Ancora su Matteo Lunelli ed il suo impegno per il Prosecco Superiore Docg

MatteoLunelli
Qualche amico ha trovato eccessivamente dure, se non immotivate, le mie critiche a Matteo Lunelli presidente delle Cantine Ferrari di Trento, la più importante azienda produttrice del Trento Doc, che avendo deciso di acquisire il 50% della Desiderio Bisol & Figli, ovvero una delle più note e prestigiose case produttrici di Conegliano Valdobbiadene, alias Prosecco Superiore Docg, ha recentemente dichiarato di voler “lavorare per costruire la consapevolezza dell’esistenza della Docg”, riferendosi ovviamente alla Docg prosecchista. Non ad un’ipotetica Docg Trento, di cui nessuno, tantomeno i Lunelli, più nessuno parla.

Ma su quale luna vivi Ziliani, in sostanza mi dicono, per stupirti se avendo speso un sacco di schei per acquistare il 50% della Bisol oggi Lunelli ribadisce di volersi impegnare per vendere ancora più Conegliano Valdobbiadene nel mondo?

Conosci il significato della parola business? Sai che per farlo bisogna darsi da fare e che oggi nel mondo del vino è sempre più vincente la logica delle alleanze e delle sinergie?

Non vivo su nessuna luna, ma su questa terra e ne conosco bene, dati i capelli bianchi, le logiche valide anche in campo commerciale però dal presidente dell’azienda che è di gran lunga l’azionista di maggioranza del Trento Doc, il soggetto più noto, rappresentativo e forte, mi sarei aspettato che continuasse ad impegnarsi per il vino di casa, per i suoi ottimi Trento con le bollicine.

LogoProseccoSuperiore

Che si adoperasse, se questo processo fosse stato ritenuto utile, in armonia con gli altri produttori, per il passaggio del Trento dallo status di Doc a quello di Docg (di cui sono dotate le altre zone metodo classico a denominazione), per far funzionare meglio l’Istituto del Trento Doc, per aumentare la produzione, di Chardonnay a disposizione ce n’è a iosa, del Trento, per farlo conoscere e bere dalle Alpi alle Piramidi.

Invece cosa succede? Che la Ferrari si compra il cinquanta per cento di una delle più rilucenti aziende del mondo Prosecco Docg (che sino a prova contraria anche se diverso sostanzialmente si sta rivelando un concorrente diretto, favorito dal prezzo, del metodo classico e del Trento Doc) e Lunelli arrivi a dichiarare, cosa che non ricordo di avergli visto fare con pari forza e decisione per le bollicine trentine, “assieme ad altri produttori abbiamo l’ambizione di promuovere il marchio del Prosecco”, dimostrando di ragionare già da produttore di Prosecco. Docg ovviamente.

Globalmarket

Forse sono un illuso o non ho capito che tutto il mondo, e anche il mondo del vino sta cambiando, e se non si capiscono e non si accettano questi cambiamenti si rischia di rimanere tagliati fuori, ma come in passato mi inca…volavo quando vedevo l’azienda leader dell’Asti, ovvero Gancia, inserire nella propria gamma Prosecco (che lo facesse anche Zonin mi turbava molto meno…), resto “spiazzato” e fatico a capire anche oggi che vedo Ferrari, mica un pinco pallo qualsiasi, tramutarsi anche in un produttore di Prosecco Superiore e dedicare forse più passione e interesse a questa battaglia per l’affermazione del marchio del Prosecco Docg che alle sorti di una denominazione di cui è e sarà per lungo tempo simbolo.

So benissimo che Marchesi Antinori, produttore di Chianti Classico, Vino Nobile di Montepulciano, Brunello di Montalcino (con marchi diversi) produce, attraverso il marchio Prunotto, anche Barbaresco e Barolo. Ma è Antinori, un’azienda globale (produce vini anche nel Nuovo Mondo) che esportando larga parte della produzione ha bisogno di avere nel proprio portafoglio una vastissima gamma di vini italiani di grande notorietà.

Non è la Ferrari, produttrice di un vino, il Trento Doc, che lo si voglia o meno subisce la concorrenza dei Prosecco. Docg e Doc. Sarà anche business, saranno le nuove leggi del mercato globale, ma io questi soggetti produttivi trentini che investono in Sicilia, in Toscana, oggi nella zona del Prosecco, non riesco proprio a capirli. E voi?

8 commenti

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8 commenti

  1. Alessandro

    giugno 26, 2014 alle 1:01 pm

    Ferrari é Ferrari, nome che parla da solo, se poi c’ é scritto Trento Doc, é un extra. La denominazione DOC o DOCG non credo che per loro sia significativa.
    Per fare soldi meglio salire sul carrozzone del Prosecco.

  2. Andrea

    giugno 28, 2014 alle 9:11 pm

    Alla Ferrari non sono certo sprovveduti , con l’ acquisizione della Bisol hanno fiutato l’ affare giusto .
    La dura realtà , per i metodo classico nazionali, è che l’ umile Prosecco fa da traino per le vendite all’ estero anche per loro , e non il contrario …

    • Franco Ziliani

      giugno 29, 2014 alle 9:59 am

      se questa analisi corrisponde al vero é una pagina amara per il metodo classico italiano…

  3. Zakk

    giugno 29, 2014 alle 4:33 pm

    Benvenuto Ziliani nella terra del business vero: se Ferrari riuscirà a mettere su ogni bancale di prosecco destinato all’estero 4/5 cartoni di perlé avrà fatto bingo. Che mister Ferrari dichiari che vuole sostenere e valorizzare la docg del prosecco fa parte del politicamente corretto da dare in pasto alle masse, ma la verità è che si vuole aumentare la quota estero perchè evidentemente i potenziali margini di crescita del mercato italiano vengono stimati come “risibili”.
    E poi se ne fa ia una ragione, il metodo classico italiano all’estero ha un competitor imbattibile che si chiama CHAMPAGNE. Se lei fosse svizzero e facesse l’importatore quando le propongono champagne al prezzo X e poi un metodo classico italiano allo stesso prezzo X non avrebbe dubbi su quale puntare. I francesi hanno blasone, appeal, qualità che il metodo classico italiano all’estero non può dare. E costano uguali!
    Quindi l’operazione Ferrari-Bisol io la vedo molto intelligente perchè l’eventuale importatore tedesco che si è costruito un mercato interno con bisol probabilmente accetterà di inserire pure Ferrari (comunque il numero uno delle bollicine in Italia, la franciacorta se ne faccia una ragione), magari in quantitativi “soft” piuttosto che dover rinunciare a anni di lavoro sul mercato interno costruiti con Bisol.

  4. cosimo piovasco

    giugno 30, 2014 alle 3:20 pm

    Nemmeno io capisco, ma mi adeguo e prendo atto che la DOC TRENTO resta al palo, confinata in una riserva indiana.

  5. Sisto

    giugno 30, 2014 alle 9:07 pm

    Leggendo l’articolo del dott. Ziliani e i successivi commenti un dubbio mi assale: ma sono solo io tra “noi esperti” che sono circondato da “non esperti” che vogliono, amano, comprano, si interessano di Prosecco??? e che, quando gli propongo un M.C. (qualsiasi) fanno 2 cose, dopo aver bevuto:
    1) mi chiedono il prezzo, e quindi mi insultano
    2) ad ogni modo, mi dicono “ma a me piace il prosecco, se tu hai soldi da buttare, bevitelo tu il tuo…..”(un qualsiasi MC).

    Dico questo perché se, in Italia, per una bottiglia di MC se ne vendono 50-100-1000 (dico per dire) di charmat (ricordo che c’è dentro anche il Lambrusco e il Moscato), dobbiamo tutti noi rassegnarci: a dispetto dei nostri gusti, il mercato questo chiede e ha. La qualità, alla fin fine, è soddisfacimento di requisiti del cliente.
    Questo, al netto del fatto che a me il Valdobbiadene, quello come si deve, mi piace e lo bevo volentieri.

    • Zakk

      luglio 2, 2014 alle 8:31 pm

      La qualità è una cosa oggettiva e non soggettiva. Il gusto invece è soggettivo. E poi c’è la propensione alla spesa di ogni singolo individui. Ecco, su quest’ultima cosa il prosecco è vincente. Sul gusto…. Boh, sulla qualità…. Non scherziamo suvvia

      • Sisto

        luglio 4, 2014 alle 5:42 pm

        Non ci capiamo: io utilizzo qui il termine qualità nel senso più propriamente tecnico e normato (ISO 9000) ovvero quello insegnato all’università nel corso di GESTIONE DELLA QUALITA’.
        La qualità è il soddisfacimento di requisiti (specificati o impliciti) di un cliente. Il mercato ha requisiti che il TAVERNELLO soddisfa a pieno (lo dicono i numeri). Pertanto, il Tavernello è un vino altamente qualitativo.
        In questo ambito il termine qualità non è sinonimo di LIVELLO PRESTAZIONALE che, infatti, è un altro termine normato nel mondo della gestione qualità. Il livello prestazionale del Tavernello è modesto (pur essendo un vino del tutto “corretto”).
        Tornando a noi: il Prosecco è altamente qualitativo perché l’enorme massa di vendita dimostra che soddisfa requisiti (prezzo basso, facilità di beva, immediatezza, aromaticità/dolcezza, bollicine, nome accattivante, facilissima reperibilità, etc.).
        Poi a me piace di più (e probabilmente anche a lei) il MC dello charmat ma questo, appunto, è un gusto mio/nostro che è molto minoritario rispetto ai grandi numeri

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