Ma il consumatore estero sa scegliere tra Prosecco Docg e Prosecco Doc?

mappa_docProsecco
Torno a parlare di Prosecco non con un vero e proprio post ma ponendomi pubblicamente un interrogativo. Gli appassionati mondiali dello Charmat aromatico veneto – friulano dispongono teoricamente di oltre trecento milioni di bottiglie – 243 milioni di bottiglie di Prosecco Doc e 68 milioni di Prosecco Superiore Docg e lo scorso anno, parola del Consorzio Prosecco, oltre 170 milioni di bottiglie del Prosecco prodotto in Veneto – Friuli- Venezia Giulia sono finite nei mercati dei 5 continenti.

Tutto il mondo ama il Prosecco e tutti lo vogliono. La domanda, ingenua quanto basta, è se questi consumatori e prosecchisti planetari siano in grado di scegliere tra un Prosecco Doc, prodotto in un’area di 20.000 ettari distribuiti in 9 province tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, che vede al lavoro più di 10.000 aziende produttrici, oltre 1.300 aziende vinificatrici e oltre 300 aziende imbottigliatrici, e un Prosecco Superiore Docg, anzi un Conegliano Valdobbiadene, prodotto in un’area che comprende 6000 ettari situati nella fascia collinare della provincia di Treviso.

Sono in grado di cogliere non dico tanto la storia completamente diversa di questi prodotti (per molti di queste nuovi consumatori la storia e la cultura di un vino non contano niente) ma quelle che sono le differenze organolettiche, visto che un conto è un Conegliano Valdobbiadene prodotto da vigneti storici in zone collinari e un conto un Prosecco prodotto da giovani vigne di pianura, oppure no?

E qual’è l’elemento di discrimine che li porta a scegliere tra un Prosecco Doc e un Prosecco Superiore Docg? Il ben diverso ordine di numeri porterebbe a rispondere che l’elemento è costituito dalla diversa disponibilità, viste le produzioni, tra i due prodotti, con il Doc ben più facile da trovare del Docg, ma quando succede invece che sullo scaffale il consumatore inglese, americano, tedesco, orientale si trovi entrambi i prodotti come si orienta nella scelta?
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Si basa sulla notorietà del marchio, sulla conoscenza dell’azienda produttrice, oppure è il prezzo che molto spesso è più basso nel caso del Prosecco Doc, l’elemento che favorisce la scelta? Ed è ancora fondamentale, anche se ormai il vitigno si chiama Glera e non più Prosecco, la presenza del nome storico dell’uva sull’etichetta dei vini, mentre la nobile scelta territoriale di Conegliano Valdobbiadene per i produttori del Prosecco tradizionale, del Prosecco superiore è premiante ma solo nel caso di consumatori già acculturati che sono informati anche dell’esistenza delle differenze rappresentate dalle cosiddette “rive”?
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In cauda venenum: sono proprio sicuri i produttori della Marca Veneta che aver accettato la logica del doppio Prosecco, il loro Docg, e l’altro, quello più numeroso, potente e aggressivo commercialmente, Doc, sia stata una buona scelta e che alla fine non rischino di venire soffocati, a livello di immagine e di vendite, dai proseccodocchisti?

 

 

 

 

6 commenti

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6 commenti

  1. Luca Ferraro

    giugno 10, 2014 alle 9:43 pm

    Sempre per ricordare che il prosecco docg è formato da 2 aree ben distinte, la Conegliano-Valdobbiadene e l’Asolo docg.
    nessuna delle 2 mappe ne tiene in considerazione.
    Luca

    • Franco Ziliani

      giugno 11, 2014 alle 3:14 pm

      Giusto rilievo: ho aggiunto una mappa completa che riporta anche l’area dell’Asolo Docg, Prosecco superiore a tutti gli effetti come il Conegliano Valdobbiadene

  2. Guggenheimg

    giugno 11, 2014 alle 12:01 am

    Cosa ne pensa di Frozza?

  3. Alessandro

    giugno 11, 2014 alle 8:49 am

    Esperienza personale mia, che vivo in Germania: il tedesco medio non distingue tra i vari prosecchi. Secondo me fatica a distinguere pure tra metodo classico e Martinotti. Il vino è bianco, rosso, rosato o con le bollicine (qui chiamato Seckt, anche se non necessariamente è secco). Indi è soprattutto una questione di prezzo. Il problema è che il mercato tedesco è invaso da metodo classico spagnoli, di qualità medio bassa ma comunque bevibili, venduti a prezzi molto simili a quelli del prosecco, che hanno una immagine (nome, bottiglia, etichetta, pubblicità…) migliore, e credo vadano per la maggiore.
    Parlo ovviamente di consumatore medio. Ci sono poi i consumatori informati, ma pure nelle enoteche non noto questa grande informazione sui vari tipo di prosecco. Tipicamnete tutti ti raccontano la storiella che il prosecco non è un tipo di vino (come detto prima, spumante = Seckt, da qui la confusione sui termini), bensi un tipo di uva, coltivato nelle zone di Venedig…

  4. Desmoquattro

    giugno 14, 2014 alle 5:13 pm

    ma chi lo dice che sceglie il consumatore??
    io il Prosecco lo vendo di entrambe le zone e chi decide su cosa puntare è l’importatore,la situazione tipica è che si vendono entrambi in rapporto di 8 bt di Doc e 2 di Docg,chiunque e ovunque ha una clientela variegata,c’è il baretto da Prosecco Doc da prezzo e il ristorante figo o l’enoteca che ”devono”avere il Docg,che in effetti esporta il suo bel 45% a crescere(è un’ottima % di export neh)

  5. Gio

    giugno 15, 2014 alle 7:37 am

    Se nemmeno il consumatore italiano conosce la differenza, figuriamoci quello estero… Vivo in terra di prosecco e mi è capitato di vedere persone confuse, storcere il naso davanti alla bottiglia perché l’etichetta indicava che era prodotto con… uva glera!! È un vino venduto a grandissimi volumi, non mi farei troppe domande sulla consapevolezza o meno di un consumatore che va alla ricerca di uno spumantino facile ad un costo contenuto. È un pezzo di Italia che ha successo all’estero, direi che va bene ugualmente.

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