria utilizzata come puro capro espiatorio. Non fosse altro per quei viticoltori che il lavoro lo conducono con precisione, correttezza ed attendendosi alle regole.

Una brevissima analisi spiega il perché i vignaioli, almeno questa volta, non hanno colpe.

1° Il territorio è stato strappato ai boschi per fare spazio ai vigneti e questo provoca erosione e quindi inondazioni. So bene che pochi hanno il tempo (o la voglia – giornalisti in primis) di percorrere il bacino imbrifero del torrente Lierza nel tratto a monte del Molinetto delle Crode, ma basterebbe aprire Google Earth digitare “Refrontolo, TV”  e poi spostarsi alle coordinate 45°56’12.50” N e 12°11’29.50” E , per trovarsi sopra il parcheggio del Molinetto. Da un’altezza di circa 1.200 mt, si può risalire il torrente Lierza sino ad Arfanta, suo punto di origine, ammirando le colline ricoperte del tipico bosco di pedemontana… qualche vigneto lo si trova, ma sono pochissimi, radi e sporadici.

Certo l’immagine non è recentissima, se si vuole confutare bisogna avere l’umiltà di mettersi scarponcini ai piedi e scarpinare: si potrà effettuare una splendida e salutare passeggiata per vedere che l’immagine dall’alto è quasi identica a quella che si può cogliere da terra! I vigneti non ci sono!

Se poi volete vedere realmente un (quasi) eccesso di vigneto andate alle coordinate 45°54’00.00” N – 12°02’00,00” E vedrete vigneti oltre l’immaginabile, eppure li non c’è stata alcuna tragedia! E’ ancora colpa dei vigneti?

VignetiProsecco

2° “  I boschi (che drenano) non ci sono più!

Premesso che i boschi ci sono (vedi sopra), qualcuno probabilmente crede che il bosco della Pedemontana di zona sia un insieme di conifere ad alto fusto, dove alberi secolari drenano enormi quantità d’acqua ed ancorano il terreno con le loro radici possenti, ma si sbaglia alla grande: il bosco di zona è composto da Carpino, Robinia Pseudoacacia, Ontano, Sambuco, Corniolo e Salicone, qualche Pioppo, Olmo, Nocciolo, Castagno, ed (udite, udite) pure qualche Quercia, più un certo ammasso di rovi.

Il tipo di bosco che, certamente, non vorrei avere sulla sommità di un colle se mia casa fosse sul declivio: preferirei avere attorno un mantenuto e controllato vigneto (disposto a giropoggio: il ritocchino non si pratica in zona) piuttosto che un bosco composto da tali specie (e per lo più abbandonato a se stesso).

3° Non si mantiene il bosco con sufficiente attenzione.

Ma non si era detto che la colpa era dei vigneti? Battuta a parte qui bisogna prendersela proprio con i difensori della natura, per i quali il bosco deve essere lasciato intatto ed intonso ed affidato a se stesso: guai ad entrare nel bosco per tagliare, raccogliere, spostare.
E le scarse volte in cui lo si potrà pulire (sotto controllo di qualche organo di vigilanza: sia mai che si tagli una pianta di troppo) non fatevi illusione di incontrare quelli con la bandiera arcobaleno: la pulizia è affidata ai soliti volontari, ovvero il gruppo Alpini del paese, gli attivisti delle Pro Loco e qualche bravo giovane che preferisce i fatti alle parole, più molti viticoltori, per i quali è prassi tenere ordine.

4° Gli impianti dei vigneti sono effettuati in modo selvaggio e privo di regole.

Qui c’è da offendersi: piantumare un vigneto in zona DOCG è operazione che sfida la pazienza di Giobbe. Solo chi ha la fortuna di possedere un terreno trasformato a vigneto (in tempi recenti) sa quante rigide e puntigliose siano le regole da rispettare, specie se si dove operare uno sbancamento.
E non sono regole scritte ma disattese: come cittadino plaudo gli organismi predisposti ai controlli proprio per la fattiva e solerte vigilanza. Questo non assicura l’assenza dei soliti criminali (presenti ad ogni latitudine) che operano senza autorizzazioni, ma quelli sono per l’appunto, criminali, e non viticoltori!

Alla fine rimane solo un fatto certo e sicuro: quel maledetto sabato, nella zona sopra di Refrontolo dove scorre il Lierza, sono caduti oltre 60 mm di pioggia in un’ora, ovvero poco meno della quantità media dell’intero mese di agosto! (da rilevamenti ufficiali).

Chi è preposto ad indagare ci dirà se la tragedia avvenuta è da attribuirsi unicamente alle forze atmosferiche oppure se anche l’uomo ha le sue colpe, ma nel frattempo non indichiamo a vanvera il presunto colpevole!

Alessandro Carlassare

_____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
http://www.vinoalvino.org/ e il Cucchiaio d’argento!

3 commenti

Condividi

3 commenti

  1. andrea c.

    agosto 11, 2014 alle 10:02 pm

    Ringrazio Alessandro per la documentata ed esauriente spiegazione sui fatti .
    Posso aggiungere solo un’ osservazione : a dispetto di tutti i titoli di giornale che riportavano “bomba d’ acqua”, “eccezionale diluvio” “inondazione mai vista” “piccolo Vajont” , etc. etc. , il Molinetto è rimasto esattamente al suo posto e senza particolari danni , come negli ultimi 300 anni .

  2. Giovanni

    agosto 12, 2014 alle 2:09 pm

    Intervento interessante e in gran parte condivisibile. Giusto distinguere tra modalità diverse di condurre un vigneto, senza fare di ogni vigna un fascio… Trovo però eccessiva l’affermazione che risalendo il Lierza non si trovino vigneti. Ecco una mappa del bacino del Lierza a monte del Molinetto.
    https://mapsengine.google.com/map/viewer?mid=zF-IkOkRE1Cw.k4wMWjJ8s4Pc

    Anche sugli ambientalisti non si faccia però di tutta l’erba un fascio: sono pochi quelli che considerano il bosco intoccabile. Prevale chi vorrebbe l’integrarsi armonico fra natura e attività umane.

    Che c’entrano poi “quelli con la bandiera arcobaleno”?

    • Alessandro Carlassare

      agosto 13, 2014 alle 4:20 pm

      Buongiorno Giovanni, volentieri rispondo al suo gentile commento.
      Se lei rilegge il mio post (36esima riga) io scrivo che, a nord del Molinetto della Croda, “qualche vigneto lo si trova, ma sono pochissimi, radi e sporadici”. E la bella cartina che lei pubblica evidenzia e conferma in pieno la mia asserzione. I vigneti sono proprio pochi, ancor più se paragonati ai tratti di bosco e prato: dal punto di vista d’impatto sul drenaggio è come non ci fossero!
      Devo invece darle ragione quando scrive che “non si può fare di tutti gli ambientalisti un fascio”, cosa che purtroppo io ho fatto!
      Effettivamente ci sono persone che perseguono l’integrazione tra uomo e natura spinti dal buon senso (e così dovrebbe essere per noi tutti) ma esistono anche degli “ambientalisti/integralisti” con cui ogni confronto è impossibile, e purtroppo della cassa di risonanza mediatica ne godono sempre e solo questi ultimi.
      Sulla “bandiera arcobaleno” mi ha forse interpretato male: è un termine con cui volevo indicare gli pseudo ambientalisti di cui sopra, sempre pronti a blaterare, denunciare, e sfilare in corteo, ma che quando bisogna impiegare il proprio tempo libero per raccogliere immondizie o ripulire posti pubblici o fondi comunali non si fanno MAI vedere.
      Con tale termine non volevo dileggiare idee politiche, pacifiste o d’espressione, ne chi sventola tale bandiera.
      Grazie per il suo intervento.

Lascia un commento

Connect with Facebook