Contrordine: niente sorpasso del Prosecco sullo Champagne dice l’assessore Manzato

FrancoManzato

Ma nel 2011 “lo smemorato di Oderzo” aveva sostenuto proprio l’opposto

Era prevedibile che anche i più tenaci “propagandisti del Prosecco”, quali non mancano nella Giunta Regionale veneta, si accorgessero che il semplice gesto di piantare vigneti a profusione si traducesse inevitabilmente nel disporre di una quantità di uve da trasformare in vino e che questo vino non si vendeva da solo anche se porta il magico nome di Prosecco.

E che rischiava di vendersi a fatica e di generare indesiderati e dannosi processi di sottovalutazione e svendita sotto prezzo se la quantità disponibile risultasse superiore di molto alla pur entusiasta e generosa domanda.

Cos’hanno dunque fatto nel 2011 dopo che in po’ tutto il Veneto e decisamente in Friuli Venezia Giulia avevano piantato Prosecco, pardon Glera, un po’ ogni dove? Hanno deciso, le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia congiuntamente, su richiesta del Consorzio di Tutela, il blocco di ulteriori nuovi vigneti, fissando il limite di 20.000 ettari complessivi piantati a Glera (16.500 Ha in Veneto e 3.500 Ha in Friuli Venezia Giulia).

E oggi, luglio 2014, anche a fronte di autorevolissime analisi che affermano mancare centomila ettolitri di Prosecco Doc per soddisfare appieno la domanda, questo dopo aver deliberato in giugno lo sblocco di centomila ettolitri, come ci ha informato pochi giorni fa un comunicato stampa, “la Giunta Regionale veneta, accogliendo la richiesta del Consorzio del Prosecco DOC, d’intesa con la Regione Friuli Venezia Giulia, ha prorogato di altri 3 anni il divieto di iscrivere agli albi della DOC Prosecco i vigneti Glera. L’obiettivo dichiarato è di stabilizzarsi su un massimo di 20 mila ettari totali, di cui 16.500 in Veneto e 3.500 nella regione confinante”.

Autore di questa dichiarazione l’Assessore all’Agricoltura della Regione Veneto Franco Manzato, il quale attribuiva la decisione di protrarre il blocco degli impianti alla volontà “di evitare crisi di prezzo di un prodotto che è orgoglio veneto a livello mondiale, diventa indispensabile limitarne la coltivazione affinché non si presentino esuberi di offerta sul mercato”.

LogoConsorzioProsecco

Sorvolando sulla rivendicazione di un “orgoglio veneto” per un vino che oggi non è più solo veneto, ma anche espressione del Friuli Venezia Giulia, occorre prestare attenzione al prosieguo del ragionamento di Manzato.

Dice l’Assessore Regionale: “Quando il sistema produttivo ha dato vita alla rivoluzione del Prosecco, legando il nome di questo vino al territorio e non al vitigno, e facendone una bandiera del Nord Est italiano – ha aggiunto – l’obiettivo non era, né è, quello di battere lo Champagne come numero di bottiglie, ma di dare testimonianza dell’origine e della qualità di una produzione nata e sviluppatasi qui, che si esprime in un sistema strutturato al cui vertice ci sono i Superiori DOCG di Conegliano Valdobbiadene e Asolo, e sulla cima il Cartizze. Il risultato è stato raggiunto brillantemente, per questo vogliamo dare seguito agli obiettivi posti tre anni fa”.

Avete letto bene? Si parla di una “rivoluzione del Prosecco” e si fa diventare lo stesso “una bandiera del Nord Est italiano”, come se un vino potesse avere una valenza politico-propagandistica.

E poi la perla: “l’obiettivo non era, né è, quello di battere lo Champagne come numero di bottiglie”, afferma l’Assessore. Lui, il responsabile delle Politiche Agricole della Regione Veneto, sostiene, oggi, che a sorpassare o “battere lo Champagne” non ha mai pensato e non pensa.

Peccato che tre anni fa, nel 2011, qualcuno che aveva il suo stesso incarico e si firmava con il suo nome, avesse apertamente parlato – ne avevo scritto qui – di “sorpasso sullo Champagne”.

E per l’esattezza, uso il virgolettato, riprendendo l’incipit del comunicato stampa N° 599 del 05/04/2011 della Regione Veneto intitolato “Vinitaly 2011. Il Prosecco prepara il sorpasso dello Champagne”, che dice: “Il Prosecco, spumante di territorio patrimonio del Nord Est italiano, quest’anno al Vintaly scalderà i muscoli, per prepararsi al sorpasso dello Champagne come numero di bottiglie prodotte, previsto per il 2012. Lo hanno annunciato stamani gli assessori del Veneto alla promozione Marino Finozzi e all’agricoltura Franco Manzato, nel presentare presenza, ruolo e valore della Regione ospitante alla grande rassegna mondiale dell’enologia”.

Capisco che la memoria dei politici italiani è corta, flessibile, lacunosa e che ammettere oggi, quando si conferma il blocco degli impianti di Glera, di aver sostenuto tre anni prima che “I dati e le valutazioni degli esperti ci confermano che il 2012 sarà l’anno del sorpasso del Prosecco spumante sullo Champagne per numero di bottiglie vendute in tutto il mondo” è un po’ imbarazzante.

Per questo propongo all’Assessore una soluzione indolore: cambiare nome, non farsi chiamare più Franco Manzato bensì lo “Smemorato di Oderzo” (luogo di nascita del politico). Per il prossimo nome, nel caso si rendesse necessario cambiare identità, pensiamoci per tempo…

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3 commenti

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3 commenti

  1. silvana biasutti

    luglio 22, 2014 alle 9:02 am

    E’ solo l’ultima testimonianza dell’infiltrazione della politica ‘bassa’ in tutte le attività produttive per ‘sviluppare’, ‘promuovere’, ‘sostenere’, ‘far crescere’, ‘semplificare’, ‘tutelare’, eccetera … i propri vantaggi e visibilità.
    Così è, a parte poche eccezioni.

  2. andrea c.

    luglio 22, 2014 alle 9:40 pm

    Per fortuna i produttori sono molto migliori dei politici, che purtroppo regolarmente eleggono .

    • silvana biasutti

      luglio 23, 2014 alle 8:41 pm

      Sì certo che sono meglio: chi lavora e fa i conti quotidianamente con obiettivi da raggiungere, lavoro lavoro lavoro, e tagliole da scansare; nonché tasse da pagare, è meglio di chi approfitta della cadrega su cui è seduto.

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