Franciacorta Brut Rosé 2009 Cavalleri

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
9


CavalleriRosé

Cosa mi ha detto la degustazione (coperta, ovvero alla cieca, senza conoscere i nomi dei vini che via via assaggiavo) di 59 Franciacorta Rosé fatta a fine giugno a Erbusco? Innanzitutto che è in aumento il numero dei vini di questa particolare tipologia ben fatti, piacevoli da bere, più strutturati o delicati, corrispondenti a quel che è logico attendersi da un Rosé, ovvero eleganza, piacevolezza, equilibrio, freschezza.

Irrisolte, come già sapevo, sono rimaste due questioni tra loro connesse. In primo luogo se sia indispensabile utilizzare Pinot nero in purezza per ottenere un valido Rosé, o quantomeno una percentuale nettamente maggioritaria rispetto all’altra uva utilizzata, lo Chardonnay, e in seconda battuta se sia possibile arrivare ad una gamma cromatica dei vini meno eterogenea. La foto che ritrae sei calici dimostra come si abbiano idee (e risultati) molto diversi tra loro, con colori varianti dal rosa pallido sino al cerasuolo scarico, dal buccia di cipolla al rosa antico al melograno, a seconda della percentuale di Pinot nero utilizzato nella cuvée.

bicchieriRosé-1

Notoriamente il disciplinare di produzione attuale recita che è sufficiente utilizzare una percentuale del 25%, ovvero un quarto della composizione complessiva della cuvée per produrre un Franciacorta Rosé, dose che mi sembra un po’ troppo ridotta anche se il realismo m’impone di ricordarmi che piantati a Pinot nero sono solo 396 ettari sui 2746 complessivi della denominazione. E visto che è impossibile fare miracoli, prima di aggiornare il disciplinare e aumentare la percentuale prevista bisognerebbe piantare più Pinot nero, per disporre della materia prima necessaria.

Fatta questa premessa, devo dire che nella degustazione mi sono piaciuti sia Rosé nella cui cuvée il Pinot nero dominava nettamente oppure recitava da solista sia Rosé dove l’uva borgognona era in una percentuale di poco superiore al 25%. E mi sono piaciuti sia vini di aziende di storia più recente (cito Derbusco Cives, Camossi, Colline della Stella, Santus, Castel Faglia, Cascina San Pietro, Bosio, Corte Bianca) sia aziende che ormai sono attive da decenni in Franciacorta e ne hanno determinato la storia e lo sviluppo. Parlo di Bellavista (con la nuova etichetta rosa acceso), Cà del Bosco, Uberti, Villa, San Cristoforo, Ricci Curbastro, Faccoli, Cola, Guido Berlucchi, Fratelli Berlucchi, Ferghettina, Vezzoli Ugo, Castelveder.

Tra i Rosé che mi sono maggiormente piaciuti figura un vino che sposa in toto la filosofia del mariage tra due vitigni, con un matrimonio un’uva, il Pinot nero, è leggermente superiore, con il suo 60%, rispetto al 40% portato in dote dallo Chardonnay, un vino che non è nato da poco perché per il Rosé c’è curiosità e richiesta, ma la cui prima edizione risale a 26 anni fa al 1988. Sto parlando, ed è ovvio e naturale che il vino mi piacesse (l’ho sempre apprezzato ogni volta che l’ho bevuto…), del Brut Rosè millesimato, annata 2009, di un pilastro dell’historia franciacortina come la Cavalleri di Erbusco.

Inutile raccontare qui, e meglio rimandare alla narrazione ben fatta nel sito Internet le vicende relative all’azienda e limitarsi a ricordare che i Cavalleri possedevano terreni in Erbusco già nel 1450 e che nel 1990 Giovanni Cavalleri fu tra i fondatori del Consorzio Volontario di Franciacorta del quale ricoprirà anche l’incarico di Presidente. E che i loro Franciacorta sono dei punti di riferimento paradigmatici della denominazione.

RoséCavalleri

Il loro Franciacorta Rosé, 6600 le bottiglie prodotte, da vigneti denominati Bolesine, Chiosino, Paradiso, Pio IX Est, Seradina sotto (qui rappresentata la mappa dei cru aziendali) prevede fermentazione e affinamento in acciaio per l’80% e in barrique vecchie per il 20%, con produzione media in vigna di 60 quintali ettaro e da 45 litri di vino da ogni quintale di uva.

Nel caso dell’annata 2009 alla Cavalleri raccontano così le scelte fatte a proposito del loro Brut Rosé: “Le uve dell’annata 2009, in Franciacorta, raggiungono la maturazione fenolica grazie ad una primavera equilibrata e ad un’estate intensa e prolungata. Lo Chardonnay, che costituisce il 40% di questa cuvée, dona grande maturità, struttura ed eleganza. La combinazione con la vena acida e l’impronta tannica tipiche del Pinot Nero (60% della cuvée) genera un Rosè caratterizzato da ricche sensazioni olfattive di frutti rossi, da un ottimo equilibrio al gusto e da grande beva. I 40 mesi sui lieviti (8 in meno rispetto alle precedenti annate) hanno contribuito ad esaltare le molte sfaccettature di questo vino, senza intaccarne vivacità e semplicità”.

Raccolta nella terza settimana di agosto, tiraggio effettuato ad aprile 2010, sboccatura fatta nell’agosto 2013, con dati analitici che parlano di un grammo litro di zuccheri, 7,1 di acidità totale, pH di 3,20, solforosa totale a 50 mg/lt.

Il risultato è all’insegna dell’eccellenza: colore rosa pallido appena accennato ma brillante e luminoso, perlage sottile e continuo, naso ben secco, sottile, con note di frutta secca tostata e agrumi in evidenza, di piccoli frutti rossi di bosco e grande fragranza floreale. Bocca fresca, viva, salata, molto piacevole, con grande equilibrio sul palato. Un Rosé ben calibrato, non molto strutturato, ma dinamico, ricco di energia e nerbo con una vivace sapidità che dà persistenza e piacevolezza al gusto.

_____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
http://www.vinoalvino.org/ e il Cucchiaio d’argento!

Lascia un commento

Condividi

Lascia un commento

Connect with Facebook