In Australia in futuro definire Prosecco un Australian sparkling non sarà più consentito

ProseccoRoad
Poste le prime basi per un accordo

L’indebito uso di una denominazione da parte della concorrenza estera continua a costituire per molti prodotti italiani, vini in particolare, un problema non indifferente che poiché non si può risolvere con una sfida a duello, come un tempo, non si può che provare a risolvere per via diplomatica mediante trattative lunghe che non sempre portano a risultati positivi.

Uno dei Consorzi italiani più impegnati a proteggere la propria denominazione da usi impropri e non autorizzati è, ed è normale che lo sia visto il successo planetario del prodotto e del nome, il Consorzio del Prosecco Doc. Il quale dopo essere riuscito nel 2011 a far inserire la DOC Prosecco nell’ambito dell’accordo bilaterale UE – USA sul commercio dei vini e di fatto, con l’implementazione degli allegati dell’accordo concluso nel 2006, aver ottenuto dagli americani il riconoscimento dell’esclusività nell’utilizzo del termine Prosecco alle produzioni ottenute nel rispetto del disciplinare della denominazione italiana, oggi sta combattendo su un altro fronte, quello australiano.

E’ notorio difatti che nella terra dei canguri esista una produzione di Australian Prosecco ( si spera davvero base Glera perché se le uve utilizzate fossero altre la beffa sarebbe duplice…), e addirittura una Prosecco Road nella King Valley. Così come – ne ho già scritto qui tre anni fa – in Nuova Zelanda vengono commercializzati dei “Prosecco” taroccati prodotti senza ombra di Glera.

Il Consorzio Prosecco Doc si sta quindi adoperando perché vengano riconosciuti i propri diritti e cessi, progressivamente, perché non si può pensare di risolvere il tutto dall’oggi al domani, quello che è un vero e proprio abuso.

Rientra quindi in questa azione, come informa un comunicato stampa consortile, una recente missione in Australia, cui ha partecipato il direttore del Consorzio Giavi, “volto a porre le basi di un accordo che sancisca il riconoscimento delle denominazioni di origine protetta Prosecco nell’ambito dell’accordo bilaterale tra Unione Europea e Australia”. L’incontro svoltosi il 20 luglio a Sidney presso la sede dell’Italian Trade Agency, presenti rappresentanti ufficiali di entrambe le parti, ha posto le premesse per un futuro gentlemen’s agreement.

Ci vorrà ancora qualche anno di attesa (e di sopportazione paziente della visione di improbabili Australian Prosecco) ma il riconoscimento dell’esclusività nell’utilizzo del termine Prosecco per le produzioni ottenute nel rispetto del disciplinare della denominazione italiana dovrebbe alla fine arrivare.

DalzottoAustralianProsecco

Lo confermano alcune dichiarazioni del vice ministro del Ministero dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, rilasciato durante un “Tavolo Agroalimentare” durante il quale è stata  toccata anche la questione “Prosecco australiano”, secondo il quale “L’ipotesi al è che l’Australia accolga la richiesta avanzata dalla Comunità Europea relativamente all’accettazione da parte della aziende australiane che attualmente immettono nel mercato prodotti con il nome della DO italiana, di un periodo phasing-out, al termine del quale le stesse non potranno più utilizzare la denominazione in questione”. Il che significa una graduale rinuncia all’uso della denominazione Prosecco, nel corso di un periodo di tempo che non è però ancora stato fissato.

E passando dall’Australia alla Cina, diventata progressivamente un mercato importante anche per i vini italiani, Prosecco compreso, si è appreso anche “che la Comunità Europea sta gradualmente arrivando alla definizione di un accordo bilaterale con la Cina per la protezione delle DO (Denominazioni d’Origine) europee in quel paese e per quelle cinesi in Europa. Tale provvedimento riguarderà i vini inseriti in un primo elenco stilato nel 2007 all’interno del quale figura la DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco, ma non appare la DOC Prosecco essendo quest’ultima nata solo nel 2009.

La notizia sta nel fatto che ora la DOC Prosecco, grazie all’intervento del Ministro Maurizio Martina, è stata inserita in un secondo elenco, la cui protezione sarà pienamente efficace nella Repubblica Popolare Cinese tra quattro anni”.

Un modo intelligente, quello del Consorzio del Prosecco, di muoversi per arrivare al riconoscimento del fatto che un vino etichettato e commercializzato come Prosecco DOC può essere prodotto esclusivamente in Italia, anzi in Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Come ha dichiarato il presidente del Consorzio Stefano Zanette, “Siamo consapevoli che resta ancora molto lavoro da compiere. Di fatto non abbiamo raggiunto alcun risultato concreto, ci troviamo solo all’inizio di una trattativa internazionale che richiede tempi di maturazione talvolta molto lunghi prima del perfezionamento”. Ma che se il “Sistema Italia” di cui si parla sarà davvero coeso non potrà che avere risultati positivi.

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