Ma davvero il metodo classico italiano ha potenziali margini di crescita scarsi?

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A proposito di un commento, su cui riflettere, di “Zakk”

Ho molto riflettuto sul commento, molto ragionato e intelligente, che il lettore che si firma Zakk, in passato fattosi spesso notare per una serie di intemperanze e provocazioni gratuite, ha inviato al mio post dedicato all’impegno promesso da Matteo Lunelli (gran capo della Ferrari leader del Trento Doc) a favore del Prosecco superiore Docg.

Per comodità dei lettori, prima di rispondere a mia volta a qualche osservazione del lettore, riporto il commento in oggetto: “Benvenuto Ziliani nella terra del business vero: se Ferrari riuscirà a mettere su ogni bancale di prosecco destinato all’estero 4/5 cartoni di Perlé avrà fatto bingo. Che mister Ferrari dichiari che vuole sostenere e valorizzare la Docg del prosecco fa parte del politicamente corretto da dare in pasto alle masse, ma la verità è che si vuole aumentare la quota estero perché evidentemente i potenziali margini di crescita del mercato italiano vengono stimati come “risibili”.

E poi se ne faccia una ragione, il metodo classico italiano all’estero ha un competitor imbattibile che si chiama CHAMPAGNE. Se lei fosse svizzero e facesse l’importatore quando le propongono champagne al prezzo X e poi un metodo classico italiano allo stesso prezzo X non avrebbe dubbi su quale puntare. I francesi hanno blasone, appeal, qualità che il metodo classico italiano all’estero non può dare. E costano uguali!

Quindi l’operazione Ferrari-Bisol io la vedo molto intelligente perchè l’eventuale importatore tedesco che si è costruito un mercato interno con Bisol probabilmente accetterà di inserire pure Ferrari (comunque il numero uno delle bollicine in Italia, la Franciacorta se ne faccia una ragione), magari in quantitativi “soft” piuttosto che dover rinunciare a anni di lavoro sul mercato interno costruiti con Bisol”.

Sono ovviamente d’accordo con l’interlocutore sul fatto, incontrovertibile, che “il metodo classico italiano all’estero ha un competitor imbattibile che si chiama Champagne” e che a parità di prezzo tra uno Champagne (normale o semplicemente buono) e un buon metodo classico italiano a denominazione la stragrande maggioranza degli importatori esteri saranno portati a scegliere Champagne, perché sarà molto più facile per loro venderlo.
Per questo motivo sono portato ad essere naturalmente scettico sulle effettive possibilità dei nostri due più importanti e rilevanti metodo classico a denominazione e sui loro più forti brand di poter aumentare sensibilmente la quota di export, convinto (e speranzoso) che non solo per il motivo contingente espresso sopra lo sbocco naturale dei Trento Doc e dei Franciacorta Docg continuerà ad essere ancora per lungo tempo il mercato italiano.

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Ma Zakk motiva la joint venture Ferrari – Bisol, o meglio l’acquisto da parte dei Lunelli del 50% della casa più mediatica del panorama del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, Docg, ad una precisa volontà dei responsabili Ferrari di “aumentare la quota estero perché evidentemente i potenziali margini di crescita del mercato italiano vengono stimati come “risibili”.

E’ questo il mio motivo di dissenso con Zakk – sono invece totalmente d’accordo e sottoscrivo quando dice invece “Che mister Ferrari dichiari che vuole sostenere e valorizzare la Docg del Prosecco fa parte del politicamente corretto da dare in pasto alle masse”, ricordo bene il poco che i Lunelli fecero, alla testa dell’Istituto Trento Doc, per fare crescere la denominazione – perché mi rifiuto di credere che sul mercato italiano, dove nel 2013 oltre ad una ventina abbondante di milioni di bottiglie dei vari metodo classico nazionali si sono vendute 365 mila bottiglie di Cava e 5.360.000 bottiglie di Champagne, più quantitativi minori dei vari Crémant, (e non cito apposta, trattandosi di altro prodotto, le molte milionate di bottiglie dei vari Charmat) i margini di crescita siano “risibili”.

E che più di tanto non si possa crescere e che avendo aumentato, soprattutto la Franciacorta, la produzione, sia indispensabile giocoforza armarsi e partire alla conquista dei mercati esteri per non ridursi a trovarsi le cantine semipiene.

Sono perfettamente consapevole della crisi della ristorazione e delle enoteche, con tanti esercizi, soprattutto ristoranti, che hanno chiuso o se non l’hanno ancora fatto risultano pessimi clienti perché pagatori difficili, e che l’acquisto in azienda da parte dei privati, anche in tempi di enoturismo diffuso, di cantine aperte, di festival in cantina, rappresenti purtroppo una quota marginale. Che credo sia possibile far aumentare.

Ma io credo, e l’ho testimoniato con la serie di articoli dove chiedo ai quattro principali soggetti produttivi del mondo del metodo classico a denominazione di pensare e non scartare a priori a saltuarie forme di collaborazione per comunicare insieme al consumatore e far capire che metodo classico e spumante charmat sono cose profondamente diverse, che sia soprattutto un problema di comunicazione e che crescere sia possibile, non solo al nord che è l’area di maggiore consumo, ma anche nel resto d’Italia, se ci sforza, uniti, ognuno con la propria identità e con il proprio nome, di “raccontare” il metodo classico a denominazione, e fare in modo che il consumatore ne diventi, anche se il prezzo è superiore a quello di un Prosecco Docg, un appassionato ambasciatore.

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Escludo che la crescita e l’espansione sul mercato interno possano avvenire mediante una riduzione, molto difficile se non impossibile, del prezzo di vendita, oppure riducendo a 12 mesi la permanenza media sui lieviti, abbassando i costi di produzione ma pregiudicando la qualità dei vini e penso che si debba tenere duro e lavorare come si sta facendo oggi anzi meglio per diventare, ovunque, più appealing.

Zakk dice bene, lucidamente e con il giusto cinismo/realismo che “se Ferrari riuscirà a mettere su ogni bancale di prosecco destinato all’estero 4/5 cartoni di Perlé avrà fatto bingo” e conclude giudicando “molto intelligente l’operazione Ferrari-Bisol perché l’eventuale importatore tedesco che si è costruito un mercato interno con Bisol probabilmente accetterà di inserire pure Ferrari magari in quantitativi “soft”.

E’ vero che il business, l’arte del vendere vino e dello stare sui mercati, lascia poco spazio alla poesia e richiede, se necessarie, scelte difficili o che pregiudicano l’immagine di chi le compie. Ma nella mia beata ingenuità voglio illudermi che ci possano essere altre strade, per vendere i propri metodo classico in Germania o negli States, in Svizzera o in Giappone, che non siano quelle adottate dall’azienda della famiglia Lunelli, che non sia indispensabile trasformarsi in Trentoprosecchisti, o chiedere al Prosecco Superiore, con tutto il rispetto possibile per questo vino, di fare da traino, introduttore e “padrino” per il Trento Doc.

Se così fosse, l’immagine dei metodo classico italiani a denominazione sarebbe veramente offuscata e bisognerebbe cominciare a preoccuparsi per il futuro di queste produzioni…

6 commenti

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6 commenti

  1. Vittorio

    luglio 1, 2014 alle 3:40 pm

    L’analisi di Zakk sulle motiviazioni della partecipazione in Bisol mi sembra verosimile. Mi sembra anche una modalità di inserimento nel mercato estero che altri produttori di metodo classico potrebbero adottare.

    • Franco Ziliani

      luglio 1, 2014 alle 5:06 pm

      ma scherziamo Vittorio? I produttori di metodo classico devono inchinarsi al Prosecco (Doc o Docg) per veder riconosciuti e accettati i loro vini sui mercati esteri?
      Ma dove andremo a finire!

      • Vittorio

        luglio 1, 2014 alle 6:07 pm

        Non la metterei proprio in questi termini, ma se un produttore ha numeri tali da necessitare di uno sbocco sull’estero non vedo nell’immediato alternative.

  2. andrea

    luglio 1, 2014 alle 10:59 pm

    Per dirla brutalmente , all’ estero il Prosecco viene visto come un “originale” Italian Style,
    il MC Italiano , come l’ “imitazione” (sia pure a volte migliore di qualche “autentico”)
    francese .
    Forse chi in questi anni ha tentato di promuovere il MC italiano , dovrebbe cambiare strategia comunicativa …

  3. Zakk

    luglio 2, 2014 alle 8:41 pm

    Ziliani, i cavalli di Troia esistono dai tempi della Grecia antica!
    Quanti distributori di vino hanno il prodotto civetta che fa da traino al resto del pacchetto? Prendiamo un distributore come Meregalli, se non avesse Sassicaia a Bollinger, qualcuno troverebbe così appeal nel resto della gamma proposta?
    All’estero il prosecco tira x un discorso di prezzo e unicità per cui mettersi in scia, pur da produttori di un vino più “nobile” (non me ne vogliano i produttori di prosecco) non è disdicevole. Che conta è il risultato.

  4. pier

    luglio 4, 2014 alle 3:40 pm

    è solo un problema di prezzo.ci sn champagne rm che costano meno di alta langa e franciacorta, evito nomi per carità di patria…..

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