Ricordo (involontariamente in ritardo) di Paolo Rabotti, pioniere della Franciacorta

PaoloRabotti
Si dice spesso che nell’attuale epoca segnata dall’avvento di Internet, degli smartphone e dei tablet non si possa che essere perennemente interconnessi e che quindi tutto quanto accade nel mondo non ci possa sfuggire.

Bellissima soddisfazione essere a conoscenza in tempo reale della rivoluzione in corso in un piccolo Paese dall’altra parte del mondo e di tutte le altre possibili news, ma poi può ugualmente accadere che si possa ignorare un fatto avvenuto a soli 50 chilometri di distanza, in una zona dove sei di casa e di cui pensi di poter essere facilmente a conoscenza di tutto quanto accada.

Può anche succedere che per alcuni mesi, pur frequentando e scrivendo di quella zona e dei suoi vini, tu possa continuare a restare all’oscuro di questo fatto, fino a che, per il bizzarro disegno del caso, tu ti imbatta, all’improvviso, in quella notizia che, tuo malgrado, avevi continuato ad ignorare.

E’ proprio quello che è successo a me che solo ieri, leggendo un blog che da qualche tempo non consultavo, ho scoperto che il 18 marzo, quindi oltre tre mesi orsono, era scomparso a Brescia all’età di 85 anni Paolo Rabotti.

Inutile dire come leggendo io sia rimasto di sasso e come, provando un sincero dolore, mi sia sentito in grande imbarazzo.

Paolo Rabotti, papà di Emanuele, attuale patron della Monte Rossa di Bornato, è stato uno dei personaggi fondamentali nella storia e nello sviluppo della Franciacorta così come oggi la conosciamo.

Imprenditore di successo nel campo avicolo, nel 1972, coinvolgendo la moglie, la Signora Paola Rovetta, credendo che la Franciacorta potesse diventare davvero una zona vinicola importante e che potesse dire la sua nel campo delle bollicine metodo classico, aveva fondato a Bornato la propria azienda agricola, producendo sia “champenois” che vini fermi. E da persona seria, da imprenditore capace, da uomo tutto d’un pezzo si era fatto in breve tempo notare e apprezzare tanto che nel 1990, quando venne fondato, con una decisa scelta di campo, il Consorzio Franciacorta, Rabotti nel divenne il primo presidente.

Furono anni difficili ed eroici, che videro il Consorzio, anche con l’illuminata direzione di Giampietro Comolli, compiere scelte difficili e lungimiranti rese possibili anche dalla mediazione e dalla calma di Rabotti, in grado di convincere con il semplice ragionamento e con l’autorevolezza dettata anche dalla sua voce profonda e dall’aspetto apparentemente burbero.

Rabotti fu il presidente ideale per questa fase di fondazione, la persona giusta, dotata dell’equilibrio necessario, per guidare decisioni che talvolta potevano apparire complesse, non perché lo fossero veramente, ma perché del tutto nuove erano le problematiche che i soci ed il Consorzio si trovavano ad affrontare.

Ricordo che un’ideale geniale di Rabotti (nel 1990 la Franciacorta non era certo conosciuta come lo è oggi…) fu quella di realizzare un pieghevole tascabile in otto facciate dove oltre ad una cartina della zona veniva spiegato dove fosse la zona, la sua storia, le sue caratteristiche ed i suoi vini. Questo pieghevole veniva inserito in più copie in ogni cartone di vino franciacortino svolgendo un pratico ruolo di comunicazione tra i clienti, ristoranti, enoteche, semplici appassionati.

Ma furono tante, e soprattutto un modo di agire ponderato, sempre attento ad ascoltare le ragioni di tutti, le caratteristiche di una presidenza da ricordare non solo perché fu la prima, ma per i contenuti e lo stile.

Ecco perché, anche se con tre mesi di incolpevole ritardo, ho voluto oggi ricordare su questo blog sempre attento alle vicende franciacortine, una persona veramente in gamba che ho avuto il piacere di conoscere e frequentare e di scusarmi con Emanuele Rabotti e sua madre per non averlo fatto a tempo debito.

Se la Franciacorta è diventata la “cosa” importante che è oggi è anche per merito di persone come Paolo Rabotti.

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