Bottiroli invita gli esercizi pubblici oltrepadani a riscoprire l’autarchia enoica

autarchia1

Ma perché il nuovo direttore del Consorzio non ci aggiorna sull’operazione Cruasé?

A tre mesi dalla nomina di Emanuele Bottiroli a nuovo direttore del Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese era lecito attendersi molto di più di quello che c’è stato, un cambio di passo soprattutto dal punto di vista della trasparenza e della comunicazione, considerata la storia di Bottiroli, giornalista e copywriter, che è stato promosso direttore da responsabile stampa del Consorzio vini.

Forse mi sarò distratto ma la “comunicazione”, se vogliamo definirla così, è rimasta quella ben poco comunicativa di sempre. Un’unica iniziativa, di cui si é avuta notizia visitando il sito Internet consortile, è stata l’idea di Bottiroli di pubblicare “su Youtube, Facebook, Twitter e sul sito  del Consorzio un video messaggio ai titolari di bar, ristoranti, alberghi e tutti i pubblici esercizi del territorio perché diventino sempre più ambasciatori dell’Oltrepò Pavese. Non si può pensare – sottolinea Bottiroli – di poter fare a meno di bar, ristoranti e alberghi per la promozione e il posizionamento delle nostre etichette di qualità”.

Ecco quindi l’appello “agli imprenditori della ricettività più aperti e intelligenti” perché diano più spazio nei loro locali alla produzione di una zona che “dispone di 13500 ettari a vigneto e produce il 65% del vino di Lombardia”.

Se devo confessare quello che penso di questa iniziativa dico che fa persino tenerezza vedere nel 2014 il direttore di un Consorzio riscoprire l’autarchia enoica e invitare ristoratori, baristi, albergatori della provincia di Pavia e oltrepadani a diventare “sempre più ambasciatori dell’Oltrepò Pavese”. Il che, tradotto in soldoni, equivale ad un’implicita ammissione che questi pubblici esercizi non siano poi dei gran clienti e non dedichino troppa attenzione alla produzione locale se un direttore di Consorzio si fa venire la bella idea di lanciare un simile appello.

autarchia2

A suo modo si tratta di una comunicazione e di un marketing innovativo perché a differenza delle altre zone vinicole lombarde e italiane che vedono impegnati i loro protagonisti in giro per il mondo a promuovere e cercare di vendere i loro vini, Bottiroli riscopre il pregio autarchico del porta a porta, della vendita sul territorio di origine, dell’invito, che pure ha una sua logica, agli esercenti autoctoni a proporre Bonarda, Pinot nero, Sangue di Giuda, Cruasé e metodo classico base Pinot nero invece di Pinot grigio delle Venezie, Prosecco, Soave o Chianti classico o chissà che.

Da lui, direttore di un Consorzio importante come quello oltrepadano, mi sarei aspettato che collaborasse con i produttori per dare vita, come fanno generalmente i suoi colleghi, ad iniziative tese non a mantenere il vino locale in provincia di Pavia, ma a portarlo fuori, a farlo conoscere e vendere nel resto d’Italia e soprattutto all’estero. Considerando, aspetto non marginale, che quando si esporta, i soldi li si porta a casa più velocemente e facilmente, mentre vendendo in patria (e magari l’Oltrepò è una felicissima eccezione) ci si deve scontrare con l’emergenza chiamata difficoltà d’incasso e riscossione, insolvenza.

E invece di vestire i panni di un Nanni Moretti e confessare “Io sono un autarchico”, ci raccontasse finalmente a che punto sia l’operazione Cruasé, purissimo Rosé, se procede e come, quante bottiglie se ne producano e se ne vendano, se la produzione aumenti o sia stabile quanti soggetti ne siano realmente produttori (si vocifera che una cantina sociale lo produca per più di un marchio…), se l’idea di rendere il Pinot nero metodo classico rosé la piramide della produzione oltrepadana stia avendo successo.

Cruasébidule

Se siano previsti altri appuntamenti dopo quelli annunciati e svolti nel lontano 2011. Se i consumatori abbiano recepito cosa sia un Cruasé o lo richiedano quando vanno al bar o al ristorante. E già che ci siamo, nel darci la diagnosi e parlarci dei progetti relativi al Pinot nero rosé metodo classico, il Cruasé insomma, il direttore del Consorzio volesse anche aggiornarci sulla situazione del metodo classico Docg in genere, darci dei numeri senza dare i numeri, farci capire se la situazione sia statica o in movimento, se ai produttori di buone “bollicine” metodo classico, che assolutamente non mancano, venga in qualche modo offerto un aiuto, da una situazione generale in divenire e non fossilizzata, per farsi conoscere meglio, per proporsi sui vari mercati.

E quando dico mercati non sto pensando a quelli settimanali di Broni o di Stradella, di Torricella Verzate o di Voghera ai cui responsabili Bottiroli ha dimenticato di indirizzarsi nel suo video-messaggio, moderno per la tecnica usata, ma tanto antico nel pensiero…

_____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
http://www.vinoalvino.org/ e il Cucchiaio d’argento!

 

 

1 commento

Condividi

Un commento

  1. Francesco Beghi

    luglio 11, 2014 alle 11:23 am

    Purtroppo, la realtà oltrepadana è questa. In questo bel blog si fa giustamente notare come la Franciacorta si stia seriamente impegnando verso la conquista dei mercati esteri, viste le attuali modeste percentuali d’esportazione; perché non v’è alcun bisogno di sensibilizzare il mercato bresciano. In Oltrepò non è così; nei bar oltrepadani è più facile sentirsi offrire un Prosecco piuttosto che un OP Metodo Classico DOCG, un Cruasé o anche un semplice “pinot” come si diceva un tempo. Bene ha fatto quindi Bottiroli, a mio avviso, a partire dall’ABC, anche se questo dimostra – salvo poche, lodevoli eccezioni – l’arretratezza del territorio e la cronica incapacità di fare squadra.

Lascia un commento

Connect with Facebook